{"id":107139,"date":"2025-12-21T12:03:37","date_gmt":"2025-12-21T11:03:37","guid":{"rendered":"https:\/\/alvento.cc\/just-not-riding\/"},"modified":"2026-01-08T12:26:58","modified_gmt":"2026-01-08T11:26:58","slug":"just-not-riding","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alvento.cc\/en\/just-not-riding\/","title":{"rendered":"Just not ride"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/1&#8243;][vc_column_text text_lead=&#8221;yes&#8221; uncode_shortcode_id=&#8221;139447&#8243;]<\/p>\n<div>Era settembre e c&#8217;era un&#8217;aria come il vetro, avrebbe scritto Cesare Pavese. Noi, invece, scriviamo che era settembre ed era il mese dei Campionati del Mondo: le voci in televisione arrivavano da l\u00ec ma Elisa Longo Borghini, allora solo una ragazzina con in testa la bicicletta pi\u00f9 di qualsiasi altra cosa, non stava guardando lo schermo, era fuori, pedalava sulle strade vicino a casa, ad Ornavasso, insieme ad un gruppo di ragazzini. Quei giovani, racconta Elisa, guardando un cielo sempre pi\u00f9 nuvoloso fuori dalla sua camera d&#8217;albergo, nel ritiro di Benidorm, giocavano al &#8220;mondiale di ciclismo&#8221;. Un ricordo, forse qualcosa in pi\u00f9. S\u00ec, qualche giorno prima di partire, ha sfogliato alcune pagine di vecchi diari che custodisce gelosamente. In uno di questi, il racconto di quella giornata e, a piede di pagina, un disegno, con una penna blu: il rettilineo d&#8217;arrivo, una maglia iridata e una scritta: &#8220;Un giorno, sar\u00f2 io a vincere quella maglia&#8221;. Ancora poche parole ed un saluto, una promessa: &#8220;A domani&#8221;. Qualche secondo, un sorriso, quasi una tenerezza verso quella memoria e qualche frase, dopo essersi schiarita la voce : \u00abSarebbe bello, un giorno, poter dire che quella ragazza che giocava a diventare Campionessa del Mondo ci \u00e8 riuscita. In fondo, me l&#8217;ero promesso. Per\u00f2 non cambio idea: non chiedermi del prossimo Mondiale perch\u00e9 non ti rispondo. Anche questa \u00e8 una promessa\u00bb. La risata, questa volta, \u00e8 fragorosa ed il patto \u00e8 stretto, suggellato dal piccolo segreto, nascosto in quel diario, che Longo Borghini sceglie di condividere.        <\/div>\n<div><\/div>\n<div>Sono giorni frenetici, si sta definendo l&#8217;ultima parte dei calendari, mentre si eseguono i test per verificare valori importanti: lattato e Vo2Max, in particolare, al fine di comprendere l&#8217;andamento della prima parte dell&#8217;inverno. Si lavora sul volume e si sistema la posizione sulla bicicletta da cronometro e da strada. Quando le telefoniamo, Elisa Longo Borghini sta studiando e scopriamo che lo fa spesso: \u00abEsercito la mia curiosit\u00e0, perch\u00e9 sono una persona molto curiosa. Stavo leggendo researchgate, un sito in cui \u00e8 possibile rintracciare qualsiasi ricerca accademica, pi\u00f9 o meno recente. Ho detto spesso che ringrazio il mio corpo per quel che mi permette di fare. Ogni tanto, quando mi sento particolarmente grata, mando anche un messaggio ai miei genitori: &#8220;Grazie per come mi avete fatta&#8221;. Ecco, la curiosit\u00e0 \u00e8 la prima forma di gratitudine. Se conosco rispetto, se conosco mi prendo cura. Del corpo come della bicicletta, per questo parlo molto con i meccanici e chiedo. Non voglio sostituirmi a nessuno, voglio solo capire e svolgere il mio mestiere in maniera consapevole. Come atleti chiediamo spesso di essere ascoltati, ed \u00e8 giusto, tuttavia per essere ascoltati dobbiamo essere i primi a esercitare la conoscenza e la curiosit\u00e0. Ritengo che il mio compito non sia solo quello di pedalare\u00bb. Qualche goccia di pioggia inizia a scendere sui viali di Benidorm, il mare, laggi\u00f9 in fondo, si agita. Longo Borghini riprende a parlare: \u00abPrendi la pioggia. Le mantelline spesso vengono testate da persone che lavorano nelle aziende che le producono. Quanto staranno in sella? Un paio d&#8217;ore, forse. Noi, talvolta, pedaliamo per cinque o sei ore sotto l&#8217;acqua. Dovremmo essere noi a fornire indicazioni, perch\u00e9 siamo noi i destinatari del prodotto. Studio perch\u00e9 voglio essere in grado di dare quelle indicazioni al meglio. Che si tratti di pioggia o di altro\u00bb.    <\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/1&#8243;][vc_single_image media=&#8221;107135&#8243; media_width_percent=&#8221;100&#8243; uncode_shortcode_id=&#8221;418232&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/1&#8243;][vc_column_text text_lead=&#8221;yes&#8221; uncode_shortcode_id=&#8221;786660&#8243;]<\/p>\n<div>Si torna a casa per le feste di Natale, anche se di allenarsi non si smette mai. A casa Longo Borghini c&#8217;\u00e8 un calendario, ad ogni mese corrisponde una foto di cicliste e ciclisti. A dicembre, un&#8217;immagine raffigura lei, vincitrice, sul podio del Giro d&#8217;Italia 2024. Elisa Longo Borghini ha recentemente visto un&#8217;immagine identica riguardante il Giro d&#8217;Italia 2025 e ha riflettuto molto: \u00abSi possono fare due fotografie uguali a due persone tanto diverse. Sembra una banalit\u00e0 ma \u00e8 vero. Stesso sguardo, stesso trofeo, stessa maglia e un&#8217;interiorit\u00e0 completamente differente. Nel 2024 quasi non ci credevo, ero felice perch\u00e9 mi sembrava impossibile, perch\u00e9 era la prima volta e mi faceva effetto. Nel 2025 ero felice, certo, ma pi\u00f9 che altro ero consapevole. Mi avevano detto: &#8220;Vogliamo che tu vinca il Giro&#8221;. Ho sofferto, ho lavorato, mi sono preparata e l&#8217;ho vinto. C&#8217;\u00e8 un abisso nel mezzo, un abisso fatto di pressione, e in pochi lo sanno. Sono una donna completamente diversa, anche se le fotografie e le immagini televisive non lo mostrano. Sono orgogliosa di me stessa\u00bb. Chi conosce Longo Borghini sa che sono affermazioni rare, spesso coperte da una genuina umilt\u00e0. Questa volta no, forse anche a causa di una stagione che le ha consegnato il Giro ma non le ha risparmiato nulla. Nemmeno una sera molto triste, in Ruanda, dopo la prova su strada del Mondiale. Elisa Longo Borghini lo ammette: \u00abSono tornata in camera, mi sono messa sul letto e ho detto ad alta voce: &#8220;Ma chi me lo fa fare? Perch\u00e9 sono stata per settimane al Teide? Perch\u00e8 controllo tutto ci\u00f2 che mangio ed esco ad allenarmi sotto l&#8217;acqua? Perch\u00e9 guardo i millimetri ed i watt? Per questo? Non ha senso, meglio scendere dalla bicicletta e fare una vita normale. Finiscila qui, Elisa\u00bb. Se l&#8217;\u00e8 detto delusa ed arrabbiata. Poi \u00e8 andata all&#8217;Europeo e la strada l&#8217;ha punita ancora. \u00abLa Tre Valli Varesine non vale un Mondiale, non vale un Europeo, ma quella vittoria mi ha restituito tutto quello in cui non credevo pi\u00f9. Ho ritrovato un senso a questa vita che, \u00e8 vero, \u00e8 da privilegiati. Pure i privilegiati, per\u00f2, soffrono. Battere cos\u00ec Demi Vollering mi ha dato una scarica di adrenalina che \u00e8 inspiegabile. Perch\u00e9 l&#8217;ho superata in un confronto diretto, testa a testa. Lei \u00e8 fortissima, un&#8217;atleta top, una campionessa destinata a vincere moltissimo, quel giorno, tuttavia, sono stata io la pi\u00f9 forte. Demi \u00e8 arrivata seconda\u00bb.          <\/div>\n<div><\/div>\n<div>Longo Borghini ha ancora qualcosa da aggiungere e ci interrompe mentre stiamo per porre un&#8217;altra domanda: \u00abHo sempre pi\u00f9 la sensazione che quasi non si possa essere pienamente felici per la propria vittoria, in quanto si ha quasi il dovere di dispiacersi pubblicamente per chi \u00e8 stato sconfitto. Non mi piace per nulla questa logica: \u00e8 falsa. Kopecky non era sicuramente dispiaciuta quando mi \u00e8 venuta a riprendere alla Sanremo, come non lo era Wiebes. Nessuna avversaria che mi ha battuto era dispiaciuta per me e non ho mai pensato che fosse loro dovere esserlo. Non voglio compassione quando perdo. Allo stesso modo, sono felice se vinco. Non dir\u00f2 mai che mi \u00e8 dispiaciuto levare la maglia rosa a Marlen Reusser al Giro. Sarei ipocrita se lo dicessi. Rispetto le rivali per\u00f2 voglio batterle e sono felice se lo faccio. Lo sport \u00e8 questa cosa qui, mette in fila gli atleti: il primo \u00e8 il migliore, l&#8217;ultimo il peggiore. Perch\u00e9 dobbiamo girarci intorno? L&#8217;agonismo \u00e8 questa cosa qui. Non corro per arrivare seconda\u00bb. Nel 2026, il Giro d&#8217;Italia sar\u00e0 il centro della stagione, andr\u00e0 al Tour de France con l&#8217;obiettivo di arrivare alla fine e di &#8220;fare casino&#8221; e affronter\u00e0 le classiche di primavera pensando al Fiandre e alla Strade Bianche, in particolare: \u00abSono ancora arrabbiata per la Strade Bianche del 2025: un problema fisico mi ha costretta in fondo al gruppo, sono arrivata con le ultime, distrutta. Avevo una statistica che volevo difendere: non ero mai uscita dalla top ten in questa corsa. Direi che per ristabilire la media devo fare qualcosa di importante, non credi?\u00bb. Stiamo in silenzio per\u00f2 sembra tanto una promessa.  <\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/1&#8243;][vc_single_image media=&#8221;107136&#8243; media_width_percent=&#8221;100&#8243; uncode_shortcode_id=&#8221;418232&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/1&#8243;][vc_column_text text_lead=&#8221;yes&#8221; uncode_shortcode_id=&#8221;786660&#8243;]<\/p>\n<div>Al Giro, sar\u00e0 l&#8217;anno del Colle delle Finestre, una salita che Elisa Longo Borghini conosce bene per averla affrontata pi\u00f9 volte, in allenamento, mentre si trovava in ritiro a Sestriere. Crede sia una salita mitica, per lo sterrato, per le imprese che sono avvenute l\u00ec, Froome e Yates su tutti, ma non solo. \u00abSai, in quei giorni di allenamento mi sono chiesta spesso perch\u00e9 noi no. S\u00ec, perch\u00e9 nelle nostre corse, nelle corse femminili, non era mai stato inserito il Finestre. Ora c&#8217;\u00e8. Si tratta di un simbolo, certo, ma i simboli sono anche sostanza\u00bb. In tanti le chiedono della possibile tripletta al Giro, lei non ci pensa pi\u00f9 di tanto: \u00abIo l&#8217;ho vinto due volte, ora che siano le altre a portarmelo via. Non sono queste domande a mettermi pressione o timore. Non \u00e8 quello che si aspettano le persone, \u00e8 quello che c&#8217;\u00e8 nella testa. I timori e le paure vengono da l\u00ec. Non tutto \u00e8 prevedibile, non tutto \u00e8 preparabile. Il nostro sport si confronta con questa incognita. I sogni e gli incubi vengono da questo fatto ineluttabile. Un esempio: se Sarah Gigante fosse stata al posto giusto nella tappa dei ventagli, il Giro l&#8217;avrebbe vinto lei ed io avrei potuto farci ben poco. Basta un nulla per mandare tutto in fumo. Eppure non resta che concentrarsi su ci\u00f2 che \u00e8 possibile controllare. Pi\u00f9 sono preparata, pi\u00f9 quel margine di incertezza si riduce. Pi\u00f9 gli incubi si riducono\u00bb.   <\/div>\n<div><\/div>\n<div>Recentemente, a tavola, Eleonora Camilla Gasparrini ha detto ad Elisa Longo Borghini che non credeva fosse cos\u00ec semplice e cos\u00ec bello averla in squadra. Da fuori, le \u00e8 sempre sembrata fredda, quasi distaccata da ogni cosa, invece no. \u00abMolti mi definiscono donna squadra. Non sono una donna squadra. Sono una professionista che fa il suo per\u00f2 ho il mio carattere. Parlo poco e spesso sto in disparte, in silenzio. In UAE Adq ho ritrovato leggerezza, sono pi\u00f9 &#8220;giocherellona&#8221;, queste ragazze hanno fatto uscire il mio lato spensierato ma continuo a pensarla allo stesso modo. Silvia Persico \u00e8 una donna squadra, Brodie Chapman lo \u00e8: loro che hanno sempre la battuta giusta al momento giusto, che sanno far ridere, far sorridere. Senza donne come loro sarebbe tutto pi\u00f9 difficile\u00bb. L&#8217;anno prossimo, vestiranno la casacca di Longo Borghini anche Mavi Garcia e Pauliena Rooijakkers: la prima \u00absolare, estroversa, rumorosa, da buona spagnola&#8221;, la seconda \u00abmolto olandese, capace di alzare di tanto il livello della squadra, sia nelle gare a tappe che nelle corse di un giorno\u00bb.   <\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/1&#8243;][vc_single_image media=&#8221;107137&#8243; media_width_percent=&#8221;100&#8243; uncode_shortcode_id=&#8221;418232&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column width=&#8221;1\/1&#8243;][vc_column_text text_lead=&#8221;yes&#8221; uncode_shortcode_id=&#8221;786660&#8243;]<\/p>\n<div>Quando la notte fatica a dormire, Elisa Longo Borghini pensa spesso di prendere carta e penna e mettersi a scrivere. Rigorosamente a mano, preferibilmente senza nessuno attorno. Qualche tempo fa, ha pensato ad una lettera per la propria bicicletta. Anche le lettere, come i diari, sono segrete ed \u00e8 giusto che restino cos\u00ec per\u00f2 almeno l&#8217;inizio e la fine riusciamo a farceli svelare: \u00abInizia con un &#8220;Cara amica mia&#8221; e si conclude con &#8220;potr\u00f2 invecchiare, le mie gambe potranno diventare pi\u00f9 deboli, ma tu ci sarai sempre perch\u00e8 ci sei sempre stata&#8221;. Ed \u00e8 vero: se sono felice esco in bici, se sono triste vado a pedalare, lo faccio se ho pensieri, se sono arrabbiata. Parlo alla mia bicicletta, litigo con lei. Non mi ha mai risposto per\u00f2 mi ha fatto capire molte cose ed io non me lo scordo\u00bb.   <\/div>\n<div><\/div>\n<div>Nelle cuffie di Elisa Longo Borghini, in questo periodo, ci confessa, soprattutto una canzone: Punching in a dream di The Naked and Famous. \u00abUn verso dice &#8220;I don\u2019t ever want to be here, like punching in a dream, breathing life into the nightmare&#8221;. Qualcosa del tipo: &#8220;Non ho mai voluto essere qui, come tirare pugni in un sogno, respirando la vita nell&#8217;incubo&#8221;. Mi \u00e8 successo spesso\u00bb. S\u00ec, le \u00e8 capitato spesso e grazie ad una bicicletta, alla sua bicicletta, \u00e8 ripartita. Nella realt\u00e0. Alla faccia dei sogni e pure degli incubi. Infranti da una donna che corre in bicicletta.     <\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column width=&#8221;1\/1&#8243;][vc_column_text text_lead=&#8221;yes&#8221; uncode_shortcode_id=&#8221;139447&#8243;] Era settembre e c&#8217;era un&#8217;aria come il vetro, avrebbe scritto Cesare Pavese. 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