Tra le strade di Lilla, affollate e gioiose per la Grand Départ della festa mobile, si aggira un uomo alto e massiccio. Indossa un completo scuro, che contrasta con le magliette indossate da appassionati e curiosi, tra i quali prevale la tinta gialla. In bocca tiene una pipa carica, ma ancora spenta. Ogni tanto estrae con la mano destra un fazzoletto di seta dal taschino della giacca, per asciugarsi la fronte madida di sudore. Il commissario Maigret, della 1° Squadra mobile, è stato incaricato dal Direttore generale della polizia per risolvere il mistero dell’estate: capire chi vincerà il centododicesimo Tour de France. I primi sospettati sono i soliti due, che si sono accaparrati le ultime cinque edizioni della corsa.

Gli indizi si trovano lungo i 3338 chilometri di questo Tour da Lilla a Parigi. Il percorso somiglia a due serpenti che circondano due piccoli ranocchi. Le prime otto tappe saranno nella Francia settentrionale. La nona e la decima saranno in Francia centrale, con una serie di trasferimenti che andranno considerati tra i fattori di stress. Da mercoledì 16 luglio ci si sposterà al sud, per affrontare i Pirenei e poi le Alpi, completando una rotazione antioraria che terminerà nuovamente sugli Champs-Elysees, dopo l’arrivo a Nizza del 2024.
Le difficoltà vere di questo Tour cominceranno giovedì 17 con le prime montagne vere. Il gruppo arriva nei Pirenei per tre giorni di fuoco. Il giovedì si arriva ad Hautacam, dove nel 2022 Vingegaard mise il punto esclamativo sul suo primo Tour vinto arrivando in solitaria. Il giorno successivo c’è la cronoscalata del Col de Peyresourde, 8 chilometri all’8% di media che potrebbero spostare gli equilibri, e anche mandare fuori tempo massimo qualche ruota veloce.

A questo Tour non mancheranno sicuramente le salite che hanno fatto la storia della corsa gialla. Il 19 luglio si affronterà, per l’87esima volta, il Col du Tourmalet, con lo scollinamento a 2115 metri sul livello del mare che varrà il Souvenir Jacques Goddet. Tre giorni dopo toccherà al Mont Ventoux, dove ci si aspettano oltre 35 gradi.
Le ultime occasioni per ribaltare la corsa alla maglia gialla, o per levarsi una soddisfazione dopo un Tour deludente, saranno nella diciottesima e diciannovesima frazione. Due tappe brevi, ma con cinque GPM Hors Categorie: Glandon, Madeleine e Col de la Loze il giovedì, Col du Pré e La Plagne venerdì.

 

 

Il bello del Tour è (anche) nella qualità media altissima dei 184 partenti. Tutti hanno un buon motivo per brillare: chi lotta per la classifica generale, chi per quella del miglior scalatore. Qualcuno punta sulle volate, qualcuno sull’inserirsi in una fuga che arrivi al traguardo. Molti lavoreranno per i propri compagni di squadra, e si toglieranno grandi soddisfazioni quando vedranno vincere un altro con la divisa dello stesso colore.
In diversi vorrebbero ribaltare quei pronostici che danno la maglia gialla già decisa da una lotta a due. Per rovesciare questo dualismo c’è bisogno di una rivoluzione. Remco Evenepoel ha dalla sua le cronometro, ma tra Pirenei e Alpi potrebbe perdere il vantaggio accumulato nella quinta frazione, la cronometro di 33 chilometri a Caen in cui è il grande favorito. Per Primož Roglič potrebbe essere l’ultima occasione per conquistare l’unico grande giro che manca in bacheca. Sono passati quasi cinque anni da quella cronoscalata sul La Planche des Belles Filles che aprì una nuova era di ciclismo. Nella Red Bull il capitano potrebbe essere però un altro: il tedesco Florian Lipowitz, che ha impressionato nell’ultimo Delfinato. Lotteranno per la generale anche Gall, Skjelmose, Guillaume Martin e Ben O’Connor, gli spagnoli Enric Mas e Carlos Rodriguez. Difficile vederli più in alto del terzo gradino del podio.

La prima tappa di questo Tour è disegnata per i velocisti, che si giocheranno quindi la prima maglia gialla. I tre sprinter più forti al mondo sono al via di questo Tour: Philipsen, Merlier e Milan sono sullo stesso livello. Saranno decisivi i treni e i poisson-pilote, gli ultimi uomini. Philipsen può contare sul miglior ciclista al mondo nelle gare da un giorno, Mathieu Van der Poel, per il quale ogni altra parola sarebbe superflua. Milan ha Simone Consonni, con cui corre e vince in strada e in pista. Il mago Merlier avrà al suo fianco, anzi proprio davanti, Bert Van Lerberghe. I due, nati a un mese di distanza l’uno dall’altro nelle Fiandre Occidentali, si conoscono benissimo da quando erano piccoli, e hanno costruito insieme molti dei successi di Tim. Proveranno a inserirsi in questa lotta Biniam Girmay, reduce da tre vittorie lo scorso anno, ma mai in palla nel 2025. Da citare anche i nomi di Alberto Dainese, Dylan Groenewegen, Jordi Meeus e Søren Wærenskjold.

Sebbene sia commissario da tanti anni, Maigret tiene in particolare considerazione i fuggitivi. Sulle due ruote fuggire significa onorare la corsa, colorarla anche nei momenti più grigi, quando si chiudono gli occhi e ci si appisola (sul divano, in corsa mai). Per questo Maigret tiferà Ben Healy, i ragazzi della Arkea e della Cofidis, Warren Barguil e Jonas Abrahamsen, e tutti quelli che passeranno ore e ore a prendere il vento davanti, sfidando la balena del gruppo e una probabilità sfavorevole.

Mi faccio coraggio, mi avvicino e chiedo a Maigret chi lo vincerà, questo Tour. Mi guarda senza lasciar trasparire alcuna emozione. Indica verso l’alto, il sole, e spiega che il grande caldo sarà un fattore: farà le sue vittime, influendo sulla corsa più di tanti Gran Premi della Montagna. Un nome però non me lo fa, neanche quello che sarebbe più scontato da pronunciare. D’altronde Maigret non si sbilancia mai.

Foto: Poci’s Pix

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