Sono successe più cose negli ultimi dieci giorni che in certi mesi interi, e questo nonostante un avvio di stagione che definire monotono è quasi un complimento. Però, come spesso accade nel ciclismo, dietro la noia apparente spuntano storie interessanti. Per esempio: Ivan Romeo vince la sua prima gara a tappe da professionista. La seconda in carriera, perché dei tempi da allievo non si trova nulla manco con i cani molecolari. Nel 2021, da junior, si portò a casa la Vuelta a Valladolid davanti ad Antonio Morgado, che guarda caso ha già timbrato anche lui in questo inizio di stagione, pochi giorni prima di Romeo.
Lo spagnolo della Movistar vince col suo marchio di fabbrica: va in fuga, prende vantaggio, e poi – tra percorso non impossibile, caratteristiche proprie e il suo modo di partire forte come evidenziato già nel 2025 – tiene duro fino al’ultima tappa. Tutto questo alla Vuelta a Andalucía, non lo avevo detto, che una volta era la Ruta del Sol e adesso ha un nome talmente lungo che se lo pronunci per intero ti scade tutta la roba che hai in frigo. Ma tranquilli: non inizierò a chiamare la Roubaix o la Gent-Wevelgem con i nuovi nomi che gli hanno appioppato. Se lo dovessi fare rinchiudetemi.
Sempre lì, in Spagna, Pidcock si prende la prima dell’anno. L’aveva sfiorata alla Clásica Jaén, ma tra gli sterrati andalusi sbaglia l’attimo e Tim Wellens gli liscia il pelo come gli accadeva sovente ai vecchi tempi (d’oro) di questi tempi – ovvero a febbraio.E difatti non vinceva nel mese più breve dell’anno dal 2023. Poi guardi meglio alla sue aveoluzione e capisci che i suoi “tempi d’oro” sono questi: quelli in cui stacca la gente al Tour e fa l’ultimo uomo di uno dei più forti di sempre.
Sorvolo su Christen alla Jaén: le immagini e le conseguenze per Maxim Van Gils – che peraltro lo scagiona – parlano da sole.
Intanto la Rocket Cycling riceve l’invito al Giro. Una Professional moderna, che tratta il ciclismo come uno sport del XXI secolo e non come una gita domenicale col panino al salame nella tasca della maglia di lana, come a volte sembra guardando certe squadre nostrane. Non me ne vogliano, ma tant’è. Non è solo Tietema, abilissimo nel comunicare, a portare visibilità, è il Giro che offrirà un palcoscenico enorme alla giovane squadra neerlandese — ma di matrice francese, e quanto mi piace dirlo così.
Vedremo con che organico si presenteranno: tutti per Groenewegen o libertà ai tanti cacciatori di tappe? Sergio Meris, unico italiano, sogna di esserci: treno che passa una volta sola per un corridore che finora ha raccolto poco, pur in una squadra che sta crescendo bene (Kubis docet) e con altri profili interessanti come i Kopecky (Matias più di Tomas), Loockx, Venturini e compagnia.
All’UAE Tour succede l’impensabile per il ciclismo italiano che torna sugli scudi. Ma quasi nessuno se ne accorge, vuoi per i Giochi Olimpici che cannibalizzano tutto, vuoi perché il ciclismo ormai fatica a uscire dalla sua nicchia. Provate a chiedere in giro se qualcuno sa delle quattro vittorie italiane: fuori dai malati veri, quelli che seguono l’UAE Tour a metà febbraio, non troverete nessuno. E forse è giusto così: è pur sempre l’UAE Tour.
Resta il fatto che vincere quattro tappe su sette in una corsa World Tour non capita spesso: percentuali da Tirreno dei tempi buoni. Certo, la statistica è drogata da un uomo solo: Jonathan Milan che il primo giorno prende una tramvata che fa temere il peggio, poi vince tre volate su tre, anche se mancavano Merlier e Kooij, entrambi ai box per tempi indefiniti.
La quarta vittoria – la prima in ordine cronologico – è di Antonio Tiberi. E questa sì che sorprende davvero: parte forte, stacca Del Toro (che vincerà due tappe e la classifica finale della corsa “di casa” del suo sponsor) e approfitta della prima crisi stagionale di Remco Evenepoel. Remco che, fino ai crampi, aveva vinto sette corse in dieci giorni: roba da Pogacar. Però le sue magnifiche debolezze tornano a galla. La primavera ci dirà di più in vista del Tour.
Bravo Del Toro, sempre più erede di Pogacar. Bravo Tiberi, il miglior Tiberi visto tra i pro. E sì, lo aspettiamo a una primavera più solida. Magari al Giro, se gli venisse voglia di ripensarci: spazio ce n’è.
Nello stesso giorno vincono Milan e Ganna, e fa notizia: a parte l’inseguimento a squadre, non era mai successo che i due corridori più importanti e conosciuti del nostro ciclismo vincessero “assieme”. Milan in volata negli Emirati, Ganna a cronometro in Portogallo, dove brillano anche i giovani: Magnier fa due volate su due, Seixas vince in salita (proprio dove vinse Pogacar, sull’ALto da Foia) battendo Ayuso e Onley con una lucidità da veterano.
Ayuso, dopo aver fatto legna nella crono, si prende ultima tappa e generale. Diciotto vittorie in carriera, terza corsa a tappe breve dopo Paesi Baschi 2024 e Tirreno 2025. La meno prestigiosa, ma forse la più importante: una rinascita dopo le turbolenze emiratine e il cambio squadra. È fumantino, parla con le vittorie, ma lo aspettiamo alle prime incertezze per capire se è maturato davvero.
Chiudiamo con un annuncio che profuma di resa preventiva: Arnaud De Lie non farà la Sanremo. “Finché ci saranno Pogacar o Van der Poel non ho speranze di vincere”.
A voi le considerazioni.