Dispacci dal World Tour #1
Tour Down Under è i suoi "verdetti" (?). Il punto di domanda è enfatizzato ed enfatizzante, perché ciò che accade in Australia è sempre da prendere con le pinze: siamo a gennaio, ciclismo che spesso vuol dire poco in chiave cuore della stagione, ma per chi corre e magari vince o cerca le migliori sensazioni, resta una corsa attesa, importante, da verdetti, sì.
Ci sono state le volate di Welsford - con tanto di scorrettezze di un paio di compagni di squadra che, non per fare i moralisti, ma non ci sono per nulla piaciute. Welsford ne ha vinte tre su... tre fra quelle disputate. Una l'ha conquistata Coquard, quando non c'era Welsford a rompere le scatole. Coquard ha esultato nella quarta tappa, c'è stata più selezione, e la cosa non è che gli capiti molto spesso. A noi fa piacere vederlo così, a braccia alzate. C'è stata la vittoria ottenuta con forza, tigna, furbizia, tempismo, di Javier Romo, con quella faccia da Jacob Elordi, tutt'altro che banale, la vittoria, non la somiglianza. È stato, per una volta, più concreto che bello: è al primo successo in carriera e fa gioire la Movistar (Team), squadra che, come si dice in questi casi, soprattutto in casi di scarsa prolificità, non è proprio una vincitrice seriale.
C'è stato Jay Vine che ha il vizio tremendo di farci spaventare, di cadere e farsi male: ragazzo, fai qualcosa, perché così non va bene. Arriva lo stesso al traguardo, ma sembra più una citazione da La Mummia. Un suo compagno di squadra, Jonathan Narvaez, invece, cambia casacca (dal rossonero Ineos, al bianconero, o quello che, è UAE), ma non il sano vizio intrapreso nelle ultime stagioni. Sa come si vince, lo sa fare bene e in modo differente, poi, certo, se sono tappe in cui la strada tira all'insù, lui, nato e cresciuto in altura, ci va a nozze. Tappa vinta a Willunga Hill e classifica generale. È la terza corsa a tappe in carriera, la più importante, dopo Coppi e Bartali e Giro dell'Austria. Piccoli passi portano lontano. Oltre alle vittorie, degli altri, inizia a brillare la stella di Albert Withen Philipsen. Settembre 2006, vuol dire che non ha ancora 19 anni. Lo avevamo detto un paio di anni fa di avere sensazioni particolari su di lui, quelle sensazioni lui le sta già tramutando in realtà, quel polline magico delle fiabe sta già entrando in una dimensione più concreta. Sì, ci sbilanciamo: questo è uno di quelli che diventerà forte ma di quelli di categoria o dimensione superiore.
Gli italiani? Brava gente, parafrasando l'abusato modo di dire reso celebre da un film di Giuseppe De Santis. La campagna australiana è desolante in tutti i sensi: si è raccolto nulla pur avendo al via corridori di livello (c'erano i Bettiol, Vendrame, Busatto, tanto per fare tre nomi), ma siamo solo all'inizio, magari non andrà peggio di così.
Guida alle squadre World Tour 2025
La stagione si è aperta da pochi giorni in Australia, ma deve ancora entrare nel vivo e per far sì che siate pronti vi offriamo qui la guida più completa che potete trovare su tutti i corridori e le squadre del World Tour.

[Alpecin-Deceuninck]
🆕NUOVI ARRIVI
Ramses Debruyne 🇧🇪, Simon Dehairs 🇧🇪, Tibor del Grosso 🇳🇱, Gal Glivar 🇸🇮, Johan Price-Pejtersen 🇩🇰 , Emiel Verstynge 🇧🇪
🔐UOMINI CHIAVE
Mathieu van der Poel🇳🇱 , Jasper Philipsen 🇧🇪
‼️ DA SEGUIRE
Tibor del Grosso🇳🇱 , Kaden Groves 🇦🇺
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Luca Vergallito
💪PUNTI DI FORZA
Il solito duo, MdvP/JP, che assieme punta a fare bottino pieno di grandi classiche e con loro i gregari, che tra Nord e volate restano di livello eccellente.
👎PUNTI DEBOLI
Di nuovo nessun nome per i grandi giri almeno nell’immediato - per il futuro ci stanno lavorando su.
✍️COMMENTO
Tutto, di più, anche quest’anno, gira intorno ai fenomenali quadricipiti di Mathieu van der Poel e Jasper Philipsen, al loro estro, alla loro voglia di primeggiare nelle corse di un giorno - almeno fino alla Roubaix. Difficile, ma non impossibile ripetere il bottino del 2024 (filotto Sanremo-Fiandre-Roubaix), la squadra dei Roodhooft lavora per questo. Importante il contorno per le volate del belga con i “soliti” Robbe Ghys, Edward Planckaert, Jonas Rickaert, Oscar Riesebeek, Fabio Van Den Bossche, che si divideranno con l’altro velocista di punta, Kaden Groves, elemento sottovalutato ma che difficilmente delude anche ad alto livello.
A questi vanno aggiunti corridori veloci, seppure per il momento utilizzati in gare di secondo e terzo piano, come Jenson Plowright e Henri Uhlig, il nuovo arrivato Johan Price-Pejtersen, il quale farà tanto lavoro sporco in pianura puntando a diventare una delle locomotive di riferimento del gruppo negli inizi tappa, Simon Dehairs, promosso dalla Devo ma già capace di piazzarsi, proprio in volata, in mezzo ai professionisti, Tobias Bayer, anche lui importante pedina di supporto nelle fasi interlocutorie così come Juri Hollman. Attorno all’ex iridato olandese troviamo i fedelissimi Silvan Dillier e Gianni Vermeersch che con Timo Kielich rappresenta un trio fondamentale su cui appoggiarsi nelle corse del Nord.
A questi andrà aggiunto anche Tibor del Grosso che - nonostante sia un neopro - cerca da subito spazio per far vedere le sue grandi qualità nelle corse impegnative di un giorno sia sulle pietre che quelle vallonate - profilo perfetto per questo tipo di corse. A proposito di nuovi arrivi, si uniscono Gal Glivar, sloveno ex UAE - da capire cosa potrà diventare, sembra corridore da gare di un giorno, ha spunto veloce, ma potrebbe dire la sua anche in brevi corse a tappe non troppo dure ed Emiel Verstrynge, un futuro importante come uomo squadra per i grandi giri e chissà che, crescendo, non possa diventare il primo corridore di riferimento per i grandi giri della Alpecin - di certo non quest’anno. Lo vedremo sicuramente nelle brevi corse a tappe e nelle gare di un giorno vallonate, stesso destino per Xandro Meurisse, Luca Vergallito, ultimo italiano superstite della squadra belga e soprattutto Quinten Hermans corridore, quando in giornata, capace pure di giocarsi un posto importante nelle corse in stile Liegi.
Infine, a chiudere: Stan Van Tricht e Lars Boven, alla ricerca della propria dimensione nelle tantissime corse di un giorno di cui è disseminato il calendario, Boven cerca anche quella continuità che è mancata nel 2024 quando, a un inizio folgorante, hanno fatto seguito cocenti delusioni; Michael Gogl corre per ritrovarsi, sarà supporto per le gare di un giorno di ogni genere, Ramses Debruyne, neoprofessionista, anche lui adatto ai percorsi impegnativi, ha un futuro da gregario mentre Samuel Gaze rappresenta la quota biker del team.
📑VOTO FINALE 7,5

[Arkéa - B&B Hotels]
🆕NUOVI ARRIVI
Giosuè Epis 🇮🇹, Victor Guernalec 🇫🇷, Léandre Lozuet 🇫🇷, Louis Rouland 🇫🇷, Embret Svestad-Bårdseng 🇳🇴, Martin Tjotta 🇳🇴
🔐UOMINI CHIAVE
Luca Mozzato 🇮🇹 , Kévin Vauquelin 🇫🇷
‼️ DA SEGUIRE
Jenthe Biermans🇧🇪 , Ewen Costiou 🇫🇷, Embret Svestad-Bårdseng 🇳🇴, Pierre Thierry 🇫🇷
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Giosuè Epis, Luca Mozzato, Alessandro Verre
💪PUNTI DI FORZA
Corridori che possono fare molti punti nelle corse di un giorno tra Francia e Belgio
👎PUNTI DEBOLI
Squadra in difficoltà economica tanto che si parla di squadra che chiude a fine stagione: come reagiranno i corridori?
✍️COMMENTO
Il fatto che dei sei nuovi arrivi cinque siano promossi dalla squadra Devo e il sesto, Victor Guernalec, arrivi da uno dei vivai regionali della squadra, lascia intendere molto sul possibile destino dei rossoneri bretoni. A scanso di equivoci: a noi questa squadra piace moltissimo e in un mondo ideale la forbice non dovrebbe essere così ampia tra prime e ultime della classe, soprattutto a livello di budget, ma questi sono tempi bui e duri per chi non fa suonare moneta pesante e l’Arkea rischia grosso, non solo in termini sportivi - la retrocessione dal WT alla fine non sarebbe poi così un male, anzi - quanto in termini economici: nubi scure all’orizzonte.
Dopo la premessa, i fatti. Squadra che cercherà punti salvezza trasformando ogni corsa di un giorno - ma anche le tante brevi corse a tappe di inizio stagione - in scontri per la permanenza nel World Tour e avrà i corridori giusti per provarci. Luca Mozzato, Amaury Capiot, Jenthe Biermans, Florian Sénéchal, Clément Venturini, se messi nelle condizioni giuste (leggasi anche calendario adeguato) sono corridori resistenti, veloci quindi capaci persino di vincere a ripetizione. Se si alza il livello, poi, Mozzato, podio al Fiandre 2024, ha dimostrato di stare benissimo anche nel ciclismo d’élite assoluto. Sempre per le corse di un giorno: Ewen Costiou ha già dimostrato di essere un cagnaccio, di quelli che possono vincere o piazzarsi con corsa dura, magari bagnata, tipologia di gare adatta anche a Mathis Le Berre che attendiamo in crescita nelle corse del Nord. Arnaud Démare ha i suoi anni migliori alle spalle e le sue volate non sono più quelle di una volta, ma magari un colpo di coda può sempre arrivare - a patto però quest’anno di abbassare le aspettative e scegliere gare meno prestigiose dove provare a vincere lasciando ad altri il compito di primeggiare in volata.
In generale la squadra ha perso molto per i piazzamenti allo sprint e questo è un segno delle difficoltà economiche, ma con Kevin Vauquelin, Cristian Rodriguez e Raul Garcia proverà a piazzarsi nei grandi giri o a fare molto bene nelle brevi corse a tappe. Miles Scotson è uno dei superstiti di un ipotetico treno veloce, Laurens Huys dovrebbe dare una mano in salita insieme a Simon Guglielmi e Michael Ries; Elie Gesbert cerca il riscatto dopo una stagione molto opaca e condizionata da problemi fisici, mentre Pierre Thierry, classico bucaniere da corse francesi, è uno dei giovani da seguire con maggiore interesse, insieme a un altro nuovo arrivato dalla squadra Under 23, Louis Rouland, corridore con le corse a tappe nel futuro e al norvegese Embret Svestad-Bårdseng. Quest’ultimo, con il connazionale Martin Tjøtta, punta alle corse dai profili impegnativi, anche se verosimilmente dovrà crescere dando supporto ai compagni di squadra. Chiudono la rosa i fratelli Guernalec, Thibault e Victor, il primo è un buon cronoman, il secondo è più completo, il più giovane in squadra, Léandre Louzet, classico puncheur transalpino, il pistard Donovan Grondin, veloce, ma a corto di risultati di rilievo in carriera su strada e due italiani, Giosuè Epis, che può sfruttare l’occasione della vita potendo correre nel World Tour dopo un’onesta carriera tra gli Under 23 - anche lui caratteristiche da puncheur, e Alessandro Verre atteso da diversi anni a un salto di qualità tra i professionisti che ancora non arriva.
📑VOTO FINALE 5

[Cofidis]
🆕NUOVI ARRIVI
Alex Aranburu 🇪🇸, Emanuel Buchmann 🇩🇪, Simon Carr 🇬🇧, Valentin Ferron 🇫🇷, Clément Izquierdo 🇫🇷, Jan Maas 🇳🇱, Sam Maisonobe 🇫🇷, Sylvain Moniquet, Paul Ourselin 🇫🇷, Sergio Samitier 🇪🇸, Dylan Teuns 🇧🇪, Damien Touzé 🇫🇷
🔐UOMINI CHIAVE
Alex Aranburu🇪🇸 , Milan Fretin 🇧🇪, Bryan Coquard 🇫🇷, Dylan Teuns 🇧🇪
‼️ DA SEGUIRE
Sam Maisonobe🇫🇷 , Benjamin Thomas 🇫🇷, Jesus Herrada 🇪🇸, Ion Izaguirre 🇪🇸
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Stefano Oldani
💪PUNTI DI FORZA
Squadra completa per ambire a piazzamenti in (quasi) ogni tipo di corsa
👎PUNTI DEBOLI
Manca un corridore di prima fascia per i grandi giri
✍️COMMENTO
Iniziamo da chi c’era già: Milan Fretin nel 2024 ha dato segnali del suo talento da velocista , ma non solo, da corridore adatto anche alle corse del Nord non troppo impegnative. Quest’anno la Cofidis punterà molto su di lui e lo diciamo: anche noi lo consideriamo una delle scommesse più interessanti di questo 2025.
Si parla di volate e allora non si può escludere dal discorso Bryan Coquard, garanzia di piazzamento, più che di vittoria, ma il veterano francese può dire la sua anche nelle semiclassiche del Nord e poi c’è Stanislaw Aniolkowski forse quello con la punta di velocità maggiore dei tre seppure ancora all’inseguimento del primo successo con la squadra francese. Nuovi arrivi: Alex Aranburu è uno dei movimenti di mercato più interessanti dell’inverno, con lui la Cofidis si è garantita uno dei corridori più continui e completi del gruppo, capace di piazzarsi praticamente in ogni tipo di corsa di un giorno e tappe varie, corridore però che come i sopracitati non è proprio un vincente, chissà se con la nuova squadra riuscirà in qualche modo a ottenere qualche successo in più. Per il momento è fermo a quota 8 a fronte di oltre un centinaio di piazzamenti dal 2° al 10° posto.
Tanti nuovi innesti, ben dodici, e tra loro anche Dylan Teuns, da tempo oggetto del mistero del ciclismo mondiale, uno capace di brillare in salita e giocarsi piazzamenti a ridosso dei dieci nei grandi giri o brevi corse a tappe o anche piazzamenti importanti e vittorie nelle classiche dure più blasonate, ma capace allo stesso tempo di scomparire per lunghi periodi.
Emanuel Buchmann è stato preso per fare classifica nei grandi giri: corridore poco appariscente, ma affidabile, Valentin Ferron e Simon Carr per le fughe, sia da lontano che nei finali di corsa, il francese cerca il riscatto dopo una stagione deludente, l’inglese arriva da una delle migliori coronata con il successo di tappa al TotA dopo una lunga fuga. Sam Maisonobe, strappato al vivaio della Total, ex triatleta, è il più giovane in rosa ed è stata una delle sorprese della scorsa stagione tra gli Under 23, con diverse vittorie e piazzamenti. Corridore completo, anche lui amante della fuga soprattutto nelle tappe di media o alta montagna. Oltre a un triatleta, c’è un ex biker, Clément Izquierdo, classico puncheur francese, uno dei migliori dilettanti del calendario nazionale dove ha ottenuto una serie impressionante di vittorie e piazzamenti nel 2024. Fatto importante in quanto è stato il suo primo anno su strada dopo 14 anni in mountain bike. Tra i nuovi arrivi segnaliamo anche Jan Maas, Paul Ourselin, Damien Touzé e Sergio Samitier che avranno il compito di dare una mano alla squadra rispettivamente in pianura, volata, al Nord e in salita. Infine Sylvain Moniquet, il belga ex Lotto, veloce negli sprint ristretti, scattante e resistente in salita può conquistare punti pesanti nelle brevi corse a tappe.
La vecchia guardia Cofidis vede in prima fila Ion Izagirre che correrà per la prima volta in 14 anni senza il fratello, Gorka, che si è ritirato, senza fratello già dallo scorso anno è Jesus Herrada, i due spagnoli restano fra i corridori migliori della squadra così come Benjamin Thomas che dopo essersi tolto lo sfizio dell’oro olimpico può tornare ad ambire a risultati di spicco anche su strada, forte anche del successo di tappa al Giro nel 2024. Resta il contorno: Anthony Perez cerca il riscatto dopo stagioni complicate fatte di alti e bassi, causa anche problemi fisici, Stefano Oldani cercherà qualche vittoria parziale, magari di nuovo al Giro. Ci sarebbe Jonathan Lastra, ma da quando è passato in Cofidis si è visto poco, Alexis Renard, altro che prometteva bene, ha solo qualche buona giornata all’anno, ma nulla più, così come Aimé De Gendt, perlopiù gregario e fugaiolo, come Oliver Knight, Eddy Finé e Hugo Toumire, seppure con caratteristiche diverse, mentre Nicolas Debeaumarché ha poco da dare e dire a questa categoria. Infine Ludovic Robeet e Nolan Mahoudo arrivati lo scorso anno con aspettative ben diverse, nel 2024 hanno, per usare un eufemismo, combinato ben poco.
📑VOTO FINALE 6,5

[Bahrain-Victorious]
🆕NUOVI ARRIVI
Roman Ermakov 🇷🇺, Zak Erzen 🇸🇮, Alfonso Eulalio 🇵🇹, Lenny Martinez 🇫🇷, Mathijs Paaschens 🇳🇱, Daniel Skerl 🇮🇹, Oliver Stockwell 🇬🇧, Max van der Meulen 🇳🇱, Vlad Van Mechelen 🇧🇪
🔐UOMINI CHIAVE
Pello Bilbao 🇪🇸, Lenny Martinez 🇫🇷, Matej Mohoric 🇸🇮, Antonio Tiberi 🇮🇹
‼️ DA SEGUIRE
Santiago Buitrago 🇨🇴, Max van der Meulen 🇳🇱, Fred Wright 🇬🇧
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Alberto Bruttomesso, Nicolò Buratti, Damiano Caruso, Andrea Pasqualon, Daniel Skerl, Antonio Tiberi, Edoardo Zambanini
💪PUNTI DI FORZA
Capitani di ottimo livello per tutti i percorsi.
👎PUNTI DEBOLI
Il velocista di punta non vale il meglio in circolazione.
✍️COMMENTO
Squadra che, stagione dopo stagione, si sta ringiovanendo e che mette a segno uno dei colpi più interessanti di tutto il mercato 2024/25: Lenny Martinez. Il francese, più che puntare alle classifiche dei GT, andrà a caccia di vittorie parziali, ma si attende anche un salto di qualità nelle corse impegnative di più alto livello. Pello Bilbao, Santiago Buitrago e Antonio Tiberi sono i tre nomi di peso per i grandi giri e non solo: tutti e tre hanno le caratteristiche per provare a vincere brevi corse a tappe o dare fastidio ai big sulle Ardenne - magari cogliendo pure un podio nei dieci giorni tra Brabante e Liegi con Amstel e Freccia in mezzo.
Matej Mohorič sarà il capitano nelle classiche più importanti del calendario dove sarà una delle maggiori alternative ai favoriti assoluti; Fred Wright avrà compiti simili in corse dello stesso livello. Damiano Caruso, all’ultima stagione in carriera, Torstein Traeen e Jack Haig fungeranno da luogotenenti soprattutto nelle corse a tappe e magari cercheranno qualche soddisfazione personale. Se Phil Bauhaus è il velocista di punta, e Nikias Arndt il suo fedele ultimo uomo, Matevz Govekar, negli sprint, non solo a ranghi compatti, è atteso al definitivo salto di qualità dopo le ottime cose intraviste nell’ultima stagione. Alfonso Eulalio, portoghese, è uno dei nuovi arrivi, acquisto suggestivo di un corridore da scoprire, ma veloce e resistente, adatto alle corse di un giorno anche più impegnative e magari con arrivo che tira all’insù.
Andrea Pasqualon per il supporto in volata e nelle corse di un giorno sulle pietre, Mathijs Paaschens per quelle vallonate, Rainer Kepplinger, in salita, Fran Miholjevic e Kamil Gradek in pianura, sono gregari affidabilissimi, mentre Robert Stannard, corridore da gare vallonate, dopo lo stop per doping prova a riprendere il cammino interrotto anni fa quando è stato uno dei migliori Under 23 del mondo.
Infine, tantissimi i giovani interessanti della squadra bahreinita, quattro sono italiani: Daniel Skerl, neoprofessionista, è un velocista quasi puro e vecchio stampo, Alberto Bruttomesso è un po’ più resistente e al secondo anno è chiamato a farsi notare di più negli arrivi di gruppo dopo aver fatto intravedere qualcosa sul finire del 2024. E a proposito di farsi notare di più: Nicolò Buratti, corridore molto adatto a ogni tipo di corsa di un giorno, cerca risultati dopo due stagioni di assestamento in cui non ha fatto di certo gridare al miracolo. Con loro c’è Edoardo Zambanini, lui sì che nella scorsa stagione ha dimostrato di valere i migliori, almeno in Italia, per quanto riguarda le gare di un giorno, sia quelle più semplici che quelle dal profilo altimetrico più impegnativo. Riuscirà a crescere ulteriormente? Ci sono poi Zak Erzen, figlio d’arte e tra i più giovani corridori in gruppo, non ha nemmeno 20 anni e arriva col marchio di garanzia del Cycling Team Friuli. Corridore che ha un futuro da cacciatore di tappe e corse di un giorno di ogni genere. Roman Ermakov, russo, è corridore che vedremo in fuga nelle corse dure, Oliver Stockwell e Finaly Pickering sono due britannici scalatori (quasi) puri, mentre Vlad Van Mechelen dal Belgio e Max van der Meulen dall’Olanda, dopo essere stati fra gli juniores classe 2004 più forti e avere avuto qualche difficoltà successivamente, cercano la consacrazione tra i professionisti. Il primo nelle corse di un giorno, ma diventerà anche un bel gregario, il secondo nelle corse a tappe.
📑VOTO FINALE 7

[DECATHLON AG2R LA MONDIALE]
🆕NUOVI ARRIVI
Léo Bisiaux 🇫🇷, Stefan Bissegger 🇨🇭, Oscar Chamberlain 🇦🇺, Tord Gudmestad 🇳🇴, Noa Isidore 🇫🇷, Rasmus Sojberg Pedersen 🇩🇰, Callum Scotson 🇦🇺, Paul Seixas🇫🇷 , Johannes Staune Mittet 🇳🇴
🔐UOMINI CHIAVE
Benoit Cosnefroy🇫🇷 , Sam Bennett 🇮🇪, Felix Gall 🇦🇹
‼️ DA SEGUIRE
Pierre Gautherat🇫🇷 , Leo Bisiaux 🇫🇷, Paul Seixas 🇫🇷
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Andrea Vendrame
💪PUNTI DI FORZA
Se tutto fila come nel 2024, hanno i corridori per vincere a ripetizione soprattutto nel calendario francobelga. In più alcuni talenti giovani fra i più interessanti del gruppo
👎PUNTI DEBOLI
Perso O’Connor, resta solo Gall per le grandi corse a tappe: forse un po’ poco?
✍️COMMENTO
Chissà, potrebbe essere una scelta, ma di cosa parliamo? Partendo dall’addio a O’Connor, sostituito da nessuno, a meno che non si pensi che Johannes Staune-Mittet, uno dei nove nuovi arrivi, non abbia già le capacità di prendere il posto a livello di risultati di un corridore che lo scorso anno ha conquistato il podio alla Vuelta e al Mondiale sfiorandolo anche al Giro, ci chiediamo: che scelta è stata fatta? Far crescere i giovani, puntare di meno alle corse a tappe, anche se in realtà la chiave della stagione della Decathlon, al di fuori di nomi e calendario, è un’altra: sarà capace di confermare il livello visto nel 2024, autentica sorpresa della stagione, a prescindere da quali corse e quali obiettivi? Vedremo. L’impressione è che in un altro momento storico, quello senza i Pogi, Remco o MvdP, avrebbero raccolto corse ancora più pesanti e vederli ripetersi sui fasti del 2024 sarà uno dei temi della stagione.
Molto passerà da Benoît Cosnefroy, Paul Lapeira e Dorian Godon caratteristiche simili, se non sottili differenze, ma un punto in comune - oltre alla velocità - l’incostanza. Nel 2024, invece, sembravano afflitti da tutt’altra rabbia, quella della vittoria. I tre saranno pericolosi non solo nelle corse di Francia, ma punteranno al bersaglio grosso anche nel World Tour - già nella passata stagione sono andati a segno - corse di un giorno e tappe gli obiettivi. Sam Bennett è il velocista di punta, ma non è più di primo pelo, e gli hanno preso uno dei leadout in divenire più interessanti in assoluto, Tord Gudmestad.
A gettarsi nella mischia anche Pierre Gautherat e Oliver Naesen, ma lo faranno in situazioni meno affollate e in corse più selettive, il francese è una delle maggiori speranze dei nostri cugini pure per le corse del Nord dove il belga porterà quintali di esperienza.
Bastien Tronchon, Nicholas Prodhomme, Nans Peters, Jordan Labrosse, Clément Berthet, andranno a caccia di risultati soprattutto nelle corse di casa, quelle dal profilo altimetrico impegnativo, Andrea Vendrame al solito incentrerà il cuore della sua stagione al Giro.
Al Giro chissà se vedremo di nuovo Aurélien Paret-Peintre che insieme a Felix Gall e al già citato Staune-Mittet sarà l’uomo per le corse a tappe. Bruno Armirail è quello che porta esperienza e come lui Dries De Bondt, entrambi hanno le crono dalla loro, ma non solo, il primo può anche cercare un buon piazzamento nelle corse a tappe, il secondo affermazioni nelle classiche con meno concorrenza.
A proposito di crono: si cerca di recuperare Stefan Bissegger, uno che prometteva (e promette) di diventare tra i più forti in circolazione, occhio a lui anche nelle corse del Nord vista la capacità di andare forte quando il tempo è brutto. Caratteristiche e speranze di ripresa che lo accomunano a Stan Dewulf, qualche stagione fa il miglior Under 23 belga, ora perso in un mare di problemi fisici, ma lui è corridore da gare del nord senza distinzioni.
Poi ci sarebbe un certo Victor Lafay, arrivato lo scorso anno con le potenzialità di diventare il leader di questa squadra, un problema fisico gli ha fatto perdere quasi interamente la stagione: come lo ritroveremo è un'altra domanda che è lecito porsi. Se Geoffroy Bouchard, scalatore, è all’ultima chiamata per allungarsi la carriera dopo una stagione costellata di problemi fisici, Callum Scotson rappresenta la categoria gregario su cui contare in salita, in pianura, ma occhio a quando è libero di fare la sua corsa, può piazzarsi nelle brevi corse a tappe.
Infine ci sono tanti giovani tutti con potenzialità enormi. Quelli veloci, Gianluca Pollefliet, Noa Isidore e Rasmus Sjoberg Pedersen per le volate più o meno ristrette, ma anche per provarci, soprattutto Isidore e Pedersen, in percorsi più selettivi; ci sono quelli che vanno forte sul passo, l’australiano Oscar Chamberlain, tra i cronoman più forti al mondo da juniores, il suo è profilo da corridore da gare di un giorno anche vallonate o da aiutante in pianura e a chiudere ci sono due dei talenti francesi, ma non solo, più interessanti in assoluto: Leo Bisiaux e Paul Seixas. Giovanissimi (2005 e 2006), entrambi forti nel ciclocross, entrambi neoprofessionisti, entrambi con le corse a tappe nel futuro. Li aspettiamo, ma li vogliamo pure vedere crescere con pazienza. Quella che la Decathlon non ha avuto facendoli passare così prematuramente - Seixas saltando pure la categoria Under 23 - per timore che gli squadroni potessero strapparglieli di mano.
📑VOTO FINALE 6,5

[EF Education - EasyPost]
🆕NUOVI ARRIVI
Vincenzo Albanese 🇮🇹, Kasper Asgreen🇩🇰, Samuele Battistella🇮🇹, Alex Baudin🇫🇷, Alastair Mackellar🇦🇺, Madis Mikhels🇪🇪, Max Walker🇬🇧
🔐UOMINI CHIAVE
Richard Carapaz🇪🇨 , Ben Healy 🇮🇪, Neilson Powless 🇺🇸
‼️ DA SEGUIRE
Madis Mikhels🇪🇪 , Kasper Asgreen 🇩🇰, Archie Ryan 🇮🇪, Vincenzo Albanese 🇮🇹, Marijn van den Berg 🇳🇱
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Vincenzo Albanese, Samuele Battistella
💪PUNTI DI FORZA
Gente forte su tutti i terreni
👎PUNTI DEBOLI
Manca un vero velocista da gruppo compatto
✍️COMMENTO
Squadra tra le più complete del gruppo e piena di corridori di talento, se fosse una squadra di calcio sarebbe una zeppa di giocatori che danno del tu al pallone. Richard Carapaz se ha ancora intenzione di provare a fare classifica nei grandi giri bene, altrimenti ci piace lo stesso nella sua versione cacciatore di tappe e maglia. Lo vedremo al Giro. Processo inverso per Ben Healy: nel 2024 ha avuto una fase di assestamento dopo il magnifico ‘23, ma resta tra i corridori più forti in gruppo nelle corse dure - e chissà se lo diventerà anche nei GT.
A proposito di stagione difficile ecco Neilson Powless che, se ritrova la condizione giusta, è uno dei pochi corridori capaci di brillare in ogni tipo di corsa di un giorno, esclusa la Roubaix, e di dire la sua anche nelle gare a tappe.
Nuovi arrivi che si dividono tra chi è in cerca di riscatto dopo stagioni opache, Kasper Asgreen, Samuele Battistella, chi conferme dopo un grande 2024, Alex Baudin, chi la definitiva maturazione, Vincenzo Albanese, chi invece, tra i più giovani, è in cerca di conferme, Madis Mikhels, che può diventare tra i più forti interpreti al mondo sulle pietre, Roubaix compresa. Si parla di giovani: Archie Ryan si può distinguere sui percorsi in stile Ardenne, nelle brevi corse a tappe, su arrivi che tirano all’insù; discorso simile per Lukas Nerurkar, che ha un’indole più fugaiola e meno resistenza su dislivelli da scalatori.
Georg Steinhauser lo abbiamo conosciuto bene al Giro: ha forza, carattere e resistenza, non ha paura di andare in fuga in montagna e punta a crescere per fare classifica nei grandi giri. Caratteristiche simili per un altro irlandese (sono ben tre in squadra), Darren Rafferty, dotato di fondo e adatto a corse dure, che ancora deve mostrare tutto il suo talento. Ci sono Rui Costa ed Esteban Chaves a portare esperienza e qualità in salita, Harry Sweeny è uomo da fughe in percorso duri e Michael Valgren, se la salute lo assiste, uomo da corse di un giorno di ogni genere.
Marijn van der Berg è il velocista, ma da tradizione della squadra di Vaughters, non troppo puro, anzi, è corridore perfetto per gare come Brabante o Amstel. Tra i più giovani non va dimenticato il figlio d’arte Markel Beloki, al secondo anno da professionista deve crescere con calma, l’australiano neo pro Alastair Mackellar e gli inglesi Jack Rootkin-Gray, corridore da corse di un giorno vallonate, e Max Walker, all rounder forte soprattutto sul passo.
Concludono la colonia britannica tre corridori esperti come Hugh Carthy, che arriva da stagioni difficili, James Shaw e Owain Doull, gregari utili per le corse di un giorno. Se Mikkel Frølich Honoré sarà un’altra delle tante punte da corse di un giorno, Sean Quinn è un uomo squadra affidabilissimo anche se chiamato a mettersi in proprio. Infine concludono il roster il neerlandese Jardi van der Lee e il giapponese Yuri Todome, poco più che comprimari.
📑VOTO FINALE 7

[GROUPAMA-FDJ]
🆕NUOVI ARRIVI
Clément Braz Afonso 🇫🇷, Rémi Cavagna 🇫🇷, Tom Donnewirth 🇫🇷, Johan Jacobs 🇨🇭, Guillaume Martin 🇫🇷, Brieuc Rolland 🇫🇷
🔐UOMINI CHIAVE
Stefan Küng🇨🇭 , Romain Grégoire 🇫🇷, Valentin Madouas 🇫🇷, David Gaudu 🇫🇷
‼️ DA SEGUIRE
Thibaud Gruel🇫🇷 , Clément Braz Afonso 🇫🇷, Guillaume Martin 🇫🇷
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Lorenzo Germani
💪PUNTI DI FORZA
Nelle corse di un giorno, anche di alto livello, hanno diverse garanzie di risultato
👎PUNTI DEBOLI
Non aver trattenuto (e sostituito adeguatamente) Martinez e Pithie può risultare un problema in termini di peso specifico al Nord e di vittorie nel calendario francese, ma su questo Madiot è stato chiaro, non si può combattere con certe squadre, certi budget o certe richieste
✍️COMMENTO
Altra squadra che sembra appartenere a un’altra epoca, non una corazzata, ma pochi capitani e tutti capaci di giocarsela con i migliori, vedremo a fine stagione, invece, quanto avrà pesato l’aver perso due dei migliori ragazzi usciti dal vivaio: Lenny Martinez e Laurence Pithie. Non hanno bisogno di presentazioni in pompa magna né Stefan Küng né Valentin Madouas, garanzia assoluta di risultati e piazzamenti di peso in ogni corsa di un giorno a cui prenderanno parte, lo faranno sempre con la tigna che li caratterizza. Studia per diventare un corridore di quel genere Romain Grégoire il quale, però, dalla sua, rispetto ai due citati, oltre alla giovane età, ha anche un notevole spunto veloce: il 2024 è parso un anno di assestamento dove si è testato a più alti livelli, il 2025 potrebbe essere quello che lo vedrà sbocciare definitivamente. Non ha bisogno di sbocciare Guillaume Martin, l'acquisto di maggior prestigio della squadra di Madiot e che rappresenta, insieme a David Gaudu, l'arma per i grandi giri. Se Gaudu però può mirare anche in alto - vedi podio al Giro - Martin cercherà perlopiù spazio in fuga per poi piazzarsi nelle posizioni tra l’8° e il 15° posto in classifica finale. Brieuc Rolland è l’unico nuovo arrivo dal vivaio. Il francese, che da giovane correva con Martinez e Grégoire, è esploso un po’ più tardi ma ha qualità per le corse a tappe e in salita. Restando ai nuovi arrivati: chi segue il calendario francese sono anni che segnala Clément Braz Afonso, (come scrive la squadra sui social: “senza la lettera elle”), giovane, non più giovanissimo, corridore da gare di un giorno, nelle ultime stagioni è stato tra i più forti nel calendario francese, spesso giocandosela anche con corridori del World Tour.
Questa sarà la sua grande occasione ed è la dimostrazione che si può ancora salire di categoria a 25/26 anni. Un solo velocista e nemmeno così puro, non un male, perché Paul Penhoet è un corridore che sa sprintare in un gruppo compatto, ma che può raccogliere risultati anche in corse un po’ più selettive.
Ruota veloce è anche Matthew Walls, ma il corridore britannico ha imboccato un tunnel di scarsi risultati, a causa di problemi di varia natura da cui sembra non riuscire a vedere la luce, già dall’ultima stagione (2023) in BORA.
Il contorno è sempre di qualità, soprattutto quando si tratta di correre in Francia o avere corridori capaci di vincere o inserirsi nel più disparato tipo di corse sia di un giorno che a tappe: Quentin Pacher, Rudy Molard, Kevin Geniets, Remy Rochas danno garanzie sia in appoggio ai capitani che in termini di risultati personali, soprattutto nelle corse vallonate. Johan Jacobs, tra i nuovi arrivi, insieme a Sven Erik Bystrøm, Clément Russo e Lewis Askey, sono corridori da gare del Nord, per lo più in appoggio agli altri, ma alcuni di loro avranno anche la possibilità di rincorrere risultati personali, soprattutto Jacobs e Askey adattissimi a corsacce in stile Roubaix. Enzo Paleni, Eddy Le Huitouze, l’italiano (l’unico e solo) Lorenzo Germani, Clement Davy, oltre a essere ancora giovani e fra i superstiti del team di sviluppo interno, sono corridori forti sul passo e utili alla causa, così come alla causa si immolerà Olivier Le Gac. E forte sul passo è uno dei nuovi arrivi, Remi Cavagna, che, dopo un po’ di stagioni difficili e scelte professionali sbagliate, cerca di tornare in quota con la squadra di Marc Madiot. Per il corridore francese, più volte anche campione nazionale a cronometro, è la prima volta con una squadra di casa dal 2015, secondo anno tra gli Under 23. Infine chiudono la rosa, Thibaud Gruel, fra i prodotti più interessanti del mondo giovanile francese e nonostante la giovane età (2004) già capace di districarsi bene tra i professionisti. Corridore adattissimo alle corse di un giorno di ogni genere e molto veloce allo sprint. Tom Donnewirth, arrivato dalla Decathlon sembra invece più per fare numero che altro, anche se le buone qualità in salita non gli mancano. Infine, Lars van den Berg è ancora in rosa nonostante non corra da quasi un anno a causa di un malore in gara e una lunga riabilitazione che ancora non gli ha permesso di ritornare ufficialmente in sella.
📑VOTO FINALE 6,5

[INEOS]
🆕NUOVI ARRIVI
Lucas Hamilton 🇦🇺, Bob Jungels 🇱🇺, Victor Langellotti 🇲🇨, Axel Laurance 🇫🇷, Samuel Watson 🇬🇧
🔐UOMINI CHIAVE
Filippo Ganna 🇮🇹 , Carlos Rodriguez 🇪🇸, Joshua Tarling 🇬🇧
‼️ DA SEGUIRE
Egan Bernal 🇨🇴 , Magnus Sheffield 🇺🇸, Axel Laurance 🇫🇷
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Filippo Ganna, Salvatore Puccio
💪PUNTI DI FORZA
Competitivi un po’ ovunque, ma è evidente come non sia più la corazzata di qualche stagione fa
👎PUNTI DEBOLI
Manca un velocista di riferimento - da tradizione. Squadra ridimensionata in diversi settori , ma i tanti giovani potrebbero risollevarla
✍️COMMENTO
L’ultima stagione è stata la peggiore della storia Sky/INEOS sia in termini numerici (si è passati dalle 39 e 38 vittorie del 2022 e 2023 alle 14 del 2024), sia in termini di qualità: i successi più importanti sono state le due tappe al Giro (Narvaez e Ganna) e la classifica finale al Romandia conquistata da Carlos Rodriguez. Niente male se fosse una squadra normale, ma i britannici hanno dominato per anni e il loro declino - che si vede anche dal mercato in entrata e soprattutto in uscita - sta facendo rumore. Senza entrare nel merito, ne parleremo ampiamente sulla rivista, partiamo proprio dagli ultimi due citati che, senza ombra di dubbio, saranno il sole intorno a cui girerà il pianeta britannico.
Filippo Ganna, messa in disparte la pista, punterà a riprendere il filo nelle grandi classiche: Sanremo e Roubaix nel mirino. Il corridore piemontese ha la classe per potersele giocare entrambe fino in fondo.
Carlos Rodriguez è alla ricerca del salto di qualità, volo improvvisamente annullato nel 2024 a causa di tante cadute - il suo tallone d’Achille - lui che è capace, grazie anche alle doti di fondo, di potersi giocare classiche dure e grandi giri.
Il terzo corridore da cui ci si aspetta molto è Joshua Tarling, ancora giovanissimo, ma ha già dimostrato di avere le stimmate non solo nelle cronometro, dove è uno dei più forti al mondo, ma anche nelle classiche del Nord. Tanti giovani interessanti, giovani, ma già esperti: vedi Magnus Sheffield, osso duro su ogni terreno, altro corridore che, quando non cade, sa dire la sua nelle brevi corse a tappe, nelle fughe, anche in montagna, e nelle corse di un giorno di ogni genere. All rounder su cui la Ineos punta forte quest’anno.
Cercherà di ritrovarsi Egan Bernal, ma non sappiamo al momento quale sia il suo programma, dovesse venire al Giro potrebbe riprovare a riprendere il discorso interrotto nei grandi giri con una concorrenza meno agguerrita e meno pressione che al Tour.
Il parco gregari è di assoluta qualità, quel che mancano sono le certezze sopra di loro: Bob Jungels e Laurens De Plus sono uomini squadra di assoluto valore sia nelle corse a tappe che in quelle di un giorno, capaci anche di togliersi, soprattutto Jungels, soddisfazioni personali, di tanto in tanto. A proposito di supporto: Omar Fraile, Jonathan Castroviejo, Ben e Connor Swift, Salvatore Puccio, garantiscono grande supporto ai capitani, Michal Kwiatkowski ha le migliori primavere alle spalle, ma il talento non è in discussione e ogni tanto ha quei colpi che in pochi riescono a trovare, praticamente su ogni terreno.
Oltre ai già citati Bernal e Rodriguez, la Ineos punta, per i Grandi Giri, anche su Thymen Arensman, ma l’olandese pare quel classico diesel da quarta settimana che fatica a trovare lampi vittoriosi, un buon regolarista e poco più. Restando alle corse a tappe: Tobias Foss non si è mai ripetuto sugli standard intravisti qualche anno fa né nelle corse a tappe né a cronometro, ma con una Ineos ridimensionata potrebbe avere il suo spazio in diverse corse. Geraint Thomas, quasi 39 primavere, resta in sella per portare esperienza e buonumore al gruppo, Victor Langellotti, nuovo arrivo, monegasco, è un nome esotico che si difende in salita, ma da capire a un livello superiore quale potrà essere l’impatto con una maglia così pesante. Oscar Rodriguez è spendibile per le brevi corse a tappe, così come Lucas Hamilton, altro corridore in cerca di riscatto. Ci sono, poi, i giovanissimi Andrew August, Michael Leonard e Artem Shmidt: i primi due studiano per diplomarsi nelle corse a tappe, il terzo, resistente e dotato di spunto veloce, è corridore da classiche vallonate. Il reparto gare di un giorno, oltre ai capitani già citati, può contare su uno dei diamanti più preziosi del ciclismo francese, Axel Laurance, che dovesse crescere ancora potrebbe diventare una sorta di “nuovo Alaphilippe”, mentre Ben Turner al momento è un’eterna promessa spesso utilizzato come gregario, ma con le qualità per provare a imporsi al Nord anche in corse importanti. C’è poi, tra i nuovi arrivi, un altro britannico, Samuel Watson. Corridore veloce e resistente anche lui è adatto alle tante corse di un giorno del calendario - e anche qui, dipenderà, però, dal calendario che gli faranno fare. Infine Kim Heiduk, corridore veloce che non ha ancora dimostrato di valere una maglia prestigiosa come quella della Ineos.
📑VOTO FINALE 6

[INTERMARCHÉ-WANTY]
🆕NUOVI ARRIVI
Huub Artz🇳🇱, Louis Barré 🇫🇷, Kamiel Bonneu 🇧🇪, Alexander Kamp 🇩🇰, Jonas Rutsch 🇩🇪, Luca Van Boven 🇧🇪
🔐UOMINI CHIAVE
Biniam Girmay
‼️ DA SEGUIRE
Laurenz Rex, Georg Zimmermann, Francesco Busatto, Gerben Thijssen, Louis Meintjes
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Francesco Busatto, Kevin Colleoni, Simone Petilli, Lorenzo Rota
💪PUNTI DI FORZA
Tanti corridori arrembanti e capaci di chiudere davanti le corse di un giorno - qualcuno pure di vincerle.
👎PUNTI DEBOLI
Basterà Bini Girmay a rendere felice la squadra belga?
✍️COMMENTO
Basterà Bini Girmay? E che Bini Girmay sarà? Quello in affanno del 2023? Quello del 2024 al Tour a tratti imbattibile? La stella nascente della Gand 2022? Noi speriamo pure qualcosa di meglio, ovvero un corridore capace di giocarsi le grandi classiche come per altro ha già fatto vedere in passato. Comunque il capitano pressoché unico e forse unico corridore di grande livello in squadra punterà a volate e (alcune tipologie di) corse di un giorno ed è uno di quelli che può giocarsele davvero fino in fondo. E le classiche saranno il focus dei belgi, in questo senso vanno lette le presenze di Laurenz Rex, Hugo Page, Vito Braet, il nuovo acquisto Jonas Rutsch, Dries De Pooter, uno dei talenti belgi più forti in circolazione e che anno dopo anno sta migliorando, lo aspettiamo prima o poi alla consacrazione, e poi ancora Adrien Petit, il mitico Taco van der Hoorn, ritornato in sella nel finale di stagione 2024 dopo oltre un anno dal grave incidente al Fiandre tornando in bici abbastanza competitivo. Tutti questi corridori rappresentano lo zoccolo duro per le pietre del Nord, fiamminghe o simil Roubaix non c’è differenza, mettiamoci dentro pure gli sterrati.
Per le corse vallonate, invece, si attende una risposta, dopo una stagione difficile, da Francesco Busatto che due anni fa, da Under 23, ha promesso benissimo e forse ha sofferto un 2024 di assestamento e da Lorenzo Rota, tra i migliori corridori in Italia per un certo tipo di percorsi. Anche Louis Barré, tra i nuovi acquisti, può dire la sua nelle corse di un giorno di ogni genere, così come sulla carta potrebbe farlo Alexander Kamp, ma il danese in carriera ha sempre vissuto di alti e bassi, con punte di grande qualità in poche corse l’anno - vedi l’Amstel Gold Race dove ha ottenuto due top ten - in arrivo dalla Tudor. Per le gare di un giorno ci sono anche Luca Van Boven, corridore veloce, affidabile e resistente e Kamiel Bonneu, entrambi pescati dalle professional belghe, uno dalla Bingoal, l’altro dal Team Flanders, entrambi portatori di punti di cui la squadra ha bisogno; c’è poi Kobe Goossens, il quale però sta soffrendo da tempo di grossi problemi fisici che ne hanno bloccato la crescita agonistica e Georg Zimmermann, dotato di coraggio e furia agonistica a cui spesso però non riesce a dare i connotati giusti in termini di risultati finali. Gerben Thijssen è l’altro velocista della squadra - un gran bel velocista - adattissimo alle tante semiclassiche del Belgio non troppo complicate, mentre Gijs Van Hoecke può sprintare se libero di fare la propria gara o perlopiù avrà il compito di sostituire Teunissen nel treno dei velocisti. Tom Paquot, Simone Petilli e Kevin Colleoni sono corridori di supporto, in montagna e su percorsi mossi. I due italiani potrebbero essere all’ultima chiamata di una carriera che finora ha faticato a decollare, il primo anche a causa di gravi incidenti in corsa, mentre il secondo è un talento mai sbocciato e su cui si riponeva molta fiducia. A chiudere la rosa il belga Arne Marit, terzo velocista per importanza e qualità, Gerben Kuypers, ciclocrossista con pochi risultati su strada, e tre prodotti della squadra Devo di sicuro avvenire. Huub Arzt, all rounder, capace di battagliare nelle corse di un giorno di ogni genere e bravo a difendersi anche su salite non troppo lunghe, Roel van Sint Maartensdijk, che oltre al nome complicato è corridore da cronometro brevi, è passistone utile alla causa e anche abbastanza veloce -per caratteristiche può diventare un grande lead out - e infine Alexey Faure Prost che, dopo una stagione di grande livello nel 2023 al primo anno tra gli under, ha faticato, tra i professionisti, come prevedibile: si tratta pur sempre soltanto di un 2004, è il più giovane in squadra e bisognerà portare pazienza. Nel frattempo lui studia per diventare un bel corridore da corse a tappe e classiche dure, il profilo è quello lì.
📑VOTO FINALE 5,5

[LIDL-TREK]
🆕NUOVI ARRIVI
Lennard Kämna 🇩🇪, Søren Kragh Andersen 🇩🇰, Tim Tom Teutenberg 🇩🇪, Albert Withen Philipsen 🇩🇰
🔐UOMINI CHIAVE
Mads Pedersen 🇩🇰, Jonathan Milan 🇮🇹, Mattias Skjelmose 🇩🇰
‼️ DA SEGUIRE
Toms Skuijns🇱🇻 , Giulio Ciccone 🇮🇹, Thibau Nys 🇧🇪
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Andrea Bagioli, Giulio Ciccone, Simone Consonni, Jonathan Milan, Jacopo Mosca
💪PUNTI DI FORZA
Possono vincere un po’ ovunque, ma soprattutto nelle volate e al Nord
👎PUNTI DEBOLI
Le è preclusa la possibilità di vincere un grande giro, almeno per il momento, ma anche per meriti altrui
✍️COMMENTO
Una delle squadre più forti del World Tour. La squadra di matrice americana quest’anno ha investito nelle entrate poco, ma molto bene, riuscendo anche a trattenere tutti i suoi uomini più forti. Che sono Mads Pedersen, volate e corse del Nord, Jonathan Milan, con obiettivi simili e che quindi verranno divisi o condivisi, Mattias Skjelmose Jensen, classifiche delle corse a tappe, ma anche le classiche più dure del calendario. Questi i tre capitani. Ma le seconde linee fanno invidia a quasi tutte le squadre del World Tour: Toms Skuijns è stata una sorpresa solo per un lettore distratto: in realtà la sua crescita è maturata stagione dopo stagione ed è culminata nel 2024 quando è stato uno dei corridori più forti nelle gare di un giorno di ogni genere, oltre a essere un preziosissimo uomo squadra, volata, salita, collina, sul passo. Mathias Vacek potrebbe ambire a qualcosa di simile in futuro, forse meno adatto ai percorsi vallonati, ma di più alle corse sulle pietre, Thibau Nys è uno dei giovani più attesi nel 2025. Veloce, resistente, capace di vincere a ripetizione, al momento i suoi dubbi sono sulla tenuta e i difetti sono nella continuità: da vedere, tuttavia, il rendimento alzando l’asticella nel calendario, quest'anno lo vedremo sulle Ardenne. Giulio Ciccone, per esperienza, domina l’ala moderata dei corridori per corse dure: andrà a caccia di tappe un po’ ovunque e proverà a difendersi anche sulle Ardenne o corse molto simili, mentre Andrea Bagioli è un corridore tanto forte quanto discontinuo e a tratti misterioso: che versione di lui avremo il prossimo anno? Patrick Konrad ogni tanto avrà licenza di uscire, ma perlopiù starà di fianco ai suoi in salita, Jasper Stuyven è backup di Pedersen e Milan, ma anche vagone del treno, in più sarà anche uomo capace di provare a vincere corse di peso al Nord, non gli manca nulla per farlo. Simone Consonni sarà l’ombra di Milan con licenza di prendersi qualche giornata in proprio, sorte simile per Edward Theuns, vagone del treno, ma anche uomo capace di piazzarsi in qualsiasi semiclassica da ranghi ristretti al Nord. Bauke Mollema è corridore (molto) esperto che a volte trova quei periodi magici in cui riesce ancora a piazzarsi bene in corse dure e importanti, Julien Bernard è un gregario da salita, così come lo sono Carlos Verona e Sam Oomen. Juan Pedro Lopez e Tao Geoghegan Hart proveranno a fare classifica nelle brevi e grandi corse a tappe, Dan Hoole è uno dei tanti vagoni del treno - a cui vanno aggiunti anche Ryan Gibbons e Alex Kirsch, corridori veloci e scaltri, ma anche importanti gregari come lo sono Otto Vergaerde, Jacopo Mosca e Tim Declercq. Tra i nuovi acquisti: Søren Kragh Andersen, voluto fortemente da Pedersen del quale è grande amico da una vita, è una preziosa pedina in aggiunta alla squadra per il Nord, corridore discontinuo, ma quando in giornata tra i più forti del gruppo, mentre Lennard Kämna, dovesse aver recuperato dal grave incidente dello scorso anno, resta fra i corridori più spettacolari in salita, per attitudine e resistenza. Infine altri tre giovani. Quinn Simmons cerca continuità a una carriera che ha promesso molto e mantenuto poco finora, ma ha grandi colpi, Tim Torn Teutenberg avrà il suo spazio in volate con gruppo selezionato, ma non solo, Albert Withen Philipsen, invece, lo lasciamo crescere con calma e poi ci divertiamo.
📑VOTO FINALE 7,5

[MOVISTAR TEAM]
🆕NUOVI ARRIVI
Orlis Aular 🇻🇪, Pablo Castrillo 🇪🇸, Jefferson Cepeda 🇪🇨, Michel Hessmann 🇩🇪, Diego Pescador 🇨🇴, Natnael Tesfatsion 🇪🇷
🔐UOMINI CHIAVE
Enric Mas🇪🇸 , Orlis Aular 🇻🇪
‼️ DA SEGUIRE
Ivan Romeo 🇪🇸 , Pelayo Sanchez 🇪🇸, Pablo Castrillo 🇪🇸, Jon Barrenetxea 🇪🇸
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Davide Cimolai, Davide Formolo, Lorenzo Milesi, Manlio Moro
💪PUNTI DI FORZA
Diversi corridori resistenti e veloci che possono andare a caccia di traguardi parziali, spesso anche in fuga
👎PUNTI DEBOLI
Il solo Mas è un po’ poco in chiave corse a tappe per una squadra che tradizionalmente ha sempre puntato a quel genere di contesti
✍️COMMENTO
Basso budget, alto rischio, potremmo definire così la campagna acquisti della squadra spagnola uscita di nuovo indebolita dal mercato invernale: Lazkano e Aranburu sono due gravissime perdite e sulla carta non ben sostituiti per essere competitivi nelle grandi classiche e l’anno prima se ne andò pure Jorgenson . Si punta alle scommesse. Orlis Aular, in categoria inferiore, è stato, nell’ultima stagione, corridore forte e costante, grazie anche al boost Caja Rural che ha vissuto una delle stagioni migliori della propria storia. Il venezuelano, l’unica volta che si è misurato in una volata di un grande giro (Vuelta 2023), non ci fece strappare i capelli, finendo per essere battuto in volata da Geoffrey Soupe, non propriamente detto il nuovo Cipollini, ma sul finire della scorsa stagione ha fatto suo il Matteotti, classica prestigiosa del calendario italiano e in generale ha corso un 2024 di grande qualità. Salendo di categoria, però, per incidere con le sue caratteristiche, veloce e resistente, bisogna anche salire di colpi. Dopo tanti anni in cui ci ha girato intorno, anche Jefferson Cepeda fa il suo esordio nel WT e anche lui dopo la miglior stagione in carriera in maglia Caja Rural, ma è una scommessa, così come lo è Pablo Castrillo, passista scalatore, che si testerà anche nelle classifiche dei grandi giri, si difende anche a cronometro, cresciuto a dismisura la scorsa stagione, finendo per portarsi a casa persino due tappe di montagna alla Vuelta.
Non pescano solo in Spagna e nelle Professional, ma anche in giro per il mondo e dal WT: preso Natnael Tesfatsion anche lui possibile macchina da punti, essendo corridore capace di piazzarsi in svariate corse del calendario. C’è poi Michel Hessmann, in uscita dalla Visma e fermo da luglio 2023 per un caso di doping. Lui è un regolarista che si difende anche in salita e può diventare - come già fece vedere al Giro vinto da Roglič, un ottimo gregario. Infine, Diego Pescador, tra i giovani colombiani in assoluto il più interessante, in un momento in cui la Colombia cerca un nuovo grande talento su cui puntare. Scalatore, ma ancora da leggere bene sulle salite lunghe, sarà l’uomo giusto per il futuro? Restando a chi c’era: Enric Mas punterà alla solita doppietta Tour-Vuelta, dove per doppietta si intende caduta con ritiro-podio o giù di lì, ma se è nell’annata buona può dire la sua in tutte le brevi corse a tappe del calendario e in qualche classica dura. Einer Rubio è uno scalatore duro e puro che cerca successi in montagna in qualsiasi livello di corse, mentre Pelayo Sanchez è un corridore che scalda per caratteristiche - fugaiolo, veloce, bravo in montagna - e cerca conferme dopo l’ottimo 2024. Fernando Gaviria è il velocista da gruppo compatto, Albert Torres la sua ombra, Davide Cimolai uno dei componenti di un possibile trenino. Nelson Oliveira è garanzia di piazzamenti nelle crono - soprattutto quelle “one shot” in stile europeo o mondiale, ma è anche un affidabilissimo gregario, così come sono gregari, ma con licenze di provare colpi personali, Davide Formolo, Javier Romo, Gregor Muhlberger, Jon Barrenetxea (occhio a lui perché sta crescendo) e Antonio Pedrero, abili soprattutto in salita. Will Barta, Lorenzo Milesi, Jorge Arcas e Manlio Moro in pianura. Carlos Canal e Gonzalo Serrano possono essere cacciatori di tappe soprattutto quelle mosse, con il primo che sulla carta può provare a crescere anche al Nord, come può solo crescere Ivan Romeo, guastatore, forte su diversi terreni e uno dei corridori più interessanti in assoluto della squadra spagnola. Ruben Guerreiro è da recuperare, ma il portoghese in passato ha dimostrato di valere i migliori in certi contesti come arrivi impegnativi delle brevi corse a tappe. Ivan Garcia Cortina ritornerà a essere punto di riferimento nelle gare del Nord per provare a inseguire i suoi solidi piazzamenti tra la decima e la venticinquesima posizione e magari spuntare di tanto in tanto nelle volate di gruppo. Infine, Nairo Quintana lo conosciamo benissimo, il meglio è alle spalle, ma chissà se un colpo di coda lo riuscirà a dare.
📑VOTO FINALE 5

[RED BULL-BORA-HANSGROHE]
🆕NUOVI ARRIVI
Finn Fisher-Black 🇳🇿, Oier Lazkano 🇪🇸, Gianni Moscon 🇮🇹, Giulio Pellizzari 🇮🇹, Laurence Pithie 🇳🇿, Jan Tratnik 🇸🇮, Mick van Dijke 🇳🇱, Tim van Dijke 🇳🇱, Maxim Van Gils 🇧🇪
🔐UOMINI CHIAVE
Primož Roglič 🇸🇮 , Maxim Van Gils 🇧🇪
‼️ DA SEGUIRE
Aleksandr Vlasov 🇷🇺 , Jai Hindley 🇦🇺, Daniel Felipe Martinez 🇨🇴, Laurence Pithie 🇳🇿, Oier Lazkano 🇪🇸, Roger Adrià 🇪🇸, Giulio Pellizzari 🇮🇹
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Giovanni Aleotti, Gianni Moscon, Giulio Pellizzari, Matteo Sobrero
💪PUNTI DI FORZA
Le corse a tappe, brevi o grandi che siano
👎PUNTI DEBOLI
Provano a colmare le distanze anche nelle corse del Nord, quindi non ne troviamo.
✍️COMMENTO
C’è tanta attesa intorno alla Red Bull, struttura che, per investimenti, potrebbe cambiare il volto del ciclismo e che nel frattempo si pone l’obiettivo da realizzare, passo dopo passo, di provare a contrastare la UAE sia per numero che per qualità di vittorie.
Mercato importante - e non poteva essere altrimenti - incentrato principalmente alle grandi classiche: in quest’ottica vanno letti gli acquisti di Oier Lazkano, Mick e Tim van Dijke, Jan Tratnik e Laurence Pithie, corridori che proveranno, se ben diretti, a far saltare il banco nelle corse sul pavè, ma non solo.
Si andranno ad affiancare a quelli che c’erano già, su tutti Jordi Meeus, belga, velocista, che non ha ancora mostrato tutte le sue qualità al Nord e a Danny van Poppel, signor pesce pilota, ma quando chiamato in causa capace di ottenere buoni risultati anche a livello personale. Restando alle corse di un giorno: Maxim van Gils, forse l’acquisto più importante, sarà uno dei capitani nelle corse dure, Strade Bianche, Ardenne, ma anche negli arrivi mossi o in salita di piccoli e grandi giri, mentre i due italiani Giulio Pellizzari e Gianni Moscon arrivano con compiti differenti: il primo rappresenta il futuro delle corse a tappe per la squadra e per l’Italia, si troverà catapultato in una situazione del tutto nuova, ma sembra avere il carisma giusto per diventare qualcuno; sul secondo, invece, inutile rimuginare ancora a proposito di quello che è stato e non potrà mai essere, sarà, piuttosto, pedina importante nei primi chilometri di corsa per la squadra sia nei grandi giri che nelle gare di un giorno.
Tra i nuovi acquisti, infine, c’è Finn Fisher-Black che va a rinforzare il già notevolissimo parco corridori per le gare a tappe. Troverà: Primož Roglič, che punta a vincere di nuovo il Giro e poi a ben figurare al Tour, Jai Hindley, che sarà di fianco al leader sloveno in Italia e come lui Daniel Felipe Martinez, un trio che rischia di monopolizzare la Corsa Rosa. Tutti e tre avranno però l’obiettivo di fare bene (che per la Red Bull vorrà dire provare a vincere), anche le brevi corse a tappe e qualche classica dura, un obiettivo che ha bene in mente anche il sempre sottovalutato Aleksandr Vlasov, corridore di grande qualità sia per le prove di un giorno che per quelle a tappe, ma capace anche di lavorare bene per i capitani. E non è che vada male a livello di contorno: Giovanni Aleotti è già ora uno dei gregari più affidabili in salita del gruppo, Florian Lipowitz ha già dimostrato di poter fare classifica nei grandi giri pur agendo da luogotenente, Ben Zwiehoff e Fredrik Wandahl daranno perlopiù una mano, ma avranno anche il loro spazio in corse di secondo piano. Destino simile per Matteo Sobrero che a sprazzi vale i migliori al mondo, ma quegli sprazzi li vediamo sempre troppo poco per quelle che sono le sue qualità, mentre per il futuro - sia nelle corse a tappe che nelle prove di un giorno più impegnative, si punta forte su un prodotto “locale” come Emil Herzog che, superati i problemini fisici, ha già dimostrato di essere pronto nonostante la giovane età. Roger Adrià è veloce, resistente, se sta bene va forte pure in salita e avrà carta bianca in alcune corse dal profilo altimetrico mosso e dove potrà far valere il suo notevole sprint al termine gara dura; Ryan Mullen è locomotiva, in pianura, a crono e in volata dove sarà uno dei fedelissimi dell’altro velocista in squadra, Sam Welsford, corridore che alterna, negli sprint, picchi notevoli e controprestazioni - per il momento è partito forte al Tour Down Under. Infine, il polacco Filip Macejuk e i tedeschi Jonas Koch, Anton Palzer e Nico Denz, si alterneranno nel lavoro di gregariato, i primi due in pianura, il terzo in salita, il quarto dove serve con il focus sugli obiettivi di squadra. Anche se non va dimenticato che quando Denz sta bene ed è libero di correre, è uno capace di vincere tappe nei grandi giri come ha già dimostrato.
📑VOTO FINALE 8

[SOUDAL-QUICKSTEP]
🆕NUOVI ARRIVI
Pascal Eenkhoorn 🇳🇱, Gianmarco Garofoli 🇮🇹, Ethan Hayter 🇬🇧, Valentin Paret-Peintre 🇫🇷, Andrea Raccagni Noviero 🇮🇹, Maximilian Schachmann 🇩🇪, Dries Van Gestel 🇧🇪
🔐UOMINI CHIAVE
Remco Evenepoel🇧🇪 , Tim Merlier 🇧🇪
‼️ DA SEGUIRE
Paul Magnier🇫🇷 , Luke Lamperti 🇺🇸, Ethan Hayter 🇬🇧
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Mattia Cattaneo, Gianmarco Garofoli, Andrea Raccagni Noviero
💪PUNTI DI FORZA
Oltre a Remco, possono diventare un punto di riferimento nelle volate
👎PUNTI DEBOLI
Al Nord non sono più nemmeno lontanamente quelli di una volta.
✍️COMMENTO
Finisce l’epoca Alaphilippe (e quella Lefevere), prosegue quella di Remco Evenepoel, che, nonostante il brutto infortunio invernale, punta a rientrare forte già sulle Ardenne - speriamo che quell’incidente non gli precluda una competitività ad altissimi livelli, perché un intoppo così, quando tutto è legato ad elementi che si muovono alla perfezione l’uno collegato all’altro, può anche significare non riuscire a competere con uno che si chiama Tadej Pogačar. Tim Merlier a suon di cazzotti dati a destra e a manca in volata finalmente raggiunge lo status in squadra che si merita, dopo stagioni di tira e molla tornerà al Tour, sarà velocista di punta della squadra e in più ha anche rinnovato (come lui il suo fedelissimo pesce pilota Bert Van Lerberghe) quando sembrava persino vicino il divorzio. SI dividerà in stagione i compiti, in volata, con i due ragazzi prodigio saliti nel World Tour lo scorso anno e che poco ci hanno messo a mettersi in mostra: Paul Magnier e Luke Lamperti, del primo si conoscono già i programmi e proverà a far paura a tutti, nonostante i suoi 21 anni ancora da compiere, in alcune classiche (Sanremo e alcune del Nord) e poi pure al Giro. Tutti e due, tuttavia, hanno dimostrato di potere essere competitivi non solo nelle semplici volate. Da vedere se, come si è visto lo scorso anno qualche volta, Lamperti si stia trasformando persino nell’ultimo uomo di Magnier: ne verrebbe fuori una coppia potenzialmente capace di monopolizzare in futuro determinati arrivi, certo è che Magnier, per quello dimostrato nell’ultima stagione, può essere il nuovo nome capace di inserirsi nelle battaglie a ranghi compatti e pure ristretti, in mezzo al gotha mondiale.
La trasformazione in squadra da Ardenne e grandi giri è ormai completa, così va letto l’acquisto di Valentin Paret Peintre che sarà una spalla preziosissima di Remco Evenepoel in salita andando ad affiancarsi a quelli che sono i suoi pretoriani: Mattia Cattaneo, Louis Vervaeke, James Knox, Pieter Serry che si alterneranno in testa al gruppo non appena la strada salirà. Compito che avranno anche Mikel Landa (capitano al Giro) e Ilan van Wilder. I due, però, avranno libertà di fare spesso la propria corsa, nei GT, nelle brevi corse a tappe, ma anche in qualche corsa di un giorno dura e senza Evenepoel. Se William Junior Lecerf deve ancora crescere e capiremo, magari già in stagione, se potrà diventare un capitano intanto nelle brevi corse a tappe e poi chissà, oppure un ottimo gregario, Mauri Vansevenant, anche lui scalatore, adatto ai GT, alle brevi corse a tappe, alle corse di un giorno dure, facciamo ancora fatica a leggere cosa potrà diventare: di sicuro lui un paio di volte all’anno si regala azioni da lontano che restano impresse anche per il suo modo unico di affrontare stilisticamente la pedalata. Discorso simile - non riguardo allo stile, ma per caratteristiche e obiettivi - che coinvolge Maximilian Schachmann, cavallo di ritorno, corridore che in passato ha avuto picchi notevoli ma che si è un po’ perso. In Soudal Quick Step cerca nuovi stimoli e, oltre a sostenere quei capitani che di volta in volta si alterneranno, avrà spesso le possibilità di fare la sua corsa, magari in brevi corse a tappe, oppure provando a vincere le tappe con azioni da lontano.
Passiamo al reparto corse del Nord, quelle che una volta rappresentavano il fiore all’occhiello della squadra, quelle che una volta venivamo dominate da questo gruppo sportivo. La vecchia volpe Yves Lampaert è, a tutti gli effetti, la punta, ma occhio a sottovalutare l’innesto di Dries Van Gestel, corridore che a quasi 31 anni ha finalmente l’occasione che meritava in una squadra di primissima fascia e da anni è uno dei più presenti negli ordini d’arrivo, ma spesso anche nelle azioni decisive. Saprà fare un’ulteriore salto di qualità e provare a risollevare le sorti del wolfpack? Detto di Lamperti e Magnier che potranno crescere anche in questo tipo di corse, c’è curiosità intorno a Warren Vangheluwe, velocista di riserva che ha già vinto nel World Tour, seppure in Cina e a fine stagione, ma si trova a proprio agio anche lui nelle battaglie tra stradine e lastricato. Casper Pedersen è altro uomo veloce, che farà parte di un treno, avrà qualche occasione libera e potrà dire la sua ogni tanto nelle gare di un giorno, c’è spazio, così come cerca il suo spazio Andrea Raccagni Noviero, neo professionista, molto veloce e resistente, bravo a cronometro, e che sembra avere il fisico del ruolo di pesce pilota. Può crescere anche al Nord e magari un giorno diventare un corridore in stile Matteo Trentin (magari!). Restando ai tanti giovani in squadra: Pepijn Renderink è un tuttofare amante della fuga, che si difende un po’ ovunque, Gil Gelders, a proposito di fughe, ha costruito così una brillante carriera tra gli Under 23 e cerca ancora il primo risultato di peso tra i professionisti. Nelle sue corde soprattutto le gare vallonate, un po’ come Martin Svrcek, che ha messo a segno negli ultimi due anni un singolare filotto: bronzo e argento al Mondiale Under 23. Ci sono poi Jordi Warlop, corridore veloce, anche lui adatto alle classiche del Belgio di ogni tipo e uomo da treno, ma il suo passaggio in Quick Step è stato minato da problemi fisici, mentre Antoine Huby è un altro ardennista che al momento non ha lasciato il segno, ma è comunque giovane. Ayco Bastiaens è dentro più per fare numero, mentre gli ultimi tre della lista rappresentano nuovi innesti di assoluta qualità. Pascal Eenkhoorn può fare quasi tutto, anche il caffè: sa vincere, sa andare in fuga, sa dare una mano alla squadra su diversi terreni in particolare nelle corse tra Francia e Belgio, Gianmarco Garofoli è da anni una delle speranze del nostro ciclismo, è veloce, tiene bene su salite brevi, deve solo trovare fiducia e risultati. Infine, Ethan Hayter, forse il colpo mediaticamente più interessante, è alla ricerca di una dimensione dalla quale sembra essere stato estromesso nelle ultime stagioni. Uno dei più forti corridori su pista nel settore endurance, su strada, nonostante sia veloce e resistente anche su salite di media lunghezza, quando sta bene, ha mostrato tanti limiti, soprattutto nel saper correre in gruppo. Fatto non da poco a questi livelli. Resta, tuttavia, una delle scommesse più intriganti della stagione 2025.
📑VOTO FINALE 6,5

[TEAM JAYCO ALULA]
🆕NUOVI ARRIVI
Koen Bouwman 🇳🇱, Robert Donaldson 🇬🇧, Paul Double 🇬🇧, Patrick Gamper 🇦🇹, Alan Hatherly 🇿🇦, Asbjorn Hellemose 🇩🇰, Jelte Krijnsen 🇳🇱, Ben O’Connor 🇦🇺, Jasha Sutterlin 🇩🇪
🔐UOMINI CHIAVE
Ben O’Connor🇦🇺 , Michael Matthews 🇦🇺, Dylan Groenewegen 🇳🇱
‼️ DA SEGUIRE
Filippo Zana 🇮🇹 , Davide Pretto 🇮🇹, Luke Plapp 🇦🇺, Eddie Dunbar 🇮🇪
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Alessandro De Marchi, Davide De Pretto, Filippo Zana
💪PUNTI DI FORZA
Matthews è una garanzia e le salite sembrerebbero essere il loro pane
👎PUNTI DEBOLI
Poca consistenza nelle corse del Nord
✍️COMMENTO
Dopo 11 anni con almeno uno Yates in squadra, lo storico gruppo GreenEdge stacca il cordone anche da Simon e per sostituirlo prende un australiano, Ben O’Connor, tra i corridori più forti nel 2024. Podio al Mondiale e alla Vuelta, quarto posto al Giro, il 29enne di Subiaco andrà al Tour convinto di poter salire sul podio. La squadra cambia molto e perlopiù si rinforza nel reparto salita e corse a tappe. Tra i volti nuovi: Asbjorn Hellemose torna a correre tra i professionisti dopo una piccola parentesi nel mondo amatoriale. Il danese potrà dare il suo contributo in salita ai capitani prescelti in ogni determinata gara, basta sia salita. Discorso simile per Koen Bouwman, che dalla sua, grazie al piglio e lo spunto veloce, ha anche qualche cartuccia da spendere per ambizioni personali come già dimostrato in Jumbo/Visma. Paul Double arriva dalla Polti di Basso dopo aver dimostrato di essere potenzialmente uno scalatore di grande qualità. Tutti questi corridori saranno utili in montagna e andranno ad affiancarsi ai vari Filippo Zana, che punta a fare bene al Giro, ma non solo, a Eddie Dunbar, lo scorso anno, nonostante problemi fisici, ha chiuso alla grande vincendo due tappe alla Vuelta e da quando ha lasciato INEOS ha dimostrato consistenza e regolarità in montagna nelle gare a tappe, Luke Plapp, che si dividerà tra ambizioni personali nelle brevi corse a tappe e gregariato nelle grandi, Chris Harper, tra i migliori aiutanti in montagna in circolazione, Welay Behre, ottimo scalatore di cui ancora sono da definire i margini, e il più esperto del gruppo australiano, Alessandro De Marchi, che lo immaginiamo dare una mano al Giro ai suoi e magari inseguire quella vittoria di tappa più volte sfiorata.
Per le corse di un giorno un solo e unico capitano, ma che capitano! Michael Matthews. Nonostante le ormai quasi 35 primavere “Bling” resta tra i corridori più costanti in ogni tipo di corsa di un giorno, saprà ancora una volta confermarsi ai suoi livelli? Al Nord, in generale, fatta eccezione per l’appena citato Matthews, la squadra appare ben poca cosa e si affiderà soprattutto a Mauro Schmid, il quale non disdegna neppure le brevi corse a tappe, magari con crono e poca salita e le gare vallonate. Occhio anche a Max Walscheid, quando sta bene è da piazzamento sulle pietre è dotato di un buono sprint, anche in gruppo, e può dare il suo contributo ai capitani in volata e in pianura. Ma il nome che stuzzica di più è decisamente quello di Jelte Krijnsen. 24enne olandese in arrivo dal mondo Continental, è una scommessa che potrà rivelarsi oltremodo vincente. Lo scorso anno ha conquistato cinque corse tra cui la Druivenkoers Overijse in maniera spettacolare, quest’anno è chiamato a farsi vedere ai massimi livelli. Kelland O’Brien è un altro che ogni tanto ha colpi sulle pietre e vista la situazione di rosa avrà probabilmente carta bianca. Anders Foldager potrà avere anche lui le sue chance ma lo vediamo più da corse vallonate e terreni mossi, veloce anche in uno sprint ristretto, amante della fuga a lunga gittata, un vincente, anche se a volte incostante, occhio alla sua crescita pure sulle pietre. Le corse vallonate, gli arrivi mossi, a ranghi ristretti, a gruppo molto selezionato, saranno il pane per Davide De Pretto, uno dei corridori più interessanti del panorama italiano. Il suo approccio con il professionismo al primo anno è una rarità di questo periodo: si è messo in mostra in mezzo ai grandi e lo ha fatto pure con una certa continuità. Ora però arriva il bello e difficile, più che confermarsi, salire ulteriormente di colpi, innalzando il tiro e puntare pure a qualche bella vittoria nel WT, magari qualche tappa o semiclassica. Anche Robert Donaldson risponde al profilo da ardennista, il giovane inglese è un neopro, veloce e resistente, caratteristiche simili a De Pretto, ma ci auguriamo per entrambi un calendario diverso in modo da poter ottenere entrambi gli obiettivi preposti: alzare le braccia al cielo, come si confà a talenti di questo tipo. Caratteristiche che accomunano i due citati a Felix Engelhardt veloce e resistente, ma già nel 2024 si attendeva una crescita che non è arrivata del tutto. Dylan Groenewegen è il velocista di punta della squadra e uno dei più forti del gruppo e potrà contare sull’aiuto del fedelissimo Luka Mezgec, di Elmar Reinders e Campbell Stewart, mentre Jasha Sutterlin nuovo arrivato, Luke Durbridge, Patrick Gamper, Cristopher Juul Jensen e Michael Hepburn saranno locomotive del treno, ma soprattutto gregari in pianura per i capitani nei grandi giri. Infine molta curiosità intorno ad Alan Hatherly, sudafricano, uno dei più forti biker in circolazione, che si misurerà di tanto in tanto anche su strada ad alti livelli: dove potrà arrivare?
📑VOTO FINALE 6

[TEAM PICNIC POSTNL]
🆕NUOVI ARRIVI
Robbe Dhondt 🇧🇪, Bjoern Koerdt 🇬🇧, Guillermo Juan Martinez 🇨🇴
🔐UOMINI CHIAVE
Oscar Onley🇬🇧 , Max Poole 🇬🇧, Kevin Vermaerke 🇺🇸
‼️ DA SEGUIRE
Fabio Jakobsen 🇳🇱 , Casper van Uden 🇳🇱, Frank van den Broek 🇳🇱, Tobias Lund Andresen 🇩🇰
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
-
💪PUNTI DI FORZA
Le volate. I giovani, se esplodono in modo definitivo, possono farci divertire
👎PUNTI DEBOLI
Se quegli stessi giovani faticheranno, la squadra si troverà scoperta nelle gare a tappe e nelle corse di un giorno
✍️COMMENTO
Unica squadra nel World Tour ad aver cambiato del tutto nome - ovvero sponsor principale - quindi tocca memorizzare “Team Picnic PostNL” al posto di dsm, ma allo stesso tempo è quella che ha anche cambiato di meno a livello di organico inserendo tre nomi perlopiù da scoprire, ma riuscendo a tenere in rosa i migliori corridori. Partiamo dai giovanissimi (2002 e 2003 rispettivamente) britannici Oscar Onley e Max Poole. Divisi da solo un anno di età, i due sono corridori molto simili: forti in salita, sia brevi che lunghe, già competitivi nelle brevi corse a tappe e con le grandi nel mirino. Onley, che nell’ultimo anno e mezzo si è rotto per tre volte la clavicola, è più esplosivo, Poole più scalatore, ma da entrambi passano molte speranze di fare bene della squadra neerlandese.
Kevin Vermaerke, puncheur, è corridore salito di colpi nell’ultima stagione, e punta ad andare forte in ogni tipo di classica vallonata.
Restando ai giovani - ce ne sono tanti - Pavel Bittner è un velocista non troppo puro, anzi, in evidenza all’ultima Vuelta, dove ha conquistato una tappa, sa difendersi anche sui tipici percorsi delle corse in Belgio, Frank van den Broek ha mostrato a tratti il suo grande motore nella passata stagione vincendo, da neoprofessionista, un paio di corse, mettendosi in luce in fuga, molto spesso, e sfiorando la tappa di Rimini al Tour, arrivando in passerella col suo capitano Bardet, risultando decisivo in quella memorabile azione. Corse di un giorno, dure e brevi e corse a tappe sono il suo pane, ma abituiamoci a vederlo spesso e volentieri all'attacco un po’ ovunque. Tobias Lund Andresen e Casper van Uden, sono altre due ruote molto veloci, sia da gruppo compatto che selezionato, ma possono anche essere pedine del treno di Fabio Jakobsen il quale ha bisogno di ritrovarsi. Bram Welten e Julius van den Berg formano due vagoni del treno per il velocista nerlandesee come loro anche Alex Edmondson.
Tra i meno giovani non va dimenticato John Degenkolb, una volta si lanciava anche in volata, ora magari quelle volate le tira agli altri, ma resta sempre corridore da piazzamenti importanti in ogni tipo di classiche del Nord e anche quest’anno punta forte alla “sua” Roubaix. Romain Bardet non ha bisogno di presentazioni, il veterano francese lo vedremo al Giro, punterà alle tappe di montagna, e infine al Delfinato, dove chiuderà la sua carriera. Un altro veterano francese, Warren Barguil, sembra in calo, ma ha le qualità per provare a piazzarsi di tanto in tanto negli ordini d’arrivo su terreni mossi più che in montagna. Sempre dalla Francia arriva Romain Combaud, gregario da salita e percorsi mossi, così come corridori d’appoggio - o magari da fuga - sono l'australiano Chris Hamilton e il neerlandese Enzo Leijnse. Matthew Dinham, dopo aver sorpreso tutti al Mondiale 2023, in fuga tutto il giorno e poi capace di piazzarsi in top ten, lo scorso anno non si è visto, solo 3 corse con 3 ritiri. Un mistero la natura dei suoi problemi. Niklas Märkl è veloce e resistente, uomo da corse di un giorno, come lo è Sean Flynn, che di tanto in tanto spunta negli ordini d’arrivo, Patrick Eddy, invece, è corridore molto forte sul passo, darà una mano al treno dei velocisti e punta a fare esperienza anche al Nord. Se l’esperto Timo Roosen può dare una mano soprattutto nelle corse di un giorno, Tim Naberman sarà supporto in salita, magari anche per Gijs Leemreize, scalatore e uomo da corse a tappe, anche se fin qui, tra i professionisti, si è visto poco. C’è poi Nils Eekhoff, altro corridore che si accende a intermittenza, bel talento fin qui non del tutto espresso, oltre a essere una pedina per il treno in supporto ai tanti velocisti in squadra, sarebbe, almeno sulla carta, corridore da corse di un giorno non troppo impegnative e magari punta della squadra al Nord. Infine i tre nuovi arrivi: Bjoern Koerdt è un prospetto molto interessante per le salite, e con una storia interessante alle spalle, così come da seguire è il colombiano Guillermo Juan Martinez, messosi in luce lo scorso anno al Val d’Aosta. Chiude l’organico Robbe Dhondt, 2004, come i due appena citati, anche lui con un futuro da scalatore. A che livello lo scopriremo.
📑VOTO FINALE 5

[VISMA | LEASE A BIKE]
🆕NUOVI ARRIVI
Niklas Behrens 🇩🇪, Matthew Brennan 🇬🇧, Victor Campenaerts 🇧🇪, Tijmen Graat 🇳🇱, Menno Huising 🇳🇱, Daniel McLay 🇬🇧, Jorgen Nordhagen 🇳🇴, Simon Yates 🇬🇧, Axel Zingle 🇫🇷
🔐UOMINI CHIAVE
Jonas Vingegaard🇩🇰 , Wout van Aert 🇧🇪, Matteo Jorgenson 🇺🇸, Olav Kooij 🇳🇱
‼️ DA SEGUIRE
Christophe Laporte🇫🇷 , Per Strand Hagenes 🇳🇴, Simon Yates 🇬🇧, Niklas Behrens 🇩🇪
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Edoardo Affini
💪PUNTI DI FORZA
Si fa prima a dire dove non sono forti
👎PUNTI DEBOLI
Forse, ma lo diciamo a bassa voce, si sono indeboliti un po’ al Nord almeno numericamente
✍️COMMENTO
Uno squadrone e che squadrone, una delle tre formazioni più forti del gruppo. Vero che perdono qualcosa nelle corse del Nord (i van Dijke e Tratnik), e forse lì, pur avendo mantenuto i capitani, manca un po’ di profondità nella rosa, ma chi resta, ha un anno in più o chi arriva dal mondo Under 23, alza ulteriormente il livello della squadra.
Partiamo proprio dalle solide realtà: Jonas Vingegaard, Tour e Vuelta nel mirino e poco altro, peccato, vorremmo vederlo più spesso uscire dalla sua comfort zone, ma comprendiamo l’ossessione Tour e non vediamo l’ora di goderci l’ennesimo scontro con Pogačar. Wout Van Aert, lo abbiamo scritto sull’ultimo numero di alvento e ora aspettiamo che quel desiderio possa diventare realtà. A caccia di Fiandre e Roubaix e poi, finalmente, al Giro. Sfortuna permettendo. Matteo Jorgenson, cresciuto ulteriormente nell’ultima stagione, il corridore americano è uno dei più completi in assoluto in gruppo, capace di spaziare dalle classiche di ogni genere alle corse a tappe e sempre con qualità e la ricerca costante della vittoria. Sarà pedina fondamentale nelle grandi classiche del Nord e poi al Tour. Olav Kooij, che non nasconde qualche malumore (sarà di nuovo al Giro e non al Tour e ha già detto che si sta guardando intorno per il 2026, nel caso la squadra non gli dovesse dare garanzie di partecipazione nemmeno l’anno prossimo), resta uno dei velocisti più forti al mondo, garanzia di successi anche pesanti.
Christophe Laporte sogna di vincere la Roubaix, in generale sarà uno dei capitani al Nord con Jorgenson e van Aert, ma non solo, lo scorso anno andò forte anche alla Strade Bianche e ci riproverà, così come lo vedremo alla Sanremo. A completare un pacchetto di enorme qualità per le grandi classiche ecco Tiesj Benoot, regolare e utile come pochissimi altri in gruppo e Dylan van Baarle, che arriva da una stagione abbastanza disgraziata per via di malanni e cadute (ed è caduto, di nuovo, pronti, via, al Tour Down Under, rimediando una frattura alla clavicola), ma è uno che sa vincere qualsiasi corsa sul pavè. Più portati per le Ardenne, invece, Attila Valter e uno dei nuovi acquisti, Axel Zingle, in maglia Visma per esplodere definitivamente. A metà del guado sta, invece, Per Strand Hagenes, grande talento e motore, capace di andare forte sia in un tipo di corsa che nell’altra. Veloce, resistente, quest’anno potrebbe essere il nome “nuovo” della Visma nelle classiche del Nord. Per le corse a tappe, oltre a Vingegaard, anche qui l’imbarazzo della scelta. Simon Yates va al Giro per vincerlo, Wilco Kelderman dove lo metterai starà, Sepp Kuss lo conosciamo, fedele gregario in salita, ma capace anche di togliersi grandi soddisfazioni personali, Cian Uijtdebroeks è uno dei giovani più interessanti a livello assoluto per le grandi corse a tappe e quest’anno lo vedremo sin da subito, come calendario, cercare uno spazio che al momento potrebbe essere chiuso dal più esperto Yates.
Se parliamo di talenti assoluti per le corse a tappe non possiamo dimenticare la presenza in squadra di Jorgen Nordhagen, motore con pochi eguali in prospettiva, seppur acerbo, curiosi di capire l’impatto che avrà nel World Tour, vista anche la giovane età e la "poca" esperienza. I tanti giovani promossi avranno chance di farsi vedere? Forse sì, forse no, l’impressione è che molti di loro siano destinati a fare grandi cose ma in aiuto ai capitani: ci riferiamo a Menno Huising, Tijmen Graat e Loe van Belle. I tre, in arrivo dalla squadra Devo, hanno tuttavia le qualità per ritagliarsi uno spazio magari in qualche breve corsa a tappe. Cercano il riscatto Ben Tulett, mai esploso dal passaggio in Visma e Thomas Gloag, stagione buttata via quella scorsa, a causa di problemi fisici. Entrambi avrebbero le qualità per essere dei fattori sia nelle corse di un giorno impegnative che nelle gare a tappe, Tulett più esplosivo e forte a cronometro, Gloag più a suo agio in alta montagna.
Tra i giovani nominiamo a parte Niklas Behrens e Matthew Brennan perché a nostro parere sono fra i due più interessanti da seguire in questo 2025. Il primo ha avuto un’annata eccezionale e sorprendente tra gli Under 23, fu un’intuizione favolosa dello scouting Lidl Trek, ma ha preferito, a un’altra stagione nel team Devo nella squadra americana, passare subito professionista. Uomo da vento in faccia, veloce, scaltro, potente, resistente, adatto a diverse tipologie di corsa e ancora con margini da capire, curiosi dell’impatto che potrà avere nella massima categoria. Matthew Brennan è una sorta di van Aert in piccolo, quando è al meglio tiene bene in salita e può pure sprintare in un gruppo affolato. Lo vedremo da subito al Tour Down Under e ci faremo un’idea migliore di un corridore che quando ha corso in mezzo ai professionisti si è già messo in mostra con buoni risultati, nonostante la giovane età.
Ultime menzioni, ma non per questo meno importanti per uomini squadra di assoluto spessore: Bart Lemmen va forte in salita e spesso verrà chiamato anche a ruoli importanti in qualche breve corsa a tappe, Steven Kruijswijk in alta montagna, Julien Vermote in pianura nelle prime fasi, Edoardo Affini un po’ ovunque, al Nord e nelle corse a tappe per gli altri, a crono per se stesso, sono gregari di assoluto livello.
Tosh van der Sande è veloce, può andare forte nelle semiclassiche del Belgio, ma è soprattutto un importante supporto per i compagni, infine Daniel McLay andrà presumibilmente a farsi qualche volata in proprio o a rimpolpare di cavalli il treno di Olav Kooij.
📑VOTO FINALE 8,5

[UAE TEAM EMIRATES - XRG]
🆕NUOVI ARRIVI
Rune Herregodts 🇧🇪, Julius Johansen 🇩🇰, Jhonatan Narvaez 🇪🇨, Pablo Torres 🇪🇸, Florian Vermeersch 🇧🇪
🔐UOMINI CHIAVE
Tadej Pogačar🇸🇮 , Brandon McNulty 🇺🇸, Juan Ayuso 🇪🇸, Jhonatan Narvaez 🇪🇨
‼️ DA SEGUIRE
Antonio Morgado🇵🇹 , Adam Yates 🇬🇧, João Almeida 🇵🇹, Jan Christen 🇨🇭, Isaac Del Toro 🇲🇽
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Filippo Baroncini, Alessandro Covi
💪PUNTI DI FORZA
I grandi giri, in generale le corse a tappe, e con Pogačar possono vincere tutte le corse a cui partecipa, film già visto.
👎PUNTI DEBOLI
Le volate non sono il loro, seppure Molano è un ottimo corridore, ma se ci sono i grossi calibri difficile competere per lui
✍️COMMENTO
Squadra che domina in lungo e largo da anni non si cambia, anzi, va a puntellare qua e là e sentirà poco la mancanza di quelle che sono le uscite più importanti. Squadra che, logicamente, girerà intorno a Tadej Pogačar: Tour, Vuelta, le grandi classiche a cui parteciperà sono tutti segnati come obiettivi vittoria.
Non che i compagni di squadra staranno a guardare. Il reparto corse a tappe è gonfio e tronfio: Adam Yates, Brandon McNulty, Juan Ayuso, João Almeida, Pavel Sivakov, Jay Vine, farebbero le fortune di (quasi) tutte le altre squadre del World Tour. Quando non saranno chiamati a correre per il campione del mondo sloveno, potranno vincere in lungo e largo, tappe, classifiche generali, ma anche corse di un giorno impegnative, da un paio di stagioni altro terreno di conquista della squadra emiratina.
I giovani non saranno da meno, anche negli obiettivi a breve termine: Isaac Del Toro ha già dato saggio del suo talento nelle brevi corse a tappe e per la conquista di traguardi di giornata, il prossimo che attendiamo è Pablo Torres, scalatore rivelazione dell’ultima stagione tra gli Under 23. Tra i nuovi acquisti uno dei più interessanti è sicuramente Jhonatan Narvaez, cresciuto moltissimo nelle ultime stagioni fino a diventare uno dei corridori più forti su certi percorsi, perlopiù mossi, ma senza disegnare le pietre del Nord. Dove, oltre al capitano Pogačar e al corridore ecuadoriano, ci saranno Tim Wellens, grandi classiche di ogni genere nel mirino e darà man forte anche in salita, Nils Politt, con il sogno Roubaix e Florian Vermeersch, preso appositamente per aumentare il peso specifico sulle pietre.
Quasi tutti i corridori di questa squadra hanno dimostrato, tra le maggiori caratteristiche, la duttilità. Possono giocarsi traguardi personali sui (diversi) terreni preferiti, ma sono fondamentali per gli obiettivi di squadra: Mikkel Bjerg lo conosciamo, può tirare il gruppo in una qualsiasi tappa dal profilo altimetrico più differente e magari piazzarsi in una crono che conta o in una classica del Nord; Filippo Baroncini è uomo veloce, da piazzamento in un gruppo ristretto, ma può andare forte anche in diverse tipologie di corse di un giorno e sa lavorare per gli altri. Se la sfortuna (vedi cadute-fratture) lo dovesse abbandonare lo vedremo competitivo al Nord. Rafal Majka e Felix Grossschartner sono due gregari per la salita, ma potranno dire la loro in qualche corsa a tappe, Alessandro Covi darà una mano ovunque, quando necessario, Damen Novak è uno dei fedelissimi di Pogačar, utile su tutti i terreni, salita, collina o pianura, mentre Julius Johansen è un forte passista capace di stare in treno per la volata o, come Vegard Stake Laengen, a riparare i capitani dal vento nelle prime fasi di gara. Juan Sebastian Molano è l’unico vero e proprio velocista in organico, ma quando sta bene si difende anche al Nord nelle semiclassiche tra Belgio e Francia non troppo impegnative. Rui e Ivo Oliveira sono fondamentali in volata e in pianura, con il primo capace pure di distinguersi in qualche corsa di un giorno, grazie a sprint e resistenza, il secondo forte a cronometro. Marc Soler è un ex cavallo pazzo, da quando corre in UAE è corridore che, seppure tra alti e bassi, sa essere utilissimo alla squadra in salita, anche con azioni da lontano se la tattica lo richiede.
Igor Arrieta è giovane, ma sembra già instradato verso il lavoro per la squadra in salita, mentre tra i nuovi acquisti Rune Herregodts è corridore che finora si è distinto per risultati a cronometro, per attacchi dalla lunga o anche dalla breve distanza a volte andati a buon fine. Probabilmente avrà un ruolo di aiuto alla squadra in pianura, ma potrà togliersi pure cercare qualche vittoria - un po’ come praticamente tutti in UAE - in qualche corsa di un giorno. Infine due fra i diamanti più preziosi della UAE Team Emirates: Antonio Morgado e Jan Christen. Il portoghese può quasi tutto, Nord, inteso come pavé e corse vallonate, sprint ristretti, magari anche brevi corse a tappe. Se il tempo è brutto, meglio. Jan Christen non è da meno e pure lui ha le corse di un giorno nel mirino, soprattutto quelle in stile Ardenne. Entrambi lo scorso anno hanno avuto un grande impatto col professionismo e se dovessero crescere e gestiti bene - arriverà il momento in cui reclameranno il loro spazio in corse importanti - sarà un problema soprattutto per gli altri. Banalmente: il potere logora chi non ce l’ha.
📑VOTO FINALE 9

[XDS ASTANA]
🆕NUOVI ARRIVI
Clément Champoussin 🇫🇷, Nicola Conci 🇮🇹, Aaron Gate 🇳🇿, Sergio Higuita 🇨🇴, Florian Kajamini 🇮🇹, Matteo Malucelli 🇮🇹, Fausto Masnada 🇮🇹, Wout Poels 🇳🇱, Alessandro Romele 🇮🇹, Haoyu Su 🇨🇳, Mike Teunissen🇳🇱, Davide Toneatti 🇮🇹, Darren van Bekkum 🇳🇱
🔐UOMINI CHIAVE
Alberto Bettiol 🇮🇹 , Diego Ulissi 🇮🇹, Lorenzo Fortunato 🇮🇹, Sergio Higuita 🇨🇴
‼️ DA SEGUIRE
Mike Teunissen 🇳🇱, Wout Poels 🇳🇱, Christian Scaroni 🇮🇹, Clément Champoussin 🇫🇷
🇮🇹 ITALIANI IN SQUADRA
Davide Ballerini, Alberto Bettiol, Nicola Conci, Lorenzo Fortunato, Michele Gazzoli, Florian Kajamini, Matteo Malucelli, Fausto Masnada, Alessandro Romele, Christian Scaroni, Davide Toneatti, Diego Ulissi, Simone Velasco
💪PUNTI DI FORZA
Se trovano la quadra possono ambire a tanti traguardi parziali un po’ su tutti i tipi di percorsi
👎PUNTI DEBOLI
Non solo le eccellenze ce le hanno gli altri, ma loro rischiano di dover contare su corridori forti, ma discontinui e su molte scommesse
✍️COMMENTO
La squadra più italiana del World Tour - per fortuna ci sono loro, viene da dire, partigianamente - è anche una delle meno forti: segno dei tempi per il settore strada maschile italiano che non vive il momento migliore della sua storia. XDS-Astana cambia profondamente l’organico oltre allo sponsor principale e ce l’aspettiamo da subito a caccia di risultati parziali: squadra che pare impostata proprio per questi obiettivi. A caccia di tappe e corse di un giorno Alberto Bettiol, uno dei più rappresentativi in squadra, seppur non proprio un vincente seriale, sarà spesso il capitano, in lungo e in largo, per una buona fetta di 2025. Chi invece ha spesso alzato le braccia al cielo al traguardo in tutta la sua carriera è Diego Ulissi che abbandona dopo 15 anni il gruppo Lampre/UAE in cui ha sempre corso da professionista e con il quale ha vinto almeno una gara ogni stagione: l’obiettivo è prolungare questa striscia. La squadra sarà spesso per lui a differenza di quello accaduto negli ultimi anni in UAE.
A caccia di tappe e magari corse di un giorno ci sono Clément Champoussin, scalatore, ma non solo, corridore esplosivo adatto pure a percorsi tortuosi e salite brevi. Tanti alti e bassi in carriera, ogni tanto ha colpi da corridore di primissimo livello salvo poi scomparire per mesi. Sembra un po’ un pattern, quasi una perversione dello scout della squadra che nel mercato invernale si assicurano altri due profili di questo tipo, da corse di un giorno impegnative, da percorsi tortuosi e magari arrivi su salite brevi o lunghe, non fa differenza, corridori forti, ma che non hanno mai fatto della continuità di prestazioni, non solo di risultati, l’arma migliore. Parliamo di Sergio Higuita e Nicola Conci: anche per loro la speranza è che il cambio di squadra possa dare gli effetti sperati. Il colombiano punta pure alle brevi corse a tappe, l’italiano alle fughe un po’ ovunque. Da fughe un po’ ovunque, ma soprattutto in montagna, Christian Scaroni, lo scorso anno fino al Giro d’Italia uno dei migliori in squadra, cerca ancora una vittoria di peso in carriera che, agendo con perseveranza, prima o poi arriverà. Tra i tanti nuovi arrivi c’è Wout Poels, oltre a portare tanta esperienza, porta peso in montagna, punterà a successi parziali, a qualche corsa di un giorno più dura, a qualche breve corsa a tappe soprattutto a inizio stagione e poi si affiancherà a Lorenzo Fortunato e Harold Tejada, capitani per i grandi giri.
L’italiano e il colombiano, scalatori quasi puri, inseguiranno piazzamenti di prestigio nelle classifiche finali e di fianco a loro, oltre a Poels, troveremo la grande esperienza e voglia di rivalsa di Fausto Masnada e assisteremo alla crescita di Florian Kajamini, passista scalatore, neo professionista che vuole ritagliarsi in futuro uno spazio da uomo di classifica.
Così come uomo di classifica è Harold Martin Lopez, ecuadoriano, ancora lo attendiamo all’esplosione, ne ha le qualità come mostrato in altre categorie. Esplosivo, veloce, a caccia di piazzamenti nelle brevi corse a tappe è Anton Charmig, che non disdegna per nulla arrivi che tirano all’insù, brevi salitelle, mentre tra i nuovi arrivi segnaliamo tre neo professionisti da seguire con interesse. Alessandro Romele, corridore estremamente versatile; profilo perfetto da corridore che ama prendere vento in faccia, in fuga o davanti al gruppo, che si difende su salite brevi e dotato di un discreto spunto veloce, Davide Toneatti, cresciuto nel ciclocross, nell’ultima stagione ha finalmente fatto vedere le sue qualità che potrebbero valergli in futuro anche la lotta per le classifiche delle brevi corse a tappe e Darren van Bekkum, olandese arrivato dalla Visma Devo, anche lui con l’ambizione di poter esprimere il suo meglio nelle gare a tappe. Vediamo entrambi fino a che livello sapranno spingersi.
Per le corse di un giorno, oltre a Bettiol, meritano attenzione alcuni corridori veloci, ma capaci di misurarsi con ambizione anche al Nord. Questo è il caso di Mike Teunissen, atleta da top ten alla Roubaix, capace in carriera di conquistare allo sprint tappa e maglia al Tour davanti ai migliori velocisti, sarà vagone di un treno, co-capitano al Nord, velocista in prima persona, insomma profilo su cui in casa “cinese” si punta molto. C’è Michele Gazzoli, che risolti problemi di altra natura è tornato a mostrarsi a buon livello, anche lui può provare a crescere nelle corse di un giorno in Belgio, ma non solo, anche in qualche arrivo tortuoso delle brevi corse a tappe. Davide Ballerini è uno dei leader della squadra, per capacità ed esperienza. Al trentenne lombardo sembra sempre mancare qualcosa per ottenere risultati o piazzamenti di peso. Negli anni ha dimostrato anche di essere un valido vagone di un treno, oppure di sprintare per se stesso. In carriera ha ottenuto un paio di successi di peso, quando sta bene è capace pure di andare in fuga in montagna nei tapponi dei grandi giri, ma troppe volte è stato fermato da problemi fisici. Gli sprint in casa Astana li faranno anche (o soprattutto) Cees Bol, Max Kanter e Matteo Malucelli. Il primo, olandese, libero dell'ingombrante presenza di Cavendish può tornare a far valere la sua velocità, soprattutto in sprint che tirano all’insù. Il secondo, tedesco, è uno che tiene bene anche su percorsi mossi, mentre il corridore italiano, a trentuno anni, ha la chance della carriera, meritata per quello fatto nelle ultime stagioni, di testarsi contro i migliori velocisti al mondo in corse di alto livello. Per le gare vallonate presenti anche Ide Schelling, arrivato lo scorso anno dopo ottime stagioni in maglia BORA, lo scorso anno non si è visto praticamente mai, Aaron Gate è corridore che si è costruito fama e palmarès soprattutto in pista e nelle gare extra europee, ma non solo, attenzione, è veloce e adatto a finali impegnativi, ma non troppo. Ci sono, poi, Simone Velasco, ex campione italiano che ha nelle corse in stile Ardenne i tipi di gara preferiti ed Henok Mulubrhan che, quando sta bene, è capace di tenere su salite un po’ più lunghe e magari provare a fare classifica in qualche breve corsa a tappe. Quella che una volta era una colonia kazaka ora si è ristretta a soli tre corridori: Yevgeniy Fedorov, ex campione del mondo Under 23 è corridore da classiche di un giorno impegnative, Nicolas Vinokurov è figlio d’arte, anche lui predilige tracciati impegnativi, come Anton Kuzmin, questi ultimi due sembrano più dei riempitivi. Come riempitivo è chi chiude il roster, il cinese Haoyu Su, aggregato in squadra più per questioni di nazionalità e sponsor che per effettiva qualità, la sua promozione ha fatto scivolare in squadra Devo Gleb Sirytsa uno che aveva dimostrato di meritare ampiamente la categoria.
📑VOTO FINALE 5,5
Van der Poel è tornado
Sei tornato! Ci hai messo veramente poco. C'è chi si è segnato tutto su un foglio e dice che dopo 1'06'' hai raggiunto Toon Aerts e dopo 1'12'' ti sei lanciato in discesa senza temere niente e nessuno, ti sei lasciato andare ed eri già in testa. Da solo.
Sei un tornado, van der Poel, e non c'è stato niente per nessuno. Altri dicono che se non saltassi Benidorm, tanto per dire, vinceresti pure la Coppa del Mondo con quattro gare in meno. Però magari cambi idea strada facendo anche se ultimamente ci hai abituato a poca fantasia da quel punto di vista. Vederti spazzare via il fango di Zonhoven è stato un ritorno ai vecchi tempi, quelli in cui deprimevi e schiacciavi gli avversari e tutto intorno la gente, tantissima, uno spettacolo, ma pure da casa, sul divano - perché nascondersi e non dirlo? - si esaltava a ogni tua pedalata pur vedendo una corsa chiusa già dopo poche curve e pochi metri. Si può ammettere, senza che nessuno si offenda, che ci sei mancato (ora, quando arriverà la stagione su strada speriamo di vederti un po' di più: siamo inguaribili romantici). Aspettando l'altro van...
10 nomi da seguire a Il Lombardia (escluso Pogačar)
Premessa d’obbligo, a meno che non si voglia entrare nel mondo di Essere John Malkovich e ripetere continuamente: “Tadej Pogačar, Tadej Pogačar, Tadej Pogačar”, il quale ha già il suo da fare nel far godere il più possibile tifosi attratti da questa grande cosa che sta accadendo al ciclismo e che lui, come tutte le grandi cose, per l'appunto, dopo Merckx, verrà accostato a Coppi anche per il “semplice” fatto di poter vincere tra due giorni il quarto Lombardia di fila, roba, per l’appunto, che apparteneva al Campionissimo. Però gli altri, che ci stanno a fare? Il nostro subconscio è variegato e pensiamo anche a loro, va là. L’ultima grande corsa della stagione - prima del rush finale in Oriente, finale non per tutti, corse che sembrano a metà tra una punizione, una rivelazione, per qualcuno anche una bella vacanza pagata, per chi osserva non può che essere una inutile follia, un orpello di cui si fa volentieri a meno: si corre troppo, c’è troppo da seguire anche per il semplice appassionato che a volte si ritrova con quattro, cinque gare a colpo e non sa che fare, insomma ho perso il filo come sempre, perché questo del correre troppo è un altro discorso, seppure importante. Tornando alla "classica delle foglie morte” in programma questo sabato, e che chiude, si diceva, la stagione delle grandi gare di un giorno, abbiamo un solo favorito su un percorso meno duro che in passato e dove, come abbiamo già scritto, aspetteremo non come, ma dove e quando. In attesa di capire, infatti, il punto in cui il campione del mondo attaccherà per vincere in solitaria, in un momento in cui ha ridotto a brandelli i suoi avversari, non solo per l'assurdità dei numeri, dei watt e compagnia, ma anche mentalmente, ecco dieci nomi da seguire al Giro di Lombardia - o Il Lombardia. Dieci nomi, ma, come da titolo, eccetto quello lì.
ROMAIN BARDET
All’ultima corsa della carriera, Romain Bardet sceglie la classica italiana per dare addio alle corse su strada. Qui è sempre andato forte e come la Liegi, la corsa italiana, per percorso e dislivello è la più adatta.Una sola volta, però, è andato vicino al grande colpo e pare un’epoca fa. Era il 2016 e un giovane Bardet era presente nell'azione decisiva con Diego Rosa, Esteban Chaves e Rigoberto Uran che poi si sarebbero giocati il successo. Chiuse quarto, quella volta, ma sabato va a caccia del podio per terminare la sua carriera in bellezza.
LOMBARDIA DISPUTATI: 8
MIGLIOR PIAZZAMENTO: 4° nel 2016
2023: 11°
TOM PIDCOCK
Più a suo agio in discesa che in salita, Tom Pidcock ha dimostrato, di recente al Giro dell’Emilia, di poter essere considerato tra i principali corridori che da dietro lotteranno per un posto sul podio. Considerando anche come, la versione 2024 de Il Lombardia appaia meno impegnativa di altre volte, e, tenendo il focus sulle capacità di guida in discesa del corridore della Ineos (ancora per poco?), ci sentiamo di mettere il funambolico e poliedrico nativo di Leeds fra i possibili candidati a una posizione di alta classifica al termine della classica delle foglie morte.
LOMBARDIA DISPUTATI: -
MIGLIOR PIAZZAMENTO: -
2023: -
DAVIDE PIGANZOLI
C’è un po’ di Italia in questo… Il Lombardia? Sì, è Davide Piganzoli, autore di una prova confortante, l’ennesima, al Giro dell’Emilia, in vista di un futuro che lo dovrebbe vedere legato ancora un anno al Team Polti di Ivan Basso, la squadra che lo ha scovato, cresciuto e lanciato nel mondo del ciclismo. Ci stava visto benissimo anche al Mondiale, Piganzoli, per piglio e caratteristiche: ormai sempre più raramente si vede un corridore italiano di questo tipo, forte in salita, resistente, persino veloce, con recupero, giovane, eccetera. Piganzoli è la carta migliore per la spedizione azzurra per covare qualche speranza di piazzamento tra i dieci che, per la squadra di Basso, sarebbe, oltretutto un risultato da leccarsi i baffi per qualche decennio.
LOMBARDIA DISPUTATI: 1
MIGLIOR PIAZZAMENTO: 28° nel 2023
2023: 28°
JAN CHRISTEN
Da un giovane all’altro: Jan Christen. È vero, l’attenzione sarà tutta esclusivamente catalizzata da Tadej Pogačar, non solo al di fuori, ma anche in squadra. Poi, chissà, magari non ci sarà bisogno di uno sforzo massimo da parte di tutti i compagni di squadra - UAE TEAM Emirates con il solito squadrone al via - e il giovane svizzero, magari si potrebbe risparmiare e, grazie alle sue caratteristiche, da dietro potrebbe anche superare diversi corridori. Unico scoglio: il chilometraggio, in corse di una certa durata Christen non ha ancora dimostrato nulla ed è proprio lì che sembra poter avere margini o - se vogliamo vederla da un altro punto di vista - i propri limiti. Comunque, signore e signori, questo sembra proprio corridore vero…
LOMBARDIA DISPUTATI: -
MIGLIOR PIAZZAMENTO: -
2023: -
ENRIC MAS
Ogni tanto capita che Enric Mas si ricordi di essere un bel corridore. Ogni tanto capita che esca fuori con una gamba di qualità dalla “sua” Vuelta e possa addirittura provare a impensierire i più forti, strada facendo. È già accaduto in passato - sconfisse Pogačar all'Emilia nel 2022 e poi fu l’unico a resistergli al Lombardia pochi giorni dopo -, ma il passato è, per l’appunto, quella cosa che ormai è lontana nel tempo e dove al massimo puoi trovare rifugio nei momenti di sconforto. In più, lo sloveno campione del mondo è nettamente più forte di quello che già vinceva (a tratti dominava) due stagioni fa. Mas, invece, è più o meno lo stesso, corridore che si nasconde, spesso, che ogni tanto, al contrario di quello che molti dicono, quando sta bene non ha paura a farsi vedere davanti o scattare (è così, ve lo giuro). Certo, le discese a il Lombardia possono creare sempre grattacapi e lui non è questo guidatore sopraffino. Vedremo, ma un paio di centesimi su di lui che chiude tra i primi li buttiamo nella prima fontana che troviamo, molto volentieri.
LOMBARDIA DISPUTATI: 4
MIGLIOR PIAZZAMENTO: 2° nel 2022
2023: DNF
ROGER ADRIÀ
Tra i nomi (nuovi) di questa stagione ecco Roger Adrià, poliedrico spagnolo che ha beneficiato del salto di squadra in Red Bull. Lui che, a differenza di suoi molti colleghi, spesso italiani, lavora tanto per la squadra, ma sfrutta alla grandissima le occasioni che gli vengono date: vittoria a Namur al Gp di Vallonia, successo sfiorato alla Bernocchi qualche ora fa, per fare due esempi. Dopo una grande Vuelta a supporto di Roglič su diversi terreni e un Mondiale corso sempre nel vivo dell’azione (con 11° posto finale) nel gruppo dei migliori, il ventiseienne catalano sabato è uno dei candidati al podio. Resistente in salita, grazie anche al notevole spunto veloce potrebbe eventualmente vincere la possibile volata ristretta alle spalle di Pogačar.
LOMBARDIA DISPUTATI: -
MIGLIOR PIAZZAMENTO: -
2023: -
SIMON YATES
Si è rivisto in questo finale di stagione e vuole dare l’addio alla squadra che lo ha lanciato e per la quale ha corso per oltre un decennio in grande stile: Simon Yates punta forte al podio. Per farlo, però dovrà sperare in una corsa dura e magari, possibilmente, staccare molti dei suoi avversari altrimenti in un eventuale sprint ristretto finirebbe battuto da molti. Di recente, il corridore di Manchester, che dalla prossima stagione sfiderà il gemello facendo il gregario a Vingegaard, ha dimostrato di essere tornato sulla strada giusta, quella del miglior Yates, corridore brillante ma che da un po’ non si vedeva.
LOMBARDIA DISPUTATI: 4
MIGLIOR PIAZZAMENTO: 5° nel 2023
2023: 5°
WILCO KELDERMAN
Volete un bel nome a sorpresa? Eccovi serviti: Wilco Kelderman che, se non dovesse cadere, è uno di quelli che in salita potrebbe stare con i migliori. La Visma, sulla carta, ha altre punte - Jorgenson, in calo in questo finale di stagione, tanta volontà, ma meno brillantezza, Valter, che fatica a fare il salto di qualità - ma ha nel neerlandese un corridore affidabile, dotato spesso di una notevole capacità di togliere le castagne dal fuoco in caso di controprestazioni altrui e di tenere la ruota dei migliori in salita. Carta che la Visma potrebbe pure spendere dalla media distanza pur consapevole che sabato UAE Team Emirates difficilmente farà volare mosche diverse da quelle vestite con la maglia iridata.
LOMBARDIA DISPUTATI: 10
MIGLIOR PIAZZAMENTO: 17° nel 2014
2023: 65°
BAUKE MOLLEMA
Abbiamo parlato di corridori al passo d’addio, altri, invece, devono costruire ancora la propria carriera, nel caso di Bauke Mollema, invece, parliamo di uno dei corridori più esperti del gruppo, e che pare non abbia voglia di smettere, uno dei corridori più in forma del momento, uno dei corridori in attività che Il Lombardia lo ha vinto (gli altri sono, fra quelli al via, Pogačar, Fuglsang, con loro Chaves, non iscritto). Forse avrebbe preferito un tracciato più duro, lui scalatore e dotato di grande resistenza, ma guai a sottovalutare la sua capacità di lettura della corsa che nel tempo gli ha permesso di togliersi grandi soddisfazioni.
LOMBARDIA DISPUTATI: 15
MIGLIOR PIAZZAMENTO: 1° nel 2019
2023: 43°
DAVID GAUDU
Chiudiamo con un altro francese, David Gaudu, uno che negli ultimi anni si è tirato addosso karma negativo e qualche antipatia, forse pure di troppo. Sta bene Gaudu anche se al Mondiale gli si è spenta la luce all’improvviso dopo essere stato a lungo tra i più attivi nel gruppo a inseguire Pogačar ed è corridore particolarmente adatto a percorsi come il Lombardia. Sulle strade tra le province di Bergamo e Como, sabato, lo aspettiamo agguerrito e all’attacco - o all’inseguimento, dipende dai punti di vista.
LOMBARDIA DISPUTATI: 4
MIGLIOR PIAZZAMENTO: 7° nel 2021
2023: -
Foto: Sprint Cycling Agency
Il monumentale dei Mondiali di ciclismo 2024
[I NOMI DEI FAVORITI E DEI PRETENDI ALLE MEDAGLIE POTREBBERO SUBIRE VARIAZIONI: NON TUTTE LE SELEZIONI SONO STATE ANCORA UFFICIALIZZATE]
C’è un evento che, almeno a chi scrive, scalda il cuore più di ogni altro. Uno di quelli che il romantico autore sogna la notte, manco fosse lui a dover correre, sperando che i colori che indossa, quelli della propria nazionale, si possano tramutare, passato quell’istante finale, quella striscia incollata sull'asfalto da qualche addetto, nella maglia iridata. Carbo load per la preparazione: un piatto enorme di pasta al forno e quello che avanza il giorno dopo lo si mette sulla pizza fatta in casa. Lievito madre. Sarà per questo che, la notte, il nostro, sogna biciclette, salite e fatica o più esplicitamente sogna un turbolento Mondiale di ciclismo? Chissà, ma non è ciò che importa, il nostro si è rigirato nel letto tutta la notte convinto che qualche insetto lo stesse pizzicando e alla fine, invece, si è ricordato che il Mondiale stava davvero arrivando, stavolta nella sua ormai consueta ubicazione in calendario, dopo l’anticipo del 2023.
Da domenica 22 a domenica 29 settembre, quindi, eccoli (in tutto il loro splendore?) i Mondiali su strada di ciclismo a Zurigo, un posto strano, per nulla brutto, con quel Lago in mezzo a fare da punto di riferimento in molte corse e che già sappiamo verrà spesso inquadrato in mezzo ad azioni salienti durante la corsa. Facciamo un pronostico prima di addentrarci in questioni più tecniche: qualcuno avrebbe voglia di contare quante volte le immagini si soffermeranno sul Lago? Noi spariamo una cifra: intorno a un centinaio, o poco più. Tuttavia, oltre all’inserimento più classico - almeno dalla riforma del calendario - del Mondiale verso fine settembre, torna pure la solita, vecchia, sporca, persino noiosa formula, così tradizionale fino a farsi amare per abitudine: la rassegna verrà infatti chiusa dalla prova in linea maschile, in un crescendo che, visto anche il percorso, impegnativo (molto) almeno sulla carta, e i suoi partecipanti, promette grande spettacolo.
Quello che segue, nei prossimi capitoli, vuole essere una breve analisi di quello che sarà: breve non tanto per rispondere alle esigenze del lettore o addirittura perché crediamo alla regola che più si scrive e meno si legge, quanto perché, al momento della preparazione e dell’uscita, ancora non sono certi tutti i nomi presenti o le selezioni ufficiali, in particolare modo per le prove in linea in programma al termine della prossima settimana -ma magari per quello ci adopereremo nella prossima newsletter- e, come detto in apertura, la ripetizione giova più all’autore del pezzo che a voi, cari lettori. Portate pazienza, verrà aggiornata mano a mano che saranno annunciati i nomi definitivi al via delle varie corse.
Quindi, gara per gara, ecco orario, percorso e possibili favoriti del Mondiale di Zurigo 2024. Una serie di spunti e pronostici fatti col sorriso e la rassegnazione più totale, consapevoli che al solito ne beccheremo pochi, ma l’importante, come dice il giocatore d’azzardo, è divertirsi.
DOMENICA 22
CRONOMETRO INDIVIDUALE FEMMINILE ÉLITE E UNDER 23
ORARIO 11.51
DISTANZA 29,9 KM
DISLIVELLO 327m
PERCORSO: da Gossau a Zurigo

FAVORITE
Difficile non immaginare una sfida tra Chloè Dygert e Grace Brown: l’australiana campionessa olimpica, medaglia d’argento nelle ultime due prove a cronometro al mondiale, ha annunciato che a fine stagione appenderà la bici al chiodo e quindi avrà motivazioni maggiori su un percorso mosso inizialmente, ma che nella seconda metà diventa un bel piattone quasi dritto che sale verso nord costeggiando il Lago di Zurigo e che pare sorridere di più all’avversaria americana. In alternativa alle due o a giocarsi un terzo posto sul podio i nomi, gira e rigira, sono sempre quelli: Lotte Kopecky, Belgio, fresca di titolo europeo, cresciuta a dismisura anche in questa specialità, punta come minimo a migliorare il 9° posto di due anni fa a Wollongong, quando a vincere fu Ellen van Dijk, Paesi Bassi, altra outsider per il podio, ma tutto dipende da come sta - all’Europeo, chiuso proprio alle spalle della belga, ha dimostrato di essere in crescita rispetto ai Giochi Olimpici. Partono più defilate, ma non sconfitte: Demi Vollering, Paesi Bassi, ciclista per la quale molti di noi hanno un debole, ma che probabilmente si giocherà le cartucce migliori nella prova in linea, Christina Schweinberger, Austria, Juliette Labous, Francia, Anna Henderson, Gran Bretagna. Curiosità intorno alla partecipazione della veterana statunitense Amber Neben, alla sua diciassettesima volta al Mondiale a cronometro, vinto due volte, senza essere salita mai altre volte sul podio, ma con ben quattro quarti posti e solo due piazzamenti fuori dalle dieci. Il suo primo Mondiale fu nel 2002 a Zolder, arrivò quindicesima, aveva 27 anni. In altre categorie ci sono figli o figlie, nipoti, di colleghe e colleghi di quella volta. L’Italia schiera Vittoria Guazzini e Gaia Masetti. Speranze di medaglia pressocché nulle, con la prima che punta ad avvicinare la top ten, o magari entrarci, la seconda, esordiente in una rassegna iridata, a offrire una prestazione dignitosa e magari provare a inserirsi in alta classifica nella categoria Under 23. La corsa, infatti, è valida anche per il titolo Under 23 (enorme stortura: un titolo dato a una categoria che, di fatto, nel ciclismo femminile non esiste) dove le più accreditate sembrano essere, più o meno in quest’ordine: Antonia Niedermaier, Germania, Cédrine Kerbaol, Francia, Anniina Ahtosalo, Finlandia, Julie De Wilde, Belgio, Marie Schrieber, Lussemburgo, e Jasmin Liecht, Svizzera. Quest’ultima potrebbe portare la prima delle (tante? Loro se ne aspettano molte) medaglie alla nazionale di casa, ma ha pure il difficile compito di non far rimpiangere l’assenza dell’atleta rossocrociata più rappresentativa e che probabilmente si sarebbe giocata una medaglia nella gara élite, sia a cronometro che in linea: Marlen Reusser, ancora fuori per un grave infortunio subito tempo fa.
GRIGLIA FAVORITE
⭐⭐⭐⭐⭐ Dygert
⭐⭐⭐⭐ Brown
⭐⭐⭐ Kopecky, Schweinberger, van Dijk
⭐⭐ Vollering, Henderson
⭐ Labous, Niedermaier
CRONOMETRO INDIVIDUALE MASCHILE ÉLITE
ORARIO dalle 14.52
DISTANZA 46,1 KM
DISLIVELLO 413m
PERCORSO: da Oerlikon-Zurigo 46,1km
FAVORITI
46,1 chilometri da percorrere a ferro di cavallo e che uniscono il quartiere Oerlikon di Zurigo con il celebre lungolago della città svizzera: in mezzo un paio di salitelle che spaccheranno ritmo e gambe. Prova (abbastanza) lunga e per grandi cilindrate con il vento che, in caso di bizze, potrebbe pure ribaltare la situazione, condizionare l'andamento generale della prova e la sua classifica finale, mescolare le carte. E proprio sulla carta, ma non solo, Remco Evenepoel dal Belgio arriva in Svizzera per ripartire subito, ma come favorito assoluto. Dovrebbe avere tre avversari che si contenderanno gli altri due posti sul podio: il giovanissimo Joshua Tarling, Gran Bretagna, già bronzo un anno fa, Primož Roglič, Slovenia, vediamo come starà dopo le fatiche della Vuelta, e il mezzano Filippo Ganna, che ha dichiarato tempo fa di essere stanco e provato da questa stagione tanto che la sua presenza è stata pure in dubbio. Dietro i quattro proverà a sfruttare incertezze, ombre o cali Stefan Küng, Svizzera, deluso dall’argento europeo, che cerca la sua terza medaglia iridata in carriera nelle prove contro il tempo, lui che spesso ci è arrivato tra i favoriti e altrettanto spesso ha deluso. Corridore a volte affidabile, altrettante volte indecifrabile e che sta subendo una trasformazione negli ultimi anni da cronoman quasi duro e puro a grande piazzato nelle classiche più importanti e più impegnative, fondista tra i più forti in gruppo, è migliorato pure in salita - occhio quindi a Küng la domenica successiva. Poi ancora: Brandon McNulty, Stati Uniti, uscito malconcio dalla Vuelta, ma di recente autore di tempi strepitosi caricati su Strava e il suo connazionale Magnus Sheffield, corridore che deve ancora arrivare definitivamente, ma in quanto a cilindrata ci siamo già. Mikkel Bjerg (Danimarca), Nelson Oliveira (Portogallo), una sorta di garanzia assoluta di piazzamento nelle gare secche dei mondiali, Jay Vine (Australia), Stefan Bissegger (Svizzera), Raul Garcia Pierna (Spagna), Victor Campenaerts (Belgio) e perché no, anche il nostro Edoardo Affini, di recente vincitore del titolo europeo e forse nella forma migliore della sua vita sono nomi che possono provare il colpo a effetto. Da seguire, per una sporca top ten, anche Derek Gee (Canada), Bruno Armirail (Francia), Mathias Vacek (Cechia) e Søren Wærenskjold (Norvegia). Occhio alle sorprese, Tobias Foss a Wollongong nel 2022, insegna.
GRIGLIA FAVORITI
⭐⭐⭐⭐⭐ Evenepoel
⭐⭐⭐⭐ Ganna, Tarling, Roglič
⭐⭐⭐ Küng, McNulty
⭐⭐ Sheffield, Oliveira, Campenaerts
⭐Affini, Vine, Bjerg, Vacek
LUNEDÌ 23 SETTEMBRE
CRONOMETRO INDIVIDUALE MASCHILE JUNIOR
ORARIO 9:15-11:30
DISTANZA 24,9KM
DISLIVELLO 40m
PERCORSO ZURIGO-ZURIGO
FAVORITI
Dritta e piatta lungo il lago e dalla durata di 24,9km. Non semplice indicare i favoriti in una categoria dove regnano equilibrio e incertezze, e dove sono state poche le sfide fra tutti i nomi più importanti. Il Belgio lancia Jasper Schoofs (con lui Matisse Van Kerckhove, da annotare non solo per il nome, bellissimo, ma anche perché potrebbe puntare a una top ten): sarà di nuovo testa a testa come al recente Europeo con il neerlandese Michiel Mouris? Crediamo di no, o comunque non solo loro per il podio e lo spieghiamo anche in tre motivi. Intanto perché il livello è più alto, così come la posta in gioco, e poi perché, come abbiamo detto, in queste corse tra gli junior vanno tutti così forte che un giorno primeggia uno e un giorno l’altro. Il terzo motivo, ma ci arriveremo poi, è la presenza di colui che sposta in alto l’asticella e lui sì parte, davvero, con i favori del pronostico. Sono tanti i corridori che non solo potranno salire sul podio, ma anche vincere: la Francia con il fenomenale Paul Seixas - uno dei due, tre più forti juniores al mondo per costanza e livello di risultati, anche se lo vediamo più favorito nella prova in linea - e con lui l’interessante Louis Chaleil, suo compagno di squadra con la maglia della Decathlon. La Danimarca, ecco, ci siamo, è al via con quel fuoriclasse che porta il nome di Albert Whiten Philipsen e con Carl Just Pedersen, ennesimo Pedersen del ciclismo di vertice danese. Gli Stati Uniti schierano l'atteso figlio d’arte Ashlin Barry, forse potrebbe avvicinare la medaglia più qui che nella prova in linea, la Norvegia Marius Innhaug Dahl e Felix Ørn-Kristoff, la Spagna Hector Alvarez e Adria Pericas, futuro già segnato nel World Tour per entrambi, la Germania i temibili Paul Fitzke e Ian Kings, con quest’ultimo che ha già firmato con la Visma Devo, i Paesi Bassi, oltre al già citato Mouris, campione europeo in carica, avranno tra le proprie fila uno dei corridori di spicco per continuità di questo biennio, ovvero Senna Remijn, ragazzo che va molto forte anche nel ciclocross. Tutti i nomi fatti sono possibili medagliati. Tra gli outsider, invece, quindi un gradino sotto, segnaliamo l'irlandese Seth Dunwoody, il polacco Dominik Kryskow, il britannico Dylan Sage e il neozelandese Reef Roberts. Per fare del corridore un mestiere, come spesso accade ai ragazzi che si cimentano nel ciclismo in Oceania, Roberts è dovuto partire verso l'Europa dove è arrivato a inizio stagione, per la precisione in Francia e si è già fatto notare per risultati di peso. Estremamente completo e già capace di ottenere risultati importanti in questa sua prima vera e propria stagione su strada - ha battuto Seixas ed Alvarez, tanto per citare due dei cinque più forti della categoria - ha un nome meraviglioso, Reef, ovvero, barriera corallina, che già lo qualifica come uno dei corridori di culto e da seguire nel futuro. Infine, difficile per l’italia salire sul podio: i due che ci proveranno sono Lorenzo Finn e Andrea Donati, ottenere due piazzamenti nei 10 sarebbe comunque un risultato di spicco.
GRIGLIA FAVORITI
⭐⭐⭐⭐⭐ A.W. Philipsen
⭐⭐⭐⭐ Mouris, Schoofs
⭐⭐⭐ Chaleil, Roberts
⭐⭐ Ørn-Kristoff, Fietzke, Seixas
⭐ Kings, Dunwoody, Sage, Finn, Barry, Dahl, Alvarez
CRONOMETRO INDIVIDUALE MASCHILE UNDER 23
ORARIO 14.45-17.30
DISTANZA 29.9 KM
DISLIVELLO 327m
PERCORSO Gossau Zurigo-Zurigo

FAVORITI
Trenta chilometri di corsa per gli Under 23, prova che vedrà al via alcuni professionisti del World Tour (forse, si spera, per l'ultima volta) che partiranno come favoriti: su tutti Alec Segaert, Belgio. «Voglio vincere e chiudere un cerchio», ha detto il tre volte campione europeo a cronometro tra gli Under 23 che nelle ultime due edizioni del Mondiale è partito come principale pretendente alla medaglia d’oro finendo per uscire sconfitto prima contro Søren Wærenskjold e poi contro Lorenzo Milesi. Gli avversari, stavolta? Tre UAE Team Emirates: Jan Christen, Svizzera, vittima di una bruttissima caduta alla Coppa Sabatini, ma ha recuperato e si presenta al via, quindi siamo sicuri avrà la gamba per provare a salire sul podio. Antonio Morgado, Portogallo, talento ancora inesplorato, forse dei tre UAE il meno forte a cronometro in questo momento, diamante pregiatissimo, infine Isaac Del Toro, Messico, quello che ha dato maggiore garanzia nelle prove contro il tempo in stagione e che potrebbe sfruttare pure l'aver corso la Vuelta recentemente. A loro si aggiunge il panzerone svedese Jakob Söderqvist, uno che in futuro potrà diventare dominatore della specialità: ricorda per certi versi Tony Martin. Outsider per il podio: gli spagnoli Markel Beloki e Ivan Romeo (Team Movistar) sono nomi da seguire, soprattutto il secondo ha già discreta esperienza, un motore rodato e a inizio stagione andava forte anche contro avversari di un certo livello; Adam Rafferty, irlandese, come Beloki corre tra i professionisti in maglia EF, ha i numeri per salire sul podio, non c’è dubbio, mentre appare impresa più complicata per i due americani della Ineos AJ August (professionista da inizio stagione e a tempo pieno) e Artem Schmidt (lo è da settembre) i quali potrebbero puntare, però, a una top ten, in lotta magari con il regolarissimo svizzero Fabian Weiss, l'olandese Wessel Mouris, già bronzo pochi giorni fa all'Europeo, i due italiani, Bryan Olivo e Andrea Raccagni Noviero. Il canadese Michael Leonard, anche lui professionista con la Ineos, tra gli ultimi citati è quello con più chance di poter salire sul podio, più defilati, invece, il tedesco Niklas Behrens, una delle sorprese della stagione, l'altro belga, Robin Orins, premio 2024 alla regolarità, Ben Wiggins, Gran Bretagna, il quale però arriva da una prima stagione tra gli Under 23 piena di problemi e gare non concluse, e il lituano Aivaras Mikutis.
GRIGLIA FAVORITI
⭐⭐⭐⭐⭐ Segaert
⭐⭐⭐⭐ Del Toro, Söderqvist
⭐⭐⭐ Christen, Morgado
⭐⭐ A. Rafferty, Leonard
⭐ Romeo, Orins, Mikutis, Raccagni Noviero, W.Mouris, AJ August
MARTEDì 24 SETTEMBRE
CRONOMETRO INDIVIDUALE DONNE JUNIOR
ORARIO 8:30-10:30
DISTANZA 18,8KM
DISLIVELLO 36m
PERCORSO Zurigo-Zurigo

FAVORITE
Da Sechseläutenplatz e ritorno per la cronometro di martedì 24 settembre, unica gara in programma quel giorno. C’è affollamento anche qui, per la prova junior della ragazze Under 19, difficile scegliere una favorita assoluta, ma se dovessimo fare un nome sceglieremmo quello della neerlandese Fee Knaven. La classe 2006 ha conquistato di recente l’argento europeo nella prova contro il tempo a 1’’ dall’oro di Paul Ostiz, spagnola, altra pretendente alla vittoria. Megan Arens sempre per restare nei Paesi Bassi, la britannica Imogen Wolff, ma soprattutto la sua compagna di squadra, futura stella del ciclismo mondiale, Cat Ferguson, oltre a una delle sue grandi rivali della categoria, Celia Gery, Francia, alle due australiane Emily Dixon e Lauren Bates, altre accreditate a salire sul podio. Lara Liehner, tra le atlete di casa, Viktória Chladonová, Slovacchia, Lidia Cusack, USA, Ilken Seynave e Luca Vierstraete, Belgio, Kamilla Aasebø, Norvegia, la tedesca Messane Bräutigam, la ceca Nela Kankovska e l’irlandese Lucy Bénézet Minns, possibili outsider da medaglia. L’Italia schiera Misia Belotti ed Elena De Laurentiis con l’ obiettivo tutt’altro che semplice di riuscire ad avvicinare una posizione a ridosso delle dieci.
GRIGLIA FAVORITE
⭐⭐⭐⭐⭐ Knaven, Ferguson
⭐⭐⭐⭐ Wolff
⭐⭐⭐Ostiz, Lagenbarg
⭐⭐ Gery, Bénézet Minns, Bates, Dixon
⭐Bräutigam, Kankovska, Chladonová, Cusack, Seynave, Vierstraete, Aasebø
MERCOLEDI 25 SETTEMBRE
STAFFETTA MISTA

ORARIO 14-17:30
DISTANZA 53,7KM
PERCORSO ZURIGO-ZURIGO
FAVORITE
Assente il Belgio, con la testa, le gambe e le dichiarazioni, già proiettato alle prove in linea, ma pure i Paesi Bassi, saranno Italia e Francia le principali favorite. L'Italia punta all'oro e bisogna affermarlo senza troppi giri di parole. Una squadra che può contare su quattro medaglie su sei tra europeo e mondiale a cronometro Ganna, Affini e Cattaneo è nettamente la più forte in campo maschile, dove servirà scavare un solco: ai ragazzi si aggiungo Longo Borghini, Realini e Paladin per completare l'opera. La Svizzera campione in carica è senza Küng- punta tutto su domenica, al suo posto l'Under 23 Weiss- e ormai da tempo senza Reusser, paga due assenze che peseranno moltissimo anche nella corsa al podio. La Francia con Armirail, Guernelec, Thomas al maschile, Cordon Ragot, Kerbaol e Labous al femminile fa paura e grazie alla frazione femminile è persino più equilibrata dell'Italia ed è la principale antagonista della selezione azzurra. Lotta alle medaglie comunque aperta anche ad Australia (Matthews, O'Connor, Vine, Brown, Chapman, Roseman-Gannon), Stati Uniti (McNulty, Powless, Vermaerke, Ehrlich, Neben, Stephens) e Germania (Brenner, Heidemann, Schachmann, Koch, Lippert e Niedermaier). Più defilate, invece, la Danimarca (con Bjerg, ma senza Asgreen) e l'Austria con Christina Schweinberger.
GRIGLIA FAVORITE
⭐⭐⭐⭐⭐Italia
⭐⭐⭐⭐ Francia
⭐⭐⭐ Australia
⭐⭐ Germania, Svizzera
⭐ Stati Uniti, Danimarca, Austria
GIOVEDI 26 SETTEMBRE
PROVA IN LINEA JUNIOR DONNE
ORARIO 10.00-12.00
DISTANZA 73,6KM (+1,2KM)
DISLIVELLO 972m
PERCORSO: DA USTER A ZURIGO

Prima parte in linea e poi un giro e mezzo del circuito finale.
FAVORITE
Iniziamo a conoscere meglio il percorso che ospiterà tutte le prove in linea da qui al fine settimana, seppure le ragazze Under 19, dopo una prima parte di 30km circa, lo affronteranno solo per un giro completo (27 km), che sarà comunque quello decisivo vista la presenza di diversi strappi che non danno respiro, come i due iniziali, Zürichbergstrasse (1,1 km all’8%, max. 15%) e quello di Witikon (2,3 km al 5,7%, max. 9%), con l’ultimo che si rivelerà spesso quello decisivo e che arriverà a circa sette chilometri dal traguardo. Parlando in generale: il percorso che, almeno sulla carta, appare esigente, favorisce corridori dotati di resistenza, fondo, cambio di passo. Nel caso che dall'ultima salitella all'arrivo nessuno fosse capace di fare la differenza, allora premierebbe chi, alle caratteristiche sopra elencate, saprà anche aggiungere lo spunto veloce. Questo vale per tutte le gare in programma seppure con le dovute differenze di approccio e ritmi. Venendo alla prova junior femminile: favorite d’obbligo: Cat Ferguson (Gran Bretagna) e Celia Gery (Francia) ma la sfida si potrebbe allargare ad altre francesi (Melanie Dupin, Nina Lavenu, oltre all’interessante biker Amandine Muller) e britanniche (Imogen Wolff su tutte), e poi ancora alle ceche (Stepanka Dubcova, Daniela Hezinova e Nela Kankovska), alle solite olandesi, di nuovo con Fee Knaven, Megan Arens e Puck Langenbarg, ma in generale tutte potenzialmente atlete da medaglia, dalla slovacca Viktória Chladonová, alla belga Auke De Buysser o alla canadese Alexandra Volstad. Anche qui l’Italia non parte con grandi speranze di medaglia, anche se Chantal Pegolo, Silvia Milesi, Eleonora La Bella e Giada Silo proveranno a dire la loro in una gara che non vede un'italiana sul podio dal 2017 quando Elena Pirrone vinse con un bellissimo attacco da lontano e Letizia Paternoster chiuse terza.
GRIGLIA FAVORITE
⭐⭐⭐⭐⭐ Ferguson
⭐⭐⭐⭐ Gery, Chladonová
⭐⭐⭐ Arens, Langenbarg, Wolff
⭐⭐ Volstad, De Buysser, Hezinova, Cusack
⭐ Silo, Lopez de Roman, Kanokovska, Bräutigam, Muller, Blackburn
PROVA IN LINEA JUNIOR MASCHILE
ORARIO 14:15-17:15
DISTANZA 127.2 KM (+1,2KM)
DISLIVELLO 1.913m
PERCORSO DA USTER A ZURIGO

Prima parte in linea e poi tre giri e mezzo del circuito finale.
Finalmente, per la prima volta in stagione, vedremo il meglio degli Under 19 affrontarsi faccia faccia con diversi corridori che passeranno di categoria entro pochi mesi, ma non solo, alcuni di loro li vedremo a breve pure muovere i primi passi tra i professionisti, questa è la tendenza, ormai. Percorso selettivo, dove da ore sta cadendo diversa pioggia, e davvero tanti nomi da seguire: Hector Alvarez e Adria Pericas (Spagna), Lorenzo Finn, ma occhio anche ad Andrea Bessega ed Enea Sambinello (Italia), Felix Ørn-Kristoff (Norvegia), Pavel Sumpik (Repubblica Ceca). Tutti i francesi: Paul Seixas, ovviamente, ma anche Aubin Sparfel, Paul Thierry, Elliot Boulet e Baptiste Grégoire (Francia), Sebastian Grindley ed Elliott Rowe (Gran Bretagna), Jasper Schoofs, Edouarde Claisse, Jenthe Verstraete e Loic Boussemaere (Belgio). Poi ancora: Kasper Borremans (Finlandia), Paul Fietzke, Benedikt Benz e Ian Kings (Germania), Pavel Gosczurny (Polonia) Ko Molenaar e Senna Remijn (Paesi Bassi), Seth Dunwoody e Patrick Casey (Irlanda), Erzen Valjavec (Slovenia), Reef Roberts (Nuova Zelanda) Ashlin Barry (USA), questo , forse, tra i nomi indicati è quello che avrebbe preferito un percorso meno esigente da un punto di vista altimetrico, ma occhio a portarselo dietro allo sprint. Infine la Danimarca. Squadra al solito compatta e fortissima, che proverà ad accendere, come si confà al loro modo di correre, la corsa, sin dai primi metri dell’ingresso nel circuito finale (che percorreranno in maniera completa tre volte). Al via, per i danesi, Theodor August Clemmensen, Anton Low Larsen, Noah Moller Andersen, tutti outsider per una vittoria finale, ma soprattutto Albert Withen Philipsen. Ci siamo tenuti il meglio per la fine: il danese, campione del mondo in carica, è il favorito numero 1 della corsa. Potrà staccare gli avversari di potenza oppure batterli in uno sprint ristretto, ma se dovessimo scommettere due centesimi lo faremmo sulla prima ipotesi: l’arrivo in solitaria proprio come un anno fa a Glasgow e come il suo idolo, Mathieu van der Poel.
GRIGLIA FAVORITI
⭐⭐⭐⭐⭐ A.W. Philipsen
⭐⭐⭐⭐ Seixas, Finn, Alvarez
⭐⭐⭐ Pericas, Schoofs, Sumpik, Fietzke
⭐⭐ Ørn-Kristoff, Clemmensen, Gosczurny, Boussemaere, Remijn
⭐ Claisse, Thierry, Boulet, Grégoire, Bessega, Dunwoody, Barry, Casey
VENERDÌ 27 SETTEMBRE
PROVA IN LINEA MASCHILE UNDER 23
ORARIO 12.45-16.45
DISTANZA 173.6KM (+1.2 KM)
DISLIVELLO 2.483m
PERCORSO DA USTER A ZURIGO

Prima parte in linea e poi quattro giri e mezzo del circuito finale.
FAVORITI
La prova per gli Under 23 vedrà, come nella cronometro, al via diversi corridori già presenti persino nel World Tour e alcuni di loro saranno presenti con grandi ambizioni. Come nella cronometro i tre UAE, Antonio Morgado (Portogallo, da seguire anche Alexander Montez e Daniel Lima), Isaac Del Toro (Messico) e Jan Christen (Svizzera, in coppia col fratello Fabio proveranno a fare tanti danni alla corsa) saranno fra i corridori da battere, ma a seguire i tanti nomi che si contenderanno le medaglie: a leggerli capirete quanto sarà alto ed equilibrato il livello. Il Belgio schiera cinque tra Jarno Widar, Robin Orins, Aaron Dockx, William Lecerf, Alec Segaert ed Emiel Vestrynge: ognuno di questi corridori è in corsa per vincere. Riuscirà il Belgio a sfatare il tabù della gara Under 23? Mai una vittoria a un Mondiale, pur arrivandoci spesso da squadra da battere. L’ultima medaglia è quella del compianto Lambrecht, argento a Innsbruck nel 2018 e prima di lui a medaglia solo Van Asbroeck, bronzo nel 2012 e Vansummeren argento nel 2003. Mai una vittoria a causa spesso di controprestazioni individuali o disastri di squadra. La Francia avrà in Ewen Costiou il capitano, quest’anno è andato forte nella prima parte di stagione, vincendo anche una corsa e spesso è stato in fuga al Giro. Con corsa resa dura magari dal maltempo rischia di essere uno dei favoriti assoluti. Thibaud Gruel e Noa Isidore, invece, aspetteranno un eventuale sprint ristretto, con il primo che è dato in grande forma. Gran Bretagna con uno squadrone: Joe Blackmore è una delle rivelazioni stagionali, ha vinto tra i professionisti dove ha anche ottenuto piazzamenti in semi classiche in Belgio, ha conquistato l’Avenir, va forte in salita, nelle corse di un giorno e sa pure sprintare. Corridore a tutto tondo come non ce lo saremmo aspettati. Caratteristiche simili, ma in proporzione è meno forte, Bob Donaldson, altra carta pericolosa in uno sprint ristretto così come “il van Aert britannico” Matthew Brennan che a tratti in questa stagione ha impressionato sia nelle salite brevi che allo sprint. Un tridente niente male. Anche l’Italia porta tre ragazzi già tra i professionisti e la squadra punta, seppure non sarà facile, il livello è alto, a una medaglia. Giulio Pellizzari, che avrebbe fatto la sua figura anche nella nazionale di Bennati, sarà deputato a fare corsa dura e a marcare quelli come lui cercheranno di selezionare il gruppo e andare via; Davide De Pretto e Francesco Busatto dovranno tenere duro - e ne hanno le caratteristiche - e magari far valere sul traguardo il loro spunto veloce. Poi c’è Simone Gualdi, uno dei migliori primo anno tra gli Under 23, corridore buono per tutti i tipi di gara, anche per entrare in fuga o aiutare la squadra, stesso discorso per Pietro Mattio, mentre Florian Kajamini, dovesse essere scelto lui, darà una mano agli altri o, dovesse servire, si muoverà nelle prime fasi di corsa. Ma dicevamo del livello alto e dei tanti pretendenti: la Spagna ha tre professionisti: Jaume Guardeno, Ivan Romeo e Igor Arrieta, più Pablo Torres, uno dei più forti corridori quest’anno tra gli Under: tutti e 4 preferiranno gara dura. Andrii Ponomar è la punta dell’Ucraina, ed è interessante anche la selezione statunitense con AJ August e Artem Shmidt per corsa dura, Cole Kessler per la fuga da lontano e Colby Simmons per la volata. Ancora: Gal Glivar capitano per la Slovenia, veloce e resistente, Martin Svrcek, bronzo a Glasgow, per la Slovacchia (ma occhio a Novak e Schwarzbacher), Matyas Kopecky per la Cechia - se lo si porta allo sprint sono guai, discorso simile che riguarda il neozelandese Lewis Bower. C'è Fran Miholjevic, altro professionista che ha disputato la Vuelta di recente, per la Croazia, sicuramente ci proverà dalla media distanza e quindi sarà da seguire con attenzione e la Danimarca con Rasmus Pedersen (ma non solo, selezione forte e compatta come sempre). Ancora Alexander Hajek per l’Austria, Tim Torn Teutenberg (per la poco probabile volata), Emil Herzog (per corsa selettiva) e Niklas Behrens (anche lui cercherà l'azione buona da lontano) per la Germania e infine i Paesi Bassi, con corridori buoni per ogni situazione, ma soprattutto con Huub Artz e Tibor Del Grosso che partiranno verosimilmente con i gradi da capitano e tra i papabili per le medaglie.
GRIGLIA DEI FAVORITI
⭐⭐⭐⭐⭐ Morgado
⭐⭐⭐⭐ Del Toro, J. Christen
⭐⭐⭐ Del Grosso, Blackmore, De Pretto, Widar, F. Christen
⭐⭐ Dockx, Costiou, Gruel, Brennan, Pellizzari, Orins, Segaert, Artz
⭐ Lecerf, Miholjevic, Simmons, Behrens, Herzog, Kopecky, R. Pedersen, Herzog
SABATO 28 SETTEMBRE
PROVA DONNE ELITE (compreso under 23)
ORARIO 12.45-16.45
DISTANZA 154.1km (+1.2km)
DISLIVELLO 2.384m
PERCORSO DA USTER A ZURIGO

Prima parte in linea e poi quattro giri e mezzo del circuito finale.
FAVORITE
Inutile nascondersi, anche qui. Il grande duello dovrebbe essere tra Lotte Kopecky (Belgio) e Demi Vollering (Olanda): la prima "rischia", ammesso che sia un rischio, di fare doppietta consecutiva ad un Mondiale, dopo la vittoria dello scorso anno a Glasgow, la seconda, invece, dopo la delusione subito al Tour de France Femmes, superata da Katarzyna Niewiadoma (Polonia, altro nome da tenere d'occhio), nonostante un successo da ricordare all'Alpe d'Huez, avrà ancora più voglia di vincere. Al recente Tour de Romandie, ci è sembrato di assistere alle prove generali tra le due, aspettiamo la grande "prima". Nelle fila olandesi, tra l'altro, vi sarà anche Marianne Vos: carta da giocare nel caso in cui servisse un piano b, magari con una corsa meno selettiva. Elisa Longo Borghini guiderà la selezione azzurra: accanto alla campionessa italiana, tra le altre, Gaia Realini, anche lei bene al Romandia, ed Elisa Balsamo, sue compagne di squadra anche in Lidl-Trek, Soraya Paladin, una garanzia in termini di donna squadra, ed Erica Magnaldi, in crescendo al Tour de France Femmes. Se Grace Brown è una delle principali favorite per la prova contro il tempo, occhio a sottovalutarla in linea. Una motivazione extra? Si tratta, per lei, dell'ultima rassegna iridata. La salita, fra le australiane, sarà terreno per Amanda Spratt. Un discorso simile, pur con le ovvie differenze, si può fare per Kristen Faulkner (Stati Uniti): difficile bissare l'exploit olimpico, ma la statunitense ci prova sempre. In casa Usa, menzione speciale per Amber Neben: quarantanove anni e abbiamo detto tutto. Formazione tutto talento, gioventù ed esperienza per la Francia: c'è Pauline Ferrand-Prevot che torna su strada, ma anche Juliette Labous e Cédrine Kerbaol. Occhio a Évita Muzic. Marlen Reusser, per le svizzere, non mancherà solo a cronometro, anche in linea avrebbe potuto inventarsi qualcosa: la punta sarà quindi Elise Chabbey, fresca di contratto con Fdj-Suez. Tra le neozelandesi il controllo sarà tutto per Niamh Fisher-Black. L'eterna Mavi García accenderà fuochi per la Spagna, mentre Cecilie Uttrup Ludwig proverà a fare lo stesso per la Danimarca. Per la Germania attenzione a Liane Lippert, in casa Austria, invece, incuriosisce quel che potrà fare Valentina Cavallar, un recente passato nel canottaggio e prestazioni di rilievo in salita in sella. Christine Majerus si inventerà qualcosa per il Lussemburgo. Fra le Under 23, un ottimo nome è in casa Belgio: Lore de Schepper, sugli scudi al Tour de l'Avenir e al Tour de Romandie. Tra le altre, segnaliamo Shirin van Anrooij, seconda lo scorso anno grazie al tredicesimo posto conquistato, Marion Bunel per la Francia, Antonia Niedermaier per la Germania, Neve Bradbury, tra le fila australiane, Alice Towers e Josie Nelson, per la Gran Bretagna e Paula Blasi ed Eneritz Vadillo, per la Spagna, in rilievo al recente Tour de l'Avenir.
GRIGLIA FAVORITE
⭐⭐⭐⭐⭐ Kopecky, Vollering
⭐⭐⭐⭐ Longo Borghini, Niewiadoma
⭐⭐⭐Fisher-Black, Muzic
⭐⭐ Férrand-Prevot, Labous, Kerbaol, Uttrup, Ludwig
⭐ Mavi Garcia, Lippert, Brown, Faulkner, Spratt, Vos, Chabbey
DOMENICA 29 SETTEMBRE
PROVA ELITE MASCHILE
DISTANZA 273,9km (4.5km)
DISLIVELLO 4.470m
PERCORSO DA WINTERTHUR A ZURIGO

Partenza da Winterthur ed entrata nel circuito finale intorno al km 70. Dopodiché 7 giri e mezzo circa del circuito che misura 27km.
Ed eccoci al gran finale domenica 28 settembre. Ecco alla gara più lunga e, non ce ne voglia nessuna delle altre categorie e specialità, più attesa dell'intera manifestazione che quest'anno si terrà in terra rossocrociata a 15 anni dal Mondiale di Mendrisio quando a vincere fu Cadel Evans. Come in altre gare che abbiamo presentato, anche qui sembra tutto apparecchiato per un testa a testa: Tadej Pogačar contro Remco Evenepoel. Lo sloveno avrà una squadra forte e compatta al suo fianco, tutta per lui, con nomi come Matej Mohorič, Primoz Roglič e Jan Tratnik a disposizione. Non è da meno il Belgio che, orfano di van Aert, punta tutto sul campione olimpico: Tiesj Benoot, Tim Wellens e Maxim Van Gils saranno le carte più importanti nel finale. Abbiamo parlato di scontro fra i due, ma voi davvero terreste fuori Mathieu van der Poel dalla sfida per l'oro? Il campione in carica - e a breve uscente - si sta preparando a puntino per questa corsa, ha perso chili, si è gestito nella stagione. Occhio alla sua classe infinita. La squadra di fianco a lui è di buona fattura (assente per infortunio il fedelissimo in maglia orange van Baarle, ma presenti, tra gli altri, corridori in forma come Wilco Kelderman, Bart Lemmen, Bauke Mollema e Frank van den Broek), tanto quanto basta quando hai un capitano di questo livello. Per un posto sul podio combatterà fino alla fine Marc Hirschi, leader della selezione di casa e già sul podio in un Mondiale, selezione di casa che potrà contare soprattutto su Stefan Küng, uno che ai mondiali è spesso davanti, un bronzo e un quinto posto in carriera), uno che più la corsa è dura e più ne raccatta tanti da dietro e Mauro Schmid, che dopo un periodo difficile punta a essere tra le sorprese della corsa. La Francia non ha un capitano ben definito, ma diversi nomi capaci di accendere la miccia anche lontani dal traguardo: Julian Alaphilippe e Valentin Madouas rispondono perfettamente a questo profilo. Romain Bardet, invece, all'ultimo Mondiale in carriera, sarà da temere se la corsa si rivelasse persino più dura del previsto, mentre Romain Grégoire è la carta in caso di sprint ristretto. Gran Bretagna per Tom Pidcock ma non solo: c'è Stevie Williams dal rendimento altalenante, ma in stagione capace di vincere la gelida Freccia Vallone, se dovesse mettersi male con il meteo tenete il suo nome da conto, ci sono i gemelli Yates, pur sempre corridori capaci di vincere grandi corse o di andarci vicino, anche loro per corsa dura, il giovane Oscar Onley, corridore dal finale molto esplosivo e Jake Stewart. Nell'eventualità di corsa poco selettiva (ma chi ci crede, con al via Pogačar, Remco e van der Poel?) potrebbe fare la volata. La Danimarca dovrebbe puntare su Mattias Skjelmose Jensen, il quale, però, è caduto e si è ritirato al Giro del Lussemburgo. Il giovane danese potrebbe essere pure carta da medaglia. Ci sarà al via Mads Pedersen che darà una mano ai suoi e magari lo vedremo in qualche azione da lontano, mentre nel finale si muoveranno il ritrovato Jakob Fuglsang e il duo EF Michael Valgren, Mikkel Honoré. Richard Carapaz è il leader di un Ecuador che non schiera Narvaez, ma tra gli altri Jefferson Cepeda, la Colombia ha in Santiago Buitrago la sua carta migliore, il Canada Derek Gee e Michael Woods, l'Austria punta su Felix Gall, l'Eritrea su Bini Girmay (e su corsa non troppo dura), la Lettonia ha in Toms Skuijns un corridore da top 5, l'Ungheria punta su Attila Valter e l'Irlanda su Dunbar e Healy. Squadra tutta d'attacco la Germania, invece, Marc Brenner, Florian Lipowitz, Georg Steinhauser e Georg Zimmermann è gente di valore, dotata di fondo e capace anche di inserirsi in qualche azione buona lontano dal tragurdo. L'Australia ha diverse frecce: Jai Hindley, Ben O'Connor, Michael Storer e Jay Vine per corsa dura, mentre Michael Matthews può sprintare per l'ennesimo piazzamento di peso della sua carriera oltre a raccoglierne pure lui diversi per strada grazie alle sue notevoli doti di fondo. Discorso simile per la Spagna: diverse le punte interessanti. Alex Aranburu, seppure in piena metamorfosi da corridore veloce da sprint anche numeroso a corridore di fondo e per percorsi misti, potrebbe aspettare il finale per un bel piazzamento, così come Roger Adrià, mentre Enric Mas, Carlos Rodriguez e Mikel Landa cercheranno di fare corsa dura. Presente anche Juan Ayuso, stagione complessa per lui, ma sulla carta sarebbe potenzialmente capace di lottare per le posizioni di vertice, ma soprattutto Pello Bilbao il quale, vista la forma espressa anche al recente GP Montreal, dovrebbe essere il capitano. Stati Uniti con diversi outsider per una grande corsa: Mateo Jorgenson, Neilson Powless, Magnus Sheffield, Kevin Vermaerke, Brandon McNulty nell'ordine, nesusno di questi è escluso dalla lotta alle medaglie. Infine l'Italia con Andrea Bagioli, Diego Ulissi, Edoardo Zambanini, tra i più in forma degli azzurri, Mattia Cattaneo, Antonio Tiberi e Giulio Ciccone. Metterne anche solo uno nei dieci sarebbe grasso che cola in questo momento difficile per il ciclismo italiano maschile.
GRIGLIA FAVORITI
⭐⭐⭐⭐⭐Pogačar
⭐⭐⭐⭐ Evenepoel
⭐⭐⭐ Hirschi, van der Poel
⭐⭐Jorgenson, Alaphilippe, Pidcock, Madouas, Skuijns, Bilbao, Schmid, Skjelmose
⭐Matthews, Aranburu, Adria, Tiberi, Williams, Van Gils, Dunbar, McNulty, Sheffield, Woods, Grégoire, Küng
Nessuno può cancellare il logorìo di una tappa dolomitica
“Contador, por qué non te gusta il Crostis?“. Un pensiero venuto giù di getto e scritto su un cartello che fa il giro delle ultime rampe dello Zoncolan racconta la beffa e l’ironia di quella giornata, 21 maggio 2011, e a reggerlo c’è pure Enzo Cainero, personaggio che chi mastica ciclismo conosce bene.
Grazie a lui lo Zoncolan non si erge più solamente in mezzo al verde oscuro delle Alpi carniche, ma diventa passaggio decisivo al Giro d’Italia. Meta di pellegrinaggio, posto sacro, “il mostro”, luogo ambito da turisti e cicloamatori, siano essi friulani, triestini o che vengano da un po’ tutta Italia ed Europa fa lo stesso: una rampa infinita descritta anche in modi raffinati, e nonostante la sua giovane età dal punto di vista ciclistico fa paura come il mostro, per l’appunto centenario, di un racconto di fantasia. La sua idea era quella di ripetere l’operazione con il Crostis: farlo uscire dal suo guscio di piccola realtà conosciuta al turismo locale e trasformarlo, dandogli un altro contesto a livello (inter)nazionale. Quella volta bisognava fare i conti, però, con una corsa che già aveva pagato un pesante tributo al destino, solo qualche giorno prima, e allora la storia andò diversamente.
La polemica sull’annullamento della scalata del Crostis e della successiva discesa lascia tuttavia strascichi ben evidenti anche al giorno d’oggi, tanto che se ne parli con qualche tifoso della zona se lo ricorda bene, che se ci ripensa ti insulta, perché schietto e orgoglioso della sua terra e in quanto robusto di costituzione non avrebbe nemmeno paura ad affrontarti – succede davvero: provare per credere.
E a proposito di insulti: quelli verso Contador si sono esauriti quel giorno, quando la maglia rosa venne subissato di fischi e ululati lungo quelle linee nervose che salivano fino alla cima dello Zoncolan. Che poi Contador c’entrasse qualcosa con quella decisione, o che fosse stata una scelta presa solo da RCS magari su pressione di Riis, all’epoca team manager dello spagnolo – c’è chi dice per paura di attacchi degli avversari in discesa -, oppure a causa della provvidenza (mai divina, ma solo messa di traverso), poco importa. Diciamo che le condizioni per correre tutto sommato c’erano, la strada fu messa in totale sicurezza, ma si decise di non affrontare quel tratto; e forse è meglio non tornarci sopra adesso, tredici anni dopo: con tutto quello che è passato verrebbe fuori solo un patetico materiale per nostalgici. E poi anche perché quel Giro, come accennato, aveva già vissuto il suo prologo drammatico con la morte di Wouter Weylandt; l’episodio ha pesato nelle decisioni prese e vivrà il suo epilogo kafkiano con la squalifica postuma di Contador per un caso di doping relativo alla stagione precedente.
E allora si torna alla chiave agonistica: ad Alberto, Alberto da Pinto, il Pistolero, Albertino, il favorito, la maglia rosa, Contador – insomma, chiamatelo come volete. Si torna a quando lascia sul posto, in un tratto tra il duro e il durissimo – quello prima delle gallerie – Vincenzo Nibali, il quale, caricato dai fischi, diventa duro e durissimo nei confronti del rivale, e a fine tappa col volto corrugato dirà: «Mi ha mancato di rispetto, però non è finita». Nibali si lamenta (sic) di non aver ricevuto un cambio che fosse uno da Contador. Che poi, un cambio sullo Zoncolan! Sarebbe più corretto, a distanza di anni, derubricare il tutto a scaramucce dialettiche piuttosto che a diatribe tattiche e agonistiche. Nibali prova a staccare Contador, ma non ci riesce e finisce per essere staccato, e da corridore di classe e quindi orgoglioso non digerisce bene quella circostanza. E Contador lo attacca, quel giorno, e difatti lo stacca, guadagna quella manciata di secondi utile a sommarsi al vantaggio già accumulato in precedenza per vincere il Giro d’Italia; e sappiamo tutti che sarà così alla fine, anche se poi gli verrà tolto a causa di una bistecca contaminata. «Io penso alla classifica, ogni secondo di vantaggio guadagnato oggi sarà prezioso a Milano». racconterà a caldo. E alla fine avrà ragione.
Trittici
Parlare dello Zoncolan serve a introdurre quello che succede il giorno dopo, quando si riprende a mulinare contro salite che ti arrivano addosso una dietro l’altra, per chiudere quel trittico di tappe di montagna inaugurato dal successo di Rujano e proseguito con il canto sullo Zoncolan di Igor, di nome, Antón, di cognome, forte scalatore basco che suona meglio quando lo chiami Igorantón, come fosse un cantautore spagnolo in voga dagli anni cinquanta ai settanta. Il basco incide un 45 giri di successo intitolato, nel lato A: “Por qué me gusta lo Zoncolan“, mentre nel lato B scriverà, il giorno successivo, come fosse la parte oscura della sua luna: “Tengo male alle gambe“, e scenderà in classifica.
Una graduatoria che vedrà, proprio alla vigilia del tappone dolomitico, Contador in maglia rosa, Nibali a 3’20”, Igorantòn a 3’21” e Scarponi a 4’06”. Ma di quel 22 maggio 2011 è importante, sì, conoscere la classifica al mattino, ma anche sapere che si parte da Conegliano con il sole per salire su, su, su, fino al Rifugio Gardeccia, con la pioggia. Dalle Alpi Carniche alle Dolomiti trentine. In Val di Fassa, con la strada che si affaccia sui Dirupi di Larséc e il traguardo che guarda fisso verso le guglie del Catinaccio: quel classico paesaggio del quale a un corridore in quel momento gliene può fregare di meno. Un paesaggio che vende un sacco perché le Dolomiti sono un posto meraviglioso e preso di mira da turisti, e almeno una volta nella vita andrebbero visitate. Quindi, se esiste davvero qualcuno che sta leggendo e non c’è mai stato, vi esorto: andateci appena potete.
Ma torniamo all’aspetto agonistico, che è quello che forse si addice meglio al nostro modo di operare: si va su verso Rifugio Gardeccia, che non è poi proprio un su, su, su – si è visto di peggio -, ma saranno comunque quasi sette ore e mezza. Per i precisetti: sette ore e ventisette minuti. Piancavallo, Forcella Cibiana, Giau – qui davvero si sale fino a superare le nuvole: Cima Coppi di quel Giro -, Fedaia, Rifugio Gardeccia: circa seimila metri di dislivello. Il guaio è che oltre alle salite c’è brutto tempo: anzi, quella situazione di sole misto a pioggia che ti scalda e poi ti raffredda, sudi e poi ti si attacca tutto addosso e se non stai attento e non porti la maglia di lana o le pagine di un giornale ad asciugarti, oppure vestiario tecnico all’avanguardia, il giorno dopo ti svegli con una bella bronchite.
E poi, oltre al meteo, si arriva da giorni duri: lo Zoncolan ti resta nelle gambe per settimane, ti sfianca l’anima, rischia di rendere queste fatiche insopportabili. Immaginate chi non ha recuperato bene dal giorno prima a cosa può andare in contro: è un guaio per i corridori, è spettacolo per gli occhi di chi segue e tifa. Ne disegnassero più spesso di tre giorni così, piuttosto che esperimenti da far arricciare il naso come le tappe di montagna da sessanta chilometri che non sono buone neppure per gli Under 23 o quelle pedalate in mezzo alla pianura padana di duecentotrenta chilometri, che sembrano processioni di Ferragosto in un paesino del sud e sono buone solo per far scappare il pubblico dal ciclismo.
Cercatori di fortuna
Ad ogni modo si parte col sole tutti assieme, si arriverà uno dopo l’altro con la pioggia e con il terreno che sembra sfaldarsi sotto le ruote. Si parte con le gambe già dure, la maggior parte dei corridori arriveranno trascinandosi come se addosso avessero attaccati i piedi di qualcun altro. Chi ha negato, mentiva.
Non serve dilungarsi troppo per descrivere cosa succede nella prima parte di corsa, volendo si può leggere tutto di un fiato. Lungo Piancavallo, ancora Friuli, il solito canovaccio scritto da sceneggiatori con poca fantasia se non nello scegliere i nomi dei protagonisti: Sella, Hoogerland, Popovych, tre che poi diventano sei. La carovana di ricercatori d’oro e di fortuna raccoglie altri carri per strada lungo i tratti tra la valle e la Forcella Cibiana: diventano all’improvviso diciassette e poi diciotto, e in mezzo c’è pure Stefano Garzelli, che la sua numero uno l’ha già guadagnata, così come la sua fortuna l’ha già messa via; ma non si sa mai, di questi tempi, e allora dato che il tempo è relativo, almeno così hanno spiegato, lui alla bellezza di trentotto anni, un’età che se corri in bici forse sei vecchio ma se scendi dalla bici forse sei troppo giovane, si lancia come se ne avesse almeno una decina di meno, magari ripensando ai tempi in cui un Giro lo aveva portato a casa.
Decide che è il momento propizio per regalarsi un’impresa, per dirla proprio come se stessimo leggendo un vecchio dispaccio, e quindi dopo essere rimasto con Hoogerland lo stacca e resta da solo quando di chilometri ne mancano una sessantina. All’improvviso, dopo la pennichella pomeridiana, siamo sul Giau. “Se proprio devo provare a vincere, lo faccio bene”, pensa il varesino, “se proprio mi vengono a riprendere, almeno un bel ricordo di questa fatica ce l’avrò”: e allora l’ambito traguardo dedicato a Fausto Coppi è suo, così come i punti necessari per la maglia verde di miglior scalatore del Giro. Dietro, intanto, Nieve sale senza strafare; è quel volpone che si dimostrerà spesso nelle tappe di montagna: uno che se va in fuga difficilmente sbaglia. E poi volete mettere, il giorno prima ha vinto Igorantón, suo compagno nella piccola e amata da tutti Euskaltel-Euskadi, e oggi ci prova lui, Mikel Nieve Iturralde, ieri un cantautore, oggi un elfo guerriero del ciclo di racconti di Terry Brooks. Il Giro è una pozza di storie meravigliose da cui attingere, non c’è da inventarsi proprio nulla.
Intanto il gruppo della maglia rosa si assottiglia e perde terreno – fino a quasi dieci minuti -, distacco che scende mano a mano che i corridori si avvicineranno al traguardo. Davanti fanno un pensierino alla vittoria di tappa. Sfatiamo il mito del fuggitivo esibizionista e un po’ sadico o buono per un feuilleton: mica si nasce solo per scappare via lontano da tutto e mai più tornare indietro, o mettere in mostra lo sponsor o le cosce muscolose, e nel caso degli scalatori le caviglie come grissini. Si va in fuga e si pensa a vincere la tappa. Mikel Nieve, poi, pensa addirittura alla maglia rosa, come quando da ragazzini prima di addormentarsi si ha in testa la compagna di banco in prima fila che nemmeno per sbaglio ti sorride, forse per timidezza, forse perché gli stai antipatico. E purtroppo per lui anche quella maglia rosa sarà virtuale, anche se, c’è da riconoscere, l’arancione nel ciclismo calza con tutto e quindi alla fine va bene così.
L’atmosfera, a poco a poco, inizia a mutare assumendo i contorni di una cornice oscura che racchiude un quadro allegorico pieno di volti scavati dalla fatica, mentre le nuvole si ingrigiscono sempre di più e sembrano domandarsi chi sono quegli strani esseri colorati che le attraversano. Il romanzo d’appendice non è più rosa né arancione, ma si fa minaccioso. Più si sale verso i 2236 metri del Passo Giau e più muri di pietra e vegetazione si tramutano in barriere di neve. Processo naturale, geografia del territorio, il Giro che impartisce lezioni meglio che a scuola. Garzelli passa per primo dopo essersi sbarazzato di Jonny Ho’, che ancora non si era visto investire da un auto al Tour de France – succederà poche settimane dopo, e un giorno, promesso, ci ritorneremo. Il tutto mentre Nieve, col suo passo delicato, scollina a meno di un minuto da Garzelli.
La Marmolada
Superato il Giau, all’orizzonte c’è il Fedaia, perché se gli sceneggiatori nello scegliere i fuggitivi hanno ben poca fantasia, nel disegnare la tappa sono sadici e infilano in mezzo a tutta quella sequela di salita e discesa una delle strade più dure della zona. Come se dopo una pugnalata ti dessero un sacco di botte in testa. Nibali prova a impartire lezioni di guida e allunga nella discesa del Giau, si sblocca e quel suo pelo sullo stomaco gli tornerà utile un’oretta più tardi, il tutto mentre Contador veste i panni dell’animale politico e si contorna di alleanze: il destino del siciliano sembra spacciato.
Contador, in quel Giro molto spagnolo, si avvale dell’aiuto di altri corridori che arrivano più o meno dalle stesse zone: Igor Antón, Arroyo, Lastras si tramutano in compagni di merende ed è come se gli offrissero il caffè al bar dandogli pacche sulle spalle perché convinti che il prossimo giro, finito il Giro, lo offrirà proprio Contador. In parole ciclistiche: si riveleranno fondamentali nel tenere a galla la maglia rosa inseguendo il suo rivale più pericoloso dandogli una mano a tenere alto il ritmo. Un giorno quel favore potrebbe essere ricambiato. «Di aiuti veri ne ho avuti pochi. La Movistar tirava per il suo capitano», racconterà Contador, incalzato dai giornalisti al termine di quella fatica.
Quello di Nibali in discesa si rivelerà un attacco velleitario, ma che serve a far conoscere le sue abilità e a farci sobbalzare con le pulsazioni a mille; lui che, comunque vada, ci prova sempre. «Preferisco rischiare di saltare che andare a dormire con rimpianti», dirà a fine tappa, come fosse il manifesto della sua carriera.
Ed è così che si approccia la Marmolada, cielo di piombo come pallottole che verso la cima cominciano a fischiare. Davanti Garzelli prova a tenere fede alla sua idea del mattino e picchetta verso il tramonto che magheggia di sottecchi nascosto tra le nuvole e le cime dolomitiche. Nieve ragiona ancora bene e tiene Garzelli a tiro, scollinando a meno di un minuto. Per qualche ora lo scontro tra i due sembra un’asfissiante cronometro individuale.
Il gruppo maglia rosa un po’ più indietro, mai sazio, inghiotte chi può dei fuggitivi del mattino, uno dopo l’altro, mentre Contador si scrolla di dosso le fatiche dei giorni prima, gli insulti dello Zoncolan, l’affaire Crostis, e pure l’ingombrante presenza di Nibali che va in difficoltà, perché il Fedaia lo si affronta in salita, e in questo momento lui avrebbe preferito fosse in discesa, soprattutto quando si passa da Malga Ciapela, che se la fai in auto a scendere ti sembra lo strapiombo di una giostra, se la fai in bici, a salire, è una parete per arrampicatori.
Piove fitto, adesso; «piove… e fa freddo», annuncia Savoldelli dalla moto-cronaca con il suo marcato accento delle valli bergamasche. Nibali si salva perché ha sempre trovato nella costanza e nella capacità di gestire i momenti complicati quella sostanza con cui portare avanti la materia, e scollinerà con un minuto di distacco dal gruppetto di Contador, che vede al suo interno oltra la maglia rosa, anche Rujano, Scarponi, Gadret, Purito Rodríguez, Arroyo, Menchov, Kreuziger. Una brutta banda di gente adatta alla salita.
In cima Nibali prende una borraccia da un tifoso, «un membro del suo club», spiega Martinello in telecronaca, e poi lucido si infila la mantellina, e nella discesa della Marmolada, verso Canazei, rischia tutto per rientrare – Nibali, non Martinello. Zig zag tra le ammiraglie, curve prese come se fossero rettilinei, corridori che per seguirlo rischiano di lasciare sul proprio corpo ricordi indelebili: ti accorgi di quanto Nibali sia bello da vedere in picchiata, nel momento in cui scruti la difficoltà di Sarmiento e Petrov che a confronto sembrano saliti sulla bici per la prima volta. Il siciliano recupera lo svantaggio, ma sarà solo un’illusione; Contador, invece, è tranquillo come un vecchio giocatore di scacchi che conosce a memoria ogni giocata del suo avversario e sa già da che parte penderà il risultato finale di quella partita.
Erta finale
E dopo un lungo tratto in falsopiano arriva quell’ultimo capezzolo che porta fino in cima, il protagonista di questa tappa e di questa storia: il Rifugio Gardeccia. Salita vera, nonostante la lunghezza: sono sei chilometri che detto così ti verrebbe da mettere la mano a cucchiaio ed esclamare embè, e invece no, è erta terribile. E poi aggiungiamoci che spesso il meteo è figlio del dispetto e quindi, se vuole rendere più dura quella giornata, eccolo spruzzare un po’ di pioggia qua e là e quando schizza ne fa venire giù così tanta da bagnarti fino alle ossa, da rendere il terreno un tratto d’acqua da affrontare controcorrente. Mentre i corridori erano impegnati in quell’amaro su e giù tra i monti bellunesi, infatti, tempeste d’acqua si scatenavano su quei circa seimila metri finali rendendo ancora più complicato il nobile atto del pedalare.
Appena superato il cartello dell’inizio della salita, Nieve piomba su Garzelli come un fuorilegge gentiluomo: ha una bandana e un fucile e Garzelli alza le mani, ormai ha capito che per per vincere ci vorrà uno di quei miracoli che in bicicletta di solito non accadono. Nieve lo stacca di prepotenza, mentre la pioggia torrenziale inizia a dare tregua stavolta usando una forma di rispetto verso i corridori. Poco dopo le cinque di quel pomeriggio, il ragazzo basco in arancione taglia il traguardo ed esulta a fatica, tenendo il manubrio con una mano ed esultando con l’altra (altrimenti sarebbe caduto a terra), lasciando cadere persino qualche lacrima. Con un filo di voce dirà: «Tappa eterna, nel finale mi sembrava di morire, è un sogno. Quando sono passato professionista non avrei mai pensato di poter fare questo».
Garzelli chiude con un ritardo di 1’41” – dieci secondi prima di Contador – e appena tagliato il traguardo il massaggiatore lo regge per evitare che cada a terra; il suo viso è tagliato in due dalla fatica, dalla pioggia, dal sudore, mentre dalla testa pelata spunta una leggera peluria come se gli fosse cresciuta per la fatica in quelle interminabili sette ore e mezza. Almeno la giornata verrà ripagata dalla maglia verde – e dal ricordo che resterà. «Ho fatto un’impresa, pazienza se non ho vinto. Non credo che avrò le forze per ripetere una giornata del genere».
E dietro che succede? Contador attacca, troppo ghiotta l’occasione per guadagnare ancora su Nibali, fino a quel momento il suo avversario più vicino in classifica; Scarponi usa il suo passo e si salva, non commette l’errore di rispondere subito alle stilettate dello spagnolo della Saxo Bank, e la sua perspicacia gli permetterà di finire dietro di soli sei secondi scavalcando Nibali in classifica generale. Alle spalle di Contador e Scarponi finiscono nell’ordine: Gadret, Rujano, Nibali (a 3’34” dal vincitore) in compagnia di Rodríguez, poi Kreuziger e a chiudere la top ten un giovane Kruijswijk a 4’13”. Mentre l’eroe del giorno prima, Igor Antón (Igorantón), finirà diciassettesimo a 7’59”. Come si sarebbe detto in altri tempi, distacchi d’altri tempi, per una tappa che almeno una volta nella vita va rivista e raccontata e che andrebbe riproposta più spesso nel disegno della Corsa Rosa.
Quel Giro 2011 continuerà nel nome di Contador, capace di vincere dopo il giorno di riposo la cronoscalata sul Nevegal. Farà anche in tempo a concedere all’amico Tiralongo la vittoria sul traguardo di Macugnaga, il terz’ultimo giorno di corsa, oramai forte del successo finale.
Il 6 febbraio del 2012, dopo una serie di batti e ribatti degni di un orrendo match di tennis, il TAS condannerà Contador a due anni di squalifica con effetto retroattivo. Gli verranno tolti, tra le altre corse, il Tour de France del 2010, che finirà nel palmarès di Andy Schleck, e le nove vittorie ottenute la stagione successiva nel 2011, tra le quali due vittorie di tappa e la classifica finale di quel Giro d’Italia 2011 – assegnato così a Scarponi. Mentre resterà dentro di lui e di tutti quelli che l’hanno vissuto il logorìo del tappone dolomitico che il 22 maggio ha portato i corridori da Conegliano fino al Rifugio Gardeccia. E basterebbero le parole dello spagnolo a fine tappa per riassumere tutto, come fossero la pagina del libro più corto del mondo che racconta la giornata più lunga della storia recente del Giro d’Italia: « È stata una tappa terribile, la più dura della mia vita».
Questo articolo è apparso sul sito https://www.suiveur.it/ nel 2020
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10 nomi da seguire al Tour de l'Avenir
È una delle corse più attese del calendario Under 23, è quella che chiude il trittico delle gare a tappe più blasonate e qualificanti della categoria a cui appartengono i ragazzi con meno di 23 anni* – per questa stagione quelli nati tra il 2002 e il 2005 – dopo Giro (Next Gen) e (Giro Ciclistico della) Valle d’Aosta, ecco, dal 18 al 24 agosto il Tour de l’Avenir.
Il Tour dei giovani, così detto, e che noi amiamo particolarmente non tanto per gli spunti che può dare verso il futuro – ormai la maggior parte dei corridori che partecipano a questi eventi sono praticamente dei professionisti, anzi, in alcuni casi lo sono a tutti gli effetti e di loro sappiamo “tutto” – quanto per il fascino incredibile che trasmette il vederli correre, non con le maglie di club, ma con quelle della propria nazionale. Quindi niente squadroni Devo delle WT (ben rappresentati lo stesso), ma nazionali, in alcuni casi molto forti, come vedremo a breve.
*Ricordiamo che possono partecipare anche i professionisti del World Tour, anche chi ha già disputato dei Grandi Giri.
Prima di raccontare i dieci corridori che potranno essere protagonisti di questa edizione, qualche numero.
Sessantesima edizione del Tour de l’Avenir, la prima è nel 1961 quando a vincere fu un italiano: Guido De Rosso, l’ultima, nel 2023, l’ha conquistata Isaac Del Toro, da sabato impegnato alla Vuelta. L’Italia ha vinto 4 volte: dopo De Rosso, c’è stato Gimondi nel 1964, Denti nel 1966 e infine Baronchelli, 1973, Baronchelli che detiene un record che quest’anno potrebbe cadere: la doppietta Giro/Tour nello stesso anno, obiettivo fallito nelle ultime stagioni da Ayuso (2021) e Staune Mittet (2023) - anche se, come vedremo, Jarno Widar potrebbe fare pure meglio.
Negli anni, la corsa ha cambiato nome, organizzatori e anche modalità di partecipazione ed è stata vinta da corridori che hanno scritto alcune pagine importanti della storia di questo sport: da Zoetemelk (1969), a Lemond (1982), continuando poi con Ludwig (1983) Mottet (1984), Indurain (1986), Madiot (1987), Fignon (1988), Bruyneel (1990) e venendo poi agli anni 2000, Menchov (2000), Mollema (2007), Quintana (2010), Chaves (2011), Barguil (2012), Miguel Angel Lopez (2014), Soler (2015), Gaudu (2016), Bernal (2017), Pogačar (2018), Foss (2019) Tobias Halland Johannessen (2021), Uitdebroeks (2022) e Del toro (2023). Nomi noti, vero? In poche parole: l’Avenir dice spesso la verità sul futuro dei corridori.
Una corsa che è stata anche vinta da uno dei personaggi più di culto della disciplina delle due ruote: Sergei Sukhoruchenkov, unico corridore ad averla vinta due volte, oltretutto, nel 1978 e nel 1979.
L’Italia, qui, è bene o male sempre stata protagonista, di recente sia con i successi di tappa - nel 2016 c’è riuscito Albanese, poi Covi nel 2018, Milesi nell’ultima tappa del 2022 e Pellizzari nell'ultima del 2023 - che in classifica generale. Oltre ai vincitori già citati spiccano, più di recente, i podi di Pellizzari e Piganzoli lo scorso anno, di Zana nel 2021, di Aleotti nel 2019 e di Ravasi nel 2016. Mattia Cattaneo è stato terzo per ben due anni di fila, 2011 e 2012, e non sono moltissimi, anzi, i corridori a vantare più di due podi. C’è appunto il sovietico Sukhoruchenkov, due primi e due secondi posti, mentre proprio a quota due podi: l’olandese Den Hertog (1° nel 1972 e 2° nel 1971), il francese Laurent Roux, vincitore nel 1997 dopo essere stato sul podio, 3°, nel 1995, i sui connazionali Bezault (due secondi posti) e Bourreau, l’austriaco Steinmayer, e lo spagnolo, José Gomez.
È una corsa che, bene o male, basta vedere l’albo d’oro recente, segnala chi ha qualità per poi imporsi tra i professionisti, e visti i favoriti per quest’anno, dovrebbe essere così anche per il futuro.
Infine due conti sulle nazioni plurivittoriose: la Francia, con 19 vittorie, comanda nettamente l’albo d’oro, segue la Spagna a 12, la Colombia a 6, Russia (o ex Urss) a 4 come Italia e Belgio, Olanda è ferma a quota 3 mentre la Norvegia è a 2 - ha vinto due delle ultime quattro edizioni. Lo scorso anno, con Del Toro, c'è stata la prima vittoria di un messicano.
Ma ora ecco dieci nomi da seguire al Tour de l'Avenir 2024
ANTONIO MORGADO
Che cosa ci fa uno così ancora a correre tra gli Under 23 dopo aver ottenuto un quinto posto in una delle gare più dure della stagione, il Giro delle Fiandre, resta un mistero o meglio, nemmeno troppo, è qualcosa di legato al regolamento che permette a corridori di questa età (Morgado è un classe 2004, sarebbe un secondo anno tra gli Under 23), nonostante siano già ben inseriti in contesti superiori, di scendere di categoria - lo vedremo anche al Mondiale dove rischia di essere il favorito. Il suo nome al Tour de l’Avenir è più interessante per le frazioni singole che per la classifica generale, anche se il suo livello è così alto che non mi stupirei di vederlo in alto a fine corsa. Vedremo, forse il grande caldo previsto rischia di non favorire lui che col freddo e la pioggia si trova a meraviglia, ma giorno dopo giorno il rischio concreto di vedere il baffuto portoghese davanti c’è, seppure dodici mesi fa fu una delle delusioni della corsa.
BRIEUC ROLLAND
Capitano - o uno dei capitani - di una Francia che si presenta al via con una formazione fortissima e che punta a riportare in Francia la corsa otto anni dopo la vittoria di David Gaudu. Non ha disputato il Giro Next Gen dove, gioco forza, sarebbe stato uno dei favoriti pure lì, ma la sua squadra, la Groupama, non era stata invitata; ha saltato il Valle d’Aosta e si presenta tirato a lucido (terzo di recente in una gara in linea in Francia, battuto solo da Lapeira ed Eenkhoorn) per l’evento cerchiato in rosso da inizio stagione. Va forte in salita e quest’anno lo ha dimostrato anche in alcune uscite con i professionisti, è cresciuto con Lenny Martinez e Grégoire e con loro era uno dei leader delle selezioni francesi giovanili, i due, però, sono maturati prima di lui, ma questo non vuol dire che Rolland non sia un corridore di valore assoluto o che non possa togliersi grandi soddisfazioni anche nella massima categoria. Prima però c’è un Avenir da provare a vincere e per la Francia può andare bene sia con lui che con Rondel o perché no pure con Bisiaux.
JARNO WIDAR
Ma chiunque voglia vincere questa corsa se la deve vedere con Jarno Widar che insegue un trittico mai realizzato finora: Giro-Valle d’Aosta e Avenir nello stesso anno, o provare a togliere a Baronchelli quel record di Giro e Avenir vinti entrambi nel 1973. Di recente ci hanno provato Ayuso e Staune Mittet, ma entrambi si sono dovuti inchinare più che agli avversari alla cadute e questo ci fa pensare quanto sia un tabù che prima o poi andrà sfatato. Widar, dominatore in stagione della categoria, non pensa a entrare negli annali per la doppietta ma semplicemente a vincere quella corsa che in Belgio, di recente, ha conquistato Cian Uijtdebroeks. È vero, la strada è costellata di pericoli, ma per quello visto in stagione, il piccolo belga mi pare, in questo momento, imbattibile.
JOSEPH BLACKMORE
Se Morgado è già lanciato tra i professionisti anche Joe Blackmore non scherza e ha pure un anno in più. Ma se Morgado passava quest’anno in UAE come astro baffuto destinato a illuminare il ciclismo, il rendimento nella prima parte di 2024 di Joe Blackmore, se non è da catalogare come un'autentica sorpresa, poco ci manca. Una certezza quasi assoluta è diventato il biker inglese che in stagione ha trionfato tra i professionisti in giro per tutto il mondo: primo al Tour of Rwanda e al Tour de Taiwan, prima di conquistare il Circuit des Ardennes, corsa .2, concludendo una parte iniziale di stagione da mezzo fenomeno con la vittoria alla Liegi di categoria. Dopo una parentesi in mountain bike è tornato a macinare buoni risultati, senza vittorie però, chiudendo al decimo posto l’Arctic Race of Norway, ma pare con una preparazione mirata all’Avenir. Va forte in salita, lunga o corta non fa differenza, è veloce, gli piace attaccare. Se cercate il principale rivale di Widar per la classifica generale ecco il nome.
MATTHEW BRENNAN
Restiamo in Gran Bretagna per parlare di Matthew Brennan, altro classe 2005, dunque un primo anno, che non ha per nulla subito il salto di categoria, anzi, si è pure messo in luce tra i professionisti. Prodotto della Fensham Howes Junior Team, squadra che sta lanciando diversi talenti in questi ultimi anni, Brennan non è un semplice velocista, tutt’altro, ma come caratteristiche potrebbe ricordare un suo possibile compagno di squadra nel 2025, quando il 19enne passerà con la squadra World Tour della Visma, ovvero Wout van Aert. Tiene bene su salite brevi e ripide ed è estremamente veloce, ma sono ancora da cogliere i suoi margini. In stagione è partito fortissimo con il successo nell’ultima tappa del Giro Next Gen come fiore all’occhiello di una crescita continua e di una grande costanza di rendimento. All’Avenir ha cerchiato di rosso la tappa 1, quella con arrivo a Ronchamp-Champagney.
LUDOVICO CRESCIOLI
In un Avenir così montagnoso Ludovico Crescioli, che da ragazzo ha fatto proprio dell'andare forte in salita la sua massima vocazione, sarà la carta più importante della spedizione azzurra di Marino Amadori il quale non ha nascosto di aver provato a riportare in Francia uno tra Pellizzari e Piganzoli, sul podio nel 2023 di fianco al vincitore Del Toro. Il talentuoso corridore della Team Technipes #InEmiliaRomagna sta finalmente vivendo una stagione (quasi) senza malanni fisici e ha un doppio obiettivo in Francia: chiudere in una posizione di classifica tra i primi dieci e strappare ufficialmente un contratto per il prossimo anno tra i professionisti. L’Italia si presenta con una squadra interessante, ma sulla carta appare difficile ripetere le imprese delle ultime stagioni, ma mai porre limiti alle selezioni di Amadori. Oltre a Crescioli, li nominiamo tutti quelli al via: Edoardo Zamperini, uno dei migliori italiani nell’ultimo biennio, fermato in stagione da un brutto infortunio che ne ha compromesso il rendimento al Giro, punterà alle tappe, ma proverà a tenere duro anche per la classifica; Pietro Mattio, una delle realtà del nostro ciclismo giovanile, cresciuto stagione dopo stagione in maglia Visma, anche lui sarà una carta interessante da buttare in fuga e provare a scompigliare le carte. Di sicuro sarà un importante uomo squadra, ruolo che ricopre con qualità anche in Visma; Simone Gualdi, il migliore 2005 italiano per risultati quest’anno, a suo agio anche tra i professionisti, e infine Alessandro Pinarello e Florian Kajamini, anche loro chiamati a provare a tenere duro in salita e a dare anche qualche risposta dopo un periodo non del tutto facilissimo a livello di risultati. Chissà che qualcuno di questi non cerchi gloria e consacrazione l’ultimo giorno con l’arrivo in Italia, sul Colle delle Finestre. Occasione ghiotta.
JAKOB SÖDERQVIST
Lo svedese della Lidl-Trek punta tutto sul prologo iniziale e proprio come al Giro Next gen è il favorito a vestire la maglia di leader per un giorno. Un giorno solo, perché poi già dalla frazione successiva probabilmente perderà terreno appena la strada salirà, ma al momento è il corridore, nella categoria, nettamente più forte a cronometro e potrà usare la corsa francese oltre che per riportare alla Svezia un successo di tappa che manca dal 2004 (Lofqvist primo su Le Grand Bornard), anche per affinare la condizione in vista del mondiale di Zurigo.
AJ AUGUST
Altro corridore che si sta facendo già tra i professionisti è il giovanissimo americano AJ August, in forza alla Ineos e qui leader di una compagine che schiera anche Artem Shmidt, suo futuro compagno di squadra con i britannici e Colby Simmons, che punterà tutto sulla prima tappa e sulle fughe. AJ August, sosia di Miles Teller, l’attore protagonista del film Whiplash, potrebbe essere un nome un po’ a sorpresa a fine Avenir nei piani alti della classifica, perché le lunghe salite ancora non sembra gli si addicano molto, ma chissà. Ci rivediamo a fine corsa per vedere dove sarà arrivato.
ROBIN ORINS
Premio alla regolarità per il 2002 belga che il prossimo anno sarà a tutti gli effetti tra i professionisti in maglia Lotto Dstny. In stagione ha un ruolino di marcia impressionante soprattutto nelle gare di un giorno dove spiccano su tutti i podi alla Roubaix e alla Liegi e le vittoria nel campionato belga a cronometro e nella Omloop Het Nieuwsblad. Insieme a Verstrynge, altro corridore regolarissimo, ma più forte in salita, sarà fondamentale per i sogni di gloria del capitano Widar.
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MAX VAN DER MEULEN
Tanti alti e bassi in carriera dopo un inizio scoppiettante, quasi folgorante, tra gli juniores. Tanti alti e bassi anche in stagione per il giovane corridore del CTF Victorious e futuro Bahrain, vincitore quest’anno di una tappa alla Ronde de l’Isard, ma spesso anche vittima di malanni e controprestazioni. Lo si vede spesso allenarsi con due mostri sacri come van der Poel ed Evenepoel e lui, che è soprattutto scalatore, andrà a caccia di un posto sul podio che all’Olanda all’Avenir manca dal 2018, quando Arensman chiuse alle spalle di un certo Pogačar. Sulla carta uno forte così in salita, in Olanda, non lo vedevano da anni.
Foto: Sprint Cycling Agency
Appunti sul Tour de France
Il Tour è terminato qualche giorno fa, andiamo in pace. Più o meno. Il Tour è terminato pochi giorni fa e proietta in maniera definitiva Pogačar nella storia di questo sport. Stando larghi, andando a naso, a sensazione, senza che tutto ciò sia suffragato da numeri - e i numeri in ogni caso suffragherebbero, eccome se suffragherebbero - la stagione 2024, che sta trascorrendo veloce come veloce affrontano le salite i corridori, lo inserisce (almeno) tra i dieci più grandi che questo sport abbia mai visto. La doppietta Giro-Tour dopo 26 anni è simbolo di ciò che è lo sloveno e di ciò che resterà delle sue gesta in questo sport negli anni a venire.
NON SOLO POGI
Il Tour appena trascorso, però, non è soltanto lo sloveno. C’è la resistenza - la volta che userò il termine resilienza abbattetemi - del suo più forte rivale, Jonas Vingegaard, che rientra alle corse proprio al Tour dopo aver rischiato perlomeno la carriera un paio di mesi prima ai Paesi Baschi. Il danese, tanto grintoso in sella quanto sfuggente e introverso nel dopo corsa - e adoro questo suo volto contraddittorio - è stato l’unico, a sprazzi, a provare a tenere la ruota di Pogačar, tanto da farci pensare, a un certo punto, come il Tour 2024 potesse avere una sfida da raccontare in chiave maglia gialla. Ma troppa, esagerata, la superiorità dello sloveno in versione 2024. Un Pogačar che ha raggiunto la maturità agonistica, fisiologico vista l'età, e pare che sul suo periodo di forma stia avendo un certo peso il cambio di allenatore e di allenamenti.
Il podio lo chiude Remco Evenepoel, sorpresa, ma fino a un certo punto. Fino a un certo punto perché in quanto a talento il corridore belga appartiene a quel gruppo lì, dei Pogačar e pochissimi altri. C’era qualche dubbio sulla tenuta, in alta montagna, soprattutto in tappe con salite ripetute, ma si è gestito benissimo e a questo punto, con una vittoria alla Vuelta nel 2022, un dodicesimo posto lo scorso anno sempre in Spagna (uscì di classifica a causa di una giornata di crisi dalla quale comunque si riprese benissimo, una giornata no) dove arrivarono, però, tre vittorie di tappa e la maglia a pois, un ritiro al Giro nel 2023, quando era in piena lotta per vincerlo e un podio al Tour, si può dire come sia attualmente uno dei più forti interpreti anche delle corse di tre settimane. Margini? Da scoprire, da capire quali e se ci saranno. Argomento interessante per il 2025 dove, molto probabilmente, lo rivedremo in corsa in Francia, stavolta, però, con la pressione di dover per forza salire sul podio se non addirittura trasformare il duello in una lotta a tre. Poi se magari, per mettere pepe, gli organizzatori aggiungessero cinquanta, sessanta chilometri a cronometro ci si potrebbe divertire ancora di più.
E ci sono tante altre cose da dire, partendo dal regolarista Almeida (quarto) che non sbaglia una corsa a tappe che sia una, con un ritiro al Giro per un malanno quando era lì a giocarsi il successo e poi tanti risultati di rilievo, uniti ad una certa costanza di rendimento ne fanno uno dei corridori più forti al mondo nelle corse di tre settimane, Tutto questo oltre a una grande capacità di svolgere, a livelli importanti, il ruolo di uomo-squadra.
C’è poi il ritrovato Landa che a quasi 35 anni firma un notevole quinto posto in classifica, migliorando anche lui ogni prestazione in ogni singola tappa di montagna rispetto a quello che era il suo meglio almeno a livello di età. Ci sono le difficoltà della Ineos, vittima di malanni in serie e che non va al di là del settimo posto di Carlos Rodriguez: per lui un passo indietro rispetto al 2023 ma con l’attenuante di aver corso mezzo malato, per l’appunto, dopo aver corso mezzo incidentato lo scorso anno: ancora da capire quale sia il suo vero volto e in questo caso da scoprire quali sono i margini. Per motivi legati anche alla giovane età non ho ancora capito molto del corridore spagnolo se non che è uno che va forte un po’ ovunque e quando sta bene non ha paura di attaccare.
C’è Adam Yates (sesto posto) che, senza strafare, chiude ancora in alto in classifica, anche se non tanto quanto il 2023, ma lavorando con profitto per il suo capitano; c’è Matteo Jorgenson, completo come pochi altri in gruppo, dotato di fondo e recupero, capace anche lui di svolgere al meglio il lavoro di gregario, ma anche di ritagliarsi spazio personale. Chiude ottavo al Tour dopo aver vinto una classica delle pietre questa primavera: ecco, in questo è stato persino superiore a Tadej Pogačar che quest’anno la campagna fiamminga l’aveva saltata a piè pari. C’è Derek Gee che toglie spettacolarità al suo modo di correre, ma si testa per la classifica: nono al Tour è un risultato enorme e chissà che nel 2025 non gli venga in mente di provare a venire al Giro e magari cercare pure di vincerlo o di salire sul podio.
Un accenno alle tre settimane strepitose di Carapaz. Veste la maglia gialla, vince quella a pois, conquista una tappa e ne sfiora altre due. Corridore spettacolare, esaltante, quando scatta fa male (quasi) a tutti. Si deve inchinare in un paio di circostanze soltanto alla rimonta di quel diavolo vestito in giallo che porta il nome di Tadej Pogačar. Due righe anche sul Tour di Bini Girmay che porta a casa la maglia verde, fa pari e patta come numero di vittorie di tappa con Jasper Philipsen e questa è stata una grande sorpresa: alzi la mano chi si sarebbe mai immaginato di vederlo così competitivo in volate di gruppo. Certo, voglio fare il rompiscatole: il livello di queste volate, una volta tanto, non era così alto, anzi, rispetto a quello che il 2024 sa offrire. Mancavano due dei tre più forti al mondo, Milan e Merlier, oltre a Groves e Kooij, tutti questi ce li siamo goduti al Giro. E in più è come se a Philipsen fosse mancato qualcosa in termini di brillantezza. A lui e al suo treno.
Altri spunti: le vittorie di tappa di Bardet, Vauquelin e Turgis, tre corridori francesi appartenenti a tre mo(n)di differenti. Il primo, all’ultimo Tour, che questa corsa pareva potesse vincerla un giorno e a volte c’è davvero andato vicino, ma l’avversario si chiamava Froome. All'ultimo Tour vince una tappa dopo sette anni dall'ultima volta e veste per la prima volta la maglia gialla. Il secondo avanza senza essere mai stato uno di quei talenti da strapparsi i capelli (e in Francia ne hanno, di talenti non solo di capelli) ma ogni stagione ha messo un piccolo mattoncino finendo per costruire un palazzo che si fa guardare, piazzando all’entrata la vittoria di tappa di Bologna dopo essere stato in fuga tutto il giorno. Va forte a cronometro, è veloce, apprezza le brevi corse a tappe: non sarà colui che sfaterà il tabù Tour per i francesi, ma è corridore da seguire. Nazione sempre più prolifica, grazie alla programmazione e al sistema che permette a un numero altissimo di corridori di esprimersi restando competitivi anche una volta passati professionisti - a differenza di quello che succede da noi in italia. La terza vittoria di tappa francese porta la firma di Anthony Turgis che invece appartiene agli incompiuti, di quelli che le grandi vittorie le hanno soltanto sfiorate. Vive una giornata di gloria incredibile nella tappa degli sterrati salvando il Tour, e in parte la stagione, di una (mezza) disastrosa, sin qui, TotalEnergies. Ci sarebbe da parlare di quanto è forte Jonas Abrahamsen che ha trasformato completamente il suo fisico per diventare un corridore vero alla soglia dei 30 anni e un giorno potrà giocarsi pure qualche classica del Nord. Al Tour non vince, ma veste la maglia a pois per diversi giorni, è il corridore con più chilometri in fuga, avrebbe meritato il premio di supercombattivo, ma gli viene preferito Carapaz. E a proposito di trasformazioni: Campenaerts, che da un po’ di anni si occupa meno delle crono e più delle fughe, trova il successo più importante della carriera dopo averne sfiorati anche lui diversi. Tre parole sui due van: Aert e der Poel. Entrambi a secco anche se il primo più volenteroso del secondo, oltre ad esserci arrivato molto più vicino. Per i due l’obiettivo sarà fra pochissimi giorni e si chiama Parigi 2024.
AZZURRO TENEBRA
Infine e in breve: quanto è messo male il ciclismo italiano che, tolti i due campioni di cui possiamo vantarci (Ganna e Milan), ormai è ben poca cosa? Ciccone fa classifica chiudendo undicesimo alle spalle di Buitrago: il duello con il colombiano, anche in un post tappa, è uno dei pochissimi momenti in cui l’Italia si fa vedere, anche se nella seconda settimana, quando arriva al quinto posto in due tappe di montagna, mi aveva illuso potesse lottare per qualcosa di meglio in classifica, ma al Tour il livello è troppo alto per pensare di entrare nei primi sei, sette, otto. L’anno prossimo lo aspettiamo al Giro e magari nelle classiche delle Ardenne.
Può bastare il suo undicesimo posto senza guizzi a salvare la spedizione? Assolutamente no, ma se Ciccone, pur bravo sia chiaro, non esalta, gli altri che fanno? Sobrero, dopo il ritiro dei due uomini di classifica della Red Bull, fatica a riciclarsi in un altro ruolo e si vede a malapena in un paio di fughe dove aiuta i compagni di squadra (da gregario per la classifica a gregario per i compagni in fuga, siamo questi); Moscon è l’emblema di ciò che sempre più spesso diventano i ciclisti italiani: ottimi compagni di squadra, valorosi aiutanti, dopo aver vestito i panni delle speranze, dopo averci illuso.
Bettiol, non pervenuto, ritirato per stanchezza; Ballerini e Mozzato hanno fatto l’uno guardia del corpo a Cavendish e con buoni risultati (tappa vinta dal corridore britannico), l’altro apripista di un velocista che da un anno a questa parte è diventato un ex. Gazzoli è stato il primo a ritirarsi al Tour, Formolo si è visto un paio di volte tirare il gruppo per qualche centinaia di metri. A memoria non ricordo un Tour così insipido corso dagli italiani e succede proprio nell’anno in cui la corsa parte dall’Italia. Ma, come detto, siamo questi: senza squadre di livello nella massima categoria, con talenti che passano professionisti dopo aver fatto buone cose nelle categorie giovanili e in un modo difficile da spiegare e comprendere o scompaiono dai radar o diventano gregari. Senza ottenere risultati di vertice nelle corse che contano e stanno scomparendo pure i risultati che contano nelle gare di secondo piano, fateci caso. Stiamo entrando in quello che forse è uno dei peggiori momenti della storia del ciclismo italiano. Problemi? Tanti, diffusi in maniera capillare in tutto il sistema. Soluzioni? Nessuno le conosce o ne parla, anzi, spesso alcuni buoni risultati vengono usati per nascondere ciò che non va. Vedremo il futuro cosa riserverà a questo sempre più evidente azzurro tenebra che ultimamente sta bene con tutto.
Foto: Sprint Cycling Agency
Il Monumentale del Tour de France 2024
Densa di fascino, come una di quelle gelatine che Jim Halpert, il cattivo della serie TV americana The Office, usava per fare impazzire alcuni suoi colleghi. Attesa, come il giorno più importante nella vita di un bambino. Discussa, perché se non parlassimo di Tour de France allora tanto varrebbe chiudere baracca. Il Tour de France 2024 sta per iniziare - 29 giugno-26 luglio - e lo farà dall’Italia per la prima volta nella sua storia, avrà (le consuete) 21 tappe e si snoderà lungo circa 3.500 chilometri. La corsa partirà dall’Italia per chiudersi a Nizza invece che a Parigi: i Giochi Olimpici nella capitale francese a fine luglio hanno imposto un cambio epocale che si tramuta anche in cronometro all’ultimo giorno, al posto del tradizionale sprint che vale una carriera, sui Campi Elisi.

I temi principali - le domande che mi e vi pongo - sono almeno quattro e coinvolgono i favoriti alla classifica finale, li accenno qui prima di addentrarmi nello specifico raccontando come di consueto vita, caratteristiche e miracoli sportivi dei presenti al Tour de France 2024 e delle loro squadre di appartenenza.
1) Riuscirà Tadej Pogačar a completare la doppietta Giro-Tour ? (E poi, intanto la butto lì, anzi qui: poi lo sloveno pensi al Mondiale perché non succederà spesso di averne uno così favorevole alle sue caratteristiche e lasci perdere la Vuelta).
2) In che stato di forma sarà Jonas Vingegaard Hansen, dopo lo spavento che ci ha fatto prendere ai Paesi Baschi? Sarà un avversario credibile?
3) Riuscirà Remco Evenepoel a fare quel salto di qualità per giocarsi un posto sul podio in una corsa con (quasi) tutti i migliori al mondo per le gare a tappe di tre settimane?
4) Potrà essere Primož Roglič, nonostante i quasi 35 anni l’avversario da cui Pogačar si dovrà guardare?
UN FAVORITO (CON UNO SQUADRONE)
Complesso per tutti sconfiggere Tadej Pogačar, soprattutto quello visto nel 2024, la migliore versione di se stesso, quello all’apice della sua maturità agonistica e che alla vigilia dice di non essresi mai sentito così forte. Come può non essere lui il favorito numero uno di questa corsa? Anche per via dei noti problemi del suo più accreditato - fino a qualche mese fa - rivale per la maglia gialla finale. Lui è il più forte - al mondo - la sua squadra è la più forte - al via e al mondo - e potrebbe, sulla carta, ma stando sempre attenti a non pastrocchiare con l’inchiostro, piazzarne pure altri due sul podio, un altro nei cinque e un altro ancora nei dieci. Mi piace questa cosa? Sinceramente, nemmeno un po’, ma tant’è. Di squadre forti al via del Tour ne abbiamo viste - e ne vedremo anche quest’anno - ma una così faccio fatica a ricordarla. Adam Yates e João Almeida, mantenessero lo standard visto al Tour de Suisse, potrebbero tranquillamente essere i rivali più accreditati dello sloveno; Juan Ayuso, nonostante fisiologici alti e bassi per via dell’età e qualche caduta di troppo, è il nuovo che avanza nei grandi giri. Pavel Sivakov, in poche stagioni, è passato da “prossima grande cosa” nelle corse a tappe a uomo di alta classifica, finendo per diventare gregario extra lusso di capitani che possono vincere le corse. C’è poi Marc Soler, cavallo pazzo a cui Matxin è riuscito a dare un senso, almeno per loro, a me piaceva di più la versione illeggibile dei tempi Movistar e, infine, Nils Politt e Tim Wellens, che in altre squadre andrebbero a caccia di tappe, mentre qui saranno utilissimi alla causa, soprattutto in pianura il primo e nelle prime fasi di salita il secondo.
GLI AVVERSARI

Per via dell’incidente accorso a Vingegaard, il primo rivale dello sloveno è un altro sloveno: Primož Roglič. Difficile, però, immaginare come un corridore che fa del calcio volante assestato nei finali di tappa la sua arma migliore, quasi l'unica, possa trovare terreno per battere questo Pogačar che più dei suoi rivali dovrà temere il caldo. La Red Bull-BORA-Hansgrohe, però, va al Tour con una squadra niente male e un nuovo sponsor, di peso, forse il più importante e conosciuto, a livello globale, per ciò che concerne lo sport. Darà motivazioni in più. Una squadra con Aleksandr Vlasov: uno dei corridori più continui ad alti livelli quest’anno in salita mentre Jai Hindley è uno che ha pur sempre vinto un Giro d’Italia due stagioni fa anche se come aiuto di un capitano è ancora tutto da vedere - e al recente Delfinato non ha rubato l’occhio. A completare una squadra davvero forte per la salita presenti Bob Jungels e Matteo Sobrero, mentre Marco Haller, Nico Denz e Danny van Poppel si divideranno tra lavoro sporco in pianura, tirando, difendendo, coprendo, e gloria personale: Haller a supporto di van Poppel in volata, Denz in fuga.

Parte più defilato il vincitore uscente: quali conseguenze per il suo rendimento la caduta ai Paesi Baschi? Probabilmente lo scopriremo già nelle prime, impegnative, tappe italiane. E allora, oltre a Jonas Vingegaard, in casa Visma | Lease a Bike sarà da seguire con attenzione Matteo Jorgenson, rendimento altissimo quest’anno nelle brevi corse a tappe, da verificare la capacità di tenere lungo l’arco delle tre settimane, anche se va detto, intanto, che il percorso di questo Tour potrebbe favorirlo, oltre al fatto che l’americano ha poco da invidiare alla concorrenza per un piazzamento in altissima classifica. Completano lo squadrone olandese - più vario, completo e all'apprenza compatto rispetto a quello emiratino - Wilco Kelderman, uno che potrebbe fare il capitano d’ alta classifica in almeno 18 delle 22 squadre al via, Bart Lemmen, chiamato all’ultimo per sostituire un Kuss che quest’anno non va, Wout van Aert, il coltellino svizzero del gruppo: lavorerà in salita, potrà inserirsi in fuga su ogni terreno, si butterà nelle volate di gruppo compatto, proverà a vincere quelle a plotone sgranato, mentre Christophe Laporte cercherà risposte dopo una stagione altamente negativa e sfortunata, quasi come se stesse vivendo una sorta di crisi di rigetto a un irripetibile 2023. Jan Tratnik e Tiesj Benoot sono due corridori affidabilissimi e sui quali la squadra si appoggerà per ricevere aiuto su ogni terreno.
TUTTI (PROPRIO TUTTI) GLI ALTRI

Quasi tutte le squadre mettono in campo il meglio possibile, poche le assenze di peso, ma d’altra parte il Tour de Netflix impone al via il miglior cast possibile. E così che vista la forza di UAE, Visma e Red Bull, constato come anche la INEOS Grenadiers non voglia essere da meno. Carlos Rodríguez Cano, il più giovane della compagine britannica, guida un gruppo formato da Egan Bernal, Geraint Thomas, Thomas Pidcock, Michał Kwiatkowski, Ben Turner, Jonathan Castroviejo e Laurens De Plus. Pensare che questa squadra non sia la più forte al via lascia senza parole. Carlos Rodríguez ha ottime credenziali per salire pure sul podio finale. Continuo, forte in salita, forte a cronometro, forte in discesa, sa pure cogliere l’attimo giusto per provare a vincere una tappa visto che non ha nemmeno paura ad attaccare. L'unica incognita è legata alle cadute: spesso, nonostante la capacità di guidare il mezzo, ha bruciato risultati importanti a causa di incidenti in corsa. Egan Bernal insegue la rinascita, si gioca la top ten anche se sogniamo qualcosa in più, magari pure una tappa: da troppo tempo non si concede il gusto di alzare le braccia al traguardo. Geraint Thomas, dopo il podio al Giro, sarà completamente a disposizione dei suoi, così come lo sono tre fra i più forti “gregari” in circolazione per le tappe di montagna e non solo: Laurens De Plus, Jonathan Castroviejo e Michal Kwiatkowski i quali potrebbero, insieme a Thomas Pidcok, inseguire fughe e successi di tappa. E a proposito di Pidcock: dopo due tentativi di fare classifica e conclusi con un 16° e 13° posto abbastanza dimenticabili, proverà a fare classifica per una terza volta o lo vedremo libero di dare spettacolo in qualche tappa come due anni fa nel giorno dell’Alpe d’Huez? Se dovessi indovinare e fossi costretto a scegliere direi la seconda, ci sono anche i Giochi a Parigi con cui fare i conti pochi giorni dopo la fine del Tour, sprecare troppa energia per un piazzamento nei 20, potrebbe rivelarsi controproducente. Lui intanto dice di puntare alla prima maglia gialla. Chiude il gruppo Ben Turner, successore di Luke Rowe quasi a 360 gradi, dal corridore gallese eredita principalmente il ruolo di mulo delle prime fasi di gara.

Capitolo Soudal-Quick Step, o meglio Remco Evenepoel. Cosa aspettarsi dall’ imprevedibile ex campione del mondo, al suo esordio al Tour de France? Dovesse finire nei primi cinque sarebbe grasso che cola, considerando anche per lui l’incidente ad aprile che gli ha tolto qualche settimana di preparazione; nei dieci sarebbe un piazzamento auspicato, quasi chiamato tutto il resto, che non sia una vittoria di tappa o magari due, un risultato finale deludente. Le aspettative su di lui sono sempre enormi, così come è sembrato enorme - forse troppo? - il suo fisico, per pensare di poter infastidire i migliori in salita. Squadra forte al suo fianco: Mikel Landa può pensare persino di andare più forte di lui in salita e di conseguenza curare anche una buona classifica, anche se i due, almeno nelle foto, per quanto possano assumere un significato di verità assoluto immagini postate sui social, sembrano, sin dal ritiro invernale, avere instaurato un certo feeling che poi in corsa si è intravisto alla Volta ao Algarve. Gianni Moscon sarà il gregario per eccellenza in squadra, definito sin dai primi mesi in maglia Quick Step come l’erede di un altro trattore, Tim Declercq, anche se quegli standard sono decisamente lontani. Louis Vervaeke, Ian Van Wilder e Jan Hirt, saranno altre tre pedine preziose per la salita, e magari, soprattutto gli ultimi due, “riserve” per fare classifica, ma non escluderei di vederli anche cercare di vincere una tappa di montagna. Yves Lampaert, sorprendente prima maglia gialla al Tour di due anni fa, potrà giocarsi le sue chance in fuga, darà una mano in pianura a Evenepoel e una in volata a Casper Pedersen, seppure quest’ultimo non si possa considerare un velocista di prima fascia, quanto piuttosto corridore da soluzioni alternative alla volata di gruppo.

Movistar Team per la classifica punta su Enric Mas. Nel Power Ranking che ho stilato tempo fa, Mas è, a conti fatti, e grazie soprattutto alla regolarità che trova nella “gara di casa”, ovvero la Vuelta, al quarto posto assoluto tra i corridori in attività per le grandi corse a tappe. Dietro i tre che potete immaginare. Questo non significa che lo spagnolo, spesso sin troppo criticato, come sin troppo criticata è la Movistar, autentica squadra meme del ciclismo internazionale, a volte se la vanno a cercare non c’è dubbio, sia la quarta forza in campo, ma è uno dei nomi che ambiscono a un piazzamento in alta classifica. Regolarista in salita, forse avrebbe apprezzato di più un Tour da sfinimento e per fondisti, ma l’ultima settimana montagnosa può sorridergli. Interessante la squadra che gli viene costruita intorno: Davide Formolo sarà la sua guardia del corpo in salita, Javier Romo in alta quota può stupire, Oier Lazkano, a suo agio nelle tappe più dure al Delfinato, dove è riuscito spesso e volentieri ad arrivare davanti a scalatori più quotati, cercherà una vittoria di tappa andando in fuga. Presenti anche l’eterno Nelson Oliveira che potrebbe pure cercare piazzamenti nelle due crono, Fernando Gaviria, scelta un po’ sorprendente vista la sua stagione (le sue ultime stagioni) finora e infine Alex Aranburu. Il corridore basco va forte su diversi terreni ed è veloce oltre che resistente, si è laureato campione di Spagna pochi giorni fa e nell’ultimo mese, tappa vinta anche al Giro del Belgio, è riuscito a sbloccarsi dopo due stagioni a secco e un’infinità di piazzamenti. Che c’abbia preso gusto?

Quartetto da classifica anche per la Bahrain-Victorious, altra squadra in forma nell'ultimo mese. Viste le qualità espresse in salita, quello con le quotazioni maggiori potrebbe essere Santiago Buitrago, il quale, oltre a essere uno degli scalatori più forti al via, può anche puntare a vincere una tappa. Pello Bilbao, che fa parte di quella particolare categoria di corridori “da quarta settimana” potrebbe anche lui giovare di un Tour che si indurisce nel finale: obiettivo, per il corridore basco: vincere una tappa e chiudere in top ten. Con loro proveranno a tenere duro Jack Haig e soprattutto Wout Poels, quest’ultimo mette assieme un pacchetto di esperienza, qualità e regolarità con pochi eguali in gruppo. Se dovesse uscire a mani vuote da questa corsa, si potrebbe parlare di fallimento sportivo vista anche la presenza di corridori come Matej Mohorič e Phil Bauhaus, Nikias Arndt e Fred Wright, fughe e volate chiamano a gran voce i loro nomi.

Veniamo alle squadre francesi. La Cofidis per la classifica punta su Guillaume Martin pronto a giocarsi la sua mossa preferita: entrare in tutte le fughe possibili e in quel modo ottenere un piazzamento di rilievo, magari tra l’ottava e la dodicesima posizione, e chissà, se ci scappa pure una tappa non si storce il naso. Difficile che Simon Geschke possa ripetere l’impresa fatta al Giro: 14° posto finale, suo miglior risultato in carriera in un Grande Giro, a 38 anni, mentre Jesús Herrada e Ion Izagirre sono uomini da fughe che arrivano al traguardo e vittorie di tappa. Bryan Coquard è il velocista, c’è concorrenza, ma non esagerata, magari dopo aver vinto al Tour de Suisse di recente - 2 vittorie in carriera nel WT su 52 successi totali da professionista - può provare a sbloccarsi al Tour. Piet Allegaert e Alexis Renard il suo supporto, quest’ultimo cerca anche piazzamenti nelle tappe mosse o magari andando in fuga. Infine, presente Alex Zingle, inizialmente, visto che il prossimo anno lascerà la compagnia, pareva potesse rimanere fuori dal Tour. Zingle è uno dei profili da tenere maggiormente d’occhio nelle volate a ranghi ridotti oppure, dovesse trovare la forma e formula giusta, potremmo vederlo spesso in fuga, magari quella buona.

Bella squadra la Groupama - FDJ di Madiot che cala i cinque assi e ce n’è per tutti i gusti - tranne che per le volate. Stefan Küng per le due crono con vista Parigi 2024 dove inseguirà una medaglia, ma non è da escludere trovarlo spesso in fuga. Lenny Martinez rappresenta il nuovo che avanza a livello mondiale. Il classe 2003, ancora acerbo per fare classifica, nella tappa secca, se in giornata, in salita può essere imbattibile. Viste anche le doti di esplosività una tappa in cui misurarsi con i migliori potrebbe essere quella di Bologna, magari attaccando sul San Luca, il secondo giorno. Valentin Madouas, uomo buono per tutti i percorsi, darà una mano, come faranno anche Kevin Geniets e Quentin Pacher, in salita, e lo vedremo in fuga dove la sua presenza lo metterà tra gli uomini da battere. Difficile per lui, come per Gaudu, ripetere il Tour d’alta classifica del 2022, ma ha le qualità pure per provare a tenere duro in montagna o magari vincere proprio una tappa tra quelle più impegnative, soprattutto nell’ultima settimana, lui che viene fuori alla distanza. Dicevo di David Gaudu: fino a 2 anni fa sarebbe stato il capitano designato, ma ora gliene succedono di ogni e si è pure ammalato alla vigilia di questo Tour. Dai sogni di podio si è passati a una realtà che potrebbe vederlo “solamente” provare a vincere una tappa o a conquistare la maglia a pois. Destino che lo accomuna a tantissimi suoi predecessori e connazionali. Presente al via anche Clément Russo che darà una mano in pianura e sarà anche utile nella tappa degli sterrati di Troyes. Tenuto per ultimo Romain Grégoire. Attesissimo a un ulteriore salto di qualità, nonostante sia anche lui giovanissimo (2003), potrebbe essere tra i corridori da battere nelle tappe più mosse e nelle numerose fughe che mi aspetto arrivino al traguardo.

La Decathlon AG2R vuole continuare a macinare successi e nel farlo, selezionando la squadra per il Tour, si dimentica del suo uomo faro: Benoit Cosnefroy. Perché non è stato chiamato al Tour? Si va per la classifica di Felix Gall, il quale però sembra un po’ sotto gli standard del 2023, ma magari sta tenendo il meglio per la corsa francese. Si punta alle volate di Sam Bennett, altro corridore trasformato dalla cura Decathlon/Van Rysel. Ad aiutare l’irlandese in volata c’è uno dei corridori più esperti del gruppo: Oliver Naesen. Nans Peters e Nicolas Prodhomme sono sia uomini da fuga in montagna che i compagni più vicini che potrà avere Gall nelle tappe più impegnative, oltre all’esperto della compagnia, Bruno Armirail. L’ammiraglio francese punterà a un buon piazzamento nelle crono e magari anche a una top 20 in classifica finale. Il neo campione francese Paul Lapeira è uno dei corridori maggiormente migliorati in questo 2024 e vorrà continuare a stupire, magari vincendo una tappa al Tour in maglia tricolore. Ultimo francese a riuscirci, Arnaud Démare nel 2017, vincitore a Vittel davanti a Kristoff e Greipel. Dorian Godon, invece, sarà l’uomo, almeno come caratteristiche, preferito a Cosnefroy, darà una mano a Bennett in volata, andrà all’attacco delle tappe mosse e si lancerà negli sprint a ranghi ridotti.

Arkéa -B&B Hotels squadra bretone, ma senza bretoni al via, avrà come leader Arnaud Démare per le volate, lui che al Tour ne ha vinte due, ma l’ultima nel 2018. A dargli una mano Daniel Mclay, Luca Mozzato e Amaury Capiot, ma soprattutto gli ultimi due proveranno anche a mettersi in proprio se la strada glielo consentirà. Il corridore italiano, secondo quest’anno al Fiandre, lo scorso anno al Tour ha chiuso 4 volte nei 10 di tappa risultando, insieme a Ciccone, il migliore della risicata spedizione italiana in terra di Francia. Chissà che in una delle prime tre tappe “casalinghe” la squadra non gli dia la possibilità di giocarsi le sue carte - penso soprattutto alla frazione di Torino - le altre due frazioni, invece, lo dovrebbero vedere tagliato fuori dalla contesa. Squadra francese perfettamente divisa in due, detto delle quattro ruote veloci, gli altri quattro sono uomini che si faranno vedere in montagna e proveranno pure a fare classifica. Clément Champoussin cerca un po’ di continuità. Ha grandi numeri e una discreta precocità - vinse una tappa alla Vuelta nel 2021 in quella che fu la prima vera e propria stagione completa tra i professionisti. I due spagnoli, Cristian Rodríguez e Raúl García Pierna, sono due regolaristi, ma sono convinto che li vedremo spesso in fuga, infine mi sono tenuto per ultimo Kévin Vauquelin. Il 23enne normanno di Bayeux, dopo un’ottima prima parte di stagione (nei dieci tra Etoile de Besseges, Tirreno e Paesi Baschi) culminata con il secondo posto alla Freccia Vallone, ha sofferto al recente Tour de Suisse e ha perso il campionato francese a cronometro per pochissimi secondi. È al suo primo Tour e nel 2023 all’esordio in un grande giro (Vuelta), corse a lungo ammalato finendo per ritirarsi dopo due settimane di corsa. Quello che verrà sarà tutto di guadagnato, farà esperienza, ma le qualità sono quelle di un corridore che a fine Tour potrebbe pure lambire la top ten. Ultima squadra “di casa”, TotalEnergies. una delle quattro Professional al via. Steff Cras per la classifica, vicino a lui in salita troveremo Jordan Jegat, da tenere d’occhio, così come da seguire Thomas Gachignard, grande protagonista in questo 2024 nel calendario franco-belga, ha pure sfiorato la vittoria al campionato nazionale francese. Lo troveremo spesso in fuga e chissà che prima o poi la vittoria arrivi proprio al Tour de France. Il gruppo sportivo guidato da Bernaudeau non conquista una tappa al Tour dal 2017 (vittoria in fuga di Calmejane): ci proveranno anche Anthony Turgis o Sandy Dujardin, entrambi veloci, anche se non così tanto da volata di gruppo compatto, ma in fuga possono creare diversi grattacapi, così come Mathieu Burgaudeau. Il sosia di Alaphilippe non sta vivendo una grande stagione e cerca le risposte giuste sulle strade francesi. Al via anche Mattéo Vercher e Fabien Grellier, principalmente per cercare fughe da lontano o dare una mano ai compagni di squadra.

Introdotto con la TotalEnergies il discorso relativo alle squadre che hanno usufruito delle wild card, lo proseguo parlando di Israel Premier Tech, Uno X Mobility e Lotto Dstny. Tre squadre che difficilmente cureranno l’alta classifica, ma che molto probabilmente daranno vita a tante fughe con l’obiettivo di arrivare al traguardo. Israel-Premier Tech in realtà, un po’ a sorpresa, un uomo per la classifica potrebbe averlo: Derek Gee. No, non sto dando i numeri, il canadese al Delfinato ha impressionato in salita. Sono convinto che inizialmente proverà a tenere duro, e al Giro 2023 ha dimostrato di non soffrire, andando in fuga in quasi ogni tappa di montagna, le fatiche ravvicinate nei giorni. Quota canadese in squadra che aumenta con le presenze di Hugo Houle, vincitore di una tappa nel 2022 e Guillaume Boivin, entrambi specialisti della fuga. Difficile, se non impossibile, immaginare Jakob Fuglsang competitivo ad alti livelli, ma magari un colpo di coda lo potrà dare. Pascal Ackermann, con Jake Stewart a supporto, proverà a inserirsi nelle volate, Krists Neilands vorrà essere nuovamente protagonista in fuga come già accaduto lo scorso anno, mentre Stevie Williams, corridore da alti e bassi, punterà a vincere una tappa e magari essere protagonista da subito, nelle prime due tappe italiane. La Lotto Dstny incentra la propria corsa sulle volate di Arnaud De Lie e sulla qualità di Maxim Van Gils. Se il primo spesso ha picchi altissimi - a livello di talento, dato da forza, esplosività e spunto veloce, è colui che può battere Pedersen e Philipsen in volata - ma a volte è suscettibile a controprestazioni, il secondo fa della regolarità ad alti livelli la sua arma migliore. Veloce e resistente, Van Gils avrà diverse tappe in cui provare a lasciare il segno, soprattutto quelle con il traguardo che punta all’insù. Certo, la concorrenza è folta e forse sarà meglio cercare gloria in fuga, piuttosto che sfidare i big su un certo tipo di finali. Victor Campenaerts fungerà da battitore libero in una corsa in cui ha sempre faticato a trovare spazio, Harm Vanhoucke sarà l'uomo in fuga nelle tappe di montagna, difficile pensarlo in classifica, discorso simile per Jarrad Drizners, mentre Brent Van Moer, Sebastian Grignard e Cedric Beullens saranno i pretoriani di De Lie, ma con la possibilità di giocarsi le proprie carte in fuga. Ultima squadra invitata: Uno X Mobility. La compagine norvegese, dopo una prima parte di stagione troppo anonima per essere vera, arriva al Tour al massimo della forma e punterà quasi esclusivamente a vincere una o più tappe. Sorprende in almeno una scelta: il giovanissimo (e prospetto molto interessante) scalatore Johannes Kulset preferito ad Andreas Leknessund, ritornato in squadra quest’inverno dopo la parentesi in DSM per curare la classifica al Tour e invece escluso. I capitani, tuttavia, saranno diversi, squadra solida, buona per tutti i terreni. Alexander Kristoff, aiutato da Søren Wærenskjold, sarà il velocista di punta e proprio con il suo giovane "erede" potrà dividersi il ruolo di capitano negli sprint di volta in volta a seconda della situazione. Magnus Cort, già vincitore di due tappe al Tour, si getterà nelle volate a ranghi ristretti - se ci saranno - ma non disdegnerà la fuga giusta su ogni terreno. Rasmus Tiller e Jonas Abrahamsen, oltre a essere solide pedine per il treno dei due velocisti, proveranno a entrare nelle fughe e quelle fughe le proveranno a portare fino al traguardo. Il primo grazie alle doti veloci può regolare un gruppetto, il secondo ha motore e tempismo per provare azioni solitarie nei finali di corsa. Odd Christian Eiking e Tobias Halland Johannessen saranno i punti di riferimento nelle tappe di montagna. Il forte corridore classe ‘99, vincitore del Tour de l’Avenir ormai tre anni fa, punta deciso a vincere una tappa di montagna.

Capitolo Alpecin-Deceuninck. Si rivede in corsa Mathieu van der Poel, ma con quali credenziali? Lo immagino provare un Tour quasi fotocopia di quello dello scorso anno. In aiuto a Jasper Philipsen, il velocista di riferimento, sulla carta solo Mads Pedersen lo potrà impensierire in volata a questo Tour, cerca la condizione senza strafare con l’obiettivo Parigi 2024 e magari un finale di corsa in crescendo cerchiando di rosso un paio di tappe nell’ultima settimana. Certo, con una buona condizione, potrà provarci magari già sul San Luca. San Luca, che però potrebbe essere il terreno ideale per Axel Laurance, quanto di più vicino ad Alaphilippe la Francia ha prodotto in queste ultime stagioni, che fa il suo esordio in un grande giro meritando la convocazione a suon di risultati. Di Philipsen abbiamo già detto, sarà il velocista faro della corsa, sei tappe vinte al Tour nelle ultime due stagioni, e con lui, oltre a Robbe Ghys e Jonas Rickaert, tornano in voga quelli delle classiche: Søren Kragh Andersen, Silvan Dillier e Gianni Vermeersch, che oltre a essere fondamentali uomini squadra, potrebbero contribuire a trasformare alcune tappe in vere corride.

Dal velocista principe al suo principale rivale: Mads Pedersen che guida una Lidl-Trek orfana di Tao Geoghegan Hart, ammalatosi all’ultimo momento. Il danese, come al suo solito, non solo si getterà in volata, ma proverà a dire la sua andando in fuga e provando a piazzarsi in alcune tappe impegnative, ma non troppo e terrà accesa la lotta per la maglia verde. A proposito di maglie: Giulio Ciccone mette in palio la pois: che Tour sarà il suo? Non lo so, ma so che finora la sua stagione è stata alquanto sfortunata. Un problema al soprasella gli ha fatto saltare tutta la prima parte di stagione, Giro compreso. È tornato, si è dimostrato in buona forma e si è ammalato poco prima del Tour. Può darsi che provi a fare classifica, altrimenti il suo bagaglio è pieno di piani alternativi: fughe, tappe, classifica dei gran premi della montagna. Di sicuro con lui non ci annoieremo mai. Terza punta di una squadra nel complesso più debole di quello che ci si poteva aspettare è Toms Skujiņš, che si dividerà tra le fughe e il supporto al treno di Pedersen. A proposito di treno: lo completano Ryan Gibbons e Jasper Stuyven e se Tim Declercq è il lavoratore per eccellenza nelle prime ore di gara, Carlos Verona e Julien Bernard li vedremo all’opera in salita.

L’Astana Qazaqstan Team punta forte, ma non esclusivamente, sulle volate di Mark Cavendish, supportato da un treno di buona fattura: Davide Ballerini, Michele Gazzoli, Cees Bol e Michael Mørkøv. Yevgeniy Fedorov cerca gloria in fuga e nelle tappe impegnative, Harold Tejada e Alexey Lutsenko proveranno a fare classifica e/o a vincere una tappa di montagna, andando in fuga. Da seguire con interesse la selezione del Team Jayco AlUla. Simon Yates torna per fare classifica: difficile migliorare il 4° posto del 2023, oltretutto dopo una stagione, questa, costellata di tanti piccoli problemi e un rendimento al di sotto delle aspettative. Se dovesse mancare l'appuntamento con l’alta classifica, di sicuro proverà in ogni modo a vincere la sua terza tappa in carriera al Tour. Dylan Groenewegen, fresco di titolo olandese, è il velocista di punta per le volate a gruppo compatto e si contenderà il titolo di terzo incomodo degli sprint, mentre Michael Matthews lo vedremo in azione in altri situazioni, a gruppo sgranato oppure in fuga. Uno degli obiettivi del corridore australiano è quello di crescere di condizioni in vista dei Giochi Olimpici. Chris Harper è l’alternativa a Yates per la classifica, Luke Durbridge, Christopher Juul Jensen ed Elmar Reinders i lavoratori spesso oscuri, nonché parte del treno dei velocisti che vedrà nel solito Luka Mezgec l’ultima ruota da cui si potrà lanciare Groenewegen.

A proposito di volate: il Team dsm-firmenich-PostNL ci riprova con Fabio Jakobsen, del tutto impalpabile al Giro e saranno ben quattro le chance fino alla prima giornata di riposo per provare a riemergere per l’ennesima volta. Bram Welten, Nils Eekhoff e John Degenkolb gli tireranno la volata, ma questi ultimi due magari avranno anche chance personali in altre tappe. Frank Van Den Broek è uno dei nomi che potrà diventare noto anche ai meno attenti: grande motore, il suo soprannome, Wattage Bazooka, è tutto un programma. È estroso, fantasioso, va forte ovunque e si infilerà in diverse fughe. Sarà l’ultimo Tour per Romain Bardet, farà classifica o proverà a vincere una tappa? Credo più alla seconda ipotesi. Sempre per le tappe ci sarà un altro francese ormai appartenente alla vecchia guardia: Warren Barguil. I suoi anni migliori sono passati, ma WaWa è uno di quelli che può stupire in fuga. Menzione finale per Oscar Onley, giovane e interessantissimo britannico che può dire la sua sugli arrivi adatti a corridori esplosivi, ma anche sulle salite non troppo lunghe. Finora, la sua ancora breve carriera tra i professionisti è stata un'alternanza di bei risultati e brutti infortuni. Al Tour per trovare la quadra.

L'Intermarché Wanty porta Louis Meintjes per la classifica, magari non troppo vicino al podio, ma nemmeno così lontano da una top ten. Regolare come pochi, il sudafricano potrebbe anche centrare la fuga buona in montagna per provare a vincere una tappa. Il resto della compagnia è composta da corridori che strizzano l’occhio perlopiù alle corse di un giorno: l’obiettivo principale sarà quello di provare a vincere tappe. Bini Girmay e Gerben Thijssen in volata, ma come gestiranno la convivenza? Mike Teunissen, Hugo Page e Laurenz Rex formeranno un ottimo trio di vagoni veloci e potenti, ma potranno anche entrare in fughe numerose, infine Georg Zimmermann e Kobe Goossens sono due profili di corridori fantasiosi, quasi selvaggi, amanti delle scorribande da lontano: occhio anche a loro due per un possibile successo di tappa.

Chiudiamo con una delle squadre più interessanti di questo Tour de France seppure, almeno all’apparenza, senza uomini che possono puntare al podio, ma con la presenza del corridore italiano più forte del momento, che pochi giorni fa ha dominato il campionato nazionale e porterà, in giro per il Tour, il tricolore. Alberto Bettiol partirà con motivazioni extra dalla sua toscana, con indosso il rossobiancoverde e chissà, potrebbe pure puntare alla prima tappa e a vestire la maglia gialla. Richard Carapaz sarebbe l’uomo designato per la classifica generale, ma l’ex vincitore del Giro d’Italia, oltre a non aver ancora mostrato in stagione il meglio, in questo 2024 è finito spesso a terra. Di sicuro lui è un altro che ha pronta l’alternativa alla classifica: andare in fuga gli piace e quando va all’attacco sa pure concludere. In alternativa, per fughe e classifiche, altri tre elementi di grande qualità: Rui Costa, Ben Healy e Neilson Powless. Il primo è reduce dal successo al campionato portoghese, il secondo da una stagione inferiore a quella del 2023, ma si è sbloccato a modo suo, con una fuga, al recente Giro di Slovenia, il terzo, invece, arriva da un’annata complicata per problemi al ginocchio, ma se dovesse trovare la forma potrebbe stupire. Chiudono la selezione EF Education-Easy Post, Sean Quinn, veloce e resistente, di recente laureatosi campione nazionale statunitense, Marijn van den Berg, uno che sembra sempre sul punto di esplodere e che ha avrebbe le qualità pure per giocarsi le tappe con i migliori velocisti resistenti - quelle adatte ai van Aert o Pedersen, per intenderci - e Stefan Bissegger, un po’ cronoman, un po’ attaccante, ancora alla ricerca della sua dimensione.
PERCORSO
Sarà un Tour anomalo e ricco di novità, ritorni e cambiamenti. La partenza dall’Italia, le Alpi, subito, e poi nuovamente alla fine. Gli sterrati, due crono, i Pirenei alla fine del secondo weekend, la tappa finale a Nizza.
Dall’Italia per tre tappe, di cui due davvero frizzantine e che potrebbero già mettere in fila gli uomini di classifica. Il primo giorno, Firenze-Rimini, senza considerare quello che potrà succedere nelle ultime ore con possibili cambi di percorso a causa di strade allagate e smottamenti, ci sono pur sempre sei GPM, Barbotto e San Leo sono impegnativi, anche se lontani dal traguardo, e i chilometri più di 200: insomma, si parte col botto. Dipende da come approcceranno il primo giorno del Tour, ma, tolta una possibile azione dei big e magari un gruppetto sgranato, difficile immaginare che arrivino più di 30/40 corridori a giocarsela.
A Bologna, sul San Luca, che verrà affrontato due volte in tutto, sarà, invece, un testa a testa tra i migliori. Che siano uomini di classifica o “semplici” cacciatori di tappa non importa, di sicuro bisogna stare bene sin da subito, come ormai la corsa francese ci sta abituando.
Piacenza-Torino, il terzo giorno, invece, segnerà la prima delle tante volate di questo Tour de France, in una giornata dal punto di vista chilometrico tutt’altro che banale: 231 km è una lunghezza che non si vede più così spesso nelle corse a tappe. La quarta tappa sarà la prima di montagna. Partenza da Pinerolo e arrivo a Valloire: 139,6 km con quasi 4.000 di dislivello. Infinita la salita per arrivare al Sestriere, poi si sconfina con il Monginevro e infine, passanti tra i Giganti, si sale verso il Galibier dal Lautaret, prima di scendere a Valloire. La classifica verrà disegnata in maniera precisa e siamo solo al quarto giorno.
Quinta e sesta tappa, arrivi di Saint Vulbas e Digione, sono due volate che precedono la prima delle due crono di questo Tour. La Nuits Saint George - Gevrey Chambertin di soli 25 km sorride agli specialisti, anche se, pur sempre breve, potrebbe non creare esagerati distacchi tra gli uomini di classifica.
Il giorno dopo ancora volata (e siamo a 4), prima di una delle frazioni più attese: la Troyes-Troyes significa tappa degli sterrati. 199km per passare una domenica sulla carta estremamente spettacolare. 14 settori, per un totale di circa 32km di sterrato potranno completamente ribaltare la classifica, renderla rischiosissima per gli uomini di classifica, speriamo solo non venga condizionata dalle cadute, un azzardo che gli organizzatori si sono presi e speriamo che paghi. Le strade bianche diventano dunque una novità per la corsa, escludendo il finale a LPDBF, ma non lo è per nulla Troyes che ha visto, tra i vari arrivi, nel 2017 e nel 2000 due vittorie tedesche in volata: Marcel Kittel ed Erik Zabel. Il giorno dopo riposo e poi si riparte con la Orléans-Saint Amand Montrond: quinta volata in programma. Tappa da fuga invece quel di Le Lioran, o tutt’al più qualche fuoco d’artificio nel finale se qualcuno si sentisse particolarmente voglioso tra gli uomini di classifica, prima, nuovamente, di altre due frazioni per velocisti, Villeneuve sur Lot e Pau, (Tour omologato) e arriviamo a sette volate, sulla carta, nelle prime tredici tappe. Mica poco.
È il preludio di ciò che avverrà nei due giorni successivi, due tappe decisive poste, intelligentemente, il sabato e la domenica e tra le più dure in programma a questo Tour 2024. La Pau-St Lary Soulan (Pla d’Adet), misura 152 km, vede soprattutto la scalata del Tourmalet con cima posta a 63 chilometri dall’arrivo che sarà su una salita impegnativa: il Pla d’Adet da Vielle Aure, quasi 10km oltre l’8% di media. con alcuni tratti in doppia cifra.
Il giorno successivo, tappa 15, 14 luglio e quindi non serve aggiungere altro, si parte da Loudenvielle e si arriva di nuovo in salita, con un classico del ciclismo francese: Plateau de Beille, affrontato poche settimane fa alla Ronde de l’Isard - ha vinto van Bekkum - e l’ultima volta al Tour nel 2015: primo fu Purito Rodriguez. Peyresourde subito in partenza, poi Col de Mente, Portet d’Aspet, lungo giro a valle prima di affrontare il Col d’Agnes e lanciarsi verso Les Cabannes da dove iniziano gli ultimi 15 chilometri verso Plateau de Beille, salita non impossibile, ma, sulla falsariga delle classiche vette pirenaiche, lunga che sembra non finire più.
Dopo i Pirenei si riposa e a Nimes, martedì 16 luglio, tappa 16 - rara e perfetta armonia - potrebbe arrivare l’ottava volata: frazione quasi interamente pianeggiante. Il giorno dopo c’è scritto fuga in tutti i modi, verso Superdévoluy, e qualcosa di simile a Barcellonette, sempre che non ci sia qualche velocista col dente avvelenato (e se fosse la tappa proprio con i velocisti in fuga?).
Sarà il preludio a quelli che saranno gli ultimi tre giorni i quali, se ce ne fosse ancora bisogno e noi speriamo di sì, decideranno la classifica. Si torna sulle Alpi con gli arrivi a Isola 2000 (dopo aver scalato Vars e Bonette) e sul Col de la Couillole da Saint Sauver sur Tinée. Salita lunga, non durissima ma è l’ultima prima della fine. Salita conosciutissima dai corridori e dove Pogačar, nel 2023 alla Parigi Nizza, vinse su Gaudu e Pogačar. Il giorno dopo gran finale, non a Parigi, ma a Nizza con una crono di 34 chilometri che potrebbe ancora cambiare la classifica.
I FAVORITI DI ALVENTO

Come sempre, per chi non volesse sciropparsi migliaia di battute, ecco qui una sintesi di quello che potremmo vedere al Tour, con nomi e stellette
MAGLIA GIALLA
⭐⭐⭐⭐⭐Pogačar
⭐⭐⭐⭐Roglič
⭐⭐⭐Vingegaard, A. Yates
⭐⭐Evenepoel, Jorgenson, Almeida, Vlasov, Buitrago, Ca. Rodriguez, Mas, Landa, S. Yates
⭐ Hindley, Gaudu, Gall, Vauquelin, Bilbao, Poels, Ayuso, Bernal, Martin, Carapaz, Healy, Meintjes, Gee, Cras, Kelderman, Kuss, Haig
MAGLIA VERDE
⭐⭐⭐⭐⭐Philipsen
⭐⭐⭐⭐ M.Pedersen
⭐⭐⭐ De Lie
⭐⭐Van den Berg, van Aert, Aranburu
⭐ Pogačar, Roglič, Evenepoel, Coquard, Groenewegen, Matthews, Zingle, Grégoire, Cort
MAGLIA A POIS
⭐⭐⭐⭐⭐ Ciccone
⭐⭐⭐⭐Pogačar
⭐⭐⭐ Roglič, Buitrago, Gee
⭐⭐ Bernal, Johannessen, A. Yates, S. Yates
⭐ Bilbao, Poels, Ca. Rodriguez, Vauquelin, Martin, Meintjes
MAGLIA BIANCA
⭐⭐⭐⭐⭐Jorgenson
⭐⭐⭐⭐Evenepoel, Ca. Rodriguez
⭐⭐⭐Buitrago, Ayuso
⭐⭐ Johannessen
⭐Pidcock, Van Gils, Van Wilder, Healy, Vauquelin, Onley, Martinez
Foto in copertina: ASO/Pauline Ballet
Appunti sul Giro Next Gen 2024
Sull’onda di quei corridori un po’ cheerleader, vedi Pogačar o Pidcock, Jarno Widar dà spettacolo sulle strade del Giro Next Gen 2024. Vince due tappe e la maglia rosa finale e, come avrete letto in ogni dove, è il più giovane nella storia della corsa a conquistare la classifica generale: compirà 19 anni soltanto a novembre. Stravince e forse questa è la vera notizia: il suo comando non è mai stato in discussione. Gli organizzatori pensano a un percorso meno selettivo che possa restare aperto persino fino all’ultima tappa, ma il piccolo belga, di cui ancora non si comprendono bene limiti e caratteristiche definitive, va forte fin dal primo giorno quando si piazza nono nella cronometro di apertura.
Widar, classe 2005 e quindi al 1° anno da Under 23, così piccolo fisicamente da ricordare proprio Pidcock, da junior andava forte un po’ ovunque, salite e salitelle, sprint ristretti e arrivi per puncheur, pietre, colline, di tutto, si prendeva il lusso di vincere per distacco, attaccando in qualsiasi momento della corsa, forte ovunque, a parte le volate che non ama, per usare un eufemismo. Carattere forte, vincente, chiedere a chi gli è stato vicino in due cocenti - per lui - sconfitte, come quelle del Lunigiana e del mondiale lo scorso anno. Ha stravinto, lo merita, e dice che l’anno prossimo tornerà per vincere di nuovo - mai accaduto un bis nella storia di questa corsa. Ci credo poco, ma chissà: in un ciclismo così folle mi aspetterei di vederlo a pieno titolo tra i professionisti - campo che ha già calcato in stagione - già dal 2025. Piedi per terra, però, come detto è un corridore giovanissimo, che ha già grandi numeri, ma è ancora acerbo.

Sul podio salgono due spagnoli, due vere sorprese. Sì, perché Albert Torres (altro 2005, UAE Gen Z) e Pau Martí (2004, Israel PT Academy) non erano assolutamente accreditati della possibilità di chiudere così in alto, soprattutto il corridore della Israel. Parole dello stesso Pau Martí, che dopo essere arrivato con i migliori a Pian della Mussa, si era detto stupito di aver trovato un certo livello in salita. Torres beneficia di un’attività svolta in stagione tra i professionisti (ben quattro corse a tappe disputate tra “i grandi”) che gli permette di avere un motore già ben rodato per figurare con i migliori in salita. Pau Martí fa valere anche il suo spunto veloce andando a conquistare grazie ai piazzamenti all’arrivo il terzo posto davanti a Rondel - ci torno a breve.
Restando alle sorprese in classifica, cito anche l’australiano Tuckwell decimo nella generale dopo aver corso bene in stagione anche alla Ronde de l’Isard: da definire limiti e caratteristiche. È un classe 2004 che ha fatto l’esordio in Europa solo due anni fa con la maglia del Team Bike Terenzi, squadra con la quale conquistò, proprio nel 2022, la sua prima vittoria nella sua prima corsa in assoluto al di fuori dell’Oceania.

In mezzo: 4° Rondel, per molti, compreso il sottoscritto, il favorito del Giro. Rondel ha difettato in maniera palese di acume tattico. Nella tappa di Fosse ha tirato per quasi tutta la salita senza chiedere cambi, aprendo il gas quando all’arrivo mancavano ancora diversi chilometri, tratto più duro compreso, e quando Widar, perfettamente a suo agio a ruota per diversi chilometri, è partito nel finale, non solo Rondel ha perso la ruota del corridore belga, ma anche dei due spagnoli poi finiti davanti a lui sul podio. Secondi che si riveleranno preziosi. L’altro pasticcio di Rondel è datato 16 giugno, l'ultimo giorno, arrivo di Forlimpopoli. Gli sarebbe bastato arrivare in volata davanti a Pau Martí o tutt’al più dietro di una sola posizione per conservare il terzo posto sul podio. Nello sprint di gruppo il corridore della Israel ha chiuso 20°, il francese della Tudor , pur dotato di esplosività e buon spunto veloce, 25°, piazzamento che lo faceva scivolare dal 3° al 4° posto. Qui, però, da definire dove finisce il capolavoro di Martí e inizia quel pasticciaccio brutto de Rondel. Corridore il quale, però, potrà prendersi la sua rivincita al prossimo Tour de l’Avenir. Qualora lo avesse in programma diventerebbe in automatico uno dei favoriti alla maglia gialla finale.

Al 5° posto chiude Pavel Novak, primo corridore di una squadra non Development, il Team MBH Bank Colpack Ballan, tra i migliori in salita come il regolare Kajamini, 7° e migliore degli italiani, questo passa il ciclismo di casa nostra al momento. Ottimo, in generale, il Giro della squadra italo ungherese che dall’anno prossimo dovrebbe - ma non ci sono ancora conferme definitive - diventare Professional: oltre ad essere stata l’unica capace di mettere due uomini tra i primi 10 in classifica, risultato non da poco vista la presenza di quasi tutti i top team della categoria, ha messo in luce Christian Bagatin e Lorenzo Nespoli. Il primo, partito forte, 10° nella crono d’apertura e poi in fuga con i big il giorno dopo, il secondo capace di conquistare la maglia dei gran premi della montagna, fra le poche soddisfazioni del ciclismo italiano in questa corsa. Nei 10 troviamo Leo Bisiaux, sesto posto finale per uno dei miei corridori preferiti di quella che è un’incredibile annata, la 2005. Bisiaux sta correndo poco e prima o poi arriverà: se non dovesse esagerare saltando subito tra i professionisti, nel 2025 potrebbe essere uno dei corridori da battere nelle corse a tappe e anche in quella di un giorno più impegnative. Intanto la Francia tra lui, Rondel e Rolland (assente come tutta la Groupama, ingiustamente esclusa per favorire la presenza di squadra italiane fantasma, sarebbe stato forse il favorito assoluto), si gode un possibile terzetto di fuoco per l’Avenir. La Decathlon ci ha provato, anche con Kevin Verschuren, 11° in classifica, ma raccogliendo alla fine un po’ poco. 8° in classifica è Mats Wenzel, Lidl-Trek Future Racing, il lussemburghese, da quando ha iniziato a farsi vedere in campo internazionale, sin dagli juniores, ha spiccato per regolarità. 9°, invece, Alessandro Pinarello, VF Bardiani Group CSF Faizanè, in un Giro per lui e la sua squadra senza infamia e senza lode, con qualche acuto come piazzamenti di tappa di Lorenzo Conforti, classico profilo all’italiana di corridore veloce e resistente, peccato per lui essersi dovuto scontrare negli sprint con un corridore che quest’anno ha battuto alcuni tra i migliori velocisti del World Tour e dintorni.
Fuori dai dieci, invece, i corridori della Visma Lease a Bike, che perde subito Nordhagen (uno dei tre favoriti della vigilia) e Huising per un malanno, che vede Graat sottotono e 12°, con van Bekkum 16° e che viene salvata da Brennan - altro 2005 già in evidenza in mezzo ai professionisti - nell’ultima tappa, vittoria a Forlimpopoli e da un Mattio extra lusso - ci torno a breve anche qui.
In generale è stato un Giro Next Gen che ha espresso quello che è a oggi la categoria: a livello internazionale c'è poco spazio per le squadre che non sono quelle di sviluppo del World Tour e quindi come nel 2023, anche nel 2024 raccogliere risultati se non appartenenti a una certa area sportiva, diventa sempre più difficile - lo scorso anno Trinity, Colpack e Biesse portarono comunque a casa quattro tappe. Quest’anno le vittorie sono state suddivise tra cinque squadre, praticamente le top della categoria presenti e tutti vivai, se così possiamo definirli, di formazioni World Tour. Un edizione spartiacque, per me, di quello che è il futuro o meglio il presente della categoria. Su otto tappe, quattro sono andate ai 2005, due ai (anzi a un) 2004, una a un 2003 e a un 2002. A parte Teutenberg, sempre piazzato nelle tre volate, hanno praticamente vinto quei corridori che ci si aspettava vincessero.

Due tappe sono andate alla Soudal Quick Step, entrambe con Magnier che apre il dibattito su quello che andrebbe fatto a livello regolamentare: è possibile che un corridore del World Tour, capace di vincere volate davanti a fior di professionisti, scenda per dominare questo tipo di corse? Forse andrebbe cambiato qualcosa, magari mettendo un limite su quei corridori che ottengono un totale di punti tra i professionisti, ponendo un divieto di scendere nella categoria - valido sia per Giro, che per Avenir e poi per Mondiale ed Europeo. Ma la presenza di corridori del livello di Magnier è solo una parte del problema, se vi interessa approfondire potete ascoltare il mio intervento fatto sul podcast di 53x11.
La Lotto Dstny, da anni una se non la miglior squadra Development del mondo, vince tre tappe con corridori al primo anno: due con Widar e una con De Schuyteener in volata. Ha il piglio della dominatrice come non si era mai visto al Giro, andandosi a prendere una bella rivincita con la corsa: la sconfitta patita da Van Eetvelt nel 2022, contro un corridore che non si è mai più ripetuto nemmeno a livelli base, bruciava ancora. Donie è stato preziosissimo in salita e Giddings in pianura dove De Schuyteneer oltre al successo ha saputo dare una mano importante. Conquistano poi una tappa a testa la Lidl Trek Future Racing, con Soderqvist (2003), la Wanty ReUz technord con Artz (2002) e la Visma | Lease a Bike Development con Brennan (2005). Lo svedese della Lidl è il favoritissimo della crono d’apertura e non sbaglia, in generale la sua squadra è sempre presente, in classifica - con Wenzel - nelle fughe, nelle volate - con Teutenberg - e l’ultimo giorno sfiora il colpaccio con Behrens, secondo di un soffio dietro Brennan. La Wanty cerca il podio in classifica con Toussaint ma i suoi sogni di gloria terminano a causa di una caduta, quando era perfettamente in linea, e in forma, per giocarsela, ma riescono però il penultimo giorno, a conquistare la tappa con uno dei corridori più attesi: l’olandese Huub Artz, già forte di un contratto tra i professionisti dall’anno prossimo. Infine, nonostante la chiamata arrivata all’ultimo per sostituire Belletta, Matthew Brennan, altro talento del 2005 di cui non conosciamo bene i margini, e con caratteristiche da cacciatore di classiche moderno, veloce anche negli sprint di gruppo e molto resistente, conquista l’ultima tappa del Giro, salvando la corsa dei calabroni.
Per gli altri è stata dura.

Sempre più difficile riuscire a fare risultati, riuscire anche soltanto a mettersi in evidenza con una fuga o un piazzamento, risultati che sono solo una parte del tutto. Che futuro potranno avere alcuni team italiani, in questo caso, per provare a confrontarsi con certe realtà più ricche e di conseguenza più forti? Come talento, preparazione, avvicinamento, mezzi, soldi, tutto. Come biasimare squadre che a fine stagione decideranno che non avrà più alcun senso continuare? E sia chiaro, questo non dipende solo dai risultati ottenuti a questo Giro, o dalle scelte, sacrosante dal loro punto di vista, di RCS di invitare via via le squadre più forti - a sensazione immagino che il prossimo anno almeno due, se non tre squadre italiane viste nel 2024 non verranno confermate a discapito di team stranieri esclusi quest'anno decisamente più competitivi. La categoria Under 23 sta mutando completamente, non serve più a formare il ragazzo o il corridore, a fargli prendere poco a poco confidenza con uno sport che poi diventerà un mestiere vero e proprio, ma ormai è un momento di transizione per chi ha già quasi certamente in mano un contratto per il World Tour. Si è creato un divario enorme, tra chi fa parte dell'élite - i team devo - e tutti gli altri. Mettersi in evidenza, lasciare una breccia, sorprendere è sempre più complicato.
come se da una parte - perdonatemi il paragone azzardato - ci fossero i piloti delle driver academy o della formula due, che studiano per un posto nella massima categoria e tutti gli altri, alla guida di un'utilitaria in giro la domenica per qualche strada secondaria in collina.
Infine gli italiani.
Chi si salva? Oltre ai già citati tre del Team MBH Bank Colpack Ballan, Kajamini, Nespoli e Bagatin, nella lista entrano Luca Paletti, chiude il Giro in crescendo, 13° in classifica finale, è un 2004 su cui dover puntare in futuro, il suo compagno di squadra Lorenzo Conforti, che con un 2°, un 3° e 6° posto di tappa è certamente il migliore dopo Magnier e Teutenberg negli arrivi a ranghi compatti dove invece manca del tutto l’atteso Daniel Skerl - in generale, a parte Borgo, CTF Victorious in difficoltà, anche per alcuni malanni che hanno colpito la squadra alla vigilia. Aggiungerei anche un altro dei ragazzi di Reverberi, Alessandro Pinarello, che chiude nei 10 un Giro che per disegno forse ne favorisce le caratteristiche - ma alla fine cosa sarebbe cambiato da un 9° a un 5°/6° posto, forse massima ambizione per qualità e peculiarità? Bravo anche Samuele Privitera, come Borgo un 2005 (e come Luca Giaimi, praticamente mai visto se non nel dare una mano ai suoi compagni dell’UAE), ha corso malaticcio ma non appena è stato bene si è lanciato in fuga nella tappa con arrivo a Zocca chiudendo al 3° posto. Iniezione di fiducia per il ligure della Hagens Berman Jayco squadra vincitrice del Giro due anni fa e praticamente mai vista a eccezione per l’appunto di Privitera. Da evidenziare anche i piazzamenti nelle volate di Andrea D'Amato (2002, Biesse-Carrera), 3° e 4° di tappa a Borgomanero e Cremona e di Lorenzo Peschi (2002, General Store), 4° a Borgomanero, 6° a Zocca (era in fuga) e 10° a Cremona.
Spiccano, poi, Raccagni Noviero e Mattio. Il primo, dopo il secondo posto nella crono di apertura, è una risorsa fondamentale per le vittorie di Magnier e si prende pure il lusso di andare in fuga in una tappa con salite, non di certo il suo pane, il secondo, invece, è fondamentale per Brennan a Forlimpopoli. Qui una breve, ultima, riflessione: negli ultimi anni abbiamo avuto buoni, ottimi corridori che tra gli Under 23 emergevano riuscendo a fare i capitani, trasformandosi poi tra i professionisti in gregari, spesso e volentieri di grande qualità. Oggi, all’interno delle squadre di sviluppo straniere, i ragazzi iniziano a essere fior di uomini-squadra sin dall’ultima categoria prima di passare professionisti. Questo è. Se Mattio dopo il Giro ha firmato, come Belletta, qui assente a causa di un infortunio, per un altro anno con la squadra Development della Visma, questo Raccagni Noviero merita un posto nella Soudal dei grandi. Ha caratteristiche da uomo del nord, da uomo squadra - lo accosterei ad Asgreen - e in questo momento storico la squadra di Lefevere non si può certo permettere grossi investimenti oppure di fare la schizzinosa su un certo tipo di corridore. Oltretutto, avendo indebolito il blocco per le corse del Nord, quello del corridore friulano è un nome da cui potrebbero ripartire. Detto del CTF e del buon Giro di Alessandro Borgo - altro 2005, ribadisco, annata d’oro per il ciclismo, selezionato all’ultimo momento per sostituire Stockwell, nonostante gli esami di maturità imminenti - un peccato non aver potuto vedere al loro massimo Matteo Scalco, VF Group Bardiani CSF Faizané, ritirato per un malanno, avrebbe potuto cogliere una top ten o qualcosa di meglio, Ludovico Crescioli, anche lui condizionato da un malanno dal primo giorno, ed Edoardo Zamperini condizionato da una frattura della clavicola a poche settimane dal Giro. Chissà se uno di questi ultimi tre, insieme ai sopracitati Raccagni Noviero, Mattio e Belletta, al già confermato Kajamini, e al quasi certo Pinarello, non possano essere i 6 uomini convocati da Marino Amadori al Tour de l’Avenir. Prima, però, per il ciclismo italiano ci sarà un Val d’Aosta dove provare a ottenere qualche risultato migliore.
Foto: Lapresse












































