Ci sono tredici gradi alla sette del mattino. Il sole ha finito di illuminare tutta la valle di Livigno. Sono 1200 i partenti per la Granfondo Alè Livigno che quest’anno si snoda sul percorso medio a causa di una frana che alla vigilia ha bloccato il Passo Stelvio. In prima fila c’è un ospite d’eccezione: il ceco Zdeněk Štybar, che fino a poco fa, e per un decennio abbondante, è stato fra i protagonisti assoluti in gruppo. Non è mancato il dilaniare subito il serpentone che attraversava il paese, con solo i granfondisti più competitivi a non staccarsi sui rilanci alle rotonde prima che la strada iniziasse a salire. La prima fatica di giornata è la Forcola che scollina ad oltre 2300 metri e porta in Svizzera nel Cantone dei Grigioni, più precisamente nella Valle di Poschiavo. Una breve discesa e subito inizia la salita verso il Passo del Bernina pedalando costantemente sopra i 2000. Come la Forcola, anche questa ascesa è pedalabile, come la Forcola anche il Bernina è un trionfo di panorami mozzafiato con le nevi perenni sempre all’orizzonte. Una picchiata lunghissima, alternata a tratti di pianura, porta i cicloamotori alla volta della regione dell’Engadina fino ad arrivare al centro di Zernez.


Così si procede attraverso il Passo del Forno, rimanendo sempre in territorio elvetico. Gran parte del percorso medio, infatti, si snoda nei Grigioni e ritorna a Livigno attraverso il tunnel Mount La Schera. Questa galleria, che collega il centro-nord Europa con Livigno e la Valtellina, non prevede il transito delle bici. Per l’occasione  i tre chilometri e mezzo sono stati pedalati dai granfondisti: un’emozione unica attraversare questo budello di asfalto in leggera salita. Si procede velocemente, compatti, attenti a non toccarsi e a guardare la ruota davanti. Fuori, la diga, la dogana, il tunnel, la zona della partenza posta accanto ad Aquagranda, il centro del paese.

C’è l’ultima salita che completa i 106 chilometri del percorso e i 2100 metri di dislivello. Si sale alla volta del Passo Eira e in frazione Tre Palle si svolta destra. Ci sono quasi due chilometri terribili. Pendenza media che sfiora l’11%, una stradina stette che si impenna, un serpentone di asfalto che arriva alla stazione della cabinovia del Mottolino. Un finale bestiale. Se Tadej Pogačar aa trionfato in Rosa un anno fa con scioltezza, celebrando la maglia di leader con una vittoria che rimarrà epica, con la neve ai lati e un clima invernale, quest’anno il caldo ha spazzato via anche l’ultima chiazza bianca. Ma la vera differenza è la moltitudine dei granfondisti che spinge ma arranca, che rilancia ma si pianta, che si alza sui pedali, ma soffre. Certo, è una sofferenza felice, entusiastica, di passione. Un’ erta secca il Mottolino, un arrivo degno di una granfondo davvero unica. A tagliare il traguardo c’è anche Luca Moretti, ex azzurro di sci ed oggi presidente di APT Livigno: non solo i lunghi inverni da tutto esaurito, ma la pazza idea di oggi, magnifica realtà nel trasformare Livigno nella capitale della bicicletta. Ci ha creduto Livigno, che è stata capace in pochissimi anni di creare strutture, percorsi, centri di allenamento, di plasmare una vocazione agonistica e turistica della bici. La Granfondo locale, che ha ancora un margine pazzesco di crescita, è tra i volani principali di comunicazione del prodotto estivo livignasco a due ruote.

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