Si può essere anche Romain Grégoire

Mancano pochi chilometri alla fine della gara degli juniores all'Europeo di Trento. Manca poco per i corridori, troppo per noi costretti a combattere con la relatività del tempo e con il tentativo di trovare un posto buono per vedere l'arrivo, svincolandoci tra tifosi e genitori dei corridori in gara che da ore hanno occupato qualsiasi spazio possibile attorno alle transenne.

Sale il caldo dall'asfalto e all'improvviso troviamo posto fuori da un bar. Colpo di genio o di fortuna. Sedie libere, tavolino vuoto, ma la vera magia è che il posto è proprio davanti allo striscione del traguardo con su scritto UEC TRENTO 2021.

Gli speaker avvertono: è uscita l'azione decisiva, davanti due francesi e un norvegese; belgi delusi, avevano dominato la gara a cronometro qualche giorno prima, in particolare sono affranti i genitori di Segaert – oro nella gara contro il tempo - con il cappellino con l'iride ricamato sul bordo, e i supporter di Uijtdebroeks, argento dietro il connazionale, lui con un futuro assicurato e che, a differenza di altri suoi coetanei, avrebbe fatto a fine stagione il doppio salto junior-professionisti senza passare per la classe di mezzo. Arriva la volata che si gioca proprio davanti ai nostri occhi: vince Grégoire davanti ad Hagenes e Martinez. Podio, interviste, un buon inglese (il suo, il nostro ha sempre sfumature italiote) e così conosciamo Grégoire.

Classe 2003, Romain Grégoire arriva da Besançon, dipartimento del Doubs, va in bici come da tradizione per passione tramandata, e tra una mountain bike e una da ciclocross ne trae beneficio per la sua attività su strada. La sua è una crescita esponenziale, che lo pone al vertice assoluto della categoria Under 23: tra poche ore sarà il favorito del Giro d'Italia di categoria. Con il destino segnato, erede nell'albo d'oro dei vari Sivakov, Vlasov, Pidcock e Ayuso, per citare 4 degli ultimi 5 vincitori.

La sua squadra, La Conti Groupama FDJ, lo tratta come si fa con un gioiellino; lo osserva con occhi colmi di emozione e lo tira a lucido e, come si fa spesso con le cose preziose, lo conserva per i momenti migliori. Poca attività tra i prof, tanta tra i ragazzi della sua stessa categoria, anche se, a vederlo così forte e vincente, appare già superiore agli altri.

Quando era ragazzo, racconta Grégoire, non è che fosse un predestinato: «Le corse le vinceva sempre Gautherat e noi si finiva per lottare ogni week end solo per il secondo posto». Le cose poi sono cambiate, all'improvviso. Smessi i panni del ragazzo tutto fango e bici, la strada diventa la sua vocazione e così di colpo si trasforma in uno di quelli che ti lasciano a bocca aperta quando lo vedi correre, attaccare e vincere.

In questi 6 mesi da primo anno tra gli Under 23, Grégoire, studente al primo anno dell'Università («nel caso vada male la carriera da ciclista, voglio un piano B per la mia vita»), ha vinto 4 corse: Liegi Espoirs, Belvedere, Recioto e Fléche Ardennaise, tutte col piglio di chi fra poco tempo, quando farà il salto nel World Tour, sarà da tenere d'occhio. In Francia già si spendono tante parole su di lui.

Dice non aver fatto il salto direttamente tra i professionisti: «Perché sono una persona concreta e credo che non tutti siamo degli Evenepoel. Potevo essere nel World Tour, ma con il rischio solo di finire le gare, mentre così posso gestire la mia crescita con calma. Posso divertirmi in bici e continuare a vincere: non tutti evolviamo allo stesso modo e alla stessa velocità». Non sono tutti Evenepoel, è vero, si può essere anche Romain Grégoire.


Il motore della polivalenza

Tra i vari spunti nati durante l'Europeo appena concluso, il discorso sulla multidisciplinarità che coinvolge i protagonisti di (quasi) tutte le gare ha un'importanza centrale.
Volendo stringere il campo ai medagliati fa impressione come molti di loro abbiano in comune la pratica di altre discipline, o un passato che non si è cibato di sola strada e in alcuni casi nemmeno di solo ciclismo. Su 36 medaglie assegnate nelle prove individuali ben 22 affondano le radici altrove - e da questo dato abbiamo tenuto fuori Evenepoel, ex calciatore.
Si parla di corridori di elevata caratura, senza ombra di dubbio, ma un talento non è tale se non è coltivato e allenato, ed è così che grazie al lavoro al di fuori della strada (ciclocross, mtb, pista) migliora l'esplosività, la capacità di esprimersi fuori soglia, l'abilità nella guida del mezzo, il colpo d'occhio, persino la qualità della pedalata. E la capacità di portare nelle varie specialità ciò che si è assorbito altrove, e in alcuni casi non per forza solo nel ciclismo, è un'importante tema di dibattito.

Il podio della gara juniores maschile è formata da due che in inverno praticano ciclocross: Grégoire e Martinez. Se Grégoire - un predestinato assoluto del ciclismo mondiale - sceglie il fango più per allenarsi in inverno e non perdere il colpo di pedale, Martinez è attualmente vice campione nazionale nel cx tra gli junior. Carente ancora nella capacità di guida, è proprio insistendo nel fuoristrada che riuscirà a limare i propri difetti. Dello stesso avviso è Uijtdebroeks (argento nella crono), da molti considerato il più grande talento tra i 2003: l'anno prossimo salterà direttamente da junior al World Tour, ma prima di farlo ha già detto che gareggerà nel ciclocross per migliorare le sue capacità di guida.

In mezzo ai due francesi è arrivato il norvegese Hagenes, uno che d'inverno fa sci di fondo e lo ha fatto anche a buon livello tanto da dominare una gara di coppa di Norvegia lo scorso anno. Alla domanda se continuerà con entrambe le attività ci ha risposto che l'impegno su strada con la Jumbo-Visma Development Team l'anno prossimo sarà centrale, ma che d'inverno continuerà a infilarsi gli sci ai piedi per mantenere la forma. E aggiungiamo noi: per staccare, rilassarsi e poi tornare a divertirsi in bici, altro punto focale del discorso.
L'ungherese Vas tra tutti è l'esempio più eclatante: il suo motore è impressionante, le sue caratteristiche sono un vero trattato sulla multidisciplinarità. Vas è stata battuta da Zanardi (a proposito: campionessa europea su pista), ma poche settimane fa arrivava quarta a Tokyo nella prova di Cross Country di MTB dietro le dominatrici svizzere, mentre in inverno è una che, seppur giovanissima, un po' alla volta mette con profitto la sua bici in mezzo o davanti alle élite olandesi.

Due terzi del podio della crono maschile under 23 arriva da pista (Price-Pejtersen, Danimarca) e ciclocross (Waerenskjold, Norvegia). Se il danese continua l'attività nei velodromi, il norvegese, dopo aver vinto diversi titoli nazionali, ora nel ciclocross si cimenta più per tenersi allenato che per un fatto puramente agonistico.

Il podio della crono maschile non ha bisogno certo di presentazione: Ganna e Küng su pista hanno giusto qualche risultato importante, mentre tra le donne élite, Reusser (oro nella crono) arriva da Triathlon (come anche Segaert, oro nella crono junior maschile) e Bike Marathon, Muzic (bronzo in linea) la puoi trovare gareggiare, a volte, nel ciclocross.

Una delle vittorie più imprevedibili della rassegna europea, quella di Thibau Nys, nasce proprio dalle brughiere, infangate o polverose a seconda del momento.
Di che leggenda del CX parliamo quando parliamo di suo padre Sven inutile dirlo, ma anche Thibau qualcosa ha fatto prima di sorprendere tutti nello sprint ristretto davanti al Duomo, incuriosendoci non tanto per la vittoria - fosse veloce si sapeva - quanto per essere riuscito a rimanere attaccato ai migliori: i limiti del classe 2002 belga sono ancora inesplorati e su strada potrà fare una carriera ancora superiore di quella accennata nel fuoristrada. Che continuerà comunque a praticare con profitto portando poi sull'asfalto tutto quello che avrà assorbito e imparato.

E ancora: Ivanchenko, oro nella crono junior femminile, ha dominato i recenti mondiali su pista di categoria con tre ori; Niedermaier, seconda, arriva dallo Sci Alpinismo, un mondo che continua a frequentare, mentre Uijen, terza, si difende bene anche su pista, come Le Huitouze, bronzo nella crono junior maschile, e Brennauer, bronzo élite femminile sempre contro il tempo.
Infine van Dijk, un oro e due argenti a Trento e un palmarès da favola a cronometro, ha iniziato la sua carriera sportiva nello speed skating praticato a buon livello - e buon livello per lo speed skating in Olanda significa avere una certa rilevanza.

 

Vuol dire poco o nulla, magari, in taluni casi, soprattutto se parliamo di attività svolte in età precoce, ma è evidente come questi motori abbiano iniziato a svilupparsi non solo lontano dalla strada, ma anche dalle due ruote. E così, all'apparenza, sembra male non faccia.

Anche l'Italia mostra qualcosa in ambito multidisciplinarità, pur rimanendo la pista ciò che dà maggiore impulso al movimento. Zanardi l'abbiamo già nominata, mentre Guazzini, campionessa europea a cronometro tra le Under 23 punta a diventare una big assoluta nei velodromi. E ci siamo fermati alle medaglie altrimenti l'elenco sarebbe sterminato.
Si iniziano anche a intravedere anche alcuni giovanissimi che partendo da esperienze maturate nel ciclocross (tre nomi: Realini, Masciarelli e Olivo, il quale va forte anche su pista) provano a ottenere risultati anche su strada. Qualcosa si muove anche da noi ed è arrivato il momento di investire ulteriormente e di spingere sull'acceleratore della polivalenza (che significa proprio il contrario dell'abbandonare un'attività a discapito dell'altra, soprattutto nel caso del ciclocross) che come abbiamo visto, può dare solo buoni frutti.

Foto: Bettini