L’assenza di Pogačar, vincitore delle ultime cinque edizioni, apre la porta del successo, un po’ come visto al mondiale, a diversi corridori: Healy, Pidcock, Seixas, Del Toro, Evenepoel, perché no, anche il campione del mondo McNulty, i suoi connazionali Simmons e Jorgenson e persino qualche italiano che punta a un bel risultato come Ciccone, Scaroni e Piganzoli. Sarebbe troppo facile fare questi nomi e allora proviamo a spostarci un po’ più giù, scavando, scegliendo dieci nomi da seguire che difficilmente potranno non solo vincere, ma anche ambire a un posto sul podio o tra i primi cinque, ma che, ugualmentem potrebbero essere protagonisti in un modo o nell’altro.

Pello Bilbao 🇪🇸 (Bahrain-Victorious)

Un archetipo più che il corridore in sé nello specifico. Ovvero colui che al Giro di Lombardia correrà l’ultimo Monumento della carriera – in qualche caso proprio l’ultima gara in carriera,, uno degli esempi più noti, e la memoria va al 2023, è Thibaut Pinot che lasciò il ciclismo qui in un tripudio di tifo e miccette. Pello Bilbao e un altro nome di peso: Bauke Mollema che ha persino vinto qui, nel 2019, ma affronterà le strade che portano a Como in supporto dei propri compagni di squadra. Qualcosa di simile per Bilbao, con qualche licenza in più, perché la Bahrain potrà contare, sì, su Lenny Martinez, ma è apparso un po’ spompo nelle ultime uscite, e allora il basco, per la verità mai protagonista su queste strade nelle tre precedenti volte che ha disputato la corsa, che ha dimostrato di stare bene di recente, si giocherà qualche carta, a partire dalle discese.

Ramses Debruyne 🇧🇪 (Alpecin PremierTech)

Tra i corridori maggiormente cresciuti in questo 2026 c’è Ramses Debruyne. Il belga della Alpecin ha, in qualche maniera, fatto di tutto per non far sentire la mancanza in gara di van der Poel e Philipsen, due che, soprattutto il nederlandese, corrono con il contagocce. Oltretutto il belga è il corridore più forte della squadra dei Roodhoft in salita e punta, a breve termine, a diventare l’uomo da classifica nelle brevi e nelle grandi corse a tappe. Ma prima c’è da chiudere in bellezza questo 2026 che l’ha visto di recente 6° al Campionato europeo e 16° alla Tre Valli Varesine lui che lo scorso anno al suo esordio in una gara dura e lunga proprio come il Lombardia arrivò 37° in un gruppetto non molto lontano dalla zona primi dieci (suo obiettivo oggi) e che ad aprile ha chiuso nei 20 (18°) la Liegi. Uomo da percorsi duri: Il Lombardia può diventare la sua corsa.

Jarno Widar 🇧🇪 (Lotto Intermarché)

Che ci crediate o no il suo nome era stato già inserito non solo nei dieci ma anche nella prima lista, quella dei cinque, sicuri, da scegliere per il Lombardia, ben prima della vittoria alla Tre Valli Varesine. Certo, voi direte, beh, bella forza, da quando è junior Widar fa parlare di se per spunto veloce, esplosività, resistenza sulle salite più o meno lunghe: c’è un profilo più adatto a corse di un giorno come Liegi e Lombardia fra gli emergenti? Se togliamo due già diventati grandi come Del toro e Seixas e in attesa di Finn, no. Jarno Widar ci pare il più pronto e lo ha già dimostrato. La vittoria, prima da professionista, di qualche giorno fa lo ha sbloccato, i dubbi sono sulla tenuta in una corsa così lunga, ma eventualmente sarà una scoperta che faremo anche noi strada facendo.

Jan Christen 🇨🇭 (UAE Team Emirates)

A rappresentare la quota della categoria corridori che attaccano a caso (o, come vengono definiti brutalmente in altri lidi, polli senza testa) ecco Jan Christen, uno dei tanti esemplari in gruppo di attaccanti senza criterio che forse, preservando qualche energia in più potrebbero ambire a qualcosa di meglio. Oppure no? Sta lì il gioco della coperta corta: e se uno come Jan Christen attaccasse proprio perché insicuro (o cosciente) di non avere i mezzi per giocarsela con i più forti? Eppure passato professionista ci eravamo fatti un’altra idea, ovvero un corridore se non con le stimmate del predestinato, almeno capace di giocarsela con tutti sui suoi terreni di elezione che sono, in fin dei conti, anche le corse come il Lombardia. Vedremo che ne sarà di lui: qui ha corso una volta sola e si è ritirato dopo una caduta, qui avrebbe dovuto aiutare Pogačar ei n sua assenza non avrà molte chance, perché ci sono Del Toro e McNulty, ma per noi ci proverà comunque. Stagione strana la sua, tuttavia, alti e bassi, cinque vittorie su 10 totali ottenute in tre anni e mezzo da professionista poche non sono, ma l’impressione, seppure è un corridore ancora giovanissimo, di essere, a oggi, di fronte a un piccolo incompiuto o a qualcosa di completamente diverso rispetto alle aspettative.

Mikel Landa 🇪🇸 (Soudal Quick Step)

Sarà all’ultima gara in maglia Soudal perché l’anno prossimo effettuerà un romanticissimo salto all’indietro tornando a correre con la Euskaltel Euskadi, la squadra che ha lanciato lui e altri baschi e proverà a riportarla più in su, dopo anni di difficoltà. Intanto, Landa, sembra aver ritrovato quel modo che ci ha fatto appassionare: lo scatto in salita che spesso è senza speranza, ma che a La Vuelta 2026 si è tramutato in successo di tappa il penultimo giorno, quando ormai nessuno ci sperava più. Alla Tre Valli ha chiuso nel gruppo davanti, dimostrando di stare ancora bene, al Lombardia ha corso 12 volte con 8 ritiri e un podio nel 2022, arrivando a pochi secondi da Pogačar e Mas che si giocarono la vittoria allo sprint. E se si ripetesse salendo sul podio? In un finale di stagione che senza lo sloveno sta regalando spettacolo, sorprese e incertezze, lo spazio ci sarebbe pure.

Clément Berthet 🇫🇷 (Groupama FDJ United)

Anche se un passo alla volta, il signor Labous ce l’ha (quasi) fatta ed è riuscito finalmente a mostrare, anche in una corsa di tre settimane, il potenziale da scalatore che ogni tanto ha tirato fuori in carriera o in corse minori oppure a sostegno dei suoi capitani. Clement Berthet, 29 anni, ancora zero vittorie in carriera, arriva da un 8° posto in classifica generale alla Vuelta, un 13° e un 11° tra Emilia e Tre valli che lo candidano come minimo alla possibilità di entrare tra i primi dieci. Tra gli scalatori più in forma del momento, Berthet ha partecipato alle ultime 5 edizioni della corsa, tutte quelle vinte da Pogačar, e ha ottenuto, come migliori risultati, un 14° (2022) e un 16° (2023) posto.

Alessandro Fancellu 🇮🇹 (MBH Bank CSB Telecom Fort)

La MBH Ballan fa l’esordio assoluto in una Monumento e lui, che pare vicino al grande salto nel World Tour, è atteso con curiosità a una sfida che soltanto qualche stagione fa immaginavamo potesse diventare il suo pane quotidiano. Ha fatto tanta fatica a emergere, ha avuto problemi fisici, malanni, cadute e risalite, ma da qualche tempo a questa parte il corridore lombardo ha ricominciato a far vedere quei numeri che da junior lo mostravano per quel che era: un corridore dall’enorme potenziale. Forse negli anni, oltre ai problemi fisici, c’è stato un malinteso su ciò che sarebbe potuto essere, ovvero un corridore da corse a tappe e se invece Fancellu preferisse le corse di un giorno? Tra le righe de Il Lombardia (corsa che lo ha visto ai nastri di partenza due volte, e all’arrivo una, 55° nel 2022) potremmo leggere la risposta, magari non quella definitiva, ma almeno farci un’idea, quello sì.

Oscar Onley 🇬🇧 (Netcompany INEOS)

La carriera di Oscar Onley, invece, è decollata quasi sin da subito, non appena ha varcato la soglia del professionismo e, al netto di qualche caduta di troppo che ne ha condizionato alcune parti della carriera, sta dimostrando in questa fase di stagione di essere affidabile non solo nei grandi giri (4° al tour 2025, 6° alla Vuelta 2026), ma anche nelle corse di un giorno. Di recente è stato protagonista al Mondiale, membro della fuga con i due van, roba che per poco non arrivava al traguardo, e ha chiuso 17° e stremato, mentre settimana scorsa è stato tra i più brillanti al Giro dell’Emilia, terzo alle spalle di Piganzoli e Pidcock, corsa che in chiave Il Lombardia difficilmente mente, almeno per quanto riguarda la forma.

Enric Mas 🇪🇸 (Movistar Team)

Invito i lettori a recuperare il pezzo uscito su di lui sull’ultimo numero di alvento (potete ordinarlo qui), e in cui cerchiamo di riabilitarlo agli occhi del tifoso, non solo grazie al successo in Spagna, ma cercando di mettere qualche puntino sulle i. Dopo la vittoria alla Vuelta, Mas, che a Il Lombardia nel 2022 ha vissuto uno dei migliori momenti in carriera in una grande classica, battuto solo da Pogačar allo sprint, ha rifiatato. Lo abbiamo visto, al Mondiale, staccarsi quasi subito, e poi ritirarsi, mentre alla Tre Valli Varesine la sua sagoma a un certo punto è apparsa davanti in salita, chiudendo poi in coda al gruppo finito alle spalle dei tre che si sono giocati il successo. In una corsa così, con un bel po’ di dislivello, difficile non considerare lo spagnolo come un possibile outsider, certo va anche valutata l’energia (e la voglia) rimasta, dopo il successo nel grande giro di casa.

Mathys Rondel 🇫🇷 (Tudor Pro Cycling team)

Chiudiamo con un giovane francese che, lontano dai riflettori, si candida per essere uno dei regolaristi per eccellenza di questo 2026. Quando corre, e le gare prevedono salite, lui, affidabilissimo in montagna, c’è quasi sempre. Lo dimostra la sfilza di piazzamenti da inizio stagione: 12° all’UAE Tour, 8° alla Parigi-Nizza, 5° al TotA, 11° al Giro, 6° alla Vuelta a Burgos e 2° al Giro d’Abruzzo – questo per quanto concerne le corse a tappe. Anche nelle gare di un giorno, se impegnative, lo abbiamo intravisto: 15° a San Sebastian, 8° a Larciano, 9° al Pantani, 11° all’Europeo. Uno così farebbe comodo al ciclismo di casa nostra, anzi probabilmente lo esalteremmo come uno dei corridori di vertice. Invece punterà a essere, a il Lombardia, uno dei tanti nostri cugini transalpini in top 20.

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