La Roubaix ti mette davanti un altare di fango e pietra e ti chiede cosa sei disposto a lasciare lì sopra. Non vuole stile, non vuole eleganza, vuole solo vedere chi continua a spingere quando il manubrio vibra come un animale ferito e l’aria sa di ferro.

Qui non c’è spazio per la retorica. La Foresta non perdona chi esita, i settori non accettano scuse. Ogni metro è un patto di sangue con la bici, ogni buca un giudizio sommario. Chi entra pensando di sopravvivere, muore. Chi entra per dominare, forse arriva al velodromo.

E allora eccoli: dieci nomi, dieci destini sospesi tra gloria e macerie. Cinque uomini e cinque donne che stanno per consegnarsi al tribunale del pavé, prima che la Regina del Nord decida chi merita la corona e chi verrà inghiottito dalla polvere.

Lewis Askey 🇬🇧 (NSN Cyling team)

Qualche stagione fa, era il 2022, volle chiudere la sua prima Roubaix ugualmente nonostante un ginocchio picchiato e martoriato, fasciato e ugualmente insanguinato. Ce la fece arrivando quarantaduesimo a quasi dodici minuti dal vincitore. Nulla di eroico, come venne raccontato, ma una totale incoscienza che andrebbe vietata. La sua promessa, però, è stata quella di tornare nel velodromo da protagonista e in effetti ci sta provando, ma ancora manca il guizzo: venticinquesimo nel 2023, trentasettesimo nel 2024, ritirato nella scorsa stagione, ma il ventunesimo posto al recente Fiandre, miglior risultato per lui in una Monumento, ci racconta di come l’inglese della NSN Cycling Team sia in ottime condizioni. Perfetto per queste corse, su strade che a furia di bazzicare conosce benissimo, Askey è il perfetto profilo del corridore che se dovesse anticipare nella fuga giusta, poi te lo ritroveresti in top ten.

Dan Hoole 🇳🇱 (Decathlon CMA CGM Team)

La Decathlon va forte, ma, tolto Seixas nelle gare a tappe e le volate di Lund Andresen, è ancora alla ricerca del guizzo nelle grandi corse di un giorno. La squadra è buona forse persino ottima in chiave Roubaix e allora tra un Bissegger, un dewulf, scegliamo un Dan Hoole che ci pare, arrivato a ventisette anni, nella forma della vita. Sul passo non è che ne abbia tanti più forti e nell’ipotetica lotta alle spalle dei favoriti lui può essere quello che emerge. O magari in giornata di grazia e dove tutto gira perfettamente, può persino ambire a qualcosa di più. Al recente Fiandre ha chiuso con una top 20, nonostante un mese fa si fosse fatto male abbastanza seriamente alla Parigi-Nizza, lo scorso anno alla Roubaix ha chiuso diciassettesimo: c’è tutto per migliorare quel risultato. Contesto, forma, parabola.

Gianni Vermeersch 🇧🇪 (Red Bull-BORA-hansgrohe)

Di quelli citati questa settimana è quello che le Roubaix le ha già corse ad alto livello con i migliori risultati che dicono: quindicesimo nel 2021, undicesimo nel 2023, sesto nel 2024. In questa stagione Gianni V non dovrà nemmeno correre a supporto dell’amico, ex capitano e co-favorito della corsa, Mathieu van der Poel, ma ha la possibilità di fare la sua corsa come uno dei leader di una squadra fortissima per questa gara: la Red Bull, che può schierare, oltre a lui, i gemelli van Dijke, Laurence Pithie e Jordi Meeus, tutti a caccia di una top ten. Magari possono pure provare a fare qualcosa di matto nel tentativo di anticipare i favoriti, anche se di questi tempi e in questo ciclismo ci pare sempre più difficile dare spazio alla tattica e alla fantasia. Vedremo: nel caso vi stupireste di vedere il belga sul podio nel velodromo?

Alexis Renard 🇫🇷 (Cofidis)

È il nome meno conosciuto di questo elenco, anche perché la volpe francese si fa ricordare oltre che per la bellezza del suo nome per la sua attitudine a scomparire dopo un buon risultato. Eppure, le potenzialità per essere uno dei corridori francesi di punta al Nord ci sarebbero tutte e qualche buon risultato alle spalle pure ce l’ha basti pensare al podio nella Paris-Bruxelles ‘25, al quinto posto alla Paris-Tours del ‘24 (quindi se c’è Paris nel nome, chissà) o al settimo nella Gand del ‘23, l’anno in cui van Aert cede il successo a Laporte, una delle edizioni più dure degli ultimi anni, per via della pioggia e del freddo. Lui c’era ed era davanti a testimonianza delle doti. Eppure: zero successi in carriera nonostante sia molto veloce, spesso costretto a dividersi i compiti con altri tre/quattro corridori in squadra e quindi vi starete chiedendo, ma che c’azzecca allora il suo nome? Beh, è in grande forma, alla OHN ha chiuso nei dieci dopo essere stato a lungo in fuga, alla Roubaix ha un ventottesimo posto nel 2023 come miglior risultato, ed è ampiamente migliorabile. Già da oggi.

Marco Haller 🇦🇹 (Tudor Pro Cycling)

Con Matteo Trentin al palo dopo la spaventosa caduta al Fiandre (facciamo i nostri migliori auguri di pronta guarigione e rientro al corridore italiano), la Tudor, squadra di Cancellara, uno che di Roubaix ne ha vinte tre, si appoggia sulle spalle di Marco Haller che ha da poco compiuto 35 anni e che lo scorso anno con un dodicesimo posto finale ha ottenuto il miglior risultato in carriera nell’Inferno del Nord. Sgravato da compiti di aiuto ad altri, il passista veloce austriaco guida alla pari un terzetto completato da Marius Mayrhofer, nei venti nel 2025 e appena rientrato allo Scheldeprijs al quale sarà difficile chiedere di ripetere il risultato della passata stagione e Luca Mozzato, con l’italiano che quando è in giornata è tra i corridori più solidi in ogni corsa tra Francia e Belgio e qui capace di ottenere un ventesimo posto nel 2021 e un ventunesimo nel 2023. Haller, che da ragazzo giocava a Hockey e ha una passione smodata per l’Arsenal, ha tutto, caratteristiche, una buona gamba, una buona forma, per provare a inseguire un piazzamento a ridosso dei primi dieci che, vista la concorrenza, sarebbe un grande risultato.

Elisa Balsamo 🇮🇹 (Lidl Trek)

Solo qualche settimana fa, probabilmente, non avremmo inserito Balsamo fra i nomi papabili della Parigi-Roubaix. Non è stato il miglior inizio di stagione possibile per la campionessa cuneese che, di solito, a questo punto dell’annata aveva già fatto registrare almeno due o tre successi. Quest’anno era apparsa abbastanza anonima. La prestazione di domenica alla Ronde van Vlaanderen, però, è stata notevole: per qualità e per grinta. Alcune volte quando manca il successo, soprattutto le velociste, patiscono e diventano titubanti in ogni azione. Al Fiandre abbiamo rivisto Balsamo che prende di petto le situazioni ed impone le proprie qualità. Mercoledì, a Scheldeprijs, ha fatto terza, dietro a Charlotte Kool e Nienke Veenhoven. Di Roubaix se ne intende: nel 2024, solo Lotte Kopecky riuscì a superarla in una volata al cardiopalma. Una pietra a casa Balsamo c’è già, servirebbe quella più grande, quella della prima classificata.

Letizia Borghesi 🇮🇹 (AG Insurance-Soudal Team)

Letizia Borghesi è già apparsa fra le possibili favorite delle classiche di inizio stagione. I motivi sono vari: la crescita costante di questi anni, un terreno che sembra essere sempre più adatto alle sue caratteristiche ed una squadra di matrice belga che di Nord se ne intende e di classiche pure. Fino ad ora, dov’è partita, ha sempre centrato buoni piazzamenti, ad eccezione di Strade Bianche, non a causa sua ma della sfortuna. Una settimana fa, il primo DNF di stagione con il ritiro alla Ronde van Vlaanderen, potrebbe essere benzina per il Velodromo di Roubaix. Abbiamo ancora negli occhi la sua felicità pura, distillata, un anno fa, proprio in quel velodromo, mentre Alison Jackson rischiava di farla cadere dalla bicicletta abbracciandola. Seconda dietro a Pauline Ferrand-Prévot ma davanti a Lorena Wiebes grazie ad un allungo sul finale che ha sorpreso il gruppetto delle inseguitrici. Era il 2025, chissà nel 2026.

Lara Gillespie 🇮🇪 (UAE Team ADQ)

Se parliamo di crescita, Lara Gillespie può dire decisamente la sua, in particolare in una volata ristretta che potrebbe essere un ideale scenario conclusivo della corsa delle pietre. Scorrendo il suo ruolino di marcia in questa stagione, un dato è notevole: non è mai uscita dalla top ten ad eccezione di una volta, l’ultima tappa di UAE Tour, ma si arrivava in salita, a Jebel Hafeet, è comprensibile, per non dire assolutamente normale. Non solo piazzamenti, perché ha vinto a Beobank Samyn Ladies. In una UAE Adq che arriva alla partenza mutilata dall’assenza di Elisa Longo Borghini, Lara Gillespie potrebbe essere la carta per fare risultato. La Roubaix finisce in un velodromo e, ci sia permesso il volo pindarico, lei di velodromi se ne intende.

Millie Couzens 🇬🇧 (Fenix-Premier Tech)

Non è un nome per la vittoria, probabilmente, perché Couzens non vi è particolarmente avvezza. Però sono settimane ormai che in ogni gara importante, nei frangenti decisivi, in un modo o nell’altro era sempre presente. Couzens è classe 2003, nata il 29 ottobre, ha ventidue anni e vari margini di crescita. Quest’anno ha centrato l’ottavo posto alla Omloop Het Nieuwsblad ed il sesto al Trofeo Binda. In squadra ha Charlotte Kool e Marthe Truyen che, magari in molti non lo ricordano, ma qui a Roubaix un risultato importante l’ha colto. Era la pazza edizione del 2023, quella conquistata rocambolescamente da Alison Jackson. Truyen si piazzò terza. Millie Couzens non vincerà ma siamo convinti che, in un modo o nell’altro, se ne sentirà parlare. Ed a forza di essere nei paraggi del momento giusto, non si sa mai.

Zoe Bäckstedt 🇬🇧 (CANYON/SRAM zondacrypto)

L’ultima immagine di Backstedt risale a una settimana fa, al Fiandre, quando, nel terzo gruppo inseguitore, quello, per intenderci, di Kopecky, Swinkels, Persico e Longo Borghini, ha conquistato il quinto posto alla Ronde, dopo il quarto posto di qualche giorno prima alla Dwars. Indubbiamente in un buon periodo l’atleta di CANYON//SRAM Zondacrypto che alla Roubaix potrebbe cercare il colpaccio. Dopo l’esordio in questa corsa nel 2023, giovanissima, è andata costantemente migliorando, fino al quindicesimo posto dello scorso anno. Ha ventuno anni, è in una squadra molto forte. Lasciamo tre puntini di sospensione.

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