Quando gli telefoniamo, Marco Velo, commissario tecnico della nazionale italiana femminile di ciclismo su strada, è appena rientrato a casa dai magazzini della Federazione dove sta preparando il materiale per la spedizione al Campionato del Mondo in Canada, a Montreal, ed il successivo Campionato Europeo in Slovenia. A distanza di un anno e mezzo dalla sua nomina a C.T. l’intervista, oltre ad essere un’anteprima sulle prove in linea di tutte e tre le categorie, junior, under 23 ed élite, è anche l’occasione per un punto su metodi, stato dell’arte e prospetti di questa sua prima stagione in azzurro.

METODO VELO
Per quanto, ormai cinquantaduenne e da una vita nel ciclismo, Marco Velo sia il primo ad ammettere che, oggi, nel ciclismo non si inventi più nulla, nel dialogo rileva, in ogni caso, alcuni elementi che ritiene siano caratterizzanti del proprio mandato. In primis, un punto fermo: alle gare si assiste dall’interno, in moto, la propria o dell’organizzazione, oppure in auto, quando collabora con RCS ed è sulla vettura della direzione di corsa, altrimenti, soprattutto per le categorie più giovani, è inutile seguirle, in quanto l’idea che se ne ricava non è, spesso, corrispondente al vero. «Gli ordini d’arrivo non sono sempre veritieri. Prendiamo il Campionato Italiano: se mi basassi su quello, dovrei dire che Matilde Rossignoli è andata piano. La realtà è ben diversa: ha fatto un lavoro importante per le sue compagne di squadra e, se la fuga è stata ripresa, è merito suo. Le ho fatto personalmente i complimenti. Non credo sia sufficiente nemmeno andare a vedere le gare posizionandosi in un punto del tracciato: se avvenisse una foratura o un salto di catena duecento metri prima? Non lo coglieremmo, anche perché non c’è diretta televisiva. Personalmente, se non posso stare in moto, fare avanti e indietro, andare sulla fuga o sulle atlete in ritardo, non vado proprio a vedere le corse. Nel mio caso, poi, il ruolo in RCS, lungi dall’essere qualcosa in contrapposizione con la guida tecnica della nazionale, la agevola, perché anche lì sono nel vivo del gruppo e posso notare dettagli che nemmeno la diretta mostra». Al termine delle competizioni, Marco Velo parla molto con i direttori sportivi: «Sono nuovo in questo ruolo ed anche questa è una dinamica da comprendere. Vi sono direttori sportivi obiettivi nelle analisi ed altri che, per spirito di parte, tendono a vantare le proprie atlete in modo, talvolta, non oggettivo. Con il tempo si capisce e si sa come farvi fronte e quanto peso dare alle indicazioni». Il C.T. non si ferma qui. Anche sulla scia di alcuni confronti con Davide Cassani, da tempo sceglie di pedalare assieme alle sue atlete negli allenamenti. Scherza: «Sì, ma solo con le più giovani, le altre mi staccano in pianura. Già con queste, capita che inizi le ripetute con la prima e le finisca con l’ultima. Il mio allenamento non basta più, c’è poco da fare». Tornando seri, la riflessione di Velo è più profonda ed è quella che motiva la scelta di stare in sella e non solo in ammiraglia: «Le decisioni le prendo io perché sono io il Commissario Tecnico, ma non ci si può limitare a questo. Nelle lunghe giornate di lavoro, soprattutto con le categorie minori, è anche importante che non venga percepito come qualcuno che, ex cathedra, impartisce disposizioni, ma come uno di loro. Ho notato un grosso miglioramento del rapporto e una maggiore fiducia da parte delle ragazze che si aprono e manifestano dubbi, paure, perplessità. In un primo momento, era una mia iniziativa, ora sono loro stesse a chiedermi di pedalare assieme». Oltre a questo, spiega, l’essere in sella offre una maggiore possibilità di controllare i “lavori”: dieci secondi in più o in meno, su un lavoro da trenta secondi, in ammiraglia non si rilevano quasi mai, in bicicletta, invece, sì. Certo è necessario non aver mollato del tutto la bicicletta, una volta scesi di sella, altrimenti non si tiene il passo, però, se possibile, la strada di Velo è questa.

I BUONI PROSPETTI TRA LE JUNIOR, LE DIFFICOLTÀ TRA LE UNDER 23 E L’ETERNA LONGO BORGHINI
Quando si parla di junior, Marco Velo è ottimista: «In questa categoria, mi trovo a lavorare con atlete che, a mio avviso, se continueranno a mettere identica serietà ed impegno, tra qualche anno, saranno il ricambio che è necessario. Non a caso, anche nelle convocazioni al Mondiale, mi hanno messo in difficoltà. Duole dirlo, ma per le under23, invece, il discorso è opposto. Avrei potuto chiamare quattro atlete, ne ho chiamate solo tre perché non ci sono i presupposti di qualità e la maglia azzurra, sia chiaro, non può essere un regalo. Deve essere meritata con prestazioni che evidenzino dei numeri». Arrivando al gruppo élite, il Commissario Tecnico si trova davanti ad una constatazione amara: «Su tracciati duri e in ottica classifica, nelle corse a tappe, dipendiamo ancora, quasi esclusivamente, da Elisa Longo Borghini che pare eterna, ma non può esserlo. Qui occorre una riflessione, perché, il giorno in cui decidesse di smettere, sarebbe un problema per il movimento e non è una bella e corretta prospettiva. Spero che sia un evento il più lontano possibile e, se così fosse, in realtà, non sono nemmeno tanto pessimista, perché arriveranno ragazze, quelle junior di cui accennavo, che, se cresciamo bene, possono fare la differenza».

IL MOMENTO DELLE CONVOCAZIONI, I NO E GLI SCAMBI CON BORGHESI, SILVESTRI E PALADIN
Le convocazioni sono state ufficializzate da qualche giorno e Marco Velo ammette la propria difficoltà nel momento della scelta: «A tutti piace dire “sì, verrai al Mondiale”, quando bisogna dire no, invece, le cose cambiano, soprattutto se si tratta di atlete che avrebbero le stesse qualità e lo stesso merito di coloro che, effettivamente, poi, sono convocate. Alcune comprendono subito, con altre serve una lunga spiegazione, altre ancora si chiudono a riccio e diventa complesso gestire il rapporto. Sono stato atleta e capisco molto bene lo stato d’animo. Tra l’altro, vorrei sempre più che queste comunicazioni potessero avvenire di persona, il che sarebbe l’ideale, invece, con la vita che facciamo dobbiamo comunicare telefonicamente spesso e in certi casi non è il massimo». Il Commissario Tecnico mette sul tavolo nomi ed esempi, partendo da Letizia Borghesi che non volerà in Canada: «Dopo un periodo di difficoltà, Borghesi è tornata a fare ottime prestazioni. Il percorso del Mondiale, per durezza del tracciato, si addice alle sue caratteristiche e sono certo avrebbe svolto al meglio il compito affidatole. Perché non l’ho convocata? In una prova come il Campionato del Mondo, oltre ad una adeguata forma fisica, è necessaria, essenziale, tranquillità. Ho ritenuto che Elisa Longo Borghini potesse essere più tranquilla con il blocco di atlete con cui lavora tutto l’anno in UAE. Non parliamo solo di qualità delle atlete, ma anche di automatismi che si sviluppano in stagioni di lavoro fianco a fianco. Ma Borghesi è “azzurrabile”, come lo sono anche Soraya Paladin e Debora Silvestri: ho parlato con tutte e tre. Saranno convocate in altre occasioni».

LA PROVA JUNIOR: NESSUNA CAPITANA, TRE ATLETE VELOCI E PELLIZOTTI SE LA CORSA SI FACESSE DURA
Qualche giorno fa, Velo ha inviato alle sue atlete un link per rivedere la prova del Grand Prix Cycliste de Montréal, invitandole anche a seguire l’edizione 2026: «Si tratta di una gara maschile, su un altro chilometraggio e con altre tattiche, ma il percorso è quello. Mi aspetto una gara con scatti e controscatti, in cui siano necessarie più alternative, possibilmente interscambiabili. Maria Acuti, Matilde Rossignoli e Azzurra Ballan sono atlete che abbinano resistenza su tracciati esigenti ad una buona punta di velocità, Giorgia Pellizotti, invece, è meno veloce ma sono certo possa essere la nostra carta là davanti se la corsa dovesse farsi dura. Si tratta di una ragazza molto determinata, decisa: se si mette in testa una cosa la realizza. Meritava questa possibilità». Non vi sarà una capitana designata in casa azzurra perché, spiega Velo, potrebbe essere controproducente in questa categoria, con un tracciato simile e con atlete che si equivalgono. Per paradosso potrebbe penalizzare. Occhi su Francia, Spagna e su varie individualità, ad esempio della Polonia, sapendo che gli scenari possono essere molteplici. Su una cosa, però, è stato ben chiaro con il gruppo: «Io non so se l’anno prossimo sarò ancora qui, voi, invece, sì, sarete ancora in gruppo e con davanti una carriera. La lealtà è un dovere, se non state bene dovete dirlo e mettervi a disposizione delle compagne: la furbizia non paga. Certe cose si vengono sempre a sapere e, così giovani, rischiate davvero di giocarvi il vostro percorso professionale perché nessuno vuole in squadra atlete non sincere, non corrette, non oneste». Una buona comunicazione di squadra sarà tanto più necessaria anche per l’impossibilità di adottare le radioline. Qui l’affondo polemico di Marco Velo: «Senza mezzi termini, non è accettabile che in una prova come un Mondiale o un Europeo vi sia questa difficoltà di comunicazione con gli atleti. Non c’è molto da aggiungere».

LA PROVA UNDER23: SEGATO NON ABBIA TIMORI, CIABOCCO PER LA MEDAGLIA E UN DOMANI…
«Qui la capitana c’è ed è, senza se senza ma, Eleonora Ciabocco. Le nostre speranze di medaglia sono affidate a lei. Un’atleta in continua crescita che paga solamente la sfortuna. Anche quest’anno, infatti, un infortunio ad inizio stagione le ha condizionato l’annata, però ha un carattere forte e, soprattutto, è una ragazza che non si demoralizza, non si piange addosso, non cerca alibi. Pure di fronte alle circostanze peggiori, lei dice “sarà per la prossima volta. Questa volta è andata male, la prossima andrà meglio”. I problemi della vita ciclistica sono plurimi e un approccio di questo tipo è prezioso e farà sempre più la differenza. Mi spingo oltre: Eleonora, compatibilmente con la sua struttura fisica, è una delle atlete più complete che abbiamo. Va forte in salita, tiene bene sugli strappi brevi ed è anche discretamente veloce. Può permettersi di vincere le corse sia staccando le rivali che battendole in sprint ristretti. Prima parlavamo di quando Longo Borghini smetterà: quando succederà, Ciabocco ci farà ben sperare». In supporto vi saranno Giada Silo e Gaia Segato. Silo, spiega Velo, è al primo anno nella categoria e, nonostante abbia corso poco, in parte inevitabile essendo in una development, si è trasformata fisicamente, si è allenata molto bene ed arriva a questa rassegna in buona condizione. Anche Gaia Segato, secondo il C.T., mostra una crescita costante, a lei fa un invito: «Vorrei fosse meno “timida”. A mio avviso, alcune volte, non è nemmeno lei consapevole delle proprie possibilità, quindi temporeggia, aspetta e segue le situazioni. Vorrei le creasse, perché ne ha le qualità». Parlando delle rivali, Velo si permette una battuta: «Diciamo che se Blasi non corresse con le élite, la corsa potrebbe già essere chiusa. Diversamente, occhio a Spagna, Olanda e Francia. Ma, ripeto, noi possiamo tenerle».

LE TELEFONATE CON ELENA CECCHINI
Marco Velo lo ha sempre ammesso: i consigli ed il parere delle cosiddette “senatrici” del plotone, sono da sempre un punto chiave nella sua gestione della nazionale. In particolare, in questa occasione, si focalizza sulle telefonate e gli scambi con Elena Cecchini, dopo la sua ottima prestazione ai Giochi del Mediterraneo e alla vigilia dell’abbandono dell’attività agonistica a fine anno: «Il fatto che, per pochissimo, non sia riuscita a conquistare una medaglia a Taranto, è uno dei miei rimpianti più grandi perché nessuno l’avrebbe meritata come Elena. È stata la prima a rispondere alla mia convocazione e non ha esitato un istante a dirmi sì, ma non solo per questo avrebbe meritato il podio. Elena Cecchini è una di quelle atlete che speri non si ritirino mai, pur accettando la sua scelta e comprendendola. Penso che, in questi anni, sia stata un pilastro della nazionale e abbia aiutato tutto il gruppo a crescere, a restare motivato, a inseguire nuovi traguardi e sono anche sicuro che continuerà a farlo pur giù dalla sella. Cecchini è un’atleta che ha sempre lavorato molto ed in silenzio: prendo ad esempio la mixed relay che abbiamo perso per un niente in Australia. Il suo lavoro fino alla salita è stato encomiabile anche se non sotto i riflettori. Si è staccata per questo e qualcuno l’ha anche criticata, ma qui si ritorna ad un certo modo di vedere le corse. Per le cronometro, io l’ho sempre convocata e ho sempre ascoltato il suo parere nelle decisioni. Si tratta di una persona estremamente schietta, nel bene e nel male. Una di quelle persone che criticano in maniera costruttiva e sulle cui critiche bisogna basare un nuovo edificio».

LA PROVA ÉLITE: TUTTE PER LONGO BORGHINI, MA ATTENZIONE AGLI ERRORI DELLO SCORSO ANNO
Il faro sarà Elisa Longo Borghini e non poteva che essere così. Velo ha voluto una squadra costruita attorno a lei, di cui il blocco UAE è l’esemplificazione: Silvia Persico, Eleonora Gasparrini ed Erica Magnaldi. Vi sono però delle differenziazioni: se Persico e Magnaldi saranno esclusivamente di supporto, Gasparrini rappresenta quella punta veloce che, in una prova simile, è importante: «Persico meritava la convocazione per tutto il lavoro che ha fatto in stagione per Longo Borghini, Magnaldi sta bene, anche se ultimamente ha corso poco ed è una donna squadra. Gasparrini, invece, ha corso ed a Plouay, nonostante gli attacchi, si è poi piazzata quarta in volata. È una atleta che mi piace molto, è il giusto mix di velocità e resistenza per questa tipologia di percorso». A supporto di Longo Borghini, vi saranno poi Francesca Barale e Sara Casasola: entrambe uscite da un Tour a disposizione delle capitane, la prima per Marlen Reusser, capitana più che esigente, la seconda di Pieterse. Ultima atleta convocata è Monica Trinca Colonel che dovrà tenersi coperta insieme a Longo Borghini fino alle fasi cruciali. Il percorso, in questo caso, ha lo snodo principale all’esterno del circuito e Velo si raccomanderà con le proprie atlete: «Non dobbiamo assolutamente commettere lo stesso errore dello scorso anno. Ovviamente in riunione segnalerò le atlete che non voglio vadano all’attacco, allo stesso tempo però dirò che dobbiamo anche noi cercare la fuga e lasciare alle altre nazionali, Belgio, Olanda e Spagna, potenzialmente anche più forti di noi- sono scaramantico- il peso dell’inseguimento. Alla fine, in ogni caso, resteranno in quattro o cinque a giocarsi la medaglia»

MONDIALE ED EUROPEI SIMILI E RAVVICINATI? ANCHE NO
Il Commissario Tecnico riflette anche sul calendario: la collocazione di Mondiali ed Europei ravvicinati e con percorsi simili pone alcune questioni: «Da un lato potrebbe facilitare: prepari una squadra, cambi al massimo due o tre nomi e vai all’Europeo. In realtà, in questo modo, si costringono le atlete a tirare dritto, da un appuntamento all’altro, tornando a casa solo per un giorno o due, senza considerare fusi orari differenti. Credo si debba decidere: noi non abbiamo tale abbondanza da poterci permettere di avere due squadre e mi risulta che nemmeno le altre nazioni la abbiano. Se si pensa ad un Mondiale duro, forse si potrebbe ragionare su un Europeo per ruote veloci e viceversa. È un tema».

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