Fra i ricordi d’infanzia più belli di Paola Santini ci sono le estati che trascorreva in produzione, in azienda, assieme alla sorella Monica, solo per stare con mamma e papà. Qualcuno le dava dei fili e lei giocava ad arrotolarli, poi osservava gli scarti di produzione e correva da qualcun altro a chiedere: «Posso prenderli? Posso? Salgo in casa e faccio un lavoretto». Era così felice che, oggi, che Santini non si trova più a Lallio, dove l’appartamento della famiglia era sopra l’azienda, ma a Bergamo, in via Zanica 14, e Paola è madre, quando sua figlia passa nel suo ufficio, a lavoro, lascia che porti via qualche scarto di produzione e si cimenti a propria volta in qualche lavoretto. «Certo è diverso perché la nostra abitazione è più lontana e non c’è quella sincronia di quando ero io ad essere bambina: la mia culla era spesso nell’ufficio di mamma e, quando tornavo dalle scuole elementari, passavo in fabbrica a salutare i miei genitori prima di andare a tavola. Ma ho così tanti ricordi spensierati che vorrei che anche mia figlia potesse averne di simili». Il padre di Paola e Monica è il Cavalier Santini che, oggi, ha ottantacinque anni e, nonostante una quindicina di anni fa abbia passato la mano alle figlie, alla conduzione dell’azienda di famiglia, dopo anni di affiancamento, ogni mattina passa allo stabilimento e prende un caffè, mentre chiacchiera, ride, scherza, chiede e controlla gli incassi. Perché Santini è preciso esattamente come sessant’anni fa, quando questa storia iniziava. Era tutto in un garage dove le sorelle di Santini avevano un maglificio e producevano maglioni per i freddi inverni delle montagne attorno a Bergamo. Lui, però, lavorava altrove e correva in bicicletta, in velodromo, assieme a Felice Gimondi nello Sforzatica. Erano amici, non solo compagni di squadra: uno già campione, l’altro futuro imprenditore. In quel garage, Santini iniziò a dare una mano dopo che un infortunio ad una gamba lo costrinse a casa, per l’incapacità di stare senza fare nulla per giorni e giorni. L’azienda Santini è nata in quel momento, in quel basement, con le prime maglie di lana della seconda metà degli anni sessanta, ricamate con le macchine da cucire Cornely: due giorni e mezzo per completare un ricamo. Un’altra epoca. Da lì, alla lana stampata, ai tessuti in lycra degli anni settanta e poi allo sviluppo dei tessuti tecnologici della modernità. Santini è partner dell’Uci dal 1988, ha collaborato con il Giro d’Italia dal 1993 al 2017, dal 2022 lavora con il Tour de France e negli anni ha sviluppato maglie per le più importanti squadre professionistiche: Gatorade, Polti, Mercatone Uno, di cui ha anche una collezione di bici, e Trek.

La struttura in cui chiacchieriamo, quella di via Zanica 14, è di fine anni cinquanta, di architettura brutalista, ristrutturata qualche anno fa, quando, anche per questione di spazi, Santini si è trasferita tutta qui da Lallio, dopo un periodo di coesistenza delle due sedi. Il progetto è stato affidato a Marco Acerbis, architetto bergamasco e ciclista, con plurime esperienze nel mondo che, al termine di due anni di lavoro intenso, ha messo in piedi quel che ora tutti vedono. Nella sua idea, l’edificio era effettivamente molto bello, ma non valorizzato: tutte le colonne di cemento, ora visibili, erano coperte da cartongesso e muratura, bisognava spogliare, bisognava togliere, alleggerire, portare via anziché aggiungere, per restituire luce ad un ambiente che tra la pietra ed il marmo rischiava di essere claustrofobico. In questo senso vanno le vetrate all’ingresso, affinché da fuori le persone possano osservare l’interno dello store, l’inizio di tutto secondo Paola Santini, ed il tetto “sfondato” e luminoso, verso cui si arrampicano le scale, mentre la reception ed il bar all’ingresso, da un lato e dall’altro, simboleggiano le ruote di una bicicletta, quasi scolpita nel locale a dargli forma. L’ambiente si apre come la bicicletta si apre al paesaggio e agli spazi della natura: ecco il concept di Acerbis. Paola e Monica hanno portato qui tutto ciò che hanno visto in giro per il mondo ed è sempre stato questo il più grande auspicio di papà: che studiassero, viaggiassero, facessero esperienza lontano, perché tutto ciò che si vede può essere, poi, sperimentato, ed è meglio si sia visto molto quando ci si mette all’opera. Paola ha studiato per sette anni a Londra e Monica è stata tre anni in Brasile: le due sorelle erano complementari già da bambine, come lo sono oggi. Paola che quando in televisione venivano trasmesse le gare chiedeva a mamma se papà fosse lì e Monica che cercava gli ordini d’arrivo e studiava la corsa. Paola che adesso prova personalmente ogni capo e, appena può, esce a pedalare, Monica che, in ufficio, ha sempre la televisione accesa e continua ad ascoltare ogni telecronaca. E Maria Rosa, la loro madre, che ogni tanto tra il serio ed il faceto: «Tutti parlano solo di voi e del papà ma ci sono anche io, quanto tempo ho trascorso nella nostra factory e quanti lavori ho fatto in quarant’anni di attività». Una donna coraggiosa che di fronte ai dubbi del Cavalier Santini è sempre stata la “miccia” per proseguire, provare, fare, anche rischiando. Una roccia: «Non abbiamo mai corso in bicicletta perché papà aveva paura, così ci siamo dedicate al nuoto. Mamma, invece, era sempre lì a dirci di non temere». Papà ha sempre dimostrarto con i fatti e di raccomandazioni non ne ha mai fatte tante, una, però, in particolare sempre, anche oggi, in dialetto bergamasco: «Mi raccomando, non fatemi fare brutta figura».

Sì, il Cavalier Santini è uno di quegli uomini dalla tempra antica che ha sempre messo e continua a mettere al centro di ogni azione la parola data ed il suo rispetto, fiero soprattutto del fatto che nessuno possa dire il contrario dell’operato di Santini, a prescindere dall’accordo o disaccordo lavorativo. Attorno ai sessant’anni ha, però, iniziato a percepire che il mondo del ciclismo, il suo universo di fatto, cominciava ad essere diverso da quello che aveva conosciuto ed in cui era cresciuto, a coincidere meno con le sue idee e la sua prospettiva, così ha avuto la lucidità di alzare la cornetta del telefono e chiamare Monica, la figlia maggiore: «Temo di non riuscire più a gestire al meglio l’azienda, servono persone più giovani, più fresche, che comprendano bene i cambiamenti. Tu cos’hai intenzione di fare? Sennò assumiamo una persona che se ne occupi. Parliamone». Monica ha accettato la proposta ed una decina di anni dopo ha fatto una telefonata simile a Paola chiedendo se volesse occuparsi della parte di comunicazione aziendale. E Paola è partita dallo store. «Ogni indicazione, ogni feedback arriva da qui. Il designer ed il direttore creativo non hanno miglior materiale da cui partire che queste indicazioni. Non tutto si può fare ma abbiamo l’obbligo di considerarlo e lavorarci. Si raccoglie ogni osservazione e ci si mette al lavoro. Parliamo di due collezioni all’anno, estate ed inverno, e di un processo creativo che anticipa di molto l’uscita dei capi perché ha una durata considerevole, anche a causa del reperimento materiali. Basti considerare ad esempio che la collezione summer 2027 è stata presentata ad aprile 2026». Attorno al tavolo, dopo aver verificato le quantità richieste, l’andamento del mercato ed aver disegnato le prime bozze si ritrova quindi la squadra al completo: il responsabile dello sviluppo modelli, il responsabile del cucito, che verifica se le idee dei creativi sono effettivamente realizzabili, il direttore commerciale e del marketing ed il direttore generale, ovvero Monica Santini. A questo punto si procede alla prima prototipia con i modellisti che, insieme al responsabile del cucito, predispongono i primi modelli. Da qui e dai primi prototipi si avviano tutte le cosiddette riunioni di “sdifettamento” fino a quando il capo non è perfetto e si può dare il via alla campionatura, con gli agenti che procedono alla vendita. Un mestiere talmente vario che, in Santini, nessuno sa cosa sia la noia.

«L’evoluzione è continua , perché è cambiato il ciclismo ed è cambiato anche il consumatore. Anni fa si guardava alla tecnicità del prodotto più che allo stile, da qualche tempo a questa parte, invece, il ciclismo è anche diventato cool: un giro con gli amici, una pausa al bar, una scalata assieme, un viaggio lontano con le borse da bikepacking. Indubbiamente la pandemia da Covid19 ha inciso, come anche l’età dell’acquirente. I giovani, in particolare, prediligono un ciclismo che badi anche allo stile, nelle altre fasce di età, di solito, chi considera la parte tecnica si interessa meno alla bellezza stilistica e viceversa. Qualche consumatore è anche più preparato di noi a forza di studiare e qualcuno ci chiede perché non “cavalchiamo” certe mode. Il punto è semplice: un brand nuovo può muoversi come meglio crede, Santini ha una propria riconoscibilità e chi viene da noi si aspetta quel tipo di prodotto. Non è possibile stravolgerlo dall’oggi al domani». Sono questi i cambiamenti che il Cavalier Santini aveva intuito nei giorni della telefonata in Brasile, a Monica. Anche oggi, ogni tanto, si rivolge alle figlie con un: «Io lavoravo molto più di voi». E le due sorelle a spiegare che è cambiato tutto. Un aneddoto in particolare è significativo e risale al 2021, quando l’azienda era ancora a Lallio. In quel periodo era stata realizzata la prima collezione gravel e Monica e Paola stavano guardando il video promozionale realizzato poche settimane prima: «Papà nemmeno sapeva cosa fosse il gravel. Ricordo che Monica gli chiese di vedere il filmato assieme a noi, sessanta secondi, non di più. Io e lei ci siamo guardate entusiaste, poi abbiamo rivolto lo sguardo a lui che, perplesso, ci ha detto: “Pota! Ma sta per andare in guerra quel ragazzo? Tutto verde e marrone, con le borse sulla bicicletta. Ai miei tempi si andava in guerra messi in quel modo. Però, se voi dite che funziona, mi fido”. Siamo rimaste senza parole, tra lo sbigottimento e le risate per quella reazione tanto genuina quanto incredula». Il Cavalier Santini non capisce ancora bene la logica delle vendite online e chiede se non serva il fax, ma continua ad interessarsi, desidera essere coinvolto e, spesso, di fronte alle nuove iniziative ha un’unica domanda: «Mi piace, ma, scusate, quanto ci costa?».

L’azienda Santini lavora con il ciclismo ed ha lavorato con il triathlon. In quel caso, specifica Paola, il rapporto è diretto con l’atleta e molte cose sono più facilmente risolvibili. Nel ciclismo, invece, il tramite è sempre rappresentato dalla squadra. Anche gli atleti, però, sono cambiati negli anni: una volta conoscevano di meno e si affidavano, poi i social e la rete hanno ampliato la percentuale di nozioni disponibili e alcuni ciclisti si presentano in Santini chiedendo informazioni su ciò che hanno letto o che hanno cercato in internet. Paola Santini sostiene che possa non essere un male ma, come sempre, è necessaria la via di mezzo, perché non tutto ciò che si trova astrattamente in rete è poi realizzabile o adatto al caso specifico: «Qualcuno sostiene che il miglior ciclista sia quello che non conosce nulla tranne ciò che gli serve per il suo sforzo. Questo perché, visto che la vita da atleta è già complessa, seguendo questa via, è possibile alleggerire i pensieri e avere meno dubbi. Altri invece ritengono che un professionista in quanto tale abbia il dovere di una conoscenza a tutto campo nel proprio settore. Io credo non esista un meglio assoluto o un peggio certo, ma dipenda sempre dalla personalità dell’atleta e dalla capacità di gestire o meno determinate pressioni».

Quanto le cose siano cambiate, ce lo racconta Claudia Berzi, coordinatrice del retail e del merchandising in Santini. Lei, che viene dal mondo della moda e di ciclismo non conosceva praticamente nulla, se non la bicicletta di suo nonno, di oltre cinquant’anni fa, che custodisce ancora a casa, e le storie più importanti che quasi si imparano per osmosi quando ci si trova in una città come Bergamo, ha assistito al trasloco da Lallio a Bergamo: un trasloco importante di cinquant’anni di produzione: «Ricordo molto bene le espressioni di Paola e Monica di fronte ad alcune vecchie foto e a certi vecchi trofei che spostavamo dagli uffici: stupite da quanto fossero brutti. Io, invece, ne ero affascinata. Per loro era “antichità”, per me era “vintage”. Al di là dell’interpretazione, però, restano le differenze abissali in nemmeno tantissimi anni». Anche per Claudia non c’è tempo per la noia o per un fisiologico calo di entusiasmo dopo ormai cinque anni nella medesima azienda. Le regole sono sempre quelle del retail, sia nella moda che nel ciclismo: da un lato, tuttavia, vi è solo l’attenzione estetica, dall’altro la necessità di coniugare questa con la tecnica in indumenti che debbono essere performanti, che si tratti di un viaggio lungo o di una gara. Vi sono sempre pioggia, caldo, freddo, talvolta neve e ghiaccio. La parola chiave è assistenza, ascoltare il cliente ed essere pronti a continuare la ricerca, soprattutto in considerazione della varietà di prodotti. «Bergamo è una piccola grande Mecca, se parliamo di ciclismo- prosegue Paola Santini- tanto da divenire un marchio. Esiste il Made in Italy ma anche il Made in Bergamo. Parliamo di una città conosciuta e riconoscibile, per storia ciclistica, territorio e orgoglio bergamasco. Il fatto che Santini abbia qui le proprie radici è per noi un punto importante, anche grazie alla dimensione internazionale di Bergamo, favorita dall’aeroporto, siamo cresciuti. Ma qui sembra tutto perfetto, il contesto, i professionisti e così via».
Ma gli store Santini sono anche a Como ed a Bologna e, di fatto, mantengono la medesima filosofia. L’attività di Como, anche se più recente, è maggiormente simile a quella di Bergamo, sia come impostazione, sia per il fatto che anche quella di Como è una provincia fortemente legata al ciclismo. Lo store, in questo caso, sorge all’interno di una grande Decathlon e, come a Bergamo, ospita periodicamente ride. Parzialmente diverso è il caso di Bologna, in cui si ha il tipico esempio di negozio bolognese , lungo viale dell’Indipendenza, verso Piazza Maggiore, nel centro di Bologna, con uno stile architettonico che conserva le cappellette rosse tipiche e richiama gli archi della città. Resta sempre la struttura riconoscibile, il logo classico e il set up delle maglie che durante le grandi corse a tappe, il Tour de France, vengono trasportate nelle città di partenza e arrivo della Grande Boucle con dei veri e propri pop up store: «Sembra una sciocchezza ma sono un punto di incontro per quelle persone che magari non passano da Bergamo ma vogliono un capo. Penso- precisa Claudia Berzi- ad esempio ad una signora proveniente dall’America che l’anno scorso passò da noi diretta verso il Cile e questa tornerà in viaggio verso Oslo». Si è fatto tardi, Paola Santini deve tornare in ufficio, il Cavalier Santini è a casa e sa che d’estate potrà andare al mare e godersi le ferie meritate. Le sue figlie non gli faranno fare brutta figura.