Komoot al Giro d'Italia
21 tappe, 17 regioni attraversate, Grande partenza dall’Abruzzo il 6 maggio, ultima tappa a Roma il 28: la 106esima edizione del Giro d’Italia è alle porte e coprirà 3500 chilometri con oltre 51.000 metri di dislivello.
E non sarà solo una competizione che metterà di fronte alcuni fra i migliori girini del gruppo, sarà anche, grazie a komoot, per il secondo anno consecutivo Official Rout Planner del Giro d’ Italia, l’occasione per vivere il legame profondo che unisce il ciclismo e la cultura popolare italiana, mediante un percorso a tappe che attraversa il Belpaese abbracciando la sua grande diversità storica, enogastronomica e paesaggistica.
Sono due le raccolte di percorsi create per l’occasione e messe a disposizione per oltre 30 milioni di utenti in tutto il mondo. Gli appassionati di ciclismo non solo potranno salvare le tappe ufficiali della gara e utilizzarle per la navigazione, ma anche trovare ispirazione grazie a una selezione di percorsi cicloturistici nelle regioni che ospitano il Giro – il modo migliore per scoprire le bellezze italiane e vivere lo spirito della gara.
Dalle maestose Tre Cime di Lavaredo alla splendida Costiera Amalfitana fino ai castelli della Valle d’Aosta, su komoot gli appassionati di ciclismo trovano ispirazione per le loro avventure in bici esplorando i percorsi cicloturistici creati da RCS, la società organizzatrice del Giro d’Italia. Ogni Tour può essere scaricato sul telefono per la navigazione offline o sincronizzato con un dispositivo GPS e gli utenti possono modificarne il punto di partenza e di arrivo a proprio piacimento.
In aggiunta alla proposta cicloturistica, RCS ha creato una Raccolta contenente le 21 tappe ufficiali del Giro d’Italia per consentire agli appassionati di seguire la gara nei minimi dettagli. Impareggiabile per interattività e facilità di utilizzo, komoot è l’unica piattaforma digitale che permette agli utenti di consultare il percorso di ogni tappa: i fan del Giro hanno così la possibilità di esaminare metro per metro la strada che i corridori affronteranno ogni giorno, dai segmenti teatro di frenetici arrivi in volata alle storiche salite che decideranno la maglia rosa.
Anche in questo caso ogni Tour può essere scaricato sul telefono per la navigazione offline o sincronizzato con un dispositivo GPS. I fan più sfegatati possono così ripercorrere personalmente il tracciato affrontato dal peloton oppure ripianificare a piacimento le tappe ufficiali per avere un assaggio del Giro d'Italia.
IL GIRO A MODO TUO: 25 PERCORSI CICLOTURISTICI NEI LUOGHI DELLA CORSA ROSA
IL GIRO D'ITALIA 2023: TUTTE LE 21 TAPPE UFFICIALI RACCOLTE SU KOMOOT
Questionario cicloproustiano di Mikayla Harvey
Il tratto principale del tuo carattere?
L'ambizione
Qual è la qualità che apprezzi di più in un uomo?
La compassione
Qual è la qualità che apprezzi di più in una donna?
L'empatia
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
La capacità di comunicare
Il tuo peggior difetto?
Sono il mio peggior critico
Il tuo hobby o passatempo preferito?
Il mio hobby preferito è l'escursionismo e il campeggio in estate. Mi piacciono molto anche lo yoga, il pilates e una giornata alla spa.
Cosa sogni per la tua felicità?
Il mio sogno di felicità è una buona salute ed essere circondata da amici e familiari.
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?
Non credo nella sfortuna. Credo che tutto accada per una ragione e che possiamo crescere e imparare dalle cose che vanno male
Cosa vorresti essere?
Per me è importante avere sempre ambizione ed essere felice. Non sono sicura al 100% di cosa voglio essere in futuro perché la vita cambia sempre. Al momento amo essere una ciclista professionista e vorrei che questo fosse il mio stile di vita per sempre, almeno fino a quando non perderò la mia passione per il ciclismo. Probabilmente ci vorrà molto, molto tempo prima che accada. Comunque, dopo il ciclismo, voglio seguire le mie passioni e magari aprire uno studio di Pilates e un piccolo caffè. Anche la famiglia è molto importante per me e un giorno vorrei diventare madre.
In che paese/nazione vorresti vivere?
Attualmente mi piace vivere in Italia. Ho bisogno delle montagne e di essere circondata dalla natura per essere felice.
Il tuo colore preferito?
Rosa
Il tuo animale preferito?
Cani, soprattutto Spaniel
Il tuo scrittore preferito?
J.K Rowling e Nora Roberts
Il tuo film preferito?
Re Leone
Il tuo musicista o gruppo musicale preferito?
Aurora
Il tuo corridore preferito?
Chris Froome
Un eroe nella tua vita reale?
Mio padre
Una tua eroina nella vita reale?
Mia mamma
Il tuo nome preferito?
Bella, che è anche il nome del mio Beagle che è morto qualche anno fa. Amava il cibo e le lunghe passeggiate nella natura
Cosa detesti?
I ragni
Un personaggio della storia che odi?
Hitler
Quale impresa storica ammiri di più?
È difficile scegliere una singola impresa storica che ammiro di più. Tuttavia, un grande momento clou per me è stato quando la Nuova Zelanda è diventata il primo paese al mondo con autogoverno in cui le donne avevano il diritto di voto. Questa è stata una grande mossa per i diritti delle donne e qualcosa di cui sono grata
L'impresa ciclistica che ammiri di più?
Quando Peter Sagan ha vinto i Campionati del mondo di Richmond. Questa è stata la prima gara ciclistica in assoluto che ho visto e ricordo di essere rimasta così colpita dal suo attacco che, da quel momento, sono diventata ossessionata dal ciclismo
Da quale gara non vorresti mai ritirarti?
Non voglio mai ritirarmi da una gara. Tuttavia, se dovessi iniziare la Parigi-Roubaix, la mia missione sarebbe correre fino al traguardo, indipendentemente da qualunque tipo di ostacolo
Un dono che vorresti avere?
Del cioccolato
Come ti senti attualmente?
Attualmente mi sento soddisfatta. Ho appena finito una dura giornata di allenamento, quindi sono un poco stanca, ma in senso positivo. Adoro la sensazione di completare un duro allenamento e rilassarmi per il resto della giornata. Come quando, tra fine marzo ed inizio aprile, mi sono concessa il mio primo gelato dell'anno e mi sono sentita molto soddisfatta. Gusti? Pistacchio e cioccolato, i miei due preferiti.
Lascia scritto il tuo motto della vita
Il mio motto di vita, da quando avevo dodici anni, è stato esplorare, sognare e scoprire. Vorrei dire che vivo ancora secondo lo stesso motto, 12 anni dopo
Viaggi, risacche e corridori: un Giro di Sicilia al vento
testo: Tothi Folisi
Il mio presidio è uno scoglio soprannominato “scoglio nero” perché da qui più di una persona ha deciso di finirsi, c'è una vista meravigliosa e non ho mai ben capito quale sia la correlazione fra scenografia e dipartita, comunque da qui si vedono le isole Eolie e arrivati a metà Aprile un profumo di tutto quello che passa fra una mulattiera e la risacca.
Nel libro Viaggio in Sicilia, Ibn Jubayr, viaggiatore e poeta arabo-andaluso del 1100, così descrive questo tratto di costa siciliana: "Lasciammo vagare lo sguardo sui terreni e i villaggi che si susseguivano uno dietro l'altro e sulle fortezze in cima alle montagne e scorgemmo sul mare alla nostra destra nove isole [le Eolie] che si elevavano come montagne: da due di esse, poco distanti dalla costa della Sicilia, usciva continuamente fuoco e vedevamo salire fumo, che di notte appariva rosso acceso, con lingue che si innalzavano verso il cielo. È il famoso Vulcano. Ci fu detto che la fiamma viene fuori da spiragli nelle due montagne anzidette [di Vulcano e Stromboli], dai quali si sprigiona con violenza un soffio incandescente che si trasforma in fuoco e accade talvolta che vomiti una grossa pietra lanciata in aria dalla potenza di quel soffio che le impedisce di fermarsi e ricadere sul fondo. E questa, fra le cose che si sentono raccontare e che più suscitano stupore, è cosa vera".
Qui il vento è una costante da ricordare bene, Eolo lavora incessantemente per confondere e in qualche caso cambiare i programmi, la sua effige si trova spesso nelle mattonelle all'ingresso di alcune abitazioni soprattutto nella provincia di Messina, Vincenzo Albanese sembra saperlo, viaggia abbastanza tranquillo e la scritta sulla sua maglia Ciclamino sembra una struttura ricorsiva, correrà al Giro dopo essere stato fermo per molto tempo, dice che cercherà di fare di tutto per riprendersi quello che ha lasciato per strada e da questo Giro di Sicilia sembra sulla giusta rotta.
Da lontano si vede sbucare da una curva il gruppo come un grande falò in movimento, da un lato montagna, e dall'altro mare agitato, gonfio, con i gabbiani che sembrano incuriositi. Passano Damiano Caruso, Mark Cavendish, Rafał Majka, Elia Viviani, tutti con motivazioni diverse, nella stessa giornata uggiosa, nella stessa salita ventosa che si distacca dai cliché odiosi che vogliono quest'isola tutto sole e contentezza.
Questa terra, chi la conosce bene lo sa, ha un'anima nera, ama la penombra, le cose celate come quelle taciute, forse per proteggersi da troppa luce, ma l'incanto è simile a quello che hanno alcuni ciclisti, in quella calma che esita, quando non ci si vuole anticipare. E tutto questo somiglia al carattere introverso di alcuni suoi abitanti. Fisher-Black è un nome perfetto sia come pirata sia come guida turistica per le città arabo-normanne: è il primo a salire sul trono, porterà la maglia fino all'ultima delle 4 tappe, a Giarre arriverà quarto. Terzo il già citato Albanese, secondo il sudafricano Louis Meintjes e primo Alexej Lutsenko della Astana.
Vince dopo 424 giorni, vince dopo la salita dell'Etna perfezionando tutto sul finale. Intervistato, visibilmente stanco, confida di non aver avuto le forze per festeggiare. Nella sua ammiraglia c'è un signore che risponde al nome di Giuseppe Martinelli che di storie leggendarie ne conosce parecchie, lui che ha guidato Pantani, Nibali, Aru.
Bella questa quattro giorni, che si sta sempre più radicando in una regione che di campioni ne ha lanciati tanti, belli i luoghi desolati e quelli pieni di gente, le scolaresche che escono dalle aule per quei dieci quindici secondi di passaggio, il tempo prima e il tempo dopo, l'inconsapevolezza del passante con i sacchetti della spesa, la signora che si lamenta perché fermata dai vigili urbani, bello vedere passare un gruppo nelle strade della propria quotidianità. Quando passa l'auto del fine gara, resta solo il vento, che può essere, come chi va in bici sa benissimo, beatitudine o castigo eterno.
Foto: Sprint Cycling Agency
Dentro a MET
Lo sapevate che alcuni dei casci da ciclismo più sicuri e performanti, tra cui quello del campionissimo Tadej Pogačar, vengono progettati e testati a Talamona, in Valtellina? Abbiamo trascorso una giornata a scorrazzare per i corridoi, gli uffici e i laboratori di MET per scoprire tutta l'umanità che c'è dietro alla professionalità di chi ci lavora.
Interviste e voce: Claudio Ruatti
Sound design: Brand&Soda
Mattia De Marchi, un corridore diverso
La prima puntata della stagione 2023 è una chiacchierata ruvida e spettinata con Mattia De Marchi, corridore gravel e ultracyclist. Dal caldo e dal caos di un garage di Feltre, un viaggio a parole che ci porta in continenti e strade diverse, tra gioie, crisi e sogni.
L'ideale per rimettersi in viaggio.
Intervista e voce: Claudio Ruatti
Sound design: Brand&Soda
Il questionario cicloproustiano di Vittoria Guazzini
Il tratto principale del tuo carattere?
Testardaggine
Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?
Onestà
Qual è la qualità che apprezzi in una donna?
Come per un uomo, l'onestà è una qualità fondamentale
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
Il fatto che mi sopportino, non è facile, sono sincera. Mi stanno vicino nei momenti difficili e sono felici per me quando le cose vanno bene
Il tuo peggior difetto?
Spesso voglio aver ragione pur non avendola
Il tuo hobby o passatempo preferito?
Essendo molto spesso in viaggio, mi piace guardare serie tv/film o ascoltare musica in aereo o nelle camere d'albergo. A casa suono la chitarra
Cosa sogni per la tua felicità?
In primis la salute per me e le persone a cui voglio bene, poi, già che ci siamo, anche vincere un'Olimpiade
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?
Penso che al giorno d’oggi di disgrazie ce ne siano molte, basta accendere il telegiornale e sentire tutte le cattive notizie che vengono trasmesse. Parlando di quello che più mi riguarda: ogni giorno mi piacerebbe però vedere una maggiore sensibilizzazione sulla strada, sia da parte degli automobilisti sia da parte di noi ciclisti, che siamo i primi a dover rispettare le regole se pretendiamo che vengano rispettate anche dall’altra parte
Cosa vorresti essere?
Cosa non lo so, però avrei voluto essere un’attrice famosa ed andare a Hollywood. Mi accontento di fare la ciclista
In che paese/nazione vorresti vivere?
Italia senza ombra di dubbio, viaggiando così tanto mi rendo conto di quanto sia bello vivere nel nostro paese, pur apprezzando anche i posti in cui mi trovo
Il tuo colore preferito?
Verde
Il tuo animale preferito?
Delfino
Il tuo scrittore preferito?
Non leggo molti libri contemporanei, però mi ha sempre affascinato la Divina Commedia di Dante Alighieri
Il tuo film preferito?
Grease
Il tuo musicista o gruppo preferito?
Coldplay
Il tuo corridore preferito?
Alberto Contador
Un eroe nella tua vita reale?
Il mio babbo
Una tua eroina nella vita reale?
La mia mamma
Il tuo nome preferito?
Tommaso
Cosa detesti?
La falsità
Un personaggio della storia che odi più di tutti?
Ce ne sono tanti, non è quello che "odio" di più, ma non mi è mai stato simpatico Enrico VIII
L’impresa storica che ammiri di più?
Lo sbarco in Normandia
L’impresa ciclistica che ricordi di più?
Direi l'oro olimpico dei ragazzi del quartetto a Tokyo. Aver assistito dal vivo è stato qualcosa di incredibile
Da quale corsa non vorresti mai ritirarti?
Non è mai bello, ma, se devo scegliere, dico Giro delle Fiandre
Un dono che vorresti avere?
Teletrasporto
Come ti senti attualmente?
Bene
Lascia scritto il tuo motto della vita
Non ho un motto particolare, però come sfondo del telefono ho una frase: "Nothing worth having comes easy". Nel caso ogni tanto me lo dimenticassi
Giro di Sicilia: una partenza, una poesia
Articolo di Fabio Gariffo, foto di Aristide Tassone
Sono la Piazza. Quella della partenza.
Deserta o gremita, centrale o alberata, occupata o attraversata. Il più delle volte inosservata.
Oggi sono io che osservo.
E non preferisco. Stamani accolgo.
Alle prime luci dell’alba il vociare rauco, il baccano di lavori e transenne. Che limitano, regolano.
A pochi, pochissimi, chilometri stanziano i fenicotteri della riserva naturale dello Stagnone, qui a Marsala. Con le loro esili gambe in acque che sanno di sale e di fenici, ieri hanno visto passare i grandi bus dei ciclisti, abitati da direttori e capitani, sogni e speranze, strategie e rassicurazioni.
Dove vadano a dormire i fenicotteri resta un mistero, in questa terra di misteri.
Ciò che sappiamo è che da qui parte il Giro di Sicilia: altro giro, altra corsa.
Benvenuti Signore e Signori!
Ogni partenza iberna le previsioni. Sospende il frizzante gusto dell’attesa, dal fascino inimitabile. Che ci fa innamorare, fuori e dentro il ciclismo, sport di delicato equilibrio; metafora di vita.
Sono la Piazza, col suo palco di ferro e legno.
A breve spumeggierà di musica e giovani ragazze sorridenti.
Ecco, arrivano i miei invitati e i loro sguardi. Quelli dei bambini e dei loro genitori. Assai diversi per trepidazione e innocenza.
Ecco i turisti, che non sapevano, in scia della festività pasquale appena trascorsa, celebrata dai più fortunati a Roubaix. Li riconosco subito dal naso all’insù e le gambe nude in ogni stagione.
Ecco gli amatori, che amano il ciclismo. Ognuno a modo suo.
È bello vederli la domenica mattina partire da qui con i loro buoni propositi per una “sgambata” sino alla vetta del monte Erice, faro in questo mare azzurro pianeggiante e di accecante luce.
Passano di fronte casa tua? - Usciamo domani? Si interrogano con la tipica cadenza liturgica di una lingua usualmente non declinata al futuro.
I pensieri degli uomini sono privati. Le emozioni no.
Emozioni, eccole, finalmente, ravvivarsi nei volti di tutti: sono arrivate le squadre!
Mi presento loro e le avvolgo. Il monumento che custodisce il ricordo dei mille garibaldini sembra compiacersi quest’oggi di un altro tipo di sbarco.
Un altoparlante - nome azzeccatissimo - scandisce i loro nomi. Con entusiasmo professionale.
Regalo loro carezzevoli raggi di sole fra aguzzi raggi di ruote al carbonio.
Giovani, esigenti, imberbi. E magri. Troppo magri secondo le nonne siciliane il cui affetto per i nipoti si misura in pranzi e i pranzi in doppie porzioni.
Perché da queste parti le arancine di riso non sostituiscono il pranzo e vanno pronunciate rigorosamente al femminile.
I corridori, adagiano con attenzione le loro bici nuove, perfette, ammalianti.
Firmano. Sigillando così la presenza e l’appartenenza. Io c’ero. Ho provato. Ce l’ho fatta.
Molti appassionati avrebbero voluto che dal pullman bianco del team UAE fosse sceso il piccolo principe alieno di nome Pogačar, ma poco importa. Abbiamo altri eroi in queste quattro tappe perché nessuna corsa, in fondo, è minore per chi l’affronta.
Atleti umili e nobili, semplicemente umani. Visti da vicino sembrano somigliare a tutti coloro che pedalano per diletto.
Sembrano. Da fermi.
Forse anche quest’anno, qualcuno di loro troverà un momento di raccoglimento.
Lo sguardo basso, le mani giunte, un veloce segno della croce. Come fece l’anno scorso Damiano Caruso, appena in sella, ben prima del chilometro zero di quel Giro di Sicilia che vinse.
Lui, il gregario, che si sacrifica; che rende sacro cioè. Lui, progenie della Trinacria, che vorrebbe bissare il successo.
Parlano del più e del meno, i corridori. Pronti a misurarsi tra loro e a misurare i loro watt.
In tandem con l’ombra di un imprevisto o un’incertezza, perché chi va in bici sa che tutto ciò che sembra scontato, il più delle volte non lo è.
Mentre i tanti curiosi coi loro piccoli e costosi telefoni sono pronti a scattare per condividere o mostrare un momento registrato, ma non vissuto nella consapevolezza del tempo presente e dei suoi doni incancellabili.
I corridori scatteranno anche loro.
Nell’immancabile fuga di giornata, per mostrare sponsor e potenzialità. Per dovere, per esistere e resistere.
Pronti ad arare le venature asfaltate di questa terra, prostituta d’Europa, concessa ad arabi e normanni, angioini e aragonesi. Terra contraddittoria, esagerata.
Con quali occhi la guardi, Lei ti appare.
Oggi, nella bellissima ma ventosa Marsala - come scriveva Cicerone - è festa.
Una festa pagana. Inebriante come l’omonimo vino di questa terra, un vino da meditazione.
Le riprese tv inquadreranno dall’alto, per qualche istante, le palme, i mulini a vento e il blu che circonda le Egadi. Forse ometteranno nella cartolina il rosso dei tramonti e il grigio dei pregiudizi e dei cliché.
Il soffio della Valle dei Templi di Agrigento asciugherà il sudore dei più audaci dopo circa 160 km.
Tutto, domani, tornerà alla normalità in questo straordinario quotidiano.
Io sono la piazza. Di vuoto piena.
Qui non vi è l’arrivo.
Qui vincono tutti.
Il questionario cicloproustiano di Kasia Niewiadoma
Il tratto principale del tuo carattere?
Testa calda
Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?
Senso dell'umorismo
Qual è la qualità che apprezzi in una donna?
Persistenza
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
La loro onestà
Il tuo peggior difetto?
Ripensare alle esperienze passate
Il tuo hobby preferito?
Cucinare al forno
Cosa sogni per la tua felicità?
Essere vincente
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?
Un osso rotto
Cosa vorresti essere?
Un modello per altri coriddori
In che paese vorresti vivere?
Da qualche parte in cui ci sia il sole
Il tuo colore preferito?
Rosso barbabietola
Il tuo animale preferito?
Cane
Il tuo scrittore preferito?
In questo momento Murakami
Il tuo film preferito?
Girls Trip
Il tuo musicista o gruppo preferito?
Attualmente è Fred Again
Il tuo ciclista preferito?
Al momento Tadej Pogačar
Un eroe nella tua vita reale? Una tua eroina nella vita reale?
Tutte le mamme
Il tuo nome preferito?
Nome per un cane Coco (cocco), per una persona Basilicum, Lilianna
Cosa odi?
Non mi piace usare questa quella parola
Un personaggio della storia che odi più di tutti?
--
Quale impresa storica ammiri di più?
La caduta del muro di Berlino
Quale impresa ciclistica ricordi di più?
TDFF con Zwift 2022
Da quale gara non vorresti mai ritirarti?
Strade Bianche
Un dono che vorresti avere?
Vorrei poter parlare le dieci lingue più usate
Come ti senti attualmente?
Completamente a mio agio
Scrivi il tuo motto di vita
Continua a diffondere amore e luce, sorridi e non giudicare mai
Eccola qui la tua Roubaix
Articolo e foto di Federico Guido
“Eccola qui la tua Roubaix”. Spesso, quando approccio una delle tante vie in pavé sparse per Milano, mi viene in mente questa frase che mio padre pronunciò, andando a memoria, quando avevo 13 anni. Quella volta, una soleggiata giornata di fine maggio, insieme decidemmo di prendere le bici per andare ad ammirare il colorato gruppo del Giro d’Italia che arrivava a Milano. Con la mia maglia ciclamino indosso e la mia Specialized rosso e argento percorsi al suo fianco gli ampi vialoni che da casa conducono in centro città finché non arrivammo in Corso Magenta, decumano della città noto per ospitare la sede del Cenacolo Vinciano e l’omonimo frequentatissimo bar.
Ai tempi, la via non era ancora stata oggetto dei tanti lavori di manutenzione che l’hanno portata ad avere l’aspetto attuale ma presentava un’omogenea copertura in masselli di pietra, quelli che ancora oggi a tratti si possono notare ai lati delle rotaie del tram. Nella fantasia di un tredicenne appassionato, percorrere quel duro mosaico marrone sulla propria esile bicicletta da corsa poteva davvero assumere i contorni di una volata sulla foresta di Arenberg, scenario che, puntualmente, mio padre con la sua esclamazione riuscì a farmi figurare davanti agli occhi. Le sue parole scatenarono immediatamente il mio spirito d’emulazione e, in breve, iniziai a pigiare forte sui pedali immaginando di essere il Tom Boonen o il Fabian Cancellara della situazione.
Quell’espressione ebbe fin da subito così tanta presa su di me che anche al ritorno, appena la mia ruota toccò i primi metri del Corso, cominciai a mulinare a tutta. Lì però la foga e l’inesperienza ebbero la meglio sulla lucidità e quasi all’altezza del Teatro Litta finii lungo per terra. In un istante, senza quasi il tempo di rendermene conto, persi il controllo della bici e saggiai quanto dure fossero le pietre di quella strada, ma per fortuna non mi feci granché. Più tardi, capii che anch’io, come altri prima di me, avevo avuto il battesimo del pavé milanese, forse il nemico più insidioso per i ciclisti meneghini nella triade completata da buche e rotaie.
Coi tre, negli anni, ho avuto modo di approfondire il rapporto, diventando più esperto e apprendendo le giuste nozioni per provare a neutralizzarli. Il processo, ovviamente, ha richiesto tempo e diverse centinaia di chilometri percorsi durante i quali, come sono cambiato io, è cambiata anche la città attorno a me. Anche il pavé in un certo senso, finito nelle mani di operai e a volte addirittura sostituito dall’asfalto, ha cambiato volto. La frase di mio padre invece, quella frase pronunciata in quella piacevole giornata di fine maggio, è rimasta dov’era, ancorata solidamente in un angolo della memoria e pronta a riaffiorare alla prima vibrazione prodotta dall’incedere della mia bici sulle pietre.
Ancora oggi mi capita spesso, specialmente laddove i sobbalzi in sella sono più violenti, di sentirla risuonare nei meandri della mia testa e di alzare l’andatura facendo di via Ausonio il mio Carrefour de l’Arbre, di via Mazzini il mio Mons-en-Pévèle e di Corso di Porta Romana il mio personale Camphin-en-Pévèle. Proprio come se fosse un incantesimo, al riecheggiare di quelle parole il contesto della Roubaix riesce per magia a prendere forma sotto i miei tubolari, stuzzicando la mia fantasia e facendomi immaginare come possa essere (e che tragitto possa avere) un eventuale Inferno del Nord “alla milanese”.
Anche se questo rimarrà un semplice sogno, nella realtà a ben vedere non mancano le assonanze e i punti in comune tra quello che ad aprile i corridori professionisti fronteggiano in Francia e ciò che i ciclisti milanesi, con le debite proporzioni, affrontano tutti i giorni lungo le strade della città. Senza fare uno sforzo eccessivo, si può riconoscere con facilità come entrambi abbiano a che fare con lastricati imperfetti, superfici insidiose, punti critici e, addirittura, la presenza o meno di (apprezzati) cordoli lato strada. Questi elementi contribuiscono tutti assieme, nel caso della Roubaix, a classificare i vari settori in base al loro grado di difficoltà, una pratica in cui, magari inconsciamente, anche qualcuno che ha solcato a lungo le vie in pavé di Milano si è cimentato.
Proprio con l’idea di stilare una classifica delle strade in lastricato più ostiche del capoluogo lombardo e avvicinare così la città che ha partorito il Giro d’Italia a quella sita nella regione dell’Hauts-de-France, nei mesi scorsi abbiamo provato a ripercorrere, a mo’ di ricognizione, tutti i tratti in masselli e sampietrini presenti all’interno di quello che, una volta, era il percorso delle mura spagnole di Milano.
La zona delimitata nasconde la stragrande maggioranza delle strade in pavé della città del Manzoni, un luogo dove i problemi creati dal lastricato oggi sono proporzionali tanto ai dibattiti suscitati tra i cittadini quanto al fascino conferito da esso a diversi angoli della metropoli. Il pavé, infatti, ha accompagnato l’evolversi di Milano nell’ultimo secolo diventandone sotto molti aspetti un elemento rappresentativo, un immobile serpente dalle squame di porfido che ha visto scorrere eventi e cambiamenti e che, se seguito nella sua interezza, sa ancora regalare una panoramica completa sulla varie anime di una città in costante movimento.
Al nostro passo (e con un occhio sempre rivolto alla strada), tra un’annotazione e l’altra, abbiamo provato ad apprezzarle tutte scoprendo o riscoprendo strade poco battute e, soprattutto, tratti più o meno sconnessi che, dopo aver valutato lo stato d’indolenzimento delle nostre braccia, ci hanno portato a stilare la graduatoria che potete leggere tra poco. Tale suddivisione, volendo restare assolutamente soggettiva, si presta ovviamente ad essere rigirata a piacimento e a divenire, si spera, spunto per possibili dialoghi e confronti costruttivi su un tema sempre attuale come quello delle condizioni delle strade milanesi.
*****
Via Torino-Carrobbio-Via Cesare Correnti (1000m): Settore tra i peggiori e più pericolosi della città. Alla difficoltà data dalla lunghezza si aggiungono quelle di un traffico piuttosto sostenuto e di un cordolo non praticabile. Obbligatorio, se si vuole stare in strada, percorrere la schiena d’asino al centro delle rotaie. Al Carrobbio, c’è la possibilità di tornare sulle corsie esterne ma per poco visto che, anche in via Correnti, si è costretti al centro dove il pavé procura qualche sobbalzo in più rispetto a quello di Via Torino.
Via Santa Margherita-Piazza Duomo-Via Mazzini-Corso Italia (1500m): Si parte con un pavé semplice e scorrevole passando da Piazza Duomo. Entrando in via Mazzini la musica cambia visto che si ripresentano due leggere schiene d’asino. Il cordolo affianco alle rotaie è per funamboli, la via più sicura è quella tra le rotaie dove ci si può risparmiare la difficoltà di dribblare spuntoni di pietre molto acuminati. Verso Piazza Missouri la strada si allarga e il pavé si ricompatta. In Corso Italia si ripresenta la situazione vista in via Mazzini ma il pavé è tenuto un filo meglio e consente (anche grazie alla leggera discesa fino a Piazza Sant’Eufemia) un’andatura spedita. Finale leggermente in salita e un pelo più scomodo quello che conduce allo “scollinamento” di via Santa Sofia. Da lì si prosegue in leggera discesa ma la sensazione di scomodità, anche a causa dei metri già percorsi, resta. Sempre nella corsia centrale, a zone irregolari, capita di fare qualche sobbalzo più importante degli altri. In corrispondenza di via Burgozzo una striscia laterale in asfalto consente di mettere fine a questo settore decisamente lungo.
Corso di Porta Romana (1400m): Tratto infinito. Dopo pochi metri da Piazza Missori, tolto l’impiccio delle rotaie, inizia un pavé che sostanzialmente è uguale per quasi l’intero settore e vede la presenza di lastre larghe, compatte ma per nulla levigate. A tutto ciò si aggiunge, nella parte iniziale, una leggera pendenza fino ad incrociare via Sforza, scollinata la quale lo spazio sulle corsie esterne consente di pedalare abbastanza tranquilli. A Crocetta si attraversano nuovamente le rotaie e da qui inizia l’ultima sezione, decisamente complicata. Finché si può stare sulle corsie esterne, la marcia, seppur con qualche sussulto, procede di buon passo. Con la comparsa dei parcheggi laterali (in corrispondenza della scuola Bertarelli-Ferraris) e il restringimento delle corsie esterne è obbligatorio passare al centro dove le cose sono terrificanti. A tratti si compiono dei veri e propri voli che ti spezzano le gambe. Negli ultimi (o nei primi, in senso inverso) 200-300 metri la carreggiata si allarga nuovamente e si può riprendere la corsia laterale.
Altri: Via Meravigli, Via San Giovanni sul Muro, Piazza Resistenza Partigiana-Corso Genova.
****
Via dell’Orso-Via Monte di Pietà (600m): Settore a senso unico diviso in due dall’incrocio con via Verdi. Nel primo pezzo non c’è scampo: la vicinanza dei parcheggi obbliga a preferire la corsia centrale tra le rotaie dove il pavé è tutto sommato in discrete condizioni. Tutto cambia dopo via Verdi: la strada si allarga, le rotaie scompaiono ma il pavé diventa molto più sconnesso e i sobbalzi si susseguono con continuità. Il settore termina (per fortuna) all’incrocio con via Chiesa Rossa.
Via Manzoni-Via Santa Margherita (950m): Cardo del centro di Milano dove il pavé non lascia respiro. L’inizio è accettabile, poi verso l’Hotel Armani le condizioni peggiorano con sobbalzi continui e pietre piuttosto sconnesse. Si continua così fino a Via Romagnosi, nei pressi della Scala, dove gli evidenti lavori di manutenzione rivelano un pavé più compatto fino all’incrocio con Via San Protaso. Lungo e sfiancante. Le rotaie almeno non infastidiscono particolarmente.
Via Ausonio (350m): Settore non troppo lungo ma terribilmente sconnesso. Da leggere continuamente. Nelle prime decine di metri sei costretto a giocare con le rotaie inutilizzate: sulla destra lo spazio non manca ma la presenza dei parcheggi consiglia una via più sicura a centro strada. Qui le imbarcate non si contano e la mal disposizione delle pietre (molto evidente) ti obbliga a cambiare continuamente traiettoria per evitare il peggio. All’incrocio con via Carroccio le rotaie lasciano tregua per qualche decina di metri (tornano in fondo) ma la marcia resta complicata.
Altri: Porta Ticinese-Carrobbio, Via San Vittore, Via San Maurilio, Via Cappuccio-Via Luini, Via Broletto.
***
Piazza Repubblica-Via Turati-Piazza Cavour (650m): Tratto con masselli larghi, molto compatto e ben tenuto dove i sobbalzi sono minimi e la scorrevolezza è eccellente. Tre stelle perché mediamente lungo e perché il passaggio nei pressi di Radio 105 comporta l’attraversamento delle rotaie.
Corso di Porta Vigentina (450m): Tratto a lastre larghe piuttosto irregolari, specie vicino alla circonvallazione interna. In quel pezzo si affrontano balzi piuttosto accentuati, per il resto il settore è abbastanza scorrevole e in leggera salita verso Crocetta (al contrario dal lato opposto). Per chi non vuole cimentarsi nello zig-zag tra le rotaie è preferibile imboccare e tenere in entrambi i sensi di marcia la corsia centrale.
Altri: Corso Magenta (fino ad angolo Via Carducci), Via Vico-Olivetani, Via Olivetani- Via San Vittore, Moneta-Ambrosiana-Sepolcro-Bollo, Via Santa Marta, Foro Bonaparte, Via Mercato-Via Ponte Vetero, Via Cusani, Via San Marco ang. Castelfidardo-Via Solferino, Via Battisti-Largo Augusto, Via Lamarmora, Via Armorari-Via Spadari.
**
Corso Magenta (fino a via San Giovanni sul Muro), Cordusio-Via Orefici, Piazza S. Ambrogio (lato questura)-Via S. Valeria, Via Circo-Via San Sisto, Piazza San Marco-Corso Garibaldi, Via De Amicis-Corso Genova, Via Carroccio, Via Cesare da Sesto, Via Castelfidardo-Via San Marco, Via Olmetto, Via Cordusio, Via Bocchetto.
*
Piazza S. Ambrogio (lato case), Via Dante, Via Sacchi, Via Brera, Via San Protaso, Via Porrone, Via San Marco-immissione angolo Via Castelfidardo, Via Chiossetto, Via Corridoni, Via della Palla, Piazza Sant’Alessandro, Via Lupetta, Via Zebedia, Via delle Asole, Via Cardinal Federico, Via Valpetrosa, Via Fosse Ardeatine, Via del Bollo e Via dell’Ambrosiana, Via della Posta, Giro Piazza della Borsa, Via Santa Maria Fulcorina.
Deda Elementi per idmatch
Deda Elementi e idmatch rafforzano la loro collaborazione.
L'occasione è stata la fiera internazionale Taipei Cycle Show, dove Deda Elementi e idmatch hanno segnato un nuovo step della loro collaborazione, svelando al pubblico una serie di componenti per bike fitting realizzati da Deda con speciali grafiche custom, appositamente sviluppati per la Smart Bike di idmatch e dedicati al simulatore automatizzato Smart Bike.
"Questa collaborazione rafforza ancora di più la presenza del nostro brand all'interno dei negozi di alta gamma che hanno scelto idmatch come partner per la valutazione biomeccanica del ciclista. Le diverse geometrie offerte nella nostra gamma rendono i componenti Deda ideali per il lavoro del bike fitter. Come azienda, infine, crediamo fortemente nella collaborazione tra marchi italiani del settore, un plus riconosciuto a livello mondiale", ha detto Fabio Guerini, responsabile marketing di Deda Elementi.
Idmatch infatti è l'unico sistema di bike fitting completo che, attraverso un'analisi scientifica dei dati, aiuta il ciclista a individuare la miglior configurazione e posizionamento in bici per migliorare la sensazione di comfort e benessere, oltre alla performance.
"Da molto tempo utilizziamo prodotti Deda nei nostri laboratori di bike fitting. L'ufficializzazione della collaborazione con un brand di riferimento per la componentistica non può che renderci orgogliosi e ci dà la consapevolezza di poter offrire ai nostri ciclisti informazioni di una ulteriore migliore qualità rispetto alla scelta dei corretti accessori per le loro bici" ha riferito Matteo Paganelli, idmatch di Brand Manager.
Prodotti Deda x idmatch
Manubrio Gravel 100, Manubrio Zero1,
Manubrio Zero100 Shallow,
Reggisella Zero1 Ø 31,6,
Manubrio MTB Peak Riser & Peak Flat,
Parabolica Uno, Parabolica Due,
Crononero Evo