Da Apeldoorn fino a Parigi: il punto della situazione

In questo inizio gennaio, come da recente tradizione, i ciclisti professionisti si sono divisi tra Spagna e Australia, per i ritiri e le prime corse della stagione, ma alcuni specialisti della pista hanno preferito i Campionati Europei su pista di Apeldoorn, Paesi Bassi, piuttosto che il caldo e le salite. Organizzare un evento come gli Europei durante il clou della preparazione della stagione su strada è significato dover ricevere qualche forfait, su tutti quelli di Viviani, Ganna e Tarling, impegnati in Australia, e di Dideriksen, che ha deciso di rimanere in ritiro con la sua Uno-X. Assenti anche gli atleti russi per una decisione delle autorità neerlandesi. Secondo il cittì Sergei Kovpanets, l’Unione Ciclistica Europea aveva garantito la partecipazione dei suoi corridori, per i quali la qualificazione olimpica è sempre più lontana. Infatti, in questi campionati continentali erano in ballo punti importanti in chiave Parigi 2024, ma i ticket olimpici saranno assegnati solo dopo le prove di Nations Cup di Adelaide, Hong Kong e Milton, quindi non sono da escludere ribaltoni dell’ultimo minuto.

Corsa a punti femminile - Foto Roberto Bettini/SprintCyclingAgency©2024

Archiviate le polemiche su forfait ed esclusioni forzate, all’Omnisport di Apeldoorn la prima giornata di gare si è consumata senza grandi sorprese. Come da copione, ad assicurarsi le medaglie d’oro nella velocità a squadre sono stati i Paesi Bassi al maschile e la Germania al femminile. Nel regno indiscusso dell’Oranjetrio, composto da Van den Berg, Lavreysen e Hoogland, si sono fatti notare anche gli Azzurri di Ivan Quaranta, che hanno fatto segnare un nuovo record nazionale (43.497), che è valso il sesto posto finale. Ad essere decisivo per il salto di qualità è stato Mattia Predomo, finalmente schierato in seconda frazione dove può esprimere al meglio la propria potenza. Tuttavia, per la velocità a squadre italiana il percorso verso le Olimpiadi di Parigi è tutt’altro che facile.

Team Sprint - Jeffrey Hoogland (NED) - Harrie Lavreysen (NED) - Roy van den Berg and - Tijm van Loon (NED) - Foto Davy Rietbergen/CV/SprintCyclingAgency©2024

Gli Azzurri si trovano al quattordicesimo posto del ranking olimpico, ben lontani dalla Polonia - bronzo ad Apeldoorn -, che occupa l’ottava e ultima piazza utile per Parigi. A rompere un digiuno che dura dalla qualificazione di Roberto Chiappa a Pechino 2008 non saranno neanche le due prime medaglie europee élite della storia della velocità italiana: Matteo Bianchi e Stefano Moro, entrambi molto lontani dalla qualificazione nelle discipline individuali.

Keirin Maschile - Harrie Lavreysen (Netherlands) - Mateusz Rudyk (Poland) - Stefano Moro (Italy) - Foto Roberto Bettini/SprintCyclingAgency©2024

All’Omnisport di Apeldoorn i due hanno conquistato rispettivamente l’oro nel chilometro - che non è parte del programma olimpico - e il bronzo nel keirin, due grandi risultati che però non devono illudere Quaranta e i suoi atleti. Nel chilometro, Bianchi, ventiduenne bolzanino in forze al Team Colpack, ha fatto registrare il miglior tempo sia nella fase di qualificazione (59.687) che in finale (1:00.272), ma al via era assente il neo recordman del mondo Jeffrey Hoogland, da anni su un altro pianeta. Più fortunoso, ma altrettanto degno di merito, il risultato di Moro. L’ex corridore di endurance, che ha virato da poco più di un anno sul settore veloce, ha fatto la propria fortuna seguendo meticolosamente e con grande intelligenza la ruota del polacco Rudyk, sia in semifinale che in finale. Una tattica rischiosa, che però ha dato i suoi frutti ed è valsa un bronzo contro un Harrie Lavreysen che si è preso gioco di tutti e ha vinto per più di mezzo secondo proprio su Rudyk.

Moro ha così migliorato il quarto posto di Predomo ottenuto all’Europeo di Grenchen dello scorso anno. Anche nella velocità individuale, Moro è riuscito a superare il promettente Predomo, che non ha ancora replicato le buonissime prestazioni fatte vedere nella velocità a squadre e non è riuscito ad andare oltre il diciassettesimo posto in qualificazione, registrando un deludente 9.983 nei 200 metri lanciati, per poi uscire al primo turno contro il ceco Topinka. Moro, invece, si è qualificato con il quattordicesimo tempo (9.942) ed è uscito solo al secondo turno contro l’israeliano Yakovlev, il quale ha poi strappato il bronzo ad Hoogland, tornando sul podio di una grande competizione internazionale, dopo tre anni e tante peripezie.

A vincere l’oro è stato il solito Lavreysen, qualificatosi nei 200 lanciati con il record della pista di 9.366, che in finale ha avuto la meglio su un sorprendente Rudyk. Al femminile, l’omologa del neerlandese è stata Emma Finucane, la quale però, oltre all’oro nella velocità individuale, si è dovuta accontentare di due medaglie d’argento nel keirin, vinto da Lea Sophie Friedrich, e nella velocità a squadre, vinta dal terzetto tedesco. La sprinter gallese è l’astro nascente della pista made in Britain - assieme a Josh Tarling nell’endurance maschile -, ma i suoi successi, tra cui spicca il mondiale di velocità vinto a Glasgow a soli vent’anni, sono solamente la punta dell’iceberg della rinascita della velocità femminile britannica iniziata sotto l’ala protettiva dell’australiana Kaarle McCulloch.

Women's Sprint - Emma Finucane (Great Britain) - Lea Sophie Friedrich (Germany) - Foto Roberto Bettini/SprintCyclingAgency©2024

Ne è testimone anche l’oro di Katy Marchant nei 500 metri con i tempi di 33.252 in qualificazione e di 33.319 in finale, che sono bastati a mettersi alle spalle Kouame, Grabosch e l’italiana Vece. Tuttavia, a differenza delle sue colleghe, Marchant è l’ultimo rimasuglio di una generazione precedente, infatti accanto a lei nella velocità a squadre hanno corso la classe 1998 Sophie Capewell ed ovviamente la classe 2002 Emma Finucane.

Non solo velocità femminile, per la Gran Bretagna sono piovuti successi anche nell’endurance maschile. Dopo l’argento di Tidball nell'eliminazione - vinta da Tobias Hansen - nella prima giornata di gare, è arrivato il titolo nell’inseguimento a squadre. Il quartetto composto da Bigham, Vernon, Tanfield e Hayter ha superato in finale una Danimarca che sembrava quasi imbattibile dopo i primi due turni: non a caso il tempo fatto segnare dai danesi nella semifinale contro la Germania è stato di quasi tre decimi più basso del tempo con cui sono stati battuti in finale. I britannici guadagnano così punti di fondamentale importanza nella corsa al ticket olimpico, dopo che il disastroso Mondiale di Glasgow li ha trascinati fuori dai dieci quartetti virtualmente qualificati ai Giochi.

Inseguimento a squadre maschile - Rasmus Pedersen - Frederick Madsen - Tobias Hansen - Carl-Frederick Bevort (DEN) - Foto Roberto Bettini/SprintCyclingAgency©2024

A completare il podio sono stati i campioni olimpici dell’Italia, orfani di Filippo Ganna, sostituito da Davide Boscaro alla luce dell’assenza di Manlio Moro, con una prestazione sicuramente migliorabile. È andata invece meglio al quartetto femminile, composto da Fidanza, Paternoster, Balsamo e Guazzini, che ha superato la Gran Bretagna in finale con il tempo di 4:12.551, prendendosi una bella rivincita dopo l’argento di Grenchen. Per le azzurre è una grande iniezione di fiducia in vista delle Olimpiadi, dopo l’addio di Rachele Barbieri e il deludente quarto posto di Glasgow. C’è però un’altra inseguitrice azzurra che ha sorpreso tutti all’Omnisport di Apeldoorn: Federica Venturelli. La classe 2005, convocata in extremis da Marco Villa, nell’inseguimento individuale ha centrato la finale per il bronzo, poi persa con il tempo di 3:27.475 contro la britannica Anna Morris. Una prestazione notevole, considerando che Venturelli era al primo test sulla distanza di tre chilometri: chissà se la diciannovenne cremonese entrerà nella rotazione del quartetto già in vista delle Olimpiadi di Parigi.

Inseguimento a squadre femminile - Vittoria Guazzini (Italy) - Elisa Balsamo (Italy) - Letizia Paternoster (Italy) - Martina Fidanza (Italy) - Foto Roberto Bettini/SprintCyclingAgency©2024

Non si può definire altrettanto positiva l’uscita degli uomini di Villa: il quartetto si è rivelato ancora una volta Ganna-dipendente e sono mancati i risultati anche nelle discipline di gruppo, in cui Consonni e Scartezzini non hanno replicato le prestazioni degli scorsi Europei e il giovanissimo Fiorin ha corso lo scratch - vinto da Leitão - solamente per fare esperienza. Proprio come Fiorin, un altro uomo del magico quartetto azzurro juniores detentore del record del mondo è stato lanciato nella mischia ad Apeldoorn, ovvero Luca Giaimi, neo acquisto della Uae Gen Z, che ha chiuso l’inseguimento individuale al dodicesimo posto con il tempo di 4:17.379, ben lontano dal vincitore Dan Bigham, che battendo in finale il connazionale Charlie Tanfield ha ottenuto il primo titolo internazionale individuale della sua carriera.

Ironia della sorte, questo primo successo dell’ex recordman dell’ora è arrivato proprio contro uno dei suoi compagni di squadra al Team KGF, la squadra di quattro dilettanti britannici - gli altri due erano Wale e Tipper - che nel 2017 vinse il titolo nazionale dell’inseguimento a squadre contro la nazionale britannica e diverse medaglie in Coppa del Mondo, rivoluzionando per sempre il modo di correre questa disciplina con le loro innovative tattiche. Nel 2017, in quella nazionale britannica era già presente il futuro vice-campione olimpico della madison Ethan Hayter, che ad Apeldoorn, oltre all’oro nel quartetto, ha conquistato il titolo europeo nell’omnium, battendo il danese Niklas Larsen in virtù del piazzamento all’ultimo sprint della corsa a punti. Il londinese, che su strada difende i colori della Ineos, si è così riscatatto dopo una deludente madison chiusa al settimo posto con lo scozzese della Corratec Mark Stewart, il quale dopo quest’ultima uscita difficilmente sarà il compagno di Hayter a Parigi.

Eliminazione maschile - Jules Hesters (Belgium) - photo Roberto Bettini/SprintCyclingAgency©2024

La vera delusione dell’americana è stata però la coppia neerlandese composta da Havik e Van Schip, campioni del mondo in carica, che non è riuscita ad andare oltre all’ottavo posto. I padroni di casa avevano addirittura fatto anticipare la gara per poter partecipare alla Sei giorni di Brema, ma lì sono stati battuti dai neo campioni europei Reinhardt e Kluge, due leggende della madison tedesca che a Parigi tenteranno di coronare il proprio duraturo sodalizio con una medaglia. A differenza dei teutonici, i danesi si stanno avvicinando a Parigi lanciando una nuova strana coppia. La leggenda della pista Michael Mørkøv ha infatti corso tutto l’inverno con il classe 2005 Theodor Storm, neo acquisto della Ineos, e probabilmente lo vorrà al suo fianco anche nella sua ultima madison olimpica, malgrado i vent’anni di differenza tra i due. Consonni e Scartezzini, noni, non hanno brillato a differenza delle colleghe donne.

Madison femminile - Vittoria Guazzini (Italy) - Elisa Balsamo (Italy) - Foto Roberto Bettini/SprintCyclingAgency©2024

Guazzini e Balsamo hanno confermato il bronzo europeo dello scorso anno piazzandosi alle spalle delle francesi Fortin e Borras e delle belghe De Clercq e Kopecky. Per Lotte Kopecky questa è stata la terza medaglia europea della rassegna, dopo i due ori conquistati il sabato con una prestazione degna di una pluri campionessa mondiale come lei. La fuoriclasse belga ha prima vinto la corsa a punti piazzandosi in quasi tutti gli sprint e dopo neanche cinque minuti ha dominato l’eliminazione come solo lei sa fare. Due titoli europei in poco più di un quarto d’ora: fortunatamente Kopecky è la maglia iridata di entrambe le discipline e non ha dovuto perdere tempo per cambiare body!

Questi Campionati Europei non ci avranno detto chi tornerà a casa con una medaglia dai Giochi Olimpici di Parigi, ma senz’altro sono serviti per capire a che punto sono i pistard di tutta Europa: c’è chi è già pronto, come Lavreysen e Finucane; chi deve apportare ancora qualche miglioramento, come il quartetto danese; e chi deve dare il massimo nelle prossime tappe di Nations Cup per strappare una difficile qualificazione olimpica, come la velocità a squadre italiana.


La Madison di Parigi inizia alla Sei Giorni di Gent

C’è stato un tempo in cui ogni inverno fiumi di spettatori riempivano i palazzetti di tutto il mondo per assistere allo spettacolo delle sei giorni. Dal Madison Square Garden al Palasport di San Siro, per anni il ciclismo su pista ha intrattenuto migliaia e migliaia di tifosi con rapidi cambi all’americana e volate alla ruota di un derny. Il fascino delle sei giorni è ormai decaduto, ma ancora oggi vengono corse e celebrate in delle cattedrali della disciplina come il ‘t Kuipke di Gent. La Zesdaagse van Vlaanderen-Gent, come viene chiamata in lingua fiamminga la sei giorni locale, si corre dal 1922 e, salvo poche interruzioni, ha da sempre rappresentato un punto fisso nella stagione dei migliori seigiornisti al mondo e non solo, tant’è che nell’albo d’oro della competizione si possono trovare coppie dal calibro di Patrick Sercu (plurivittorioso con undici successi) e Eddy Merckx, Donald Allan e Danny Clark (che nel 1994 ha trionfato a 43 anni per la settima volta), Silvio Martinello e Marco Villa e più recentemente Bradley Wiggins e Mark Cavendish e Elia Viviani e Iljo Keisse. Sebbene l’appellativo di seigiornista sia caduto in disuso a causa dell’ormai striminzito calendario della specialità, ancora oggi alcuni tra i migliori pistard del mondo si sfidano al ‘t Kuipke per tenersi in forma durante l’off season e affinare l’intesa di coppia in vista delle gare di americana più importanti della stagione, quella mondiale e quella olimpica. Infatti le sei giorni si corrono in coppia e la classifica generale si basa sui giri guadagnati nelle madison. Tuttavia si può ottenere un giro di vantaggio anche ogni cento punti racimolati nelle varie prove, che a Gent sono corsa a punti, giro di pista a coppie, eliminazione individuale, eliminazione a coppie, derny, 500 metri a cronometro in coppia, scratch e ovviamente madison.

I vincitori della Sei Giorni di Gent 2023

Quest’anno a Gent si sono presentate dodici coppie, molto eterogenee tra loro: i nazionali neerlandesi Havik e Van Schip, la collaudata coppia tedesca composta da Kluge e Reinhardt, i campioni in carica De Vylder e Ghys, i britannici Stewart e Wood, le riserve di De Vylder e Ghys nella nazionale belga ovvero Van den Bossche e Hesters, le riserve delle riserve cioè Vandenbranden e Dens, due astri nascenti della pista come Pollefliet e Teutenberg, gli esperti Norman Leth e Rickaert, una coppia già collaudata con un terzo posto alla Tre giorni di Copenhagen come Gate e Malmberg, i giovani olandesi e francesi Hoppezak e Heijnen e Nillson Julien e Tabellion e infine l’esperto Scartezzini con il 2005 Van den Haute. Ad avere la meglio sono stati nuovamente De Vylder e Ghys, che hanno chiuso con più di cento punti di vantaggio sui primi inseguitori, ovvero Havik e Van Schip, e con un giro e quasi ottanta punti su Van den Bossche e Hesters. Già dalla seconda giornata di gare proprio queste tre coppie sono emerse nella lotta al gradino più alto del podio, ma i campioni uscenti solo alla quarta serata sono balzati definitivamente in testa alla classifica mettendo a segno 58 punti, contro i 28 di Havik e Van Schip, grazie ai successi nell’eliminazione, nel giro di pista e nel derny con Ghys. Tuttavia, nelle ultime due sessioni di gare, i principali avversari di Ghys e De Vylder si sono rivelati i connazionali Van den Bossche e Hesters. I due, in forza rispettivamente alla Alpecin Deceuninck e alla Sport Vlaanderen Baloise, rappresentano le principali insidie alla convocazione olimpica per i campioni della Zesdaagse, anche se dopo Gent la questione potrebbe essere definitivamente chiusa. Van den Bossche (classe 2000) e Hesters (1998) infatti sono due specialisti dell’americana giovani e collaudati proprio come Ghys (classe 1997) e De Vylder (1995): chissà se la nazionale belga sceglierà di mischiare le carte alla partenza della madison di Parigi?

Lo spettacolo del derny

A scippare la seconda piazza a Van den Bossche e Hesters sono stati i campioni del mondo Havik e Van Schip, i quali, al contrario dei due belgi, sono senz’altro certi della qualificazione olimpica. L’estate prossima infatti la coppia oranje avrà probabilmente un’ultima occasione per agguantare una medaglia olimpica dopo l’argento e l’oro europeo di Apeldoorn 2019 e Grenchen 2021 e il recente titolo iridato conquistato a Glasgow. Parigi potrebbe essere sede di un’ultima danza ai giochi olimpici anche per la coppia tedesca Kluge - Reinhard, che corre mano nella mano dal 2018. In queste sei stagioni i due teutonici si sono laureati due volte campioni del mondo di specialità (Glasgow 2018 e Pruszkow 2019) e campioni europei negli ultimi due anni. Nel palmares di entrambi, che complessivamente conta nove medaglie mondiali, 11 europee e l’argento di Kluge nella corsa a punti di Pechino 2008, manca solo un oro olimpico, che li renderebbe una delle coppie più vincenti della storia della madison. Parlando di ori olimpici non si può non citare il campione olimpico uscente dell’americana: Lasse Norman Leth. Il danese, che ha corso assieme al pesce pilota della Alpecin Deceuninck Jonas Rickaert, al ‘t Kuipke non ha brillato particolarmente, piazzandosi in penultima posizione a ben trentacinque giri di distanza dai vincitori, solamente davanti alla strana coppia Scartezzini - Van den Haute, ma per sua fortuna Parigi è ancora molto lontana e il prossimo anno si dedicherà esclusivamente alla pista scendendo di categoria su strada. A non essere certo del ticket olimpico è invece il britannico Oliver Wood, decimo a Ghent assieme allo scozzese Mark Stewart, che dovrà vedersela con Matthew Walls, Ethan Vernon e William Tidball per il posto da compagno di squadra di Ethan Hayter.

Il podio finale della Sei Giorni di Gent: Lindsay De Vylder/Robbe Ghys, i vincitori, Fabio Van den Bossche/Jules Hesters al 2° posto, Yoeri Havik/Jan-Willem van Schip al 3°.

Tuttavia in settimana è arrivato il forfait di Fred Wright, campione nazionale su strada e amico d’infanzia di Hayter, che ai Giochi si dedicherà esclusivamente alla prova in linea. Ancora più complicata la convocazione per Michele Scartezzini, per il quale Villa e Bennati dovrebbero rinunciare ad Elia Viviani o portare due specialisti del quartetto nella prova in linea: i pochi posti a disposizione pongono i cittì di tutto il mondo davanti a scelte complicate e dolorose. Con così poche gare in calendario, la sei giorni di Ghent è stato un importante banco di prova in vista di Parigi: l’avvicinamento dei grandi campioni della madison all’appuntamento più importante degli ultimi quattro anni è passato per il ‘t Kuipke.