L’ultima tappa di questa lunghissima prima settimana di Tour iniziata dieci giorni fa si correva il 14 luglio, giorno della festa nazionale francese, anniversario della presa della Bastiglia.
Si attendeva dunque una tappa battagliera, pirotecnica, accesa anche dall’imminente giorno di riposo. E anche, naturalmente, dal percorso: 165 chilometri con 4500 metri di dislivello da Ennezat a Le Mont-Dore Puy De Sancy, su e giù per il Massiccio Centrale.
Più precisamente l’itinerario si sviluppava lungo la Chaîne des Puys, un complesso che racchiude un centinaio di vulcani estinti, i più giovani di tutta la Francia.

Ad appiccare il fuoco fin dall’inizio sono una trentina di corridori, tra cui alcuni con cuore e gambe roventi. Simon Yates e Campenaerts della Visma, Ben Healy e Neilson Powless della EF, Julian Alaphilippe e Michael Storer della Tudor, e poi Lenny Martinez, Ben O’Connor, Michael Woods e Thymen Arensman, solo per citarne alcuni.
Il gruppo lascia fare e presto si capisce che oggi sarà festa anche per la fuga.
Tutti loro sono partiti pensando alla tappa, ma mano a mano che i chilometri e i vulcani passano ce n’è uno che si accorge che oggi in può cogliere l’occasione della vita e dare l’assalto alla maglia più regale del ciclismo mondiale.
Ben Healy, tra i cacciatori di tappe più graffianti del gruppo, capisce che almeno per un giorno può trasformarsi in regicida.

Quindi si spoglia dell’usuale spirito barricadiero, rivoluziona la propria tattica fumantina, e negli ultimi chilometri si mette diligentemente in testa al gruppetto superstite, sapendo che la posta in gioco per lui potrebbe essere qualcosa di molto più sontuoso della vittoria di tappa.
Così non segue lo scatto di Simon Yates a 3500 metri del traguardo, né quello di Arensman e continua del suo passo, osservandoli a poca distanza andare a prendersi il primo e il secondo posto sull’arrivo posto all’ombra dell’ultimo vulcano.

Mentre tutto questo stava accadendo, delle scintille venivano accese anche nel gruppo dei migliori.
Nella salita verso il penultimo Gpm di giornata ci prova la Visma prima con Kuss poi con Jorgenson, giusto a vedere – si sa mai – se il 14 luglio possa crollare anche il re sole del ciclismo mondiale. Lo isolano, ci riprovano lungo le pendici del Puy De Sancy dove un colpo lo battono anche Evenepoel e Lipowitz.
Ma Pogačar a differenza di Luigi XVI ha la testa ben salda sulle spalle e alla fine ad attaccare è lui. Lo segue solo il viceré Vingegaard, ma si tratta tutto sommato di pochi lapilli e pochi secondi di distacco, nessuna scossa tellurica, nessuna eruzione spettacolare.
L’unico che paga, nonostante fosse anche per lui festa nazionale, è Kevin Vauquelin che dal terzo posto in generale scivola al sesto.

Nel giorno della presa della Bastiglia una piccola rivoluzione l’ha fatta un giovane e vulcanico irlandese, che da stasera guarda tutti dallo scranno più alto.
Domani arriva per tutti (anche per noi) il giorno di riposo. Ma dopodomani ricomincia la battaglia, con l’assalto ad un luogo ancora più nobile di Versailles: i Pirenei.

Foto: Fabio Dal Pan

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