Si è conclusa domenica 7 giugno, a Saluzzo, l’edizione 2026 del Giro d’Italia Women partita il 30 maggio da Cesenatico. La classifica generale è stata conquistata da Demi Vollering con 30″ di vantaggio su Antonia Niedermaier e 1’37” su Anna van der Breggen. La prima atleta italiana in classifica, Elisa Longo Borghini, vincitrice nel 2024 e nel 2025, si è fermata ai piedi del podio, in quarta posizione. Dopo nove tappe, 1150,1 chilometri, quattro vittorie per Elisa Balsamo, due per Demi Vollering, una per Anna van der Breggen, una per Célia Gery ed una per Elisa Longo Borghini, decisiva è stata proprio l’ultima frazione che ha letteralmente ribaltato il podio, scalzando dalla vetta Anna van der Breggen, dopo cinque giorni in maglia rosa. Oltre a van der Breggen, l’unica atleta a vestire la rosa in questo Giro è stata Elisa Balsamo conquistandola, a Ravenna, al termine della prima frazione, dopo la squalifica di Lorena Wiebes, vincitrice al traguardo. Questo successo consegna a Demi Vollering, ventinove anni, la cosiddetta “tripla corona”, ovvero la conquista di tutte e tre le grandi corse a tappe: la Vuelta España Femenina (2024-2025), il Tour de France Femmes (2023) e, per l’appunto, il Giro d’Italia Women quest’anno.

LA RITROVATA FIDUCIA DI ELISA BALSAMO

Parliamo di un Giro d’Italia Women straordinario per l’atleta di Cuneo: quattro successi in nove frazioni, tre giorni in maglia rosa, e la conquista finale della maglia rossa di leader della classifica a punti. Una precisazione però è necessaria e riguarda la squalifica di Lorena Wiebes al termine della prima frazione, conclusa a Ravenna, in volata, e vinta dall’atleta olandese. La bicicletta di Wiebes non sarebbe stata conforme al regolamento e l’atleta del Team SD-Worx Protime sarebbe stata squalificata a seguito di irregolarità riguardante l’articolo 2.12.007-2.2 per utilizzo di mezzo non conforme. In termini più chiari e semplici, quando la bicicletta è stata pesata, il suo peso risultava di venti grammi sotto il limite minimo consentito, quantificato in 6.80 chilogrammi. La squadra e Wiebes hanno contestato la decisione e probabilmente agiranno nelle sedi opportune, come è loro diritto fare. Noi non intendiamo discutere più di tanto di questo punto, da parte nostra crediamo che se il regolamento contiene una norma, giusta o sbagliata che sia, sia corretto, fintanto che quella norma non viene modificata o cancellata, dar seguito a ciò che il regolamento esprime. Se si ritiene quella norma esagerata, idea che condividiamo per altro, sarà doveroso richiedere una modifica dello stesso. Sicuramente, però, la vittoria di Wiebes nella prima frazione non è stata in alcun modo agevolata da quella variazione di peso: l’olandese è stata nettamente la più forte in quello sprint e solo così ha superato ampiamente Elisa Balsamo e Lara Gillespie, come già più volte aveva fatto con le rivali, risultando inequivocabilmente la donna più veloce del gruppo. La sua squalifica, per questo ne parliamo, non toglie nulla alle vittorie di Balsamo ma è un fatto da citare, in sede di analisi delle volate. Elisa Balsamo si è letteralmente sbloccata: non alzava le braccia al cielo da circa un anno, il 14 giugno 2025 al Tour de Suisse. Ha vinto la seconda e la terza frazione e si è ripetuta nella sesta. Successi conseguiti in differenti tipologie di sprint e di tappa: riuscendo a tenere duro in salita, staccarsi, rientrare e sprintare, cavandosela da sola o sfruttando un treno. Le rivali, in particolare Chiara Consonni e Lara Gillespie, non sono mai parse davvero in grado di impensierirla. Il duello con Wiebes era sempre stato dalla parte dell’olandese sino ad oggi, quando riprenderà sarà interessante valutare se le cose saranno cambiate. Elisa Balsamo ha dimostrato di aver ritrovato una fiducia e una facilità di azione che ultimamente, causa anche l’assenza della vittoria, sembrava mancarle. Un fattore da non sottovalutare.

PER SEMPRE VAN DER BREGGEN

Domenica 7 giugno, verso Saluzzo, nella tappa che ha riscritto la storia del Giro d’Italia Women consegnando la maglia rosa a Demi Vollering, in molti abbiamo pensato ad Anna van der Breggen ed ai suoi pensieri. La sua storia la sappiamo ormai: scesa di sella a fine 2021 è salita in ammiraglia, per poi annunciare a fine 2024 l’intenzione di tornare in gruppo. L’anno scorso, al rientro, aveva già ben figurato: seconda alla Strade Bianche, terza alla Vuelta, dopo aver vinto una tappa, in top ten al Giro d’Italia Women, appena fuori dalla top ten al Tour de France Femmes dopo ottimi piazzamenti di tappa. Quest’anno, alla Vuelta, appena un mese fa, ha conquistato la maglia rossa alla penultima tappa, con una vittoria spettacolare a Las Praeres. Era ad un passo dalla vittoria della corsa spagnola, l’ha persa il giorno seguente sull’Angliru, a vantaggio di Paula Blasi, per soli 24″. Seconda. Al Giro ha incantato tutti con la prova messa su strada nella cronoscalata da Belluno a Nevegal: i tempi previsti dalle donne di classifica si aggiravano tra i 32 minuti ed i 32 minuti e 30 secondi. Lei ha fermato i cronometri a 31’38”. Rifilando un minuto a Marlen Reusser ed un minuto e dieci secondi a Demi Vollering. A Santo Stefano di Cadore è stata seconda, nella tappa regina, quella che avrebbe dovuto concludersi al Sestriere dopo la scalata del Colle delle Finestre, ha gestito la corsa, senza subirla. Si è messa in testa a fare il ritmo cercando di bloccare gli attacchi di Demi Vollering. Certo, la tappa è stata snaturata dalla conclusione ad un chilometro dal GPM del Finestre a causa di una slavina di ghiaccio ma, come per la squalifica di Wiebes, le atlete fanno i conti con ciò che la strada consegna e van der Breggen vi ha fatto i conti egregiamente, nonostante la caduta che l’aveva coinvolta il giorno prima. A Saluzzo, nell’ultima frazione, ha fatto il possibile, da sola, però, non ha potuto contrastare dapprima il ritmo di Lauren Dickson e Célia Gery e successivamente l’attacco “spaccagambe” di Vollering in salita. Dapprima le è sfuggita Antonia Niedermaier, successivamente Vollering. Ha perso la rosa ed il secondo posto, dovendo accontentarsi del gradino più basso del podio. Non è poco: van der Breggen ha trentasei anni, di Giri d’Italia ne ha già vinti quattro ed in carriera ha vinto tutto. Al traguardo era delusa, ma di una delusione trattenuta, elegante, come chi si arrende e riconosce la legge dello sport a cui sta consacrando la propria esistenza: la più forte sulla strada, punto e basta. Per la seconda volta in così poco tempo fa ancora più male. Sì, Anna van der Breggen. Per sempre.

ELISA LONGO BORGHINI: COMUNQUE VADA

Iniziamo dal dato finale: quarto posto in classifica generale, a 2’44” dalla maglia rosa. Elisa Longo Borghini non attaccava un dorsale dal 5 aprile scorso: ottava alla Ronde van Vlaanderen. Era ammalata, Longo Borghini. Aveva contratto un virus prima della Sanremo Women, si era fermata ma non era riuscita a recuperare. Al Giro si è presentata con un ritardo di preparazione di circa un mese. Bisogna partire da qui per spiegare la prestazione della cronoscalata, dove ha accusato dalle altre pretendenti alla maglia rosa, e la mancanza di brillantezza in salita. Per questo motivo ha deciso di non rispondere agli attacchi, di non fare strappi di ritmo, ma di salire del proprio passo. A Santo Stefano di Cadore, ha stretto i denti tutto il giorno e, grazie a questa strategia, è praticamente arrivata con Vollering e van der Breggen. Sul Finestre ha cercato di fare lo stesso e, se la tappa fosse arrivata al Sestriere, probabilmente, l’epilogo sarebbe stato simile. Però Elisa Longo Borghini è atleta del nonostante, del comunque vada, se preferite. I più avrebbero considerato senza senso l’azione messa in campo nel giorno della vittoria di Célia Gery a Salice Terme. C’era già una fuga in corso, ma è bastata una discesa per solleticare l’inventiva: via Silvia Persico e via Elisa Longo Borghini. Sono rientrate sulla fuga e, di fatto, l’hanno portata al traguardo. Ci sono stati momenti in cui, grazie a quell’azione, Longo Borghini avrebbe guadagnato circa quaranta secondi in classifica generale. Invece il gruppo ha chiuso e ne ha rosicchiati solo cinque. Uno spreco di energie? Sicuramente, ma dice di essersi divertita. Il giorno dell’ultima tappa, a Saluzzo, ha corso con la rabbia in corpo. Forse non con le migliori gambe, ma con tutto il resto che contraddistingue una atleta elevato all’ennesima potenza: volontà, sacrificio, lucidità, razionalità, irrazionalità, istinto, dolore, voglia, sacrificio, intelligenza e avanti con ingredienti simili. Se n’è andata a settanta chilometri dall’arrivo con Fisher-Black e Niedermaier e, di capovolgimento di gara in capovolgimento di gara, è stata la prima a tagliare la linea del traguardo di Saluzzo. Ha dichiarato che non stava tanto cercando la vittoria in quanto tale, ma una prestazione che rispecchiasse il suo reale valore. Distinguo non da poco, annotazione non da poco. Era settima in generale alla partenza, è arrivata ad un passo dal podio e l’ha fatto con un’operazione tanto rischiosa quanto affascinante. Ha urlato sul traguardo. Un grido non molto diverso da quello di questo autunno alla Tre Valli Varesine. Un grido liberatorio. Elisa Longo Borghini si libera così dai mostri di uno sport duro e dai pesi sul petto quando le cose non vanno. Nonostante tutto, scatta con il diavolo in corpo. Comunque vada.

VOLLERING SA QUANTO SIA FACILE PERDERE

La sensazione è che Demi Vollering sia cresciuta di condizione nel corso di questo Giro d’Italia Women. Vero è che sin dall’inizio è stata spesso lei a muovere le carte, a svegliare il gruppo quando “dormiva” tranquillo, per esempio sulla salita di Montenars, nella terza frazione. Aveva voglia e, dopo la cronoscalata di Nevegal, bisogno di attaccare, Vollering, per recuperare il passivo pagato da van der Breggen, ma, almeno sino alla frazione conclusiva a Saluzzo, i suoi scatti non hanno, poi, segnato molte differenze in corsa. Certo, questo può derivare anche dal valore delle avversarie e da un alto livello, in particolare a questo Giro, dello scontro per la classifica generale. Tuttavia, soprattutto nelle prime tappe, in particolare dopo la cronoscalata, Demi Vollering è apparsa abbastanza affaticata, più del solito, per quanto la conosciamo. Nulla di strano: non ha mai nascosto di puntare al Tour de France, traguardo che insegue dal 2023 quando riuscì a conquistarlo davanti a Lotte Kopecky e Kasia Niewiadoma. La condizione fisica ha i suoi tempi e non è infinita, per averla ad agosto, quando si correrà il Tour, è necessario fare delle scelte. Magari quella di mettersi in gioco anche quando non si è ancora al 100%. In ogni caso, se Vollering non al massimo è questa, crediamo possa metterci la firma. Due vittorie di tappa e una frazione, quella di Saluzzo, in cui, anche se non ha vinto, ha messo su strada un vero e proprio show e, di forza, si è presa, la maglia rosa. Di forza e anche di tattica. Una tattica studiata a cena, la sera prima. Ha fatto tirare le sue compagne, ha consumato anche mentalmente van der Breggen e poi è partita. Ha ripreso la fuga, ha controllato, si è presa gli abbuoni e, come da antico accordo tacito nel ciclismo, non ha partecipato alla volata per la vittoria di tappa. L’acume tattico l’aveva già mostrato in altre occasioni e, in questo Giro, in particolare a Salice Terme quando ha inserito Gery in fuga, ha risparmiato la propria squadra dal lavoro per riportarsi su Longo Borghini e, alla fine, ha anche vinto la tappa proprio con la francese. Chissà se l’ottava frazione fosse effettivamente finita al Sestriere quale sarebbe stato l’esito. Le hanno chiesto quale sarà il prossimo traguardo a cui punta ed ha parlato del Tour de France. Soprattutto, però, ha detto che ora vuole solo godersi il successo al Giro perché, proprio in Francia, ha imparato quanto sia facile perdere o, almeno, non vincere. Questa non è un’impresa, non consegna trofei, non titoli di giornale, ma, per come la vediamo noi, vale più o meno allo stesso modo.

GIRO D’ONORE
Appunti sparsi su altre protagoniste del Giro Women

-Le fughe, anche quelle senza alcuna speranza, sono da ricordare. Per questo citiamo alcuni nomi di fuggiasche e fuggitive: Valeria Curnis, Sharon Spimi, Sofia Arici, Eleonora La Bella, Elisa De Vallier, Sara Luccon, Cristina Tonetti, Alison Jackson, Barbara Guarischi, Nienke Veenhoven, Eleonora Deotto, Marta Pavesi, Giorgia Serena, Fariba Hashimi, Petra Zsankò, Maya Kingma, Mireia Benito, Camilla Bezzone, Gaia Segato, Irene Cagnazzo, Chantal Pegolo e Marjiolein van’t Gelof.

-Non saranno campionesse, ma vederle arrivare ed esultare, felici, è stato uno dei capitoli più belli di questo Giro: parliamo del terzo posto di Chantal Pegolo e del sesto di Gaia Segato a Salice Terme. Loro e le loro squadre, in festa come se il Giro lo avessero vinto. Ed in parte lo hanno vinto. Perché la vittoria non è mai unica e sola.

-La maglia azzurra di Eleonora La Bella ha un significato profondo: un modo di ritrovarsi e di ricordarsi chi si è e perché si corre in bicicletta, dopo l’infortunio dello scorso anno. Ne parliamo ampiamente nella controcopertina della nostra newsletter.

-Non è stato il Giro di Marlen Reusser. A parte la cronoscalata di Nevegal, la svizzera, l’anno scorso seconda, non è mai stata davvero protagonista e tra cadute e altre vicissitudini si è sempre ritrovata ad inseguire. A Saluzzo ha perso anche la top ten, concludendo in tredicesima posizione.

-Antonia Niedermaier ha ventitrè anni. A Saluzzo, per alcune ore, è stata la virtuale vincitrice del Giro. Ha concluso seconda, dopo il sesto posto del 2024 ed il quinto dello scorso anno. L’avevamo conosciuta meglio nel 2023 per la vittoria di tappa a Ceres ed il ritiro a seguito di una brutta caduta il giorno seguente. Strada facendo, vedrai.

-Menzione d’onore per Lauren Dickson e Célia Gery. Prezioso il loro lavoro per Vollering. Gery, inoltre, si è anche presa una tappa. Talento eccezionale e giovane.

-Da ricordare l’attacco di Monica Trinca Colonel verso Santo Stefano di Cadore. Di certo non ha portato i risultati sperati, ma di sicuro ha evidenziato l’abilità e la voglia di fare di una ciclista che sta crescendo costantemente.

-Per Elena Cecchini è stato il dodicesimo e ultimo Giro. Atleta che non ha bisogno di presentazione, donna squadra, al fianco delle proprie capitane in ogni circostanza. Di rara intelligenza e perspicacia nella lettura delle situazioni. Sarà strano quando non la troveremo più in gruppo. Mancherà.

-Le altre maglie: maglia rossa della classifica a punti ad Elisa Balsamo, maglia azzurra dei Gpm a Demi Vollering, miglior giovane Isabella Holmgren, classifica a squadre a Lidl-Trek.

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