Pensando a ciò di cui è (stato) capace Tadej Pogačar al Fiandre, mi viene in mente la sigla di un noto cartone animato. Almeno, noto alla mia generazione o più a quella subito prima, appartenente ai nostri fratelli maggiori. Nelle fasi decisive, quelle del suo allungo sul (buon) Vecchio Kwaremont, quando nemmeno Mathieu van der Poel è riuscito a tenere la sua ruota, nella mia testa una strofa suonava esattamente così: “si trasforma in un razzo missile/ con circuiti di mille valvole/ tra le stelle sprinta e va” – ovviamente nella versione di Elio e le Storie Tese, in questo assoluto capolavoro della musica italiana.

Mi viene in mente anche un fatto accaduto in questi giorni. Il Times, di recente, ha intitolato “Il ritorno del Lupo Cattivo” la notizia della clonazione da parte dell’azienda Colossal (Laboratories & Biosciences) che si occupa di de-estinzione (scopro detta anche resurrezione biologica), del Dire Wolf, il lupo della favole, scomparso migliaia di anni fa: ecco un altro confronto servito su un piatto. Il lupo (o meglio la coppia di lupi, Romolo e Remo mi pare si chiamino, ce n’è pure una terza, Khaleesi, grande strizzata d’occhio alla cultura popolare) che si vede in alcune delle foto fatte circolare è bianco. Il bianco è qualcosa che si può avvicinare a termini come immacolato, innocuo, eppure, come ha detto Sonny Colbrelli (uno degli otto vincitori all’esordio della Roubaix, il nono potrebbe essere domenica) parlando di Pogačar e dei suoi avversari: «Ormai di lui hanno paura, incute timore».

Eppure, domenica al Fiandre, eccezion fatta per la prestazione, per una volta umana, di Mathieu van der Poel – debilitato da influenza e antibiotici riesce tuttavia a chiudere sul podio – nonostante la paura che fa Tadej Pogačar, abbiamo assistito alle migliori prestazioni di tanti corridori al via che hanno reso l’edizione numero 109 della Ronde una delle più belle e memorabili. Insomma, ‘sto Pogačar pare proprio un lupo delle favole, un razzo missile, fa paura, sì, ma una volta tanto ha spinto gli altri ad alzare l’asticella o, comunque a provarci in qualche modo.

Un Fiandre condotto alla stragrande dai vari protagonisti, attesi e non: van Aert, a cui viene dedicata la copertina di questo dispaccio settimanale, pur nel suo andamento sinusoidale sui muri, sul passo ha mostrato una certa freschezza e di nuova verve agonistica, crescendo persino nel finale: l’idea che alla Roubaix possa farci sognare in grande… ok, la smetto qui, lo so, fate tutti gli scongiuri che servono, ma in lui ho visto un Fiandre persino migliore di quello che lo portò al secondo posto nel 2020 a pochi millimetri dal successo. Molto bene anche Benoot, dato da me per finito o quasi qualche settimana fa, che chiude con un prestigioso quinto posto. A Jorgenson, sempre restando in Visma, sono esplose le gambe nel finale. L’impressione è che all’americano manchi ancora qualcosa sopra un certo numero di ore in bici.

Un Fiandre accorto tatticamente da parte di Mads Pedersen: era l’unica strada per provare a contrastare lo sloveno campione del mondo e poi per salire sul podio. Ce l’ha fatto quel gran figlio di buona donna. C’ha provato eh, sia in zona Mads (dalla media/lunga distanza) che un po’ dopo, ma ha saputo gestirsi e fatto il possibile vincendo lo sprint dei battuti, conquistando il podio che oggi come oggi è il miglior risultato possibile: «Tadej – dirà a fine gara Pedersen – è una leggenda, uno dei migliori corridori della storia». Frase che mi trova pienamente d’accordo.

Infine, resterà nella memoria dei tifosi italiani l’azione di Ganna, Trentin e Ballerini (e ci mettiamo dentro pure Romele, all’attacco come fuggitivo di giornata, primo sul primo passaggio dell’ Oude Kwaremont a inizio gara, si è voluto prendere la scena godendosi quel momento e promettendo che un giorno punterà su queste strade a qualcosa di più ambizioso – devastato dalla fatica si ritirerà intorno ai -50 dall’arrivo). Resterà perché quando non c’arrivano le gambe – quelle degli altri sono eccessivamente di un’altra categoria in questo momento su certi percorsi duri, domenica alla Roubaix cambierà qualcosa – insomma se non c’arrivano le gambe si può provare con la strategia. A un certo punto si sono pure ritrovati loro tre in testa e poi loro tre a inseguire, con Ganna e Ballerini capaci pure di chiudere 1° e 3° (8° e 10° posto finale), la volata del gruppo. Niente male di questi tempi e sfida rilanciata domenica alla Roubaix.

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