La campagna primaverile si è chiusa e molti non vedevano l’ora: Tadej Pogačar ai microfoni a fine gara pareva più stanco e liberato da un periodo intenso che felice e raggiante per la vittoria. Ha detto, senza troppi giri di parole, di essere felice di vedere chiudersi questo periodo non tanto per la vittoria alla Liegi quanto perché finalmente potrà tornare a casa.

Quello che ha fatto lo sloveno campione del mondo lo sapete tutti, così come conoscete i numeri: sesta monumento consecutiva a podio, nona vinta, con cui diventa il terzo di tutti i tempi, ma alla monca statistica che vede conteggiate solo le cinque grandi classiche, come se poi il ciclismo fosse fatto solo da quelle corse lì, non è così per fortuna, andrebbero aggiunte le vittorie a Giro, Tour, Strade Bianche, Mondiale, Freccia Vallone, Montreal, altre brevi corse a tappe a cui ha partecipato. Lo scorso anno non ha vinto solo a Sanremo e Gp Quebec, tra le corse a cui ha preso parte, ma ha conquistato Strade Bianche, Catalunya, Liegi, Giro, Tour, Montreal, Mondiale, Emilia e Lombardia. E ormai chi ne raccoglie la cronaca e la racconta e chi segue il ciclismo si divide: tra la noia e l’invidia oppure la presa di coscienza di vivere un momento con pochi precedenti nella storia di questo sport.

Tornando alla Liegi: corsa ormai sempre più bruttina forse perché abbiamo negli occhi quel periodo che parte da febbraio e arriva fino a due fine settimane prima in cui ci si da battaglia su pietre e muri, ben altri scenari. Forse perché su pietre e muri c’è chi gli dà del filo da torcere mentre sulle colline (aspre, ma lisce) della Liegi, Pogačar non ha avuto rivali. Difatti quest’anno si ricorda con più entusiasmo l’Amstel dove ha trovato pane per i suoi denti ed è uscito persino sconfitto. In generale, dominio di Pogačar (o di Evenepoel nelle due stagioni precedenti) a parte, La Doyenne negli anni ha perso molto del suo fascino.

La Liegi è stata anche dopo un po’ di anni “la corsa degli italiani” e fa già ridere così a pensare al periodo. Tre nei sei un risultato che, direbbero i giovani di oggi: CLAMOROSO. Proprio così, testuale. Ciccone ha fatto quel qualcosa in più, bravo Bagioli che, un paio di volte all’anno ci ricorda quanto (tanto) talento possiedA. Fra una settimana partirà il Giro e qualche buona speranza anche per il futuro la coltiviamo. Vedremo che succederà.

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