Il passaggio senza soluzione di continuità tra Mondiali ed Europei dà lo spunto per parlare della scelleratezza di chi ha organizzato il calendario del 2025 – mentre scrivo scopro che anche nel 2026 i due eventi saranno consecutivi, evidentemente ritengono vincente la formula.
Esiste uno sport gestito in maniera così bizzarra e che vuole male a se stesso come il ciclismo? Domanda retorica: in generale non viviamo un periodo caratterizzato da grandi statisti. Ci sono problemi più grandi all’interno del sistema delle due ruote, è vero, la sicurezza prima di tutto, ma trovo ugualmente necessario puntare il dito su come sono state disegnate queste ultime settimane di corse. Dal 21 al 28 settembre la rassegna iridata in Africa, dall’1 al 5 ottobre quella continentale in Francia, un vero pastrocchio.
Ci rimettono i corridori, molti hanno dovuto (e stanno facendo) fare i salti mortali per partecipare a entrambe le rassegne, qualcuno parteciperà pure a tutte e quattro le prove (strada e cronometro) tra mondiale ed europeo; mi immagino i loro ultimi giorni un po’ folli, condizionati dall’insonnia, voci intorno sempre più ovattate e viaggi in aereo vissuti col montaggio frenetico di Fight Club. Che poi attenzione, non è che sia la prima volta che atleti di un qualsiasi sport si debbano sciroppare viaggi e corsa a breve distanza, ma ciò non vuol dire sia giusto e corretto. E poi siamo a fine stagione.
Ci rimette lo spettacolo, con liste di partenza monche per scelte fatte sacrificando una corsa rispetto all’altra, malanni, forfait dell’ultimo momento; ci rimettono le corse in sé: nella settimana dedicata alla rassegna continentale il calendario è ulteriormente tronfio e ingolfato – non una novità, ma i corridori sono limoni spremuti fino a che di loro non rimarrà che uno sguardo assente e carcasse vuote – con diverse gare che si sovrappongono. In più le squadre stanno facendo il conto con gli ultimi punti UCI, bella porcata, che per qualcuna di loro significa visibilità ai limiti della sopravvivenza (e tiene banco la lotta a colpi di manciate di punti tra Astana e Cofidis per restare nel World Tour), mentre i corridori vanno anche a caccia di un contratto per il 2026 e preferiscono mettersi in luce nelle corse in giro per l’Europa (in alcuni casi anche fuori dall’Europa), piuttosto che andare in Francia (o in Rwanda) a prenderle da Pogačar a centinaia di chilometri dall’arrivo. Molti hanno detto “no, grazie!”, anche in Italia, altri hanno fatto delle scelte, altri pensavano di partecipare a un evento piuttosto che all’altro e alla fine si sono ritrovati a correre con la squadra di club da un’altra parte ancora.
Due parole, ancora, sul mondiale élite di domenica scorsa, detto che troverete un ampio riporto della settimana iridata nel numero di alvento in uscita in questi giorni. 30 corridori la portarono a termine, più che trotterellando arrancando come bestie da soma. Giornata durissima, tantissimi ritiri, anche per le situazioni ambientali (caldo, altura, viaggio, molti si sono fermati in preda al caro vecchio cagotto) che ha esaltato le caratteristiche dei fondisti, di quelli che raschiano il fondo del barile e nelle estenuanti prove a eliminazione trovano il massimo dell’ispirazione: è il caso di Healy (3°) e Skuijns (5°). Si è visto brillare Ayuso (8°), dopo una gara spavalda e la dimostrazione che magari con più spazio e un altro calendario lo si possa vedere correre con profitto anche le corse di un giorno: mi incuriosirebbe molto vederlo al via di un Fiandre, per esempio. E poi la conferma delle doti di Del Toro (7°) e Seixas (13°). 2003 e 2006, uno ormai lo conosciamo già, l’altro stiamo imparando a capire cos’è, ovvero un possibile dominatore. Ha attaccato senza paura, ragazzo di 19 anni appena compiuti. Ha attaccato e chiuso con i migliori. In Francia dicono che non sarà possibile che il ragazzino non vinca il Tour de France, speriamo bene per lui e per loro, le pressioni spesso soffocano.
Infine sull’Europeo, sarà una prova che favorirà, almeno sulla carta, i medesimi profili adatti al percorso di Kigali e così chi non ama particolarmente l’orrenda maglia di campione continentale sarà contento: il rischio che il vincitore del Mondiale conquisti anche questa gara è concreto. Vediamo a quanti chilometri dall’arrivo attaccherà.