Primi dispacci della stagione 2026 e si parla di prime volte. La prima corsa dell’anno del World Tour, in Australia, il Tour Down Under, appuntamento ormai tradizionale in epoca contemporanea; prime nuove maglie a cui abituarsi: aumenta esponenzialmente la tonalità che va dal blu al verde acqua passando per l’azzurro. C’è stato un momento in cui ho fatto fatica a distinguere Quick Step, Decathlon, Bahrain, non fosse stato per il casco, ma, arrugginito com’è normale esserlo in questo periodo dell’anno, per fortuna ci sono arrivato da solo, seppure in in un secondo momento.

Il primo prologo della stagione: lo vince Sam Watson, verrebbe, molto stupidamente, da dire, “elementare”. Era uno dei favoriti, per la breve distanza, per quello mostrato lo scorso anno quando il cambio di casacca da Groupama a Ineos aveva giovato alle idee che il britannico, campione nazionale in carica, si era fatto del mondo. Sesta vittoria da professionista, seconda nel prologo di una corsa a tappe del World Tour (Romandia 2025). Abbiamo uno specialista.

La prima volta in volata: la vince Tobias Lund Andresen. Prima uscita in linea con la sua nuova squadra, il suo nuovo treno – pare già affiatato con Gudmestad e ci chiediamo quanto bene possa fare il giovane lead-out norvegese quando si ritroverà a pilotare Kooij – e il suo nuovo kit. Era la prima volta per Lund Andresen anche con la sua nuova bici e lui ci ha tenuto a specificare quanto forte vadano quelle della squadra francese. Una volta io non ci avrei mai fatto caso, non avrei mai pensato a tutte queste differenze, ai massimi livelli, tra un costruttore e l’altro.

La prima tappa per la classifica: la UAE già prende e se ne va. Yates (quest’anno non servirà specificare tra Simone e Adamo) accelera, Vine rifinisce. In mezzo Narvaez rientra e scorta l’aussie fino al traguardo. Pagano con gli interessi tutto ciò – si fa per dire. Narvaez, nella penultima tappa, cade e si ritira: un brutto infortunio il suo. Vediamo i tempi di recupero, ma intanto il suo capitano (quello sloveno) potrebbe perdere una pedina di lusso per la campagna del Nord e dintorni. Poco male, direte voi, vista la profondità di rosa. Anche Vine cade, ma non si ritira, nell’ultima tappa, a causa di un canguro che prende a cazzotti mezzo gruppo. Si rialza, Vine, e vince. Con un polso fratturato. Questo per chi, come me, ci mette mesi a recuperare da un raffreddore.


I primi segnali italiani: Andrea Raccagni Noviero. Nell’ordine d’arrivo dell’ultima tappa della corsa australiana troviamo ben 5 azzurri nei 15: Zambanini ottavo, Bagioli decimo, Sobrero dodicesimo, Raccagni Noviero tredicesimo, Zana quindicesimo. Questo passa il convento e non ci dobbiamo lamentare, non ora almeno; verrà il momento, più avanti. Andrea Raccagni Noviero, di questa compagnia, è il più giovane, ha meno chilometri e ha caratteristiche quasi uniche. Veloce, resistente, si adatta ai prologhi e alle salite brevi e potrebbe dire la sua persino nelle corse del Nord. Da un po’ di tempo a questa parte abbiamo l’impressione che il corridore ligure si stia trasformando in cacciatore di piazzamenti nelle classifiche generali, grazie alla sua costanza, ed è proprio ottenendo buoni risultati nella settimana australiana che ha chiuso al 6° posto la classifica finale del Tour Down Under, a pochi secondi dal podio e pure con la maglia bianca di miglior giovane. Vero, direte voi, la concorrenza non è che fosse da impazzire, ma sono segnali che ci prendiamo e portiamo a casa volentieri.

Il primo arrivo che tira all’insù lo vince il corridore, forse, più atteso tra le prime pedalate stagionali: Matthew Brennan. Intorno a lui cresce l’aura del mito pur avendo (o forse proprio per questo?) poco più che vent’anni. Lo hanno criticato per le prime volate, lui che non è adattissimo agli sprint di gruppo, figurarsi se poi lanciato male come successo. L’ultimo giorno, tuttavia, ha mostrato che su certi arrivi sono pochi a potersela giocare con lui che ricorda, in un corpo solo, i più forti corridori da gare di un giorno degli ultimi quindici anni.

Infine, c’è tempo, non solo per le prime volte, ma anche per qualcosa in più: Edoardo Zambanini ha chiuso la gara australiana alimentando la bellezza della sua collezione inverno/primavera/estate/autunno di piazzamenti nelle prime dieci posizioni, senza ottenere alcun successo. Escluse classifiche a punti, KOM, giovani e cronosquadre, sono 36 e così distribuite: 5 nel 2022, 1 nel 2023, 18 nel 2024, 10 nel 2025, 2 nel 2026. Ora manca solo la prima volta: la vittoria.

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