DOMENICA 28 SETTEMBRE

 

Prova in linea maschile Elite 267,5 km (5.475 m D+)

ORARIO: (9:45 – 16:45 CIRCA)

Ciò che ci aspettiamo, almeno sulla carta è che non esiste alcun modo per battere Tadej Pogačar nella versione 2024 e 2025. Lui, come fosse creato dalla mente di Jim Starlin, fa del ciclismo ciò che vuole, però esistono, forse, cinque modi (più uno, che ho aggiunto a mondiale in corso) che possa dare la possibilità agli altri di vincere. Siete curiosi? Ecco svelato il segreto, segretissimo, a cui nessuno può credere, ma invece credetemi, potrebbe funzionare:

1) Una caduta:
2) un malanno;
3) che decida di non partecipare alla corsa;.
4) autosabotaggio;
5) Strano e misterioso appagamento come suggerito da un interessante editoriale di Marco Grassi.
5+1) Evenepoel lo ha battuto a cronometro pochi giorni fa e chissà…

Poi, esisterebbero dei modi, più o meno legali, abbastanza ortodossi, come ad esempio fare la corsa, provarci almeno, non si chiede molto, se non quello di non partire battuti, dimessi, coi volti depressi, senza aspettare che sia lui a distruggere il gruppo con la propria squadra partendo a oltre un centinaio di chilometri dall’arrivo (oggi il punto caldo, il trigger, è stato individuato sulla lunga salita poco dopo metà gara e gli avversari hanno già detto che lì ci sarà da drizzare le antenne, vedremo….), come già accaduto, costringendo ciò che rimane di nemici (sportivi) e subalterni a un affannoso quanto disorganizzato inseguimento. Lo scorso anno a Zurigo fece esattamente questo. I suoi accesero gli strumenti quando al traguardo mancava troppo per essere vero, poi lui iniziò a cantare nelle orecchie dei suoi avversari spaccandogli i timpani.

Potrebbe accadere di nuovo, tra la ciclicità degli eventi, e il paradosso del giorno della marmotta: siamo realisti e non crediamo all’impossibile, siamo realisti e diciamo di sì, succederà. La distanza dal suo attacco al traguardo potrebbe essere misurata in 10, 20, 30, 40, 50, 60, 70, 80 chilometri, non importa, lui ha quel canovaccio: anticipare gli altri con la forza esplosiva del suo primo attacco dopo aver mandato a pezzi il gruppo con il supporto dei compagni di squadra che si voteranno totalmente alla causa di uno dei più grandi sportivi della storia del proprio Paese, quel Tadej Magic (mi perdonerà Luka Doncic) che da anni la Slovenia sognare fa. Lui attacca e gli altri non lo riprendono più perché non riescono a colmare quel vantaggio che si viene a creare inizialmente, dove lui esprime una potenza impossibile per gli altri, e poi mantenendo il distacco con la capacità di raggiungere una velocità fissa di crociera per ore e ore fino all’arrivo. Insomma, film già visto e rivisto.

La Slovenia è tutta per lui, oltre al fedelissimo Domen Novak, anche grandi primattori come Primož Roglič e Matej Mohorič, che hanno già confermato di sposare la causa senza alcun tipo di ripensamento o invidia interna, con il primo(z) probabilmente nel ruolo di ultimo uomo, preludio dello scatto decisivo (interessante vedere Rogla in questa veste) e il secondo, che ha parlato del suo capitano come uno dei migliori amici in gruppo e fuori, in crescita dopo una stagione tribolatissima, che potrebbe tornare utile se la corsa dovesse seguire, da un punto di vista tattico, un canovaccio differente fatto magari fatto da attacchi dalla media distanza di corridori di qualità.

Prima di parlare degli altri pretendenti alle medaglia, uno sguardo al percorso. Lungo e frastagliato con 267 km e quasi 5.500 di dislivello. La novità (credo assoluta, non ho controllato, mi scuserete) è quella dell’inserimento, poco dopo metà gara (dopo 9 giri del circuito), di un tratto “in linea” di 42,5 km con le scalate del Mur de Kigali (0,4 km all’11%), della Cote de Péage (1,8km al 5,9%) e, soprattutto, del Monte Kigali, 5,9 km al 6,9% di media, salita che potrebbe spaccare la corsa definitivamente – all’arrivo mancheranno poco più di 100 km e potrebbe essere il primo avvertimento sulle intenzioni dello sloveno che insegue il secondo titolo di fila (che vedendo i percorsi di 2026 e 2027 potrebbero poi diventare tre e quattro, ma non corriamo). Dopodiché si rientrerà nel circuito per gli ultimi 6 giri in cui affrontare nuovamente gli strappi di Kigali Golf (0,8% km all’8,1%) e il tradizionale Kimihurura, (1,3 km al 6,3 %) che, come abbiamo visto, negli ultimi passaggi ti può stroncare completamente. Un percorso duro, sicuramente, soprattutto nel finale, ma che dà spazio per recuperare energie e fuggitivi, una sede stradale molto ampia che non riduce il percorso a uno di quegli estenuanti frena-e-accelera che caratterizza per esempio le gare del Nord e che ti consuma molto velocemente e fa venire fuori altre qualità. No qui conta solo e soltanto andare forte, essere in forma, avere ancora energie a fine settembre.

Il primo (e forse unico, oppure possono provare a impensierirlo anche altri due corridori che troveremo in seguito?) avversario di Pogačar, tra quelli che corrono su un mezzo a due ruote spinto da gambe e pedali è Remco Evenepoel. Tutti noi sogniamo una sfida epica, lo facciamo per romanticismo, anche per non passare una noiosa domenica pomeriggio sulla falsariga di ciò che accadde dodici mesi fa a Zurigo. Remco, oltretutto, ha incrinato qualcosa nelle certezze dello sloveno non tanto per averlo battuto nella crono, quanto per averlo superato in quel modo troppo plateale perché allo sloveno vada giù come una pastiglia per il mal di testa. Squadra votata unicamente al belga, ma con un paio di nomi che potrebbero rompere la corsa da lontano. Tatticamente al Belgio non conviene fare il gioco di Pogačar e li girerà la questione, se poi le gambe saranno superiori come accade quasi sempre, beh, l’importante sarà stato provarci. Si nota subito l’esclusione di Tim Wellens, è vero, arrivato un po’ lungo dopo una stagione a tutta di fianco a Pogačar, ma i maligni potrebbero pensare che è proprio questo il motivo, d’altra parte lo stesso Remco alla vigilia ha detto che gli UAE lavoreranno per il loro capitano durante la stagione, e quindi più che la condizione ha pesato il suo essere così vicino al capitano della UAE. Anche eprché il percorso, volendo, è su misura per Wellens. Ma il Belgio è nazionale profonda, basta vedere i nomi: Ilan van Wilder, Louis Vervaeke, Victor Campenaerts, Xando Meurisse, Quinten Hermans, Cian Uijtdebroeks, utili in salita, ma non solo, potranno coltivare anche ambizioni personali ed essere parte del gioco, qualora ci fosse davvero la forza per battere il favorito. Florian Vermeersch, visto il percorso pare al via per portare borracce o al massimo per onor di firma.

Per le medaglie, ci sono altri due UAE, uno ancora per poco. Parliamo di Jay Vine e Juan Ayuso, usciti dalla Vuelta con emozioni differenti, ma vincitori di tappa e in forma: Ayuso guiderà una Spagna che che ha disputato un grande Mondiale in quasi tutte le gare e categorie, e che per una volta, ci aspettiamo a trazione anteriore, vista la presenza dei vari Marc Soler, Ivan Romeo o Raul Garcia Pierna, gente abituata ad anticipare, mentre Roger Adria e Carlos Canal potrebbero stare coperti per un finale differente. Jay Vine, che nelle corse di un giorno ha raccolto poco e niente, è capitano di un Australia farcita di nomi di qualità e in grande forma: occhio a Michael Storer e Luke Plapp, casomai dovessero anticipare, sanno correre molto bene in tal senso, oppure a Jay Hindley, magari nel finale, tutti e quattro hanno possibilità di lottare per un piazzamento importante, anche una medaglia.

Si candida al podio Ben Healy, Irlanda, con lui da tenere d’occhio Eddie Dunbar, Darren Rafferty e Archie Ryan. Healy, tra i corridori al via, è in assoluto uno dei più adatti al percorso. Non ha paura di nulla, sa attaccare (a volte in maniera assurda e scriteriata, ma ci piace per questo) e pensa a questa corsa da tanto tempo. Non ci stupiremmo nel vederlo lottare per qualcosa di molto prezioso fino alla fine.

Capitolo Tom Pidcock. Si parla di corridori coraggiosi, e l’inglese non teme il confronto con lo sloveno, lo ha dichiarato più volte, c’ha anche provato. Forse è l’unico, almeno a parole Da capire con quanta energia residua si presenta dopo una Vuelta corsa a tutta e conclusa con un sorprendente posto sul podio. Di fianco a lui Joe Blackmore e Oscar Onley, i quali sembrano arrivati un po’ lunghi a questo finale di stagione, ma sulla carta adattissimi al percorso.

Poi si va in ordine sparso partendo dalla Colombia che punta su Egan Bernal e Harold Tejada, ma occhio anche a Brandon Rivera, e un po’ di più ai vicini dell’Ecuador che portano un quintetto molto interessante, la cui punta di diamante è Richard Carapaz che pensa da tempo a questa corsa. Mancherà Jhonatan Narvaez, un’altra volta i due corridori ecuadoriani più forti non disputeranno assieme una manifestazione con la maglia della nazionale. Un vero peccato, sarebbe stato molto interessante, vista la condizione di entrambi, vederli corrersi contro. La Danimarca ruota attorno a Mattias Skjelmose Jensen, se il danese non cade è un papabile alle medaglie, ma in generale i danesi, che hanno disertato le prove junior e under 23, hanno la solita formazione molto solida, e che vede al via tra gli altri Anders Foldager, Anthon Charmig, Alexander Kamp, Asbjorn Hellemose e Mikkel Frolich Honore, tutti corridori che animeranno la gara e saranno molto pericolosi se chiamati all’azione. L’eritrea porta Biniam Girmay, ma i più adatti sono Nahom Zeray, Henok Mulubrhan e Natnael Tesfatsion, nazionale che però deve compiere un’impresa per ottenere un piazzamento importante.

La Francia ce l’aspettiamo arrembante come al suo solito e occhio a loro perché potrebbero provare a regalare qualche sorpresa, i nomi ci sono. Julian Alaphilippe ha dimostrato di recente di stare bene, Louis Barré è tutto l’anno che va forte e il percorso è perfetto per lui, Jordan Jegat, dopo aver sorpreso al Tour, si è meritato la convocazione ed è adatto alle difficoltà di Kigali 2025, oltre ad avere uno spunto veloce che chissà, potrebbe tornare utile per un bel piazzamento. Valentin Madouas, quando c’è da raschiare il fondo, è uno dei più forti e costanti, non vive la migliore stagione della carriera, ma è sempre pericoloso in corse dure e lunghe, infine Paul Seixas, curiosità intorno a quello che potrà fare il giovanissimo francese in una corsa così (mi sbilancio: non molto, ancora) e Pavel Sivakov, come al solito in grande forma nei finali di stagione, può essere corridore da medaglia sempre che, come già accaduto, non corra con un’altra maglia e un’altra idea sotto quella della nazionale.

Difficile immaginarci una Germania competitiva per salire sul podio, anche se Georg Zimmermann potrebbe anticipare e Marius Mayrhofer piazzarsi in una ipotetica volata di un gruppetto dietro i migliori. Gli Stati Uniti lasciano a casa i quattro più forti e adatti al percorso, McNulty, Jorgenson, Sheffield e Powless, che avrebbero potuto ambire a un grande risultato, e puntano tutto sui Quinn Simmons e Kevin Vermaerke: occhio a loro due anche per un piazzamento nei dieci. anzi di più, non dobbiamo stupirci nel caso si facciano trovare entrambi nelle fasi salienti di gara ancora davanti a giocarsi le medaglie. L’Ungheria porta Attila Valter, poche speranze, a differenza della Svizzera con Marc Hirschi, garanzia da piazzamento, ma soprattutto Mauro Schmid e l’ennesimo UAE al via, Jan Christen. Le maglie rossocrociate saranno da temere se ancora presenti nel finale di corsa. Anche loro come la Spagna stanno correndo un grande Mondiale

E a proposito di UAE, molti vedono in Isaac Del Toro uno dei pochi che potrebbe rovinare i piani del favorito sloveno. Ci crediamo poco, è giocvne deve fare esperienza su certe distanze, ma intanto ci godiamo quella che potrebbe essere finalmente una sfida tra i due, liberi dai compiti di squadra. Nonostante la giovane età, Del toro ha dimostrato di poter già ottenere grossi risultati, seppure le tante ore di gara sulle gambe così potrebbero risultargli ancora indigeste. L’unica cosa certa è che va talmente forte che non gli si preclude alcun risultato.

Il Portogallo porta Antonio Morgado (ecco un altro UAE), stagione di alti e bassi, non ha ancora espresso tutto il suo potenziale, forse i compiti nella squadra di club gli stanno un po’ stretti – sarebbe bello vederlo capitano altrove – e qui avrà la sua chance, come ce l’avrà il compagno di squadra Alfonso Eulalio, tra i più in forma nell’ultimo periodo.

Se Thymen Arensman avrà ancora un po’ di energie, dopo una lunga stagione che lo ha visto vincere pure due tappe di montagna al Tour, è avversario pericoloso per tutti. La nazionale dei Paesi Bassi gli mette vicino l’esperienza di Wout Poels e Bauke Mollema, la freschezza di Menno Huising e la fantasia di Frank van den Broek, uno che non ci stupiremmo di vederlo anticipare e poi magari chiudere nelle posizioni che contano.  La Lettonia schiera Toms Skuijns, ma non è la migliore stagione la sua, anzi, dopo un grande biennio, ma sarebbe corridore particolarmente adatto, viste le doti di fondo e di regolarità, mentre la Norvegia ha il terzetto formato da Andreas Leknessund, Embret Svestad-Bardseng, Johannes Staune-Mittet che potrebbe mettere la testa davanti, soprattutto Leknessund, dalla lunga distanza.

Infine, Victor Langelotti è l’uomo del Principato di Monaco, Martin Svrcek della Slovacchia, Artem Nych degli atleti neutrali, Sergio Chumil per il Guatemala, Henrique Avancini del Brasile, Eric Manizabayo, Moise Mugisha e Shemu Nsengiyumva i più rappresentativi del Rwanda,  Charles Kagimu dell’Uganda, tutti corridori da fuga della prima ora, alcuni di loro potrebbero pure restare per un bel po’ davanti e magari sognare un piazzamento dignitoso.

L’ITALIA

 


Capitolo a parte per la nazionale guidata da Marco Villa che punta tutto su Giulio Ciccone. Che Ciccone sarà? Se dovesse aver superato i problemi vissuti alla Vuelta, il corridore abruzzese è uno dei candidati a una medaglia, avendo dimostrato nelle ultime stagioni di essere tra i più forti al mondo nelle corse di un giorno impegnative. Di fianco a lui, sarebbe dovuto esserci Giulio Pellizzari per fare esperienza, ma il marchigiano si è ammalato alla vigilia ed è sostituito dal corregionale Gianmarco Garofoli, un premio alla sua stagione votata all’attacco, ma senza ottenere grossi risultati. Viste le assenze soprattutto di Cristian Scaroni e Alberto Bettiol, quest’ultimo il più adatto a quel finale, sarebbe tornato comodo, il selezionatore ha portato una squadra sulla carta abbastanza modesta e con corridori non tutti in grande forma. Da Andrea Bagioli ci aspettiamo qualche segnale, lui di solito con la maglia della Nazionale lì sa dare, sarà utilissimo per la causa del compagno di squadra Ciccone;  Marco Frigo ha speso tantissimo sulle strade della Vuelta ed è un bel nome da mandare all’attacco da lontano, magari insieme a Mattia Cattaneo e Lorenzo Fortunato. Il Matteo Sobrero del Giro di Polonia può fare una buona corsa, quello della Vuelta, caduto e un po’ malconcio, meno, mentre l’ottavo slot disponibile è andato a Fausto Masnada: con tutto il rispetto per l’ottimo corridore che fu in passato, la scelta di portarlo appare abbastanza incomprensibile, anche se, come direbbe qualcuno, hanno chiamato Masnada, ma a casa non è che siano rimasti Coppi e Bartali.

GRIGLIA FAVORITI

⭐⭐⭐⭐⭐ Tadej Pogačar
⭐⭐⭐⭐ Remco Evenepoel
⭐⭐⭐ Ben Healy, Tom Pidcock
⭐⭐ Isaac Del Toro, Giulio Ciccone, Mattias Skjelmose, Juan Ayuso
⭐ Pavel Sivakov, Julian Alaphilippe , Jay Vine, Richard Carapaz, Michael Storer, Primož Roglič, Marc Hirschi, Kevin Vermaerke

Foto: Sprint Cycling Agency

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