I Giri. I Giri che quando finiscono è come contare un anno in più. Perché per chi con il Giro è cresciuto c’è stato il Giro della quinta elementare, del primo amore, della prima delusione, della maturità, di quell’esame universitario che non si riusciva a superare, di quel caldo impossibile a maggio, di quella pioggia senza fine, della prima macchina, di quella famosa nuova promozione per inviare messaggi per tutta l’estate a chi era lontano, mentre in città l’afa era un lenzuolo a nascondere il cielo. E ancora il Giro del primo lavoro, il Giro di quell’anno in cui il lavoro non lo si trovava o lo si era perso, il primo Giro con i nonni, il Giro a casa dei nostri genitori, il Giro a casa nostra. Il Giro di quella canzone, il Giro di quel film, di quel tormentone. Il Giro di quando si usava ancora il televideo per vedere le classifiche, il Giro di quando i computer erano touch. Il primo Giro sulla strada, con qualcuno e poi soli. Perché eravamo cresciuti o perché eravamo invecchiati. I Giri di quando avevamo i poster in camera, quelli dei libri sul comodino. Quelli dei campioni che ci hanno cambiato la fantasia, quelli dei gregari che ci hanno ricordato la realtà. Così siamo qui ed è passato un altro Giro.

I Giri. I Giri che quando finiscono è domenica pomeriggio, qualche volta domenica sera, ma succede sempre più o meno lo stesso. Le maglie dei leader che sfilano con le loro squadre, qualche bicchiere di spumante, le parole, le chiacchiere, le pacche sulle spalle. La gente intorno che fa festa, uguale e diversa a Milano, a Verona, a Roma. La luce che è più d’estate che di primavera. I Giri che quando finiscono si resta davanti alla televisione a guardare tutto anche se, per gran parte della tappa, è un copione ormai noto, eppure si sta lì. Sarà perché, quando i Giri finiscono, si capisce meglio quanto c’entrino con noi, quanto ci riguardino, come tutte le cose che terminano, come tutte le stagioni che se ne vanno e si ricercano solo quando cambia l’aria. Eppure erano lì fino ad un momento prima. I Giri che quando finiscono sono il momento in cui, chi al Giro non ha potuto esserci o che dal Giro ha dovuto andarsene, inizia a pensare al prossimo Giro. Quello a cui non vuole mancare.

I Giri. I Giri che quando finiscono, spesso, sono in realtà già finiti il giorno prima e quella finale è una passerella. I Giri che, però, quando finiscono o sono già finiti, in realtà, hanno ancora dentro un sacco di lavoro fatto e mai concretizzato, di amarezza, di rammarico, di pensieri, di dubbi. Almeno per qualcuno. Perché la festa non è mai di tutti. C’è chi avrebbe voluto qualcosa in più, chi avrebbe voluto fare meglio, vincere, almeno una volta, almeno una tappa. Jonathan Milan è fra questi. Nonostante non dica nulla, sorrida. Nonostante ieri sia passato da casa e abbia respirato. Nonostante non si lamenti, guardi avanti e paia felice come tutti gli altri. A Milan mancava qualcosa, L’ha trovato stasera, a Roma. Ha vinto all’ultima occasione e ha vinto da Milan. Ha fatto capire che domani sarà un lunedì differente, che serve per questa estate, che serve in generale. C’è sempre qualcuno a cui manca qualcosa quando un Giro finisce. Si dice ultimo giorno di scuola, ma da grandi è diverso. Da corridori è diverso.

I Giri. I Giri che quando finiscono c’è il podio. I Giri che quando finiscono guardi Jai Hindley e pensi a come si era concluso l’anno scorso il suo Giro, con quella caduta a Napoli, dopo averci creduto tanto. Ancora sul podio, questa volta terzo. E pazienza, o forse no, se non se ne parla mai quanto si dovrebbe. Perché il mondo e pure il ciclismo va avanti anche grazie agli Hindley, a chi pedala tanto, appare poco, osserva, comprende, sa e questo gli basta. Che gli altri credano ciò che vogliono. Jai Hindley è un corridore, un signor corridore, ed i corridori possono anche essere così. I Giri che quando finiscono c’è Felix Gall secondo e Jonas Vingegaard primo. I Giri che quando finiscono puoi finalmente abbracciare chi hai baciato solo in un adesivo sul manubrio per troppi giorni oppure al telefono, ma al telefono è diverso. L’altra persona c’è e non c’è. I Giri che quando finiscono hai gli occhi pieni di lacrime alle interviste e la pelle più rossa del solito. Merito dell’emozione e della festa di quando i Giri finiscono e a Roma ci si può restare qualche giorno, bicicletta a parte. I Giri che quando finiscono scrivi l’ultima frase dell’ultimo pezzo, chiudi il pezzo, chiudi il computer e stai in silenzio un istante. Poi ti metti a fare altro. Come nulla fosse.

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