Il podio dei Mondiali femminili di ciclismo virtuale alla Space42 Arena di Abu Dhabi e la medaglia di bronzo appena conquistata in mano. «È un’immagine che mi rimarrà stampata per sempre» dirà Francesca Tommasi un paio di settimane dopo in videochiamata. Il nostro incontro è online, come le sue gare, ma non possiamo non partire a chiacchierare se non da quel simbolo così concreto e pieno di significato.

Veronese, classe 1998; Francesca Tommasi è arrivata alle gare di ciclismo virtuale quasi per caso, guardando su YouTube gli highlights della stessa gara di cui 12 mesi dopo sarebbe diventata protagonista. Prima di quel giorno Francesca era una speranza dell’atletica azzurra. Nel 2019 si laureava campionessa italiana di cross, faceva parte del Centro Sportivo Esercito, gareggiava nei 5000 metri con una certa Nadia Battocletti (argento olimpico e mondiale nei 10000 metri) e puntava ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Poi una lunga serie di infortuni la porta alla prima grande svolta nella sua carriera. A fine 2022 appende gli scarpini al chiodo e sale in sella. È amore a prima vista. Non solo tra Francesca e la bicicletta, ma anche per gli addetti ai lavori. 

Francesca Tommasi è un talento. Per questo la Mendelspeck la tessera nell’aprile del 2023 e tre mesi dopo la porta a Chianciano Terme per il Giro Donne. Lo concluderà al 37° posto, con una Top20 sfiorata nella settima tappa di Alassio. Quella stessa sera le cicliste presero l’aereo per le ultime due frazioni in Sardegna. Un volo particolare per Francesca: «Ero seduta non lontana rispetto a Erica Magnaldi. E mi ricordo che avevamo scambiato un po’ di opinioni riguardo a medicina, al fatto di aver preso in mano tardi la bici. Anche lei, se non sbaglio, ha iniziato col ciclismo, almeno quello Elite, come me all’ultimo anno di università».

Infatti, mentre la sua carriera da ciclista diventa sempre più reale e concreta, Francesca Tommasi si laurea in Medicina. Così a fine 2023 ecco un nuovo bivio. Francesca lascia il ciclismo Elite, nonostante un contratto pronto per l’anno successivo con la BePink: «All’inizio quando ho deciso di smettere un po’ di pensieri ci sono stati però poi mi sono chiesta “Anche se avessi avuto più tempo saresti riuscita a mollare un po’ più i freni e stare più tranquilla?”. Onestamente mi sono risposta di no. Il mio non era un limite che con più tempo sarei riuscita a superare, forse anche per indole. Adesso non ho ripensamenti anche perché ho iniziato a lavorare e sono molto decisa sul fatto che fare il medico di base sia la mia strada. È un lavoro che mi dà soddisfazione».

A pesare, oltre alle velocità in discesa, le dinamiche di gruppo e l’impegno lavorativo si aggiunge l’assenza di sicurezza in strada. Francesca a fine 2023 viene investita da un’auto in allenamento e l’anno successivo cerca di ritrovare il suo equilibrio nelle granfondo. Taglia il traguardo per prima alla Marcialonga, anche se da ex-Elite è fuori classifica, e vince la Tre Valli Varesine (percorso medio). Poi arrivano i rulli e tutto, ancora una volta, cambia.

Si chiama ciclismo virtuale, o Esport Cycling, e anche se il panorama scorre sullo schermo di una tv o di un tablet mentre la bicicletta rimane saldamente ancorata al rullo, l’essenza dello sport – la fatica – è reale. Francesca quando parla del “suo” ciclismo sorride. Ha ritrovato in esso la fiamma della competizione, lasciandosi alle spalle i timori che portava con sé sulla strada. Ad agosto 2025 chiude al quinto posto i MyWhoosh Championships, qualificandosi per la semifinale mondiale. Il 3 ottobre, classificandosi terza, stacca il ticket per Abu Dhabi. E torniamo così all’inizio di questa storia.

Il 15 novembre Francesca Tommasi agli UCI Cycling ESports World Championships conquista la medaglia di bronzo, con 478 punti, alle spalle della neozelandese Mary Kate McCarthy (597 punti) e della brasiliana Gabriela Guerra (525 punti). Una gara tiratissima, che la vede precedere la svedese Camilla Ahlberg, quarta, di un solo punto. «Nella prima prova anche se alla fine dei conti sono andata bene, non ho avuto delle buone sensazioni. Vale per tutte, non eravamo a casa e c’era più tensione. È stata più una rottura del ghiaccio. Nella seconda mi sono sentita veramente bene. All’ultima ero stanca», ricorda Francesca. Il nome dell’ultima prova, “Il paradiso degli sprinter”, è tutto un programma per la ciclista veronese, che ha nella salita il suo terreno ideale. Il suo vantaggio nei primi 7 giri della prova scende da 35 a 1 punto su Ahlberg e tutto si decide quindi nell’ultima tornata: «Per fortuna ho avuto la la lucidità di pensare che l’ultimo sprint valeva doppio e quindi questo mi ha fatto partire per andare in fuga e prenderlo».

Dopo l’arrivo c’è chi si accovaccia sul telaio della sua bicicletta, chi si passa l’asciugamano in faccia, chi scende e va a complimentarsi con le colleghe vicine. Nonostante si veda tutto l’anno solo online, il gruppo delle cicliste virtuali sembra conoscersi da sempre: «Siamo arrivate ad Abu Dhabi tre giorni prima della gara ed eravamo tutte nello stesso hotel, quindi abbiamo avuto anche modo di parlare parecchio. È stata una sensazione molto strana perché siamo abituate a vederci dietro uno schermo. Si respirava comunque un bel clima. Abbiamo parlato anche di tante cose oltre allo sport».

Eppure in questo ambiente Francesca rappresenta un’eccezione. Non per la sua carriera, quanto per il supporto – assente – che ha ricevuto dalla sua Federazione: «Io e Riccardo Panizza [21° nella prova maschile n.d.a.] ci siamo subito resi conto che rispetto agli altri paesi l’Italia è indietro perché di fatto noi siamo andati a fare il campionato mondiale, che mette in palio una maglia iridata, come amatori». Francesca si è dovuta comprare la maglia azzurra e solo grazie alla borsa prestata da un conoscente ha potuto portare la sua bici negli Emirati. Il suo bronzo non può rimanere “virtuale” agli occhi della Federciclismo, in un periodo storico dove il ciclismo indoor sta riscrivendo le dinamiche dello sport. In quella Granfondo Tre Valli Varesine 2024, mentre Francesca Tommasi vinceva tra le donne, tra gli uomini il primo era Mattia Gaffuri. Quel Mattia Gaffuri che, passando anche dall’esperienza della Zwift Academy, il prossimo anno entrerà nel World Tour con la Picnic PostNL. A dimostrazione che il livello, anche nel ciclismo indoor, è altissimo. «Secondo me dovrebbe cambiare proprio la concezione, perché questo sport merita di essere considerato Elite. A maggior ragione, perché ufficialmente già riconosciuto dall’UCI» commenta Francesca.

Quello che conta, alla fine di tutto, è che la bicicletta, come il bronzo quando si espande negli stampi riempiendo ogni minimo spazio, è andata a riempire la sua vita.

Non è solo «una valvola di sfogo» ma un mezzo dal forte, e duplice, valore simbolico. Il primo è quello sentimentale: «È una passione che condivido col mio compagno Stefano [Ronchetti n.d.a.] e rappresenta una parte fondamentale della nostra relazione. È il mio allenatore. È molto bravo, mette tantissima passione in quello che fa e sono anche soddisfatta dell’equilibrio che c’è tra vita di coppia e relazione atleta-allenatore». Stefano che al Mondiale di Abu Dhabi era tra il pubblico a sostenerla, «tra l’altro proprio di fianco al marito della ragazza svedese» ricorda sorridendo Francesca. E poi, nelle vite sportive che Francesca Tommasi ha già vissuto, nonostante abbia solo 27 anni, la bicicletta – insieme al rullo – rappresenta la ripartenza dopo tanti problemi che potevano spezzare per sempre i suoi sogni sportivi: «Ho avuto parecchie batoste. Chi mi conosce bene sa quanto sono stata male per non aver potuto esprimermi in atletica e anche nel ciclismo su strada dopo. La bici, e anche il rullo se vogliamo, sono un il mio simbolo di riscatto».

Un simbolo tangibile, che ha la forma di un bronzo mondiale.

Articolo a cura di Donato Cafarelli

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