Esterno.
Un corridore, con la maglia bianca e tutta una serie di strisce colorate che fanno il giro del busto, ciuffi biondi che escono dal casco, sta forzando l’andatura senza mai alzarsi sui pedali.
Stacco dell’inquadratura.
Primo piano.
A ruota del ragazzo biondo c’è un altro ragazzo anch’esso biondo, con la maglia giallonera. Dal suo casco non escono ciuffi, ma sul viso una smorfia di dolore. Sta provando di tutto per resistere al forcing dell’avversario.
Dissolvenza.
Questa sarà l’immagine che vedremo al Tour de France 2025? Questo è – più o meno – ciò che abbiamo visto spesso negli ultimi anni e che ci porta alla vigilia della partenza della Grand Boucle da Lille, nord della Francia, e alla sfida numero cinque tra il danese e lo sloveno. Il conto vede Pogačar con tre Tour de France vinti e Vingegaard “fermo” a quota due: sono esattamente le ultime cinque edizioni della corsa, anche se a livello di scontri diretti c’è perfetta parità, così come, si potrebbe dire, l’avvicinamento è stato simile in passato: come Pogačar arriva nel 2022 a seguito di un infortunio che ne condizionerà in qualche modo la corsa, anche Vingegaard lo scorso anno subisce un infortunio (ancora più grave) che non gli permette di stare – al tour – al passo di quello che è uno dei più grandi corridori della storia, lui che forse, di questa storia di ciclismo, è uno dei più grandi scalatori. Almeno degli ultimi decenni. Quest’anno ci sono arrivati entrambi facendo quello che si erano prefissati, anche se, al Delfinato, Pogačar ha spaventato tutti, di nuovo, dimostrando di essere (nettamente) più forte. La sfida è servita e coinvolge loro due per la maglia gialla finale, salvo intoppi sotto forma di cadute e malanni e non ci sono Remco Evenepoel o João Almeida – chi scrive lo dice con la morte nel cuore – che possano tenere o solamente arrivarci vicino. L’estate in cui ci siamo calati è una sfida esclusiva tra quei due lì.
ANALISI CORRIDORI E SQUADRE
FAVORITI
Si parte proprio dai due vincitori delle ultime cinque edizioni e dalle loro squadre. Da una parte l’UAE Team Emirates e dall’altra la Visma | Lease a Bike. Entrambi due squadroni costruiti per sostenere nel modo quasi più assoluto il proprio capitano, con poche licenze e qualche piano B.
La squadra emiratina sarà per sette ottavi identica a quella delo 2024 (c’è Narvaez al posto di Ayuso). Intorno al campione del mondo c’è forse la miglior seconda punta possibile: João Almeida. Quest’anno, conquistando Paesi Baschi, Romandia e Svizzera, se non ha visto impennare le proprie quotazioni come migliore -o quasi- corridore al mondo per le gare a tappe, dietro a quei due, poco ci manca. Sarà qualcosa in più di una seconda punta? Oppure qualcosa meno? (Il miglior gregario possibile). È lui stesso, in prima persona, a sbrogliare il campo da ogni equivoco. Ha già dichiarato che al Tour sarà al 101% in aiuto di Pogačar. E che aiuto: standogli il più vicino possibile non arriverà molto lontano dal podio. Già lo scorso anno chiuse quarto. Adam Yates, quasi impalpabile nel lavoro di gregario al Giro, per essere qui avrà dato garanzie di supporto come accaduto nel 2024: sarà preziosissimo in salita e si alternerà con Pavel Sivakov e Marc Soler. Jhonatan Narvaez e Tim Wellens spianeranno la strada nelle fasi convulse, in quelle tappe della prima settimana molto adatte ai corridori da corse di un giorno, Nils Politt, tuttofare, sarà fondamentale soprattutto in pianura. Tutti questi sette corridori, anche quelli con caratteristiche meno spiccate da scalatori, hanno dimostrato nel passato anche recente di essere pedine importanti quando la strada sale. Squadra che fa paura: una delle più forti mai viste al Tour.
Fa tremare anche la Visma | LAB, la quale, ma, non solo per la differenza tra i due capitani, sembra avere qualcosa di meno degli avversari in bianconero. Edoardo Affini e Victor Campenaerts avranno il ruolo di coprire i capitani in pianura dove saranno chiamati perlopiù a tirare. Wout van Aert e Tiesj Benoot, invece, vestiranno i panni dei più classici dei tuttofare, quelli utili a ogni occasione, persino in salita. Da verificare anche lo stato di forma di van Aert e la possibilità di tanto in tanto, magari, di giocarsi le sue carte in qualche tappa (ce ne sarebbero diverse nei primi 10 giorni, adatte anche a lui), sfidando l’eterno rivale van der Poel. Sepp Kuss, Simon Yates e Matteo Jorgenson, invece, in ordine di vicinanza al proprio capitano, saranno le spalle di Vingegaard, saranno quelli che tireranno in salita, sì, ma che potrebbero avere un ruolo determinante dal punto di vista tattico, sarà importante per le sorti della corsa che stiano il più tempo possibile in alta classifica.
Abbiamo voluto fare un gioco, una sfida tra gli 8 componenti, una sorta di testa a testa per caratteristiche, ne è venuta fuori questa cosa:
Pogačar vs Vingegaard = Pogačar
Almeida vs Jorgenson = Almeida
Adam Yates vs Simon Yates = Simon Yates
Sivakov vs Benoot = Benoot
Narvaez vs van Aert = van Aert
Soler vs Kuss = Kuss
Wellens vs Campenaerts = Wellens
Politt vs Affini = Politt
LA LOTTA AL PODIO
La prima valida alternativa ai due, che viene in mente, a parte quelli che Pogačar e Vingegaard potranno ritrovarsi in casa, o, se vogliamo metterla giù diversamente, il primo favorito per il terzo posto sul podio, è, di logica, Remco Evenepoel. Il campione belga e olimpico in carica ed ex campione mondiale è chiamato nuovamente alla sfida più complicata della sua carriera: tenere testa a quei due lì provando a insidiarli in salita. Difficile, non impossibile, ma complicato. Molto complicato. In salita, Evenepoel avrà sempre qualcosa in meno di loro due a necessiterebbe di un centinaio di km in più di cronometro per provare ad avvantaggiarsi in qualche maniera. Di fianco a Remco, la Soudal Quick Step porta: Ilan Van Wilder, che potrebbe anche provare a difendersi in classifica, il redivivo Maximilian Schachmann, uno dei migliori scalatori del gruppo, Valentin Paret-Peintre, e una garanzia di rendimento come quella che offre sempre e su tutti i terreni Mattia Cattaneo. Pascal Eenkhoorn ricoprirà, invece, il ruolo di tuttofare.
Un gradino sotto inseriamo il duo Red Bull-BORA-hansgrohe. La squadra di matrice tedesca pareva potesse puntare principalmente su Primož Roglič, ma, viste la crescita stagionale, vede le quotazioni di Florian Lipowitz in grande ascesa. Ai due, che difficilmente potranno dare fastidio ai favoriti, ma potranno ambire al podio, si va ad aggiungere Aleksandr Vlasov reduce da una stagione finora complicata, la più difficile a livello di risultati e piazzamenti da diversi anni. Il corridore russo sarebbe altrimenti uno dei corridori più forti e regolari in salita, sia per dare una mano ai capitani che per provare a ottenere risultati in prima persona. Per lavorare in pianura, oltre alle ruote veloci di cui parleremo dopo, anche Gianni Moscon, ormai riciclato in affidabilissimo uomo della prima ora di corsa.
OUTSIDER
Lunga la lista dei corridori con ambizioni da top ten e pronti anche ad approfittare di passi falsi da parte di chi arriva con credenziali maggiori (e magari malanni o soprattutto cadute, occhio quest’anno che, con una prima parte di Tour che non farà troppa selezione, il rischio di una corsa vecchio stile condizionata dalle cadute è concreta): li citiamo un po’ in ordine sparso.
Ben Healy è il capitano della EF Education EasyPost per la classifica: il folletto irlandese, per come si muove in bicicletta pare uscito da uno spot per l’assenzio, punta a un buon risultato in classifica, ma sarà anche capace di riciclarsi per provare a vincere una o più tappe. Corridore spettacolare, guida la squadra di Vaughters insieme a Neilson Powless: anche l’americano correrà in bilico tra una buona classifica o – più verosimilmente – una vittoria di tappa in montagna.
La Decathlon AG2R La Mondiale ci riprova con Felix Gall dopo l’8° posto del 2023 e il più deludente (per le ambizioni alla vigilia) 14° dello scorso anno: il corridore austriaco tenterà nuovamente l’assalto alla top ten. Non sarà facilissimo, stagione di alti e bassi la sua, anche se gli ultimi risultati nelle corse a tappe (5° al TotA e 4° al Giro di Svizzera) fanno ben sperare. In salita, la squadra francese porta Clément Berthet e Aurelien Paret-Peintre i quali andranno anche, per forza di cose, viste le qualità, a caccia di una bella tappa tra la seconda e la terza settimana, mentre Bruno Armirail e Stefan Bissegger a parte la crono iniziale dove ambiscono a un piazzamento nei dieci, daranno una mano su tutti i terreni (Armirail anche in salita, Bissegger soprattutto in pianura) e si getteranno in qualche fuga.
Squadra molto competitiva la Movistar in cui Enric Mas è il capitano (i più arguti, leggendo il suo nome, penseranno che correrà il Tour in funzione Vuelta), ma Pablo Castrillo, Ivan Romeo ed Einer Rubio sono tre corridori di alto profilo sia per dare una mano al capitano in salita, sia per provare a tenere duro e fare la propria classifica, sia per testarsi e magari andare a vincere in fuga una bella tappa. Ivan Romeo, oltretutto, arriva in Francia in un momento magico di condizione, dopo aver conquistato una tappa al Delfinato e il titolo di campione nazionale con quello che ormai sta diventando il suo marchio di fabbrica: l’attacco nel finale dopo gara dura. Nelson Oliveira, Will Barta e Gregor Mühlberger saranno veri e propri gregari sia in pianura che in montagna.
Le ambizioni di classifica della Cofidis saranno ben poche e tutte sulle spalle di Emanuel Buchmann che in passato ha colto un sorprendente 4° posto al Tour 2019 avvicinato poi soltanto da un 7° posto al Giro 2022. Negli ultimi anni ha combinato poco. Restando sulle squadre francesi, invece, molto più interessante il terzetto dell’Arkéa, squadra all’ ultimo Tour de France della propria (breve) storia, composto da Kévin Vauquelin, Raul Garcia Pierna e Cristian Rodriguez. Con qualità e caratteristiche differenti, tutti e tre i corridori possono provare a fare classifica o in alternativa vincere una tappa, cosa per altro riuscita lo scorso anno al francese, tra i pezzi più ambiti del prossimo mercato e che sicuramente si metterà in luce e proverà ad essere un possibile outsider per l’alta classifica.
La INEOS-Grenadiers si affida a Carlos Rodriguez: sul giovane spagnolo c’è molta meno attesa che in passato, ma se dovesse trovare la condizione smarrita da un po’ di tempo, diventerebbe un corridore buono per un piazzamento tra la quinta e l’ottava posizione. Di fianco a CRC la squadra è molto solida: troviamo Geraint Thomas, all’ultimo Tour de France della carriera e già arrivare a Parigi sarebbe un grande risultato, Thymen Arensman, alla ricerca del riscatto dopo un Giro d’Italia caratterizzato da una brutta caduta che ne ha precluso la possibilità di chiudere nei piani alti della classifica, e Tobias Foss, che sembra aver ritrovato lo smalto perduto. Tutti e due si potrebbero inserire nella tonnara per un posto in classifica a ridosso della top ten. Insomma, una squadra di alto livello che cerca solo il capitano (un po’ smarrito per via di cadute e malanni).
La Lidl-Trek ha altre mire rispetto alla classifica (ci arriviamo dopo), ma uno come Mattias Skjelmose Jensen va sempre tenuto in considerazione. Vero che il danese quest’anno (si può dire in tutta la sua carriera) ha alternato grandi prestazioni a tonfi (soprattutto causati da malanni e cadute) altrettanto rumorosi, ma il suo obiettivo al Tour oltre a una tappa sarà quello di provare ad avvicinare il 5° posto ottenuto alla Vuelta 2024, finora abbondantemente suo miglior risultato nei (soli) tre GT corsi in carriera.
Groupama FDJ, dopo il forfait di uno smarrito Gaudu, punta su Guillaume Martin, efficace regolarista, capace come pochi di fare classifica entrando in fuga, mentre il Team Picnic PostNL prova a tastare il polso a Oscar Onley. Il giovane britannico finora ha reso pochissimo nelle grandi corse a tappe soprattutto rispetto a quanto riesca ad essere più adeguato e continuo nelle brevi. Potrebbe essere una sorpresa da prime dieci posizioni e magari, visto il discreto spunto veloce negli arrivi che tirano all’insù, provare a piazzarsi (bene) in qualche tappa della prima parte di Tour, ce ne sono di diverse molto adatte alle sua caratteristiche. Di fianco a lui, quando la strada sale, troveremo Frank van den Broek, l’olandese quest’anno non sembra migliorato rispetto alla passata stagione, ma è tutta la squadra che sta faticando, avrà, tuttavia, licenza di andare (spesso) in fuga e mostrare la sua grande attitudine a stare chilometri e chilometri faccia al vento. In salita ci sarà anche Tim Naberman, gregario.
Messe decisamente meglio in chiave classifica Team Jayco AlUla e Bahrain Victorious. Gli australiani puntano molto forte su Ben O’Connor, corridore che non ha certo bisogno di presentazione, ma giusto di due parole. Quando è in forma – non accade spesso – quando è ben focalizzato sull’obiettivo, è uno dei corridori più forti nelle corse a tappe: due quarti posti (uno al Giro e uno al Tour), un secondo e un settimo posto alla Vuelta, con vittorie di tappa in tutte e tre le corse lo dimostrano. Squadra solida di fianco a lui, con il connazionale Luke Plapp che punterà anche a una tappa dopo averla vinta al Giro ed Eddie Dunbar, uno che ha chiuso in top ten il Giro e l’ha sfiorata alla Vuelta 2024, dove ha pure vinto due tappe in fuga. Bahrain, invece, ha già dichiarato che su Lenny Martinez non ci sarà pressione per la classifica, ma punterà forte alle tappe – se andrà in fuga in montagna diventerà automaticamente il favorito di giornata, – classifica che invece curerà Santiago Buitrago. Il colombiano non arriva dalla migliore stagione in carriera, anzi, ma punta a migliorare il decimo posto ottenuto nel 2024. A supporto dei due, in salita ci saranno gli australiani Robert Stannard e Jack Haig.
La XDS Astana potrebbe o dovrebbe puntare su Harold Tejada per la classifica, ma il colombiano è uscito con le ossa della mano rotte dal Delfinato: da valutarne le condizioni. In alternativa potrebbero provare a curare la classifica due corridori tanto talentuosi quanto indecifrabili e discontinui come Clément Champoussin e Sergio Higuita, facile però che entrambi trovino più spazio nelle fughe o nei piazzamenti di tappa che in un’ipotetica classifica finale.
Capitolo squadre invitate: l’Uno X Mobility ha Tobias Halland Johannessen come corridore molto interessante per la classifica. Il norvegese finora, nei due Tour disputati, ha avuto alterna fortuna, sfiorando tappe, ma restando lontano in classifica, di recente però è parso maturo per provare a fare il salto e tenere duro. In salita al momento non sono moltissimi quelli più forti di lui che in passato è stato capace di vincere l’Avenir. Di fianco a lui il fratello gemello Anders Halland Johannessen che arriva dalla migliore stagione tra i professionisti e Andreas Leknessund, il quale sarà un corridore molto temibile anche in fuga nella tappe di media e alta montagna.
Lotto con Lennert Van Eetvelt per la classifica generale, anche se il giovane belga finora, nelle sue brevi apparizioni nei GT, ha raccolto più risultati parziali – piazzamenti di tappa e vittorie sfiorate – che finali (su due GT corsi ha un 35° e un DNF entrambi collezionati alla Vuelta). Quando la strada sale, però, sa essere tra i più competitivi del gruppo. Di fianco a lui la squadra porta l’argentino Eduardo Sepulveda, uno dei veterani del gruppo e l’australiano Jarrad Drizners, per il resto i belgi saranno votati all’attacco e agli sprint.
Team TotalEnergies con Steff Cras come uomo per la classifica. Il belga è un grande regolarista che, senza cadute, in carriera avrebbe sicuramente ottenuto qualche DNF in meno e piazzamento in più. Lo scorso anno ha chiuso 16° al Tour e punta a migliorare quel risultato, prima di congedarsi (andrà in Soudal Quick Step?). Da tenere d’occhio in salita Matteo Vercher che quest’anno ha fatto un buon salto di qualità, anche se difficilmente lo vedremo tenere duro in classifica generale. IPT punta forte sull’esperienza di Aleksej Lutsenko capace, un po’ a sorpresa, di tirare fuori un 7° e un 8° posto al Tour (2021 e 2022) e di vincere anche una tappa nel 2020. Di fianco a lui ammireremo la crescita di Joe Blackmore, tra i prospetti più interessanti per le corse dure del calendario, ancora da capire se potrà diventare un fattore anche nelle classifiche dei grandi giri. Chi lo è stato in passato – o almeno c’ha provato – e ora si avvia verso la fine della carriera, ma vuole lasciare il segno, è, invece, Michael Woods a cui per certi versi Blackmore assomiglia. Woods cercherà al suo solito di provare a vincere una tappa come gli è riuscito al Tour nel 2023 e alla Vuelta nel 2020 e nel 2024.
Infine la Tudor Pro Cycling Team che avrà diversi obiettivi parziali, ma per la classifica non vorrà di principio contraddire le idee di Michael Storer. L’australiano al Giro ha un po’ deluso, chiudendo al 10° posto con un 6° di tappa come miglior risultato: proprio come l’anno prima. Mentre di lui si possono apprezzare maggiormente le doti di fantasia che lo hanno portato in carriera a vincere poco, ma bene (tappe alla Vuelta, alla Parigi-Nizza, il TotA attaccando da lontano). Immaginiamo che, dopo il primo giorno di riposo, a seconda di dove si troverà in classifica, inizierà a fare progetti differenti oppure a mantenere il disegno originario.
VELOCISTI, CACCIATORI DI TAPPE
Per le volate tre prìncipi ognuno coi suoi princìpi: Tim Merlier è l’eleganza, arrivato nel momento migliore della sua carriera, sarà l’uomo da battere. Di fianco a lui ci sarà il fedelissimo Bert Van Lerberghe, tra i migliori pesci pilota del gruppo e amico fraterno del campione europeo.
Jonathan Milan è la forza bruta. Parte con le stesse possibilità del belga, più o meno, forte anche di una vittoria importante ottenuta di recente al Delfinato dove ha potuto affinare la condizione. Parte, però, con un treno nettamente superiore a tutta la concorrenza. Jasper Stuyven, Edward Theuns e Simone Consonni sono il meglio in circolazione in questo momento, se poi a questi nomi ci aggiungi anche Quinn Simmone e Toms Skujiņš per mettere in fila il gruppo qualche chilometro prima, si capisce la dimensione della squadra in ottica volate di Milan. Stuyven, Simmons e Skujiņš saranno corridori che vedremo bene in fuga in diverse tappe e proveranno a ritagliarsi qualche soddisfazione personale. Chiude la selezione della squadra americana Thibau Nys. Il belga, all’esordio in un grande giro, è una delle maggiori alternative a Mathieu van der Poel in tutte (le tante) tappe della prima settimana per puncheur.
Il terzo velocista è Jasper Philipsen: talento, velocità, istinto vincente e un po’ di sana indisciplina fanno di JP un uomo da temere sotto diversi aspetti. Il velocista della Alpecin-Deceuninck avrà di fianco Jonas Rickaert, Kaden Groves, uno che potrebbe fare le volate da solo e rischierebbe di vincerle anche contro avversari come quelli presenti al Tour e soprattutto Mathieu van der Poel. Che van der Poel sarà? Quello timidino per la gloria personale ed esclusivamente ultimo uomo di grandissimo livello per Philipsen o lo vedremo (anche) cercare vittorie di tappa in successione in questo avvio di Tour adattissimo a lui? Nei primi dieci giorni di corsa abbiamo segnato almeno quattro tappe su misura per lui che arriva da un Delfinato corso ad alti livelli. Ce lo immaginiamo lanciare la sfida ai suoi amici e rivali Pogačar ed Evenepoel, ai suoi eterni avversari, van Aert o al nuovo che avanza, Nys, Grégoire, Laurance, giusto per fare qualche nome tra i corridori più esplosivi al via. Gli altri Alpecin: Silvan Dillier è tra coloro che vedremo di più in testa al gruppo nelle prime fasi di gara, Xandro Meurisse, oltre a lavorare per gli altri, inseguirà un successo in fuga, magari in una tappa di media montagna, Gianni Vermeersch potrà essere ombra dei due capitani, ma con licenza di colpire in una fuga e infine ci sarà l’esordio in un grande giro di Emiel Verstrynge. Non il più giovane al via come carta d’identità, ma ancora con poca esperienza, il classe 2002 Verstrynge, che si difende sia sul passo che in salita, è uno dei corridori da seguire con maggiore attenzione in questa corsa per capire se un giorno potrà diventare un fattore per le corse a tappe.
Dietro i tre velocisti come non citare Bini Girmay che giusto dodici mesi fa usciva dal Tour come re delle volate – un po’ a sorpresa – vincendo tre tappe e la maglia verde. Il successo in Francia a Villeneuve-sur-Lot (terzo in ordine di tempo) è l’ultima volta in assoluto cui il corridore eritreo ha alzato le braccia al cielo al traguardo e in generale è chiamato a questo Tour per salvare la sua squadra da una stagione semi disastrosa che all’improvviso la vede sprofondare, con il rischio, persino, di perdere la licenza World Tour. Hugo Page, Laurenz Rex, Vito Braet e Roel van Sintmaartensdijk, compongono il treno di Girmay al quale manca, rispetto allo scorso anno, una pedina fondamentale come Teunissen. Jonas Rutsch cercherà visibilità anche in qualche fuga, magari in tappe non troppo impegnative, mentre Georg Zimmermann, fresco vincitore del campionato nazionale tedesco e Louis Barrè, possono inserirsi nelle azioni da lontano nelle tappe più impegnative con Barré che punta a qualche piazzamento anche nella prima settimana sui percorsi vallonati.
Jordi Meeus è il velocista della Red Bull-BORA-hansgrohe, il belga può dire la sua anche a gruppo sgranato, ma occhio a Danny van Poppel che, sulla carta almeno, è il suo ultimo uomo, ma che è capace di prendere licenza e cercare gloria personale. Di recente ha conquistato il campionato nazionale olandese battendo allo sprint uno come Olav Kooij: gran biglietto da visita. Mick Van Dijke e Laurence Pithie formeranno il treno, ma cercheranno anche loro di dare una zampata a livello personale in qualche tappa. Tutti questi corridori dovranno, però, tenere un profilo adatto alle ambizioni di classifica dei propri capitani, e probabilmente li vedremo spesso sacrificati per tirare fuori dal pantano del gruppo Roglič, Lipowitz e Vlasov.
Bryan Coquard guida la Cofidis in volata, la squadra francese, in bilico nella zona calda della retrocessione nel Pro Tour, cerca punti pesanti anche da Alex Aranburu, capace di piazzarsi un po’ ovunque, se in forma anche in fuga in montagna, Ion Izagirre, che ha il meglio alle spalle, ma una tappa proverà a vincerla in salita, Dylan Teuns, tra i corridori da seguire sugli arrivi che tirano all’insù dei primi giorni, ma occhio a lui anche in fuga in alta montagna, mentre Alexis Renard, resistente e veloce, proverà a essere alternativa a Coquard negli sprint di gruppo non troppo numerosi. Damien Touzé sarà il portaborracce della squadra, Benjamin Thomas punta forte a vincere una tappa, magari in una fuga in una tappa non troppo impegnativa altimetricamente.
Velocista francese in squadra francese è anche Arnaud Démare per la Arkéa B&B Hotels. Démare potrà contare sull’esperienza di Amaury Capiot e Clément Venturini, questi due possono cercare anche un piazzamento nelle tappe più mosse. Mathis Le Berre è corridore che aiuterà la squadra sia in gruppo che in fuga, dove vedremo spesso Ewen Costiou, uno che una tappa può anche portarla a casa.
A proposito di giovani: vedremo che livello hanno raggiunto in una corsa di tale importanza e con avversari di grande spessore, due interessantissimi velocisti del Team Picnic PostNL, altra squadra alla ricerca di punti salvezza. Tobias Lund Andresen, soprattutto, ma anche Pavel Bittner, avranno l’arduo compito di essere tra le maggiori alternative dei velocisti più forti della corsa. La squadra neerlandese punta sull’esperienza e su qualche moto d’orgoglio da parte di Warren Barguil, da troppo tempo fuori dai radar, ma che magari sentendo l’aria della corsa che lo ha lanciato e consacrato, ormai tanti anni fa, potrà lanciarsi in fuga provando a vincere una tappa. Sean Flynn e Niklas Markl daranno una mano perlopiù in pianura o nel lavoro di posizionamento nei finali di corsa.
Ci aspettiamo scintille dall’EF Education EasyPost, squadra votata all’attacco e che nei grandi giri difficilmente sbaglia i tempi, ma con una punta molto interessante per gli sprint più difficili come Marijn van der Berg: il neerlandese proverà a inserirsi negli ordini d’arrivo in almeno sette delle dieci tappe che portano la carovana al primo giorno di riposo. Alex Baudin, oltre al già nominato Powless, cercherà fortuna nella frazioni impegnative con Harry Sweeny, Kasper Asgreen e Michael Valgren tutti nel doppio ruolo di uomini squadra, ma capaci anche di provare a togliersi soddisfazioni personali nei modi più svariati, soprattutto in fuga. Infine presente Vincenzo Albanese che di recente al Tour de Suisse ha conquistato la più importante vittoria in carriera e qui al Tour de France cerca la giornata della vita: sfruttando le doti di velocità può anche lasciare il segno in una frazione.
Tra i corridori che punteranno subito, in apertura, a vincere una tappa, c’è sicuramente Romain Grégoire: veloce, esplosivo, resistente su salite brevi, il classe 2003 della Groupama arriva al Tour in grande forma (tappa vinta al Tour de Suisse in grande stile), con grandi aspettative e ha ancora il dente avvelenato per la sconfitta patita al campionato nazionale francese a opera di Godon. Cerca riscatto in questo Tour, occhio a lui sin dalla seconda tappa. Lewis Askey e Paul Penhoët sono le ruote veloci – ma anche resistenti – per le volate, Clément Russo, Quentin Pacher e Cyril Barthe lavoreranno sì per gli altri, ma non è escluso che possano provare la sortita personale su diversi terreni, mentre Valentin Madouas interpreterà la corsa a modo suo, come al solito, da battitore libero. Se in forma, l’ex campione di Francia potrà provare a vincere in diversi modi e anche a tenere duro per fare classifica.
Ivan Garcia Cortina è l’uomo veloce in casa Movistar, qualche piazzamento, anche nelle prime cinque posizioni di tappa è alla portata, mentre Phil Bauhaus sarà il velocista della Bahrain Victorious con Kamil Gradek membro del treno. Il tedesco è corridore che in passato ha vinto volate davanti a corridori più quotati: riuscirà a sorprendere tutti a questo Tour? Fred Wright e Matej Mohorič gli daranno una mano, ma inseguono anche una vittoria di tappa, seppure lo sloveno quest’anno appare lontanissimo parente del corridore ammirato in tutte queste stagioni.
Un bel trio veloce quello che presenta la XDS Astana, formato da Cees Bol, Mike Teunissen e Davide Ballerini. Ironia della sorte i tre sono più abili nel tirare le volate agli altri o nel piazzarsi – anche se Teunissen al Tour sorprese tutti qualche anno fa vincendo in volata la prima tappa del 2019 e vestendo la maglia gialla, battendo corridori come Sagan ed Ewan. Chissà, con tanti nomi al via e il caos delle volate, qualcuno di loro potrebbe pure fare la sorpresa. Ballerini, poi, è corridore che nei grandi giri spesso trova la gamba giusta per inserirsi in fuga anche nelle tappe impegnative: se qualcuna di queste arriva al traguardo e lui è dentro, può essere nome concreto per un successo di tappa. Occhio pure a Yevgeniy Fedorov, il kazako è veloce e resistente e, se trova la fuga giusta, un brutto cliente per tutti.
INEOS-Grenadiers è l’ultima squadra ad annunciare i partecipanti, presentando una maglia orrenda, ma tant’è . Per le tappe punta su Filippo Ganna (crono e qualche fuga), Axel Laurance, per le tappe mosse, anche quelle con dislivello nel finale e Sam Watson, fresco vincitore del titolo britannico, che si alternerà col francese nel gettarsi in volata. I tre hanno terreno a sufficienza per inventarsi qualcosa e farci divertire nella prima parte di corsa, cercando di rovinare i piani ai favoritissimi di tappa. Difficile vincere, visto il livello dei contendenti, ma la INEOS nei grandi giri riesce sempre a battere qualche colpo interessante. Con loro ci sarà anche Connor Swift, preferito a De Plus e Kwiatkowski. Il corridore britannico sta vivendo una delle migliori stagioni in carriera, darà una mano ai suoi, ma lo ritroveremo spesso anche in qualche fuga all’arrivo.
Dylan Groenewegen al Tour dello scorso anno ha vinto la sua ultima volata World Tour, ripetersi con tali rivali sarà difficile, ma è uno che ha qualità come potenza e velocità e buon supporto, Elmar Reinders, Luke Durbridge e il fedelissimo Luka Mezgec e resta uno degli outsider più temibili allo sprtin. Mauro Schmid, invece, sarà il corridore che vedremo più spesso nelle fughe con possibilità di arrivare al traguardo, tra quelli del team jayco AlUla e la sua presenza non sarà mai banale.
Arnaud De Lie arriva da una stagione complicatissima, ma ha il talento per provare pure a vincere una tappa, soprattutto quelle con gruppo più selezionato. Sébastien Grignard e Jasper De Buyst saranno ombra e piloti del giovane talento belga della Lotto, mentre Jenno Berckmoes e Brent Van Moer potranno anche ambire a un successo di tappa in qualche fuga, con il primo che potrebbe essere l’uomo di punta nei finali più complessi a gruppo selezionato e senza De Lie dentro.
Veloci sono anche Pascal Ackermann, Jake Stewart e Matis Louvel, che si divideranno gli arrivi di gruppo per la IPT. Occhio al corridore britannico che, pochi giorni fa, al Delfinato ha battuto, tra gli altri, anche Milan e van der Poel, al termine di una tappa impegnativa. Guillaume Boivin e Krists Neilands daranno una mano ai compagni di squadra, ma, soprattutto il lettone, proveranno anche a farsi vedere in fuga.
Decathlon AG2R La Mondiale ha nell’esperto Oliver Naesen, ma soprattutto nel giovane Bastien Tronchon gli uomini veloci: il giovane francese gioca a carte scoperte e vuole essere una delle sorprese al Tour negli arrivi a ranghi ridotti adatti a corridori esplosivi come lui. Squadra votata all’attacco e fatta da gente veloce e resistente la TotalEnergies. Thomas Gachignard è uno di quelli che potrebbe farsi conoscere attaccando spesso e su diversi terreni, stesso pensiero a riguardo avrebbero Alexandre Delettre e Mathieu Burgaudeau, pirati delle strade francesi che inseguono un bel successo di tappa cercando di mandare all’aria i piani del gruppo. Anthony Turgis potrebbe infilarsi in qualche volata a ranghi più o meno compatti, soprattutto negli arrivi più selettivi e si dividerà il compito con Emilien Jeanniére o meglio: ce li aspettiamo gettarsi entrambi allo sprint. Infine Jordan Jegat, caratteristiche abbastanza uniche, è corridore che si difende bene in salita ed è dotato di spunto veloce. Trovarselo in fuga potrebbe essere un guaio per molti avversari.
La Francia che va a caccia di tappe si affiderà anche (non soprattutto, ma un occhio di riguardo nei suoi confronti sempre ci sarà da parte di tutti, tifosi, avversari, addetti ai lavori) a Julian Alaphilippe. Il francese, da quest’anno con i colori rossoneri della Tudor Pro Cycling Team, si è mostrato brillante al recente Tour de Suisse e va a caccia di una tappa, senza se e senza ma. Non avrà l’esplosività di un tempo e i suoi avversari sono di livello stellare, ma la classe, quella, non svanisce: alzi la mano chi non si aspetta l’ennesimo colpo di coda del vecchio Julian. La squadra di Cancellara porta diversi corridori già vincitori di tappa al Tour e in generale nei grandi giri, alcuni in cerca di riscatto dopo una stagione opaca. Alberto Dainese è l’uomo di punta per le volate: il velocista veneto non attraversa un grande momento a livello di risultati e in Francia proverà a riacquistare la fiducia perduta. Buono il supporto per le volate: Matteo Trentin, Marco Haller, Marius Mayrhofer e Fabian Lienhard conoscono bene il loro mestiere e compongono un trenino che ha pochi rivali in gruppo. I primi tre, oltretutto, possono essere mine vaganti anche in fuga. E a proposito di fughe: Marc Hirschi dovrebbe essere il fiore all’occhiello della squadra, ma il talentuoso quanto discontinuo corridore elvetico sembra tornato indietro di qualche stagione fa quando all’improvviso ha smesso di sapere come si fa a vincere .
Chiudiamo il capitolo riguardante i tappisti del Tour con la Uno-X Mobility. Lasciato a casa Kristoff, ai suoi ultimi mesi in gruppo come corridore, la squadra norvegese arriva al Tour con grandi ambizioni. Dette quelle di Tobias Halland Johannessen per la classifica, con il gemello Anders e Leknessund di fianco in montagna, ma pronti pure a gettarsi in fuga nelle tappe di media e alta montagna,, la squadra norvegese propone Søren Wærenskjold per le volate di gruppo compatto, Magnus Cort nei plotoni che si sgranano sui finali vallonati, ma anche in fuga, Stian Fredheim per fare esperienza e sorprendere (nome che consiglio di seguire, veloce e molto adatto a diversi arrivi della prima settimana di corsa), anche se lo immaginiamo più propenso nel fare esperienza pilotando Wærenskjold, Marcus Hoelgaard, altro nome che troveremo spesso in fuga, si difende anche lui su diversi terreni e infine Jonas Abrahamsen. Nel 2024 è stato l’uomo più in fuga al Tour, ma in generale tra i corridori che hanno percorso più chilometri allo scoperto in tutta la stagione. Modo di correre che gli ha permesso di vincere la prima e sinora unica corsa in carriera alla Brussels Cycling Classic, di finire sul podio alla Dwars door Vlaanderen, di vestire per diversi giorni la maglia a pois al Tour, andando in fuga per sei tappe su diciannove in linea, sfiorando la vittoria a Bologna, secondo, battuto soltanto da Vauquelin. La stagione 2025 non è iniziata alla grande, tutt’altro, qualche difficoltà nel trovare la forma migliore, che, una volta ritrovata, ha subito smarrito a causa di un infortunio pochi giorni fa. Caduto e ritirato al Giro del Belgio con una clavicola rotta, Abrahamsen, idolo di molti, di chi scrive compreso, il giorno dopo era già sui rulli ad allenarsi con l’obiettivo di non perdere il tour. Ci sarà e già questa è una grande vittoria.
ITALIANI
Diciamolo chiaramente, con la presenza dei due migliori corridori del nostro ciclismo, non riuscire a tornare al successo dopo sei anni dall’ultima volta (Nibali nel 2019) , sarebbe l’ennesima sconfitta per l‘Italia che pedala. Non che una vittoria di Milan in volata o di Ganna a crono (difficile), in fuga (ancora di più, ma dipende pure dalla fuga) o con un’azione da finisseur o puncheur, possa cambiare di una virgola il momento drammatico che coinvolge le due ruote azzurre. Al Tour de France le cose, poi, negli ultimi anni, non è che siano andate benissimo nemmeno per la classifica: Ciccone, 11° lo scorso anno, ha ottenuto il miglior risultato dopo il 12° di Cattaneo del 2021, un italiano non entra nei dieci da Caruso nel 2020 (10°), nei cinque da Aru nel 2017 (5°), sul podio da Nibali vincitore del Tour 2014 . Quest’anno non ci sfiora nemmeno l’idea di averne uno competitivo per la classifica o in generale in montagna.
Undici gli azzurri presenti, questi i loro compiti o obiettivi: Moscon (Red Bull-BORA-hansgrohe), Affini (Visma | Lease a Bike) e Cattaneo (Soudal Quick Step), gregari: i primi due a inizio corsa, in generale in pianura, il terzo in montagna. Ganna (INEOS Grenadiers) proverà a vincere la sua prima tappa al Tour. A crono avrà la più agguerrita concorrenza possibile (a parte Tarling, assente), ma nel caso di buona condizione lo vedremo spesso in fuga o provarci in qualche finale nervoso. Milan e Consonni (Lidl-Trek), il primo punta a vincere più volate possibili, il secondo è il suo leadout, Dainese e Trentin (Tudor Pro Cycling team), il primo proverà a sorprendere allo sprint, il secondo è il regista di Cancellara (e Tosatto) in gruppo, aiuterà i suoi, ma non disdegnerà di provarci in qualche tappa. Velasco e Ballerini (XDS Astana): uno all’attacco e l’altro negli sprint ristretti, entrambi veloci e svegli da farsi trovare spesso in avanscoperta, potranno provare a vincere anche in fuga.
IL PERCORSO
Ventuno tappe, un inizio soft, anche se qualche arrivo stimola decisamente i puncheur. Due cronometro di cui una cronoscalata brevissima – sin troppo – ma davvero impegnativa. Nessuno sconfinamento fuori dalla Francia.
Classico transito (partenza in questo caso) a Pau, arrivo sui Campi Elisi, ma con passaggio a Montmartre che non è una commedia romantica di Jean-Pierre Jeunet, ma da ritenere un’aggiunta mediaticamente interessante, pur se superflua e che ha indignato diverse squadre. Cinque arrivi in salita con Mont Ventoux e Col De la Loze nell’ultima settimana, quest’ultimo vetta più alta della corsa con i suoi 2304 metri slm.
Si parte dal Nord da Lille: tappa per velocisti e con un occhio di riguardo… alle cadute. A Boulogne-sur-Mer, il secondo giorno, possono trovare ispirazione i corridori più esplosivi e col profilo alla van der Poel o lo stesso Pogačar. Certo, i velocisti che tengono di più potrebbero anche provare a difendersi nel finale.
Tappa 3 ancora volata, stavolta verso Dunkerque, magari pericolo ventagli, chissà, mentre la frazione numero 4, da Amiens a Rouen è simile alla seconda con un finale che fa su e giù e potrebbe sorridere ai puncheur. La Caen-Caen è la prima delle due cronometro di questo Tour. Una lunghezza media, 33km, quasi del tutto piatta e con qualche trabocchetto planimetrico. Le tappe sei e sette richiamano all’ordine ancora i puncheur, con finale per gente in forma, veloce, resistente ed esplosiva: sembra ancora una sfida tra uomini di classifica e classicomani, mentre le due tappe successive sono per i velocisti. La tappa dieci, prima del tanto agognato riposo, arriva nel giorno di festa nazionale francese e offrirà il primo assaggio di montagna. Seppure di media montagna, lungo i 165.3 km da Enenzat a Le Mont Dore, le insidie saranno diverse.
Dopo il riposo, da Toulouse a Toulouse, tappa breve e per velocisti che precede il primo arrivo in salita ad Hautacam, località che negli anni ha visto diverse vittorie italiane, Cavalli, Nibali e Piepoli sono tre degli ultimi quattro vincitori. Nel 2022 qui vinse, invece, Jonas Vingegaard. Il giorno dopo, la Loudenvielle-Peyragudes segna il ritorno al Tour di una cronoscalata al Tour e sarà lunga 10.9 km di cui 8 in salita verso l’eliporto di Peyragudes. A chiudere un difficile trittico che cambierà la classifica, sabato 19 luglio, nella Pau-Luchon Superbagnères si scaleranno alcune tra le vette più mitiche della corsa francese tra cui il Tourmalet. Il giorno dopo si arriva a Carcassone: tappa da domenica in fuga e attorno a uno dei giochi di società più celebri al mondo.
La terza settimana non concederà tregua: si arriverà in salita martedì, sul Mont Ventoux, giovedì sul Col de la Loze e venerdì a La Plagne – tappa brevissima, pure troppo, di 129,9 km. In mezzo l’arrivo di Valence e vigilia finale a Pontarlier, una volata e una probabile fuga. Ultima tappa con passerella sull’Avenue des Champs-Élysées, ma con l’introduzione della breve scalata a Montmartre da affrontare tre volte, l’ultima a 6 km dall’arrivo.
Per visualizzare tutte le tappe.
Foto: Sprint Cycling Agency e Poci’s Pix













Devi effettuare l'accesso per postare un commento.