Per certi versi la storia che stiamo per raccontare o meglio, quella di cui stiamo per essere testimoni, rischia di essere la più incredibile degli ultimi anni. Il Tour de France 2026, in partenza da Barcelona il 4 luglio, infatti, vede al via il meglio del meglio senza alcun dubbio. Un livello così elevato da toccare il cielo e sfondarlo. Non manca nessuno per la classifica generale (sì, ok qualcuno sì… ma chi, tra gli assenti, sarebbe stato realmente capace di scombussolare i piani dei migliori? Gall? Pellizzari? Eulalio? Siamo seri…), qualche cacciatore di tappe (van Aert, lo sappiamo, avrebbe dovuto esserci, ma è fuori causa per un infortunio), Milan e Magnier, tra i velocisti, che hanno dato battaglia al Giro. Per il resto si prospettano tre settimane da ricordare forse anche per via del caldo che rischia di fare più danni… della grandine in un vigneto. Con il punto di domanda su qualche tappa (occhio non solo al caldo, si cercheranno soluzioni e se non sarà possibile andare avanti avremo tappe tagliate o chissà, persino cancellate, ma anche alla tappa con il Col de Sarenne, uno smottamento potrebbe modificare il finale di una delle giornate più attese, la penultima).
IL FAVORITO

Ovviamente lui, l’unico, l’incredibile, lo stupefacente Tadej Pogačar, che se fosse un supereroe sarebbe uno di quelli ancora da creare o inventare; non c’è kriptonite a batterlo, nemmeno se stesso. Difficile pensare possa perdere se non a causa di una caduta o malanno, nonostante, come abbiamo detto, la grande concorrenza. Il marziano che arriva dalla Slovenia, caduto sulla terra chissà quanto tempo fa, punta alla quinta vittoria al Tour, per eguagliare Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain e per superare definitivamente Froome (che resterà fermo a quattro). Ha tutto per vincere, la forma, la parabola, i numeri ottenuti di recente, pure la squadra la quale, nonostante l’assenza di Almeida, si presenta forte e compatta come non mai. E difatti, per portare a compimento un programma di questo genere, Pogačar non ha bisogno di una squadra grande ma di una grande squadra che si presenta con tutti i tasselli al loro posto: quella che doveva essere, a differenza di ciò che è accaduto a tutti i suoi possibili rivali, è. C’è Isaac Del Toro, che potrebbe pure salire sul podio e di sicuro sarà l’ultimo ad affiancare lo sloveno in salita, mentre Brandon McNulty, Adam Yates e Felix Grossschartner si alterneranno nel lanciare la volata allo sloveno con il loro ritmo, in salita. Tim Wellens gli starà di fianco quanto potrà, ma avrà anche un ruolo importante da tuttofare compreso quello di provare a vincere una tappa in fuga come accadde lo scorso anno. Florian Vermeersch e Nils Politt avranno, invece, l’arduo compito di prendersi sulle spalle la squadra in pianura, di portare borracce, di essere sempre pronti se c’è un buco, se c’è uno sguardo in più da dare anche in fasi all’apparenza tranquille. La squadra più forte possibile per Pogi è servita.
L’AVVERSARIO

Jonas Vingegaard è il suo primo e forse unico avversario. Vingegaard, del quale, gli esperti di numeri ne parlano benissimo, pare stia ottenendo cifre al di sopra di ogni suo miglior momento. Reduce dalla vittoria al Giro che gli ha permesso di entrare nel club dei vincitori dei tre grandi giri (cfr. prossimo numero di alvento), arriva alla Grande Boucle quasi a cuor leggero, sapendo di essere l’unico che può avvicinare lo sloveno (batterlo? Uhm, questo è un altro paio di maniche, difficile anche solo rimanergli attaccato), ma con una squadra un po’ ammaccata che nelle ultime settimane ha perso prima Laporte, poi van Aert e ha rischiato di perdere anche Edoardo Affini. L’italiano, caduto nella crono dei campionati nazionali qualche giorno fa, ci sarà e darà il suo contributo in piano, nelle prime fasi, porterà borracce, mentre Victor Campenaerts sarà l’ombra del danese come accaduto al Giro e lo scorso anno al Tour, magari avrà anche licenza di provare a vincere una tappa in fuga. Saranno fondamentali in pianura anche il giovane norvegese Per Strand Hagenes, all’esordio in un grande giro, meritatissimo, rappresenta il nuovo che avanza in casa neerlandese, e che nuovo! Uno dei migliori corridori in stagione nelle gare di un giorno, qui al Tour avrà il compito di tenere i suoi fuori dai guai nelle fasi convulse, di tirare in pianura, di stare davanti nelle giornate difficili ma non durissime, compito che invece spetta a Bruno Armiarail, che avrà un ruolo di peso anche nella cronosquadre iniziale, a Sepp Kuss e Davide Piganzoli, soprattutto in salita, entrambi reduci da un Giro in cui il primo ha vinto una tappa in salita con la pipa in bocca, il secondo ha realizzato la prima top ten in carriera in una corsa di tre settimane e sarà il corridore più giovane a disputare due grandi giri di fila negli anni 2000, dopo aver fatto una top ten (https://x.com/m_mundbjerg/status/2069466642682126748).
Infine Matteo Jorgenson sarà l’ultimo uomo di Vingegaard, ma bisognerà capire molte cose di lui. Lo scorso anno deluse enormemente in classifica generale e da possibile ago della bilancia della contesa si è ritrovato a uscire presto dai piani alti e inseguito in prima persona da Pogačar (o dai suoi stretti collaboratori) colpevole di essere finito nell’ormai leggendaria lista nera dei nemici giurati dal campione del mondo (leggendaria nel senso figurato e contemporaneo del termine: un misto di realtà e finzione, nessuno sa se esiste davvero, ma si racconta ci sia un foglio appeso nel pullman dell’UAE con i nomi appartenenti a questa lista) . Se troverà le tre settimane giuste potrà anche fare alta classifica e provare a chiudere in top ten, ma in casa Visma sono più interessati che l’americano dedichi anima e corpo al capitano danese.
IL GIOVANE TERZO INCOMODO

Il cammino del giovane Paul Seixas verso il Tour de France è minacciato da ogni parte dalle iniquità del giornalismo francese ed è stato costellato sin qui di incidenti di percorso di ogni genere, compresa una sua brutta caduta al Delfinato e malanni vari che hanno colpito alcune pedine importanti – vedi Riccitello. Si è parlato persino di problemi interni alla squadra e di difficoltà nella scelta degli uomini da affiancargli al Tour. Insomma, per il classe 2006 (ripetiamo per chi si fosse messo in ascolto solo ora: Seixas è un 2006, è nato a settembre, compirà vent’anni durante la Vuelta) una vigilia più complicata del previsto, ma che gli darà tanta esperienza per il futuro. Superare queste difficoltà fa parte del processo. La Decathlon CMA CGM è di livello, ma pensiamo possa diventare ancora più forte nei prossimi anni: Nicolas Prodhomme sarà la sua ombra in salita, con Aurélien Paret-Peintre che potrebbe sacrificare le ambizioni personali (vincere una tappa) per dare una mano il più possibile al suo compagno di squadra. E per la classifica c’è un backup di livello: Matthew Riccitello, quinto alla Vuelta 2025, corridore che ha tutto per provare a chiudere nei primi dieci. Tutto tranne forse una grande condizione.
Dopo aver presentato la sua squadra ancora qualche parola (di troppo) sul giovane francese: l’ho inserito come “terzo incomodo” più per un allineamento allo spirito di appartenenza della categoria analisti del Tour de France 2026 (leggasi: lo stanno mettendo tutti lì, chi sono io per pensarla diversamente?), ma in realtà Seixas, seppure da metà 2025 in avanti ha dimostrato di averne davvero pochi più forti di lui, avrà solo da perdere da questo Tour de France, vi rendete conto dell’enorme rischio a cui va incontro? Mi spiego: il rischio, nonostante sia un ragazzo leggerissimo e con la testa altrove, nel senso positivo del termine; nonostante sia uno che si fa scivolare addosso le pressioni, al Tour rischia di vivere le giornate più complicate della sua vita ciclistica. In Francia è già indicato come il salvatore della patria. Il ciclismo lo sta già provando a inghiottire osservandolo con due occhi grandi così che paiono esclamare: il più forte corridore del mondo dai tempi di … Pogačar. Insomma, dai, 20 anni ancora da compiere, tutto da dimostrare in un grande giro. Poi, attenzione, le qualità ci sono, e sono, probabilmente davvero da terzo incomodo. Ma un Tour si gioca anche su altri campi. Saper reggere, saper restare sul pezzo. Bisogna mettere in conto anche come una sfida di questo genere possa spossarti fisicamente e mentalmente e c’è ancora una stagione dopo il Tour, ancora una carriera. Sfida molto affascinante, ma che avrei visto volentieri alla Vuelta 2026 e poi eventualmente dal prossimo Tour. Certo è anche da dire una cosa a favore della scelta di portarlo: se sta bene – e stava bene fino alla caduta del Delfinato – e per stare bene si intende essere poco sotto i due favoriti, in salita, di avere un ritmo indiavolato a cronometro, una squadra forte tutta (o quasi) per lui, insomma se sta bene meglio sfruttare il momento perchè poi non è detto che il prossimo anno la forma sia la stessa, troppe le variabili in uno sport come il ciclismo. Troppo importante per questa società avere tutto e subito.
CHI PARTE BATTUTO MA NON SCONFITTO (posizioni dal 3° al 6° posto)

E Seixas fa da tratto d’unione con quei corridori che si giocheranno con lui, probabilmente, il podio, o comunque un piazzamento in alta classifica a cominciare dal duo Red Bull-BORA-hansgrohe Florian Lipowitz e Remco Evenepoel. Evenepoel, che, almeno sulla carta, non parte così battuto dal francese della Decathlon. Anzi, se non altro per esperienza già maturata nei grandi giri, poi succederà quel che deve succedere. L’arrivo di Evenepoel in casa Red Bull ha alzato l’asticella non solo a livello di qualità, ma anche di responsabilità e competizione interna, così la squadra tedesca proverà ad agguantare nuovamente il podio, consapevole che anche un terzo posto con uno dei due corridori – che, guarda caso, sono gli ultimi due corridori a essere saliti di fianco al Pogagaard al Tour, Evenepoel nel ‘24 e Lipowitz nel ‘25 – sarebbe un risultato eccellente probabilmente il massimo possibile. Evenepoel ha dichiarato di non essere mai andato così forte, poi c’è la strada anzi le salite, il ritmo dettato dagli avversari. Da evenepoeliano della prima ora, mai fatto mistero, mi auguro che per una volta le dichiarazioni di questo tipo non si rivelino un boomerang. Squadra di alto livello la Red Bull con Jai Hindley reduce dal podio al Giro e Mattia Cattaneo, che serviranno in salita, ma l’italiano anche nella cronosquadre; con Jan Tratnik utilissimo dal primo giorno compreso, soprattutto in pianura, così come gli affidabili Nico Denz e Tim van Dijke. Se il primo ha alle spalle anche il Giro, il secondo ha svolto tutta la preparazione con il gruppo di lavoro per il Tour, con l’obiettivo di dare qasi solo esclusivamente una mano ai capitani.
Alla voce corridori che possono salire sul podio non può mancare Isaac Del Toro che poche settimane fa ha stabilito un primato: primo corridore nella storia a vincere Tirreno-Adriatico e Delfinato nella stessa stagione. Roba grossa, così come sembra ulteriormente migliorato sulle salite lunghe. Occhio al messicano che stando il più vicino possibile a Pogačar potrebbe creare diversi grattacapi a chi punterà a un posto sul podio oltre a, eventualmente ce ne fosse bisogno, creare un importante diversivo per provare a rispedire al mittente i tentativi di far vacillare il trono del despota sloveno.
GLI ALTRI (posizioni dal 6° al 10° posto)

Un lungo elenco, una cornucopia di talenti di ogni genere, da giovani in cerca di affermazione o riscatto, a vecchie volpi che grandi giri ne hanno già vinti. Corridori che puntano a un piazzamento tra la quinta e la decima posizione e che, a seconda di come si metteranno le cose, potrebbero andare oltre ogni aspettativa oppure anche deludere. Il passo è breve. Juan Ayuso è quello che, forse, ha più potenziale tra questi. Ha lasciato la via vecchia (UAE) per quella nuova (Lidl-Trek) sperando che con più spazio a disposizione migliorino anche i risultati. Finora la sua stagione è stata agrodolce con il momento saliente della vittoria all’Algarve davanti a Seixas e Almeida che ha fatto presagire grandi cose, poi due ritiri alla Parigi Nizza e ai Paesi Baschi ne hanno rallentato la progressione. A quasi 24 anni, e dopo essere stato a lungo considerato un wonderkid del ciclismo mondiale, è il tempo di far vedere che le gambe procedono pari passo con l’ambizione. Sarà uno dei capitani di classifica di una Lidl-Trek che gli mette di fianco Mattias Skjelmose Jensen (da 8°-15° posto) e Derek Gee (come il danese). Capire come si gestiranno tre galli che hanno già dimostrato di non amare particolarmente correre per gli altri, anzi, sarà uno dei temi più interessanti della gara. Una squadra che, tuttavia, potrà fare un gran risultato nella cronometro di Barcelona. A dare una mano in salita c’è Carlos Verona che magari proverà anche a vincere una tappa in fuga.
E se la sorpresa di questo Tour de France (relativa, leggendone il nome, grossa sorpresa considerando il livello della corsa) fosse Tom Pidcock? L’inglese, leader della Pinarello Q36.5 non ha certo bisogno di presentazioni. In salita appare ulteriormente migliorato e nella giornata secca è uno che ha pochi rivali. Sulla lunga distanza può tremare o cedere, anche se va ricordato come lo scorso anno ha chiuso sul podio la Vuelta. personalmente lo preferirei vedere mollare la classifica e dare spettacolo in fuga, ma a oggi, le sue ambizioni sono quelle di provare a entrare tra i cinque, sei della classifica finale. Squadra più o meno tutta per lui, anche se con licenza di attaccare. Xabier Azparren è utile in pianura, come Brent Van Moer; Xandro Meurisse, Chris Harper e Damien Howson in salita, Quinten Hermans nei finali mossi potrà dire la sua, così come Fred Wright si getterà nelle volate a ranghi ristretti o in qualche fuga in tappe non durissime.
Tobias Halland Johannessen, Uno-X Mobility, pensa in grandissimo: punta forte alla top 5, avvicinata lo scorso anno, mancata di una posizione e poco più di 3’ e la squadra norvegese al solito sarà arrembante, completa, competitiva, con Torstein Traeen, corridore che potrebbe ambire a un piazzamento intorno alla decima posizione, ma verosimilmente si spenderà per il suo capitano, con Anders Halland Johannessen che sarà l’ombra del gemello finché potrà, mentre Magnus Cort e Anders Skaarseth porteranno al Tour esperienza, oltre che le recenti maglie di campioni nazionali (Danimarca e Norvegia, rispettivamente), dando una mano ovunque, con il baffuto danese, al suo ultimo Tour, si ritirerà a fine stagione, che proverà magari anche a vincere una tappa in fuga sfruttando il suo spunto veloce.
Harold Tejada sarà il capitano di classifica per la XDS Astana che all’ultimo incassa il forfait di Fortunato, che aveva rinunciato al Giro per esordire al Tour, ma sarà assente per un malanno. Il colombiano, che in salita potrà contare sul supporto di Nicolas Vinokourov e Sergio Higuita, può essere una delle sorprese della corsa per una buona classifica.
Cian Uijtdebroeks, dopo stagioni difficili, ha la chance di mostrare tutto il suo grande valore con una squadra (quasi) interamente devota alla sua causa, ma occhio che in generale la Movistar sa dividersi bene i compiti, che poi vengano portati a termine questo è un altro paio di maniche. E allora dopo aver infiammato, raccogliendo molto poco, il Giro, la squadra spagnola ci riproverà in Francia, non solo per la classifica, ma anche per le tappe. Al Tour non conquista una vittoria dal 2019, quando Quintana trionfò a Valloire. Il belga ha tutte le carte in regola, qualità in salita e a cronometro, per essere colui che alla fine la spunterà tra i vari nomi elencati per ottenere un risultato in zona quinto posto che sarebbe il miglior risultato in carriera, lui che finora, accolto con titoli a nove colonne (PREDESTINATOOOO!) per le vittorie ottenute in tutte le categorie giovanili, a conti fatti ha l’ottavo posto della Vuelta 2023 come miglior risultato, a cui hanno fatto seguito due DNF (uno alla Vuelta, uno al Giro). Al suo esordio al Tour, è uno dei nomi che destano più curiosità.
Di Thymen Arensman, invece, sappiamo tutto o quasi. Il neerlandese della Netcompany INEOS dopo il quarto posto al giro, proverà a fare classifica, ma se non ci riuscirà allora si riciclerà come nel 2025 quando vinse due tappe in fuga. Senza Onley e Rodriguez, la squadra britannica si affiderà in salita (e di conseguenza anche in classifica) a Egan Bernal, ma soprattutto a Kevin Vauquelin. Il francese esce un po’ malconcio dal Delfinato, ma ha recuperato (pare stia bene, altrimenti la squadra avrebbe escluso anche lui) e punta a replicare un risultato di peso come lo scorso anno quando chiuse settimo nella generale. Anche per lui vale la regola aurea di queste corse: se non dovesse avere il livello per un piazzamento nei dieci lo troveremo staccato, ma felice, nel senso felice di farsi trovare pronto in fuga inseguendo un successo di tappa che tutto sommato delizierebbe pubblico di casa e sottoscritto, suo grande estimatore.
GLI ALTRI, MA MENO QUOTATI (posizioni dall’8° al 15° posto)
Ben O’Connor cerca il riscatto dopo un Giro d’Italia che definire sottotono sarebbe come esaltare le gesta eroiche di uno dei più grandi di sempre. Il mio pensiero è arcinoto: piuttosto che vederlo arrancare come poche settimane fa sulle strade italiane, sarebbe più interessante e gratificante trovarselo in fuga in alta montagna, come per altro già accaduto lo scorso anno quando vinse una bella tappa, sul Col de la Loze, flirtando persino con la top ten (chiuse undicesimo in classifica). Ecco, è questo che si chiede a un certo tipo di corridori come lui: più che vivacchiare per un piazzamento che non dà nulla in carriera, vederlo davanti a cercare le vittorie di tappa in fuga. Poi certo, contano anche i premi, le disposizioni di squadra, i punti UCI… Piuttosto che O’Connor, magari la Jayco potrebbe fare un pensierino a Luke Plapp, anche se l’australiano in classifica nei grandi giri è sempre rimbalzato e lo vediamo meglio puntare alle tappe, oltre a dare un contributo fondamentale perché la squadra australiana possa concludere in maniera dignitosa la cronosquadre iniziale.
Se di Jorgenson, Yates, McNulty, Hindley, Traeen e Skjelmose ne abbiamo già accennato – sono corridori che potrebbero ambire a una posizione in classifica, alta o meno alta tra la quinta e la quindicesima a seconda, ma saranno perlopiù di supporto ai compagni di squadra che invece punteranno al podio o giù di lì, ecco ancora un gruppetto di corridori che hanno ambizioni di classifica. Magari non altissima, ma qualcosa proveranno a dirla.
Jordan Jegat prova a ripetere le belle cose fatte nel 2025 quando, a suon di piazzamenti, fughe, strenue resistenza, chiuse a sorpresa in top ten e si rivelò al mondo. Sarà il capitano di un TotalEnergies che in stagione si è vista poco e che punta principalmente alle fughe del Tour. Jegat, che per far capire come sono messi bene i francesi, potrebbe essere soltanto il quarto francese alla fine del Tour in classifica (Seixas, Vauquelin e magari Martinez di cui parlo a breve), è un regolarista che si difende in salita, a cronometro e ha pure spunto veloce. Classico corridore che se dovesse uscire di classifica ci potremmo trovare spessissimo in fuga a cercare un successo di tappa. Per questioni contrattuali legate alla prossima stagione – dovrebbe lasciare la squadra attuale, che oltretutto non è viva e vegeta per il 2027 – ha rischiato anche di restare a casa.
Michael Storer ci riprova: farà classifica come al recente Giro o come nel 2025 dopo la Corsa Rosa sarà protagonista delle fughe della Grande Boucle? Ilan Van Wilder, in contumacia di Mikel Landa, che non ha recuperato in tempo per essere competitivo al Tour, sarà l’uomo di classifica di una Soudal Quick Step, ma visto i nomi appena citati, farà fatica a entrare in top ten e punterà perlopiù alle tappe. Guillaume Martin mette il mirino sull’ennesimo piazzamento (in carriera ha concluso 12 grandi giri su 14 finendo sempre tra l’8° posto del Tour 2021 e il 23° del Tour 2017, all’esordio in un GT) e lo farà andando in fuga o tenendo duro il più a lungo possibile. Corridore su cui c’è da scommettere per un posto tra la quindicesima e la ventesima. Di fianco a lui, in salita, due Clément, Barthet e Braz Afonso, che vedremo anche spesso all’attacco. Da segnalare l’esclusione di un David Gaudu sempre più in crisi e in sfiducia (cambierà aria o smetterà del tutto?), entrato in un vortice da cui non riesce più a uscire.
Richard Carapaz, Ben Healy e Georg Steinhauser guidano la EF Education EasyPost. Inutile girarci attorno, l’ecuadoriano ha le migliori cose alle spalle (sette volte tra i primi quattro in un GT), l’irlandese e il tedesco (lui per problemi fisici) non arrivano dalla migliore stagione, quindi è improbabile pensarli davvero a lottare per una posizione di vertice, ma specifico meglio. Uno sa tirare fuori il numero quando non te lo aspetti, e magari si nasconde e non lo stacchi e te la devi vedere con lui per un posto intorno alla quinta posizione; l’altro è un diesel che si esalta nelle situazioni difficili e il Tour 2026, per caldo, percorso, tipo di competizione, promette di essere per gente tosta come Healy. L’altro ancora è sempre sul punto di fare grandi cose in montagna, magari con le fughe, anche se non ha, per il momento, ottenuto alcun piazzamento nei due grandi giri a cui ha partecipato, ma ha le potenzialità per farlo. Nel caso comunque non c’è problema per nessuno dei tre: hanno già pronto il piano B fatto di tappe in fuga o inseguimento di maglie parziali o magari di quella a pois, finale. Insomma, dalle loro parti difficilmente ci si annoia.
Infine chiudiamo con Lenny Martinez che sarà una delle punte della Bahrain-Victorious e verrà affiancato in salita da Damiano Caruso (chiamato agli straordinari dopo il Giro), Antonio Tiberi e con Robert Stannard, anche lui reduce dal Giro, che sarà un tuttofare e magari ogni tanto fungerà da punto d’appoggio nelle fughe. Martinez ha già detto che il suo obiettivo sarà, principalmente, provare a vincere una tappa e magari la maglia a pois e che difficilmente lo vedremo coinvolto in classifica. Lo dico da anni: per il francese, viste le sue caratteristiche, al momento fare classifica in una corsa esigente sotto tanti aspetti come il Tour de France è complicato – decisamente meglio per lui un Giro o una Vuelta, a proposito, speriamo di vederlo esordire l’anno prossimo sulle strade italiane, perché con il livello che si propone di volta in volta potrebbe fare man bassa di tappe di montagna. Lui lo sa, i tecnici pure e quindi probabilmente lo vedremo sfilare in coda nelle tappe di pianura o comunque non adatte a lui. Però è un nome da seguire con attenzione ugualmente perché la sua esplosività in salita ce l’hanno in pochi, manca di continuità, è vero, ma dovessero allinearsi un po’ di cose non sarei così stupito da vederlo alla fine in zona top ten, con una tappa vinta e la maglia a pois: sarebbe il massimo bottino possibile, quasi clamoroso.
I MATTI DELLE VOLATE
Festival delle volate (cit.) a cui partecipano i migliori al mondo, tranne, ahinoi, Jonathan Milan che lo scorso anno con due tappe e la maglia verde finale salvò il bilancio della spedizione azzurra e anche quest’anno avrebbe potuto fare qualcosa di simile seppure la concorrenza è cresciuta e lui pare abbia perso qualcosina in termini di fiducia e treno.
E allora a colpi di volate (dovrebbero essere sei, forse sette, non pochissime, nemmeno troppe, è il numero giusto in una competizione con 21 tappe di cui due a cronometro?) e treni, si sfideranno:
Jasper Philipsen (Alpecin Premier Tech) che potrà contare oltre che su van der Poel, su Silvan Dillier e Tim Marsman nelle fasi di cucitura a inizio tappa e su Jonas Rickaert ed Edward Planckaert nei finali. Niente male. Il velocista belga lo scorso anno iniziò col botto: tappa al primo giorno, maglia gialla, caduta due giorni dopo con ritiro. Quest’anno vorrebbe spostare i suoi obiettivi più in là, anche se a Parigi pure quest’anno si penserà più a corridori come il suo illustre compagno di squadra van der Poel.
Tim Merlier: forse pound for pound il più forte velocista al mondo. Sicuramente il meno giovane tra questi, ma il più elegante e implacabile. Al Tour ha vinto solo tre tappe (a differenza delle dieci di Philipsen) e l’idea sarebbe di metterne vicine almeno un paio. La presenza di Jasper Stuyven che si aggiunge all’affidabilità e affinità che il mago delle volate ha con Bart Van Lerberghe, e alle tirate di Dylan van Baarle, fanno del treno Soudal forse il più forte al via del Tour.
Ma non ditelo a Olav Kooij, Decathlon CMA CGM che di recente ha firmato le sue prime vittorie con la squadra francese dopo un lungo stop per infortunio: tre nel giro di un mese che gli hanno permesso di arrivare a cinquanta tonde tonde. Ora, al suo esordio al Tour, e dopo averne conquistate tre al Giro d’Italia tra 2024 e 2025, vuole mettere la sua firma, sfidando il meglio che c’è (o quasi, abbiamo detto) e con l’aiuto di due formidabili vagoncini, Dan Hoole, a tirare a tutta nel finale per portarlo fuori e Cees Bol a lanciarlo definitivamente e magari lasciarlo con strada libera davanti dove poter sfruttare tutta la sua potenza, con il bonus Tiesj Benoot che aiuterà sia Kooij a tenere alta l’andatura, sia Seixas in salita fin dove potrà, ma soprattutto dipenderà dalla condizione in cui si trova (se lo hanno chiamato sta bene) visto che è stato fermo quasi tutta la stagione e ha corso solo di recente cinque giorni al Tour de Suisse.
Non ditelo nemmeno a Biniam Girmay che ci sono treni più forti di quello della sua NSN Cycling Team. L’eritreo sulla carta parte come quarta forza, ma fino a un certo punto. Già due anni fa al Tour si prese il lusso di battere a ripetizione Philipsen, Pedersen, De Lie, Van Aert, vincendo tre tappe e conquistando pure la maglia verde finale. Sta benissimo e non va sottovalutato né lui, né un treno composto da Krists Neilands (che troveremo spesso in fuga), Matis Louvel, Lewis Askey, Jake Stewart e Tom Van Asbroeck. Se trovano le linee giuste possono provocare cocenti delusioni a tutti gli altri velocisti.
Poi si scende di una fascia: Mads Pedersen, Lidl-Trek, non ha né le punte di velocità assoluta per vincere volate pure, né un supporto decente: gli restano di fianco solo Mathias Vacek e Toms Skujins, e se il primo si sta ritrovando e può essere un corridore spesso in fuga e magari anche fughe vincenti, il secondo viene da forse la sua peggiore annata in carriera. Pedersen potrebbe puntare alla maglia verde e sprintare nei tanti parziali lungo le varie tappe potrebbe togliergli brillantezza in volata. Di certo, però uno come lui sa dare spettacolo e ce lo aspettiamo anche in fuga. Max Kanter, XDS-Astana, potrà contare su un trenino mica male con Davide Ballerini e Mike Teunissen, i quali misureranno anche le proprie ambizioni personali di tanto in tanto. Ballerini sogna pure la doppietta dopo aver vinto una tappa al Giro poche settimane fa, Teunissen vorrebbe tornare al successo al Tour dopo quella sorprendentissima vittoria nel 2019 che gli valse anche la maglia gialla per un paio di giorni. Kanter, da par suo, proverà più che altro a piazzarsi tra la quinta e la decima posizione un po’ come il suo connazionale Phil Bauhaus, Bahrain-Victorious, uno che in passato ha ottenuto successi di peso come alla Tirreno-Adriatico, due volte, ma nei grandi giri solo piazzamenti (al Tour ha due secondi posti). Qui, aiutato da Kamil Gradek e Vlad van Mechelen, (e in parte anche da Matej Mohorič) non dovrebbe andare al di là di qualche top ten, che con un po’ di fortuna potrebbe trasformarsi in qualche top five. Arnaud De Lie, dopo il dimenticabile esordio al Giro, ci riprova al Tour. In passato in questa corsa ha ottenuto buoni piazzamenti, francamente mi viene difficile pensare uno scenario in cui riesca a battere tutti i corridori sopra menzionati in un colpo solo, a meno di situazioni particolari. Piuttosto sarebbe più interessante vederlo in qualche situazione in cui vada a giocarsi tappe più selettive, ma vedremo. Supporto più o meno inesistente, anche se i suoi compagni di squadra gli daranno una mano nei limiti del possibile, ma, come vedremo nel prossimo capitolo di questa lunga guida, la Lotto Intermarché sarà impegnata più che altro ad andare in fuga e provare a sorprendere vincendo così.
Pascal Ackermann, Team Jayco AlUla, appartiene ormai al passato se pensiamo al top degli sprinter attuali, a una fascia bassa, e dopo un Giro deludente, ma ormai sui suoi standard, difficilmente lo immaginiamo al vertice degli sprint in un Tour de France del 2026. Pavel Bittner, invece, Team Picnic PostNL potrebbe essere una delle sorprese delle volate di questo Tour, lui che nel 2024, ancora giovanissimo, conquistò a Sevilla, alla Vuelta, la volata più importante sinora della carriera. Lo scorso anno al Tour ottenne un quarto e un quinto posto, quest’anno vorrebbe migliorare e per farlo ha un buon supporto, seppure non il migliore in circolazione. John Degenkolb, Frits Biesterbos (occhio a lui perché lo vedremo spessissimo in fuga e potrebbe giocarsi con Veistroffer il premio della combattività), Niklas Märkl e Julius van der Berg saranno i vagoncini del suo treno. E se Soren Waerenskjold, Uno-X Mobility, ormai lo conosciamo, corridore capace a volte di tirare fuori la prestazione mostruosa e vincente anche contro i massimi calibri del circuito, seppure qui non avrà molti uomini a disposizione, essendo la squadra norvegese più improntata a dare una mano a Johannessen in montagna, Arvid De Kleijn dovrà invece rivelarsi ad un così alto livello. Il nederlandese è il velocista di punta della Tudor e lui sì che ha un bel trenino a disposizione. Marco Haller, Matteo Trentin, Rick Pluimers sono un terzetto capace di mescolare potenza, colpo d’occhio, esperienza, velocità ed esplosività, starà al velocista dei Paesi Bassi riuscire a finalizzare. De Kleijn avrebbe anche le punte di velocità necessarie per provare a impensierire i più forti in volata non fosse che arriva da un lungo periodo di infortuni e problemi vari. I tre suoi compagni citati sopra, avranno, tuttavia, chance di imbastire anche azioni personali, in fuga, in sprint ristretti, magari in volate a gruppo sgranato. Se Anthony Turgis è l’uomo deputato a gettarsi in volata per la TotalEnergies, pur non essendo un velocista puro, anche se di tanto in tanto fa capolino in volate di gruppo, Fernando Gaviria lo sarà per la Caja Rural squadra che ha ricevuto una sorprendente wild card e farà il suo esordio al Tour dopo 27 stagioni di vita. Infine, Milan Fretin, aiutato da Piet Allegaert, Hugo Page e Jenthe Biermans, sarà il velocista di punta della Cofidis. Occhio al belga che da diverse stagioni è atteso all’exploit in corse importanti contro i migliori al mondo. Chissà che la lunga attesa non sfoci in una volata vincente al Tour.
TAPPOMANI
Al Tour, a differenza di quello che abbiamo visto nel recente Giro d’Italia, i nomi sono tantissimi, di ogni tipo. Del meglio mondiale manca praticamente solo van Aert, per un infortunio. Il più atteso è, ovviamente, Mathieu van der Poel, che in qualche versione extralusso potrebbe dire la sua già il secondo giorno di gara, ma deve sperare che gli uomini di classifica non esagerino, soprattutto Pogačar e Vingegaard. In ogni caso di occasioni ce ne saranno parecchie. Così come le possibilità ce le hanno i suoi compagni di squadra, i giovani Emiel verstrynge e Ramses Debruyne che proveranno a imporsi in fuga, possibilmente in montagna, e magari uno dei due terrà anche duro per fare una buona classifica. Matej Mohorič, che al Tour ha vinto tre volte, viene da un paio di stagioni sottotono, a parte qualche risultato, e non vince una corsa dal campionato nazionale del 2024: riuscirà a sbloccarsi?
La Ef darà spettacolo e oltre ai sopracitati Healy, Carapaz, Steinhauser, porta altra gente con il fuoco nel sangue: i danesi Kasper Asgreen e Michael Valgren sono tra i cacciatori di tappe di maggiore qualità. Entrambi hanno chiuso un cerchio con all’interno un sacco di pensieri negativi vincendo di recente tappe in fuga in un GT. Asgreen al Tour nel 2023 e poi anche al Giro nel 2025, l’altro al Giro poche settimane fa. Ci riproveranno, così come ci proverà Alex Baudin, da poco vincitore di tappa al Delfinato, e tra gli attaccanti e corridori da finale impegnativo più attesi e in forma. Visto che nelle tappe dure, ma non durissime, bisognerà vedersela con gente tipo Pogačar, Vingegaard, Seixas o Evenepoel, allora meglio per lui battezzare qualche fuga e provarci da lì se vuole vincere – è uno dei francesi più attesi per portare a casa un successo di tappa. Infine Sean Quinn lavorerà molto, per tutti, mentre Max Walker lo troveremo spessissimo in fuga anche nelle giornate interlocutorie. Bonus: occhio a questa squadra per un bel piazzamento nella crono iniziale di Barcelona.
Squadra votata all’attacco, quasi interamente, la Groupama-FDJ che cerca dei risultati anche al di fuori di Romain Grégoire che resta la stella polare che guida una compagine che in questa stagione ha raccolto proprio poco al di là del fortissimo classe 2003 che punta a una tappa al Tour da vincere in maglia di campione nazionale. Se la condizione lungo l’arco delle tre settimane lo sosterrà, lo vedremo spessissimo davanti a dare battaglia. Dopo un orrendo Giro, i francesi corrono in casa e ci proveranno, almeno ad animare le tappe, prima di finalizzare con Grégoire. Quentin Pacher, Ewen Costiou, Clément Russo e Lorenzo Germani sono attaccanti nati e li vedremo spesso in fuga.
Netcompany INEOS che oltre a curare la classifica punta forte alla cronosquadre iniziale, da qui le chiamate di Filippo Ganna e Joshua Tarling, che proveranno, se arriveranno ancora con qualche energie residua, a vincere pure la crono individuale, e Tobias Foss il quale potrà sfruttare le sue qualità anche in fuga o stando vicino ai capitani in montagna. Michał Kwiatkowski non ha bisogno di presentazioni, la sua convocazione, l’ennesima al Tour, dà solidità ed esperienza alla squadra, mentre Dorian Godon è uno dei francesi con più aspettative per provare a vincere una tappa, magari in uno sprint ristretto, sia in fuga o nel gruppo maglia dei migliori.
Quinn Simmons è un altro dei corridori più attesi per le fughe, lui che quando c’è da accendere una miccia non si tira mai indietro, corridore dinamitardo, anarchico, a tratti estremamente spettacolare. Lo scorso anno per un paio di settimane è sembrato irresistibile, un’iradiddio, salvo, alla fine, raccogliere poco (un secondo e un nono posto di tappa). Lotto-Intermarché è squadra che ha velleità soprattutto pensando a offendere più che a coprirsi; Lennert Van Eetvelt difficilmente potrà fare classifica (prima di ritirarsi non c’è riuscito manco al Giro…), ma nemmeno di giocarsela ad armi pari, nei suoi arrivi (mossi, salite brevi, magari dure, insomma percorsi da ardennisti, più che da scalatori veri) con i calibri più grossi della corsa e allora si dovrà inventare qualche fuga buona così come faranno Georg Zimmermann, Liam Slock, Huub Artz e Jenno Berckmoes tutta gente in grande forma e che potrebbe trovare un successo di tappa attaccando da lontano. Chi non ha bisogno in tal senso di spinta è Baptiste Veistroffer, il fugaiolo per antonomasia di queste ultime due stagioni, capace di macinare migliaia di chilometri faccia al vento, fa il suo esordio al Tour per farsi conoscere e amare anche da un pubblico più ampio.
Oltre alla classifiche di Uijtdbroeks la Movistar punta a vincere (almeno) una tappa e tra Raul Garcia Pierna, Pablo Castrillo, Einer Rubio, Javier Romo e Jefferson Alveiro Cepeda avrebbe tutto il potenziale per farlo con una fuga in alta o media montagna. Nelson Oliveira e Michel Hessman, invece, saranno perlopiù di supporto. Nella NSN Cycling Team, Marco Frigo inseguirà fughe a ripetizione e George Bennett proverà, finché riesce, a far classifica, altrimenti pure lui si dedicherà alle azioni da lontano, soprattutto nelle tappe più dure, mentre in casa Red Bull-BORA-Hansgrohe è molto atteso Maxim Van Gils, che sarà il battitore libero di una squadra che, come abbiamo visto, avrà mire di altissima classifica, ma non disdegnerà la possibilità di raccogliere qualcosa con il talentuosissimo classe ‘99 belga. In montagna Valentin Paret-Peintre sarà tra i più attesi, vincitore al Giro nel ‘24 a Bocca della Selva, ma soprattutto al Tour sul Mont Ventoux nel ‘25, come lui magari anche Louis Vervaeke, più libero del solito da compiti di gregariato in casa Soudal, potrà provarci in fuga nelle tappe con tanto dislivello. Il team Jayco AlUla andrà a caccia di successi parziali, con una varietà di corridori di alto livello, ma magari in tappe meno impegnative. Mauro Schmid ha tanta qualità da mettere in campo quando va all’attacco, punta forte su un successo, ma ne ha anche per aiutare i suoi e tra quelli a cui dare una mano c’è Michael Matthews che viene da stagioni difficilissime per via di infortuni vari, non è più un ragazzino, ma ha sempre la classe per imporsi su quasi ogni terreno. Felix Engelhardt, di recente laureatosi campione di Germania, può essere un po’ la sintesi di entrambi: tiene bene in salite non troppo lunghe e ha un discreto spunto veloce. Se al Giro non si è mai visto, ritiratosi nelle prime tappe, al Tour cerca riscatto. Chiudono la selezione Jayco due australiani di grande esperienza come Luke Durbridge e Kelland O’Brien, perlopiù passisti che aiuteranno la squadra, magari anche andando in fuga. Team Picnic PostNl che farà quel che può, essendo una delle squadre meno competitive del World Tour (e faticherebbe anche a esserlo tra le professional), abbiamo parlato del velocista e del suo treno, restano in ballo Warren Barguil, corridore in netta parabola discendente da diverse stagioni e che riesce ugualmente, dopo un Giro in cui era più la volontà che le gambe, a strappare una convocazione per il Tour. Sicuramente ci proverà, ma c’è troppa gente che viaggia più forte di lui, come, magari, sperano nella squadra di matrice neerlandese, possano fare Robbe Dhondt e Frank van den Broek, due che in salita tengono bene, il primo lo impareremo a conoscere magari proprio a questo Tour, il secondo lo conosciamo bene. In Francia una tappa l’ha sfiorata nel 2024, arrivò in passerella e lasciò il successo al suo capitano Bardet, e nel 2025, battuto in fuga dal solo Kaden Groves, in stato di grazia quel giorno. Inutile dubitare di lui: ci proverà e riproverà anche quest’anno, dopo aver concluso un Giro d’Italia con pochi guizzi, il terzultimo posto, una spalla dislocata nei primi giorni e un paio di fughe nella terza settimana.
Jonas Abrahamsen, Uno-X Mobility, dalla forza inesorabile quando va all’attacco, un po’ su tutti i terreni (tranne le salite lunghe) è tra i più attesi cacciatori di tappe. Al Tour ha sempre dato spettacolo e lo scorso anno ha pure vinto una tappa, a Tolosa, andando in fuga praticamente dal km 0, battendo corridori come Schmid, van der Poel, van Aert, Ballerini. La squadra norvegese punta alle tappe anche con Anton Charmig, corridore esplosivo e resistente sulle salite di media lunghezza, che di recente ha conquistato la vittoria più importante in carriera imponendosi, dopo una lunghissima fuga, in una tappa del Delfinato.
Se Aaron Gate, XDS-AStana, a quasi 36 anni farà il suo esordio al Tour (pensate, tra i 48 debuttanti della corsa gialla, lui è il più vecchio, mentre il più giovane è Seixas e tra i due passano quasi 16 anni) e cercherà, magari con un colpo di mano, a vincere una tappa o a piazzarsi bene portando punti alla sua squadra, Alex Aranburu, Ben Thomas e Ion Izagirre inseguono con grande ambizione successi di tappa per la Cofidis su terreni differenti. Aranburu un po’ ovunque, in fuga anche in giornate più impegnative, se in stato di grazia è difficile staccarlo ed è anche veloce, oltre che uno dei migliori discesisti del gruppo, Izagirre in montagna (e pure lui va forte in discesa), Thomas nelle giornate medio facili. La Cofidis ogni tanto si ricorda di essere una buona squadra, una di quelle con maggiore tradizione e quindi a volte il colpetto riesce a batterlo: sarà così anche quest’anno?
Julian Alaphilippe, per la Tudor Pro Cycling Team, non ha di certo bisogno di presentazioni. Al Tour ha vinto 6 tappe, ha vestito ogni maglia, il suo arco narrativo è stato pressoché completo e completato. Non sappiamo ancora quanti anni avrà davanti come corridore professionista, ma prima del declino inesorabile – che preconizzo ogni anno, ma alla fine lui smentisce sempre – mi aspetto una degna conclusione. Un colpo buono magari ce l’ha ancora in canna e tappe su cui mettere le sue fiches anche. Lo aspetto. Restando in Francia, la TotalEnergies punta tanto su Joris Delbove, dato in grande forma, terzo al recente campionato nazionale dietro Grégoire e Lapeira. Tiene bene su percorsi impegnativi, da classiche e non è nemmeno fermo in caso di sprint ristretto, caratteristiche che condivide con Matteo Vercher e Alexandre Delettre, due che fanno della fuga la loro vocazione e potremmo vedere spesso all’attacco anche in questo Tour, così come Mathis Le Berre e Thibault Guernalec.
Esordio al Tour per la Caja Rural che, come avete visto, punta su Gaviria per le volate e per il resto la troveremo all’attacco in montagna – con Abel Balderstone, Sebastian Berwick e Felix Parra, sono in grande forma e nella fuga giusta possono anche vincere, ma chissà che magari uno di loro possa pure provare a tenere duro in classifica – nelle giornate meno dure con Jakub Otruba o provare a piazzarsi nelle tappe vallonate con Alex Molenaar, Joel Nicolau e Stefano Oldani, corridori che hanno anche un buono spunto veloce, sono esplosivi, se in giornata possono tenere sugli strappi brevi.
SPEDIZIONE ITALIANA UN PO’ GRAMA, MA QUESTO OFFRE LA CASA

12 corridori italiani al via non è nemmeno un numero così basso confrontato alle ultime stagioni, la qualità, invece, è quella che è, ma rispecchia il livello del nostro ciclismo che fa grande fatica a farsi spazio quando il livello diventa il massimo possibile: se fosse un videogioco, il Tour de France sarebbe l’hard-mode del ciclismo mondiale. Questi 12 li ho già nominati, ma qui entro un po’ di più nello specifico. Filippo Ganna è il nome più altisonante, ma cosa aspettarsi da lui? La Netcompany INEOS lo porta perlopiù per il contributo che riesce a dare alla causa, cronosquadre e lavoro per i suoi capitani nei finali di gare, vedremo come arriverà a livello di energie per l’unica crono presente, dove, tuttavia, sarà uno dei due, tre favoriti. C’è Davide Ballerini, XDS Astana, che ha vinto poche settimane fa al Giro, poi è caduto, ma si è ripreso e lo scorso anno arrivò secondo nell’ultima tappa a Parigi. Pochi corridori in circolazione come lui, fra quelli che hanno caratteristiche da velocista resistente, riescono a crescere man mano che un grande giro va avanti; lui comunque ci prova sempre e chissà che peschi un nuovo jolly come successo a Napoli al Giro. Lorenzo Germani è un gregario importante per la Groupama, ma è uno che sa anche ritagliarsi il suo spazio: non ci stupiremmo nel vederlo provare a vincere una tappa con una fuga da lontano. Stessa cosa Marco Frigo, forse dopo Ganna e più ancora di Ballerini, il più atteso tra i corridori italiani. Lui sì che si sta ritagliando una carriera da fugaiolo grazie alla quale in stagione ha pure chiuso in top ten la Amstel. Qualche centesimo su di lui lo si potrebbe giocare per una vittoria di tappa e probabilmente qualcosa si vincerebbe da qui a fine Tour: le giornate per lui, che tiene bene in salita, non disdegna il caldo, ama stare chilometri e chilometri faccia al vento, sono, sulla carta, tante. Se Davide Piganzoli, in salita, e il ristabilito, dopo la brutta caduta nella crono del campionato nazione, Edoardo Affini, in pianura e nella cronosquadre, saranno gregari di Vingegaard, Stefano Oldani e Matteo Trentin avranno le loro chance. O gettandosi in qualche sprint ristretto oppure in fuga, sfruttando magari il colpo d’occhio e lo spunto veloce. Mattia Cattaneo, Red Bull-BORA-hansgrohe, condivide, con Piganzoli e Affini, il ruolo di gregario di corridori papabili al podio. Correrà in supporto di Evenepoel e Lipowitz, e appare proprio una sintesi dei due italiani della Visma, andando forte a cronometro e tenendo bene in salita, mentre, infine, Damiano Caruso e Antonio Tiberi daranno il loro contributo alla squadra, Bahrain-Victorious, magari aiutando Lenny Martinez in salita o provando in prima persona fughe da lontano nelle tappe di montagna. Per Caruso vincere al Tour sarebbe un premio alla carriera e una chiusura del cerchio – dopo aver vinto nel 2021 una tappa Giro e una alla Vuelta. Per Tiberi sarebbe una svolta quasi imprevedibile a una carriera che pare del tutto plafonata nella mediocrità.
PERCORSO TOUR 2026

Si parte da Barcelona, e sarà subito una grande festa. Si è scelto, però, di farlo in maniera particolare: cronosquadre (che non si vedeva al Tour da un po’ di anni e che ricordo ha subito una decisa modifica: il tempo individuale di ogni corridore varrà per la sua classifica generale) e serale. Potrebbe essere già una sfida per la maglia gialla tra Vingegaard, Pogačar, Seixas e il duo Red Bull Evenepoel-Lipowitz, ma occhio alla Ineos che porta Ganna anche ( o soprattutto) per questo sforzo. Il giorno dopo, ancora a Barcelona, si fa sul serio: tappa per corridori esplosivi, sfida tra cacciatori di classiche e uomini di classifica. La terza tappa, la Granollers – Les Angles, secondo il sito ufficiale è tappa di montagna. Vero che ci sono due salite sopra i 1500 metri, ma l’impressione è che gli uomini di classifica se ne stiano buoni e che quindi possa arrivare la fuga. Da Carcassonne a Foix di nuovo si strizza l’occhio a fugaioli o puncheur, poi dipende sempre tutto da quello che vogliono fare gli uomini di classifica, mentre la tappa numero 5, la cambiale da pagare a Pau (stavolta sede d’arrivo), è la prima chance di una volata vera e propria di gruppo. Tappa 6: si arriva a Gavarnie Gèdre, ma si scalano Aspin e Tourmalet, non serve aggiungere altro a un Tour duro sin dalle prime tappe. Il giorno dopo a Bordeaux e quello successivo verso Bergerac, avremo probabilmente la seconda e la terza chance per gli uomini veloci di sfidarsi in una volata a gruppo compatto. Domenica 12 luglio, prima del giorno di riposo, la tappa 9 da Malemort a Ussel vede scritto a caratteri cubitali: fuga!
Tappa 10, 14 luglio, sarà grande festa in Francia sul Massiccio Centrale con la Aurillac-Le Lorian. Tappa dura, sette GPM, tra cui Puy Mary-Pas de Peyrol e Col de Pertus. Arrivo a le Lorian dove Vingegaard sconfisse Pogačar nel 2024. Tappe 11 e 12 ancora volata, tappa 13 l’arrivo a Belfort con il solo Ballon D’Alsace da scalare nel finale potrebbe richiamare all’appello qualche uomo di classifica o magari sgranare il plotone e vedere una volata di un gruppo molto ristretto. Il giorno dopo ancora Vosgi, ancora Ballon d’Alsace ma stavolta in compagnia di altre salite con arrivo a Le Markestein Fellering dopo aver superato l’impegnativo Col du Haag. Fuga tra gente forte e lotta per la classifica così come il giorno dopo con uno degli arrivi più duri del Tour 2026, a Brison sul Plateau de Solaison, 11,3km al 9% di media, già affrontata qualche settimana fa al Tour de Suisse. Riposo prima dell’ultima settimana che si apre con la crono di 26.1km da Evian les Bains a Thonon les Bains, troppo corta per essere vera, ma tant’è. Volata (o fuga se non ci sono gambe per tenere chiusa la tappa) a Voiron e classica tappa da fuga nell’ultima settimana con l’ondulata Voiron-Orcières Merlette prima della due giorni più attesa (e stramba) del Tour: due arrivi nella stessa località, ovvero Alpe d’Huez. Il primo giorno è giornata per distruggere ogni record di scalata, il secondo, penultima tappa del Tour, con la Bourg D’Oisans-Alpe d’Huez abbiamo anche la giornata più difficile altimetricamente parlando. Croix de Fer, Télégraphe, Galibiere, e infine Sarenne per arrivare su all’Alpe d’Huez. Infine arrivo a Parigi che lo scorso anno ci regalò una giornata memorabile con la vittoria di van Aert. Confermato Montmartre a fare selezione, magari, se sarà ancora in corsa, potrebbe essere la giornata per l’altro van, ovvero der Poel.
Per seguire nel dettaglio le tappe, con le loro altimetrie, gli orari di partenza e arrivo ecco il sito ufficiale del Tour: https://www.letour.fr/en/overall-route
LE STELLINE DI ALVENTO
MAGLIA GIALLA
⭐⭐⭐⭐⭐ Pogačar
⭐⭐⭐⭐ Vingegaard
⭐⭐⭐ –
⭐⭐ Del Toro, Seixas, Lipowitz, Evenepoel
⭐ Ayuso, Riccitello, Pidcock, TH Johannessen, Tejada, Uijtdebroeks, Arensman, Vauquelin, Hindley, Jorgenson, Yates, McNulty, Skjelmose, Carapaz, Healy, Martinez
MAGLIA VERDE
⭐⭐⭐⭐⭐ Philipsen
⭐⭐⭐⭐ Pedersen
⭐⭐⭐ Merlier, Kooij, Girmay
⭐⭐ De Lie, van der Poel, Waerenskjold
⭐ Turgis, Fretin, Pogačar, Gregoire, Godon, Bittner, Vingegaard
MAGLIA A POIS
⭐⭐⭐⭐⭐ Martinez
⭐⭐⭐⭐ Pogačar, Carapaz
⭐⭐⭐ Vingegaard, Seixas
⭐⭐ Pidcock, Jegat, Tejada, Storer, Vauquelin
⭐ Lipowitz, Arensman, Evenepoel, Healy, Steinhauser, O’Connor, Verstrynge
MAGLIA BIANCA
⭐⭐⭐⭐⭐ Seixas, Del Toro
⭐⭐⭐⭐-
⭐⭐⭐ Ayuso
⭐⭐ Vauquelin, Uijtdebroeks
⭐ Martinez, Riccitello








