Di giornate così ne capitano in ogni Giro ed in ogni maggio. La televisione resta in sottofondo, è una voce che accompagna ma non richiede attenzione costante. Questa volta è domenica, spesso, però, succede il lunedì, ad inizio settimana, quando, dopo la felicità della partenza, inizia la routine della corsa e se la tappa è piatta, totalmente o quasi, non accade praticamente nulla. Sino alla fine. In giornate così, la storia è sempre la stessa, in fondo. Ci si potrebbe annoiare come in un qualunque altro pomeriggio di inizio primavera, soprattutto se piove. Però c’è il Giro e quando c’è il Giro pure la noia cambia forma. Ci si muove per casa, si sbrigano le proprie faccende, e ogni tanto si bUtta un occhio. Qualche secondo a vedere il paesaggio, a imparare qualcosa, almeno così dicono i nostri vecchi, e poi si ritorna al dovere. Anche chi segue il Giro in radio, perché è in viaggio, magari su un camion, per lavoro, può permettersi di naufragare nei pensieri e poi tornare a quelle biciclette ed a quei ciclisti. E, forse, pure chi legge può scavalcare qualche riga e correre verso il finale per comprendere cos’è accaduto.
Si vedono bende e cerotti in gruppo, residui della crudeltà della tappa di ieri. Sole e pioggia batteranno su di loro per qualche giorno. Si vedono, o, magari, si sentono, i soliti ciclisti andare all’avventura e si possono anche indovinare perché sono più o meno sempre gli stessi: Diego Pablo Sevilla, in maglia azzurra, è oggi accompagnato da Alessandro Tonelli nella ricerca di qualche punto in più per portare la maglia in Italia, dove il Giro, stasera, tornerà a casa. Insieme a loro c’è Manuele Tarozzi. Con Sevilla era già stato in fuga verso Burgas. Alessandro Tonelli, invece, lo conosce meglio e per un’altra storia: quella della fuga del 31 gennaio 2024, alla Volta a la Comunitat Valenciana. Erano compagni di squadra, come ieri Sevilla e Maestri, perché azzardare da soli richiama l’eroismo, ma azzardare in compagnia richiama il ciclismo degli uomini ed è pure meglio. Quella volta la fuga è arrivata ed ha vinto Tonelli. Non importa, era per dire che poi questi artigiani dell’impossibile si ritrovano sempre e potrebbero parlare per ore, invece, per ore, corrono. Si vedono canestri inventati e corridori che fanno centro con le borracce. Qualunque contenitore sulle strade del Giro viene buono per quello. Su e giù dalla bicicletta, perché l’acqua è necessaria o perché un ricordo è necessario. Talvolta solo perché un aiuto è necessario. Anche i dorsali possono contenere le borracce. Victor Campenaerts lo sa e, da ciclista, sa anche che una borraccia pesa poco ma, in una giornata no, pure togliere quei grammi, aiuta. Arnaud De Lie proprio non va. La salita di giornata, nulla di che, per lui è quasi impossibile. Procede a zig zag, suda, va sempre più piano. Campenaerts, nelle retrovie del gruppo, lo affianca, gli prende la borraccia, la custodisce, senza allontanarsi troppo, per porgergliela quando ha sete. Un aiuto non richiesto e più che mai urgente, anche se piccolo. L’urgenza non chiede, l’urgenza c’è e si vede. Basta guardare e immedesimarsi.
Quegli artigiani dell’impossibile, intanto, a forza di andare, superano i cinque chilometri all’arrivo. Poi i quattro. I tre. I due. L’ultimo chilometro. Hanno una manciata di secondi, i volti paonazzi, compressi nelle più incomprensibili smorfie, i muscoli uniti da coltelli conficcati, e spingono, continuano a spingere. Artigiano è colui che lavora con le mani, con la manualità e l’invenzione. Colui che sperimenta, che sbaglia e paga di proprio conto. Ma il mondo è andato avanti anche così. Il ciclismo va avanti anche grazie alle fughe che non funzionano ma fanno palpitare, mentre il Giro, da sottofondo, diventa cuore della casa, della macchina, dell’ufficio, dell’azienda. Il gruppo torna e li supera senza alcuna pietà: è la volata che invade la via. Jonathan Milan sprigiona ogni watt che ha in potenza. Pare farcela, con uno sprint lunghissimo. Invece no, anche oggi c’è Paul Magnier, che lo segue, lo affianca, lo supera e taglia per primo la fettuccia bianca dell’arrivo. Primo Magnier, secondo Milan che non si fa abbattere da queste cose, spiega ai microfoni, e rilancia. La carovana si scioglie per qualche istante, verso l’aeroporto, verso aerei differenti. Ma il volo è la sua costante questa sera, questa notte. Un volo verso il sud Italia che non aspetta altro. Martedì si ritorna. Domani qualcuno sarà felice, qualcuno triste, qualcuno si annoierà. Non lo sappiamo. Di certo, domani, non ci sarà il sottofondo del Giro. Che non fa nulla o forse sì.