SCHMID 10 Solido, completo, utile quando lavora per la squadra, spesso infallibile quando si ritrova davanti in fuga. Tipologia di corridore che una volta il ciclismo italiano sfornava in quantità, mentre ora se li godono gli altri e pensare che da Under battagliava con tanti suoi coetanei nostrani, mentre oggi ha messo la freccia su tutta quella generazione (i primi classe ‘98 e ‘99 che mi vengono in mente  e con caratteristiche simili: Bagioli e Battistella), deve continuare a farci porre più di qualche domanda. Perfetto, ieri, come una pellicola in 70mm IMAX girata da Christopher Nolan, prima nello sganciarsi a una decina di km dall’arrivo, poi nel partire al momento giusto e conquistare la vittoria più importante in carriera, la quattordicesima in totale, dopo aver vinto anche una tappa al Giro da giovanissimo e averla sfiorata più di una volta alla Vuelta.

TEAM JAYCO ALULA 9 Squadra in difficoltà e con meno mezzi di tante altre eppure ogni tanto riesce a tirare fuori il numero giusto, grazie, anche, a una qualità e a una esperienza di fugaioli di cui non possono vantare in molti. Ieri erano in quattro: O’Connor ha fatto il ritmo in salita, Matthews si stacca solo verso la cima del Ballon d’Alsace, ma eventualmente sarebbe stata la carta da sprint, Plapp controlla e Schmid finalizza. Tour ampiamente in attivo per loro, che sono anche alla ricerca di solidità economica per il futuro.

TEJADA 8 Ultimo dei mohicani. Uno degli ultimi colombiani di altissimo livello, arrivato al Tour per fare classifica si ricicla per provare a vincere una tappa e ci va vicinissimo in una giornata magari non del tutto congeniale. Gli manca davvero poco allo sprint contro un corridore veloce come Schmid, ma ci riproverà perché il terreno è favorevole a uno come lui, a partire da oggi e domani.

PIDCOCK 7 A lui e alla squadra (PINARELLO Q36.5) che fa tutto bene tranne il finale. Ovviamente si corre contro di lui, il più titolato e anche il più veloce in caso di sprint ristretto, Si fa sfuggire Schmid e Tejada (non può andare dietro a tutti), ma si consola con un gran balzo in classifica, ora è quarto. Difficilmente manterrà la posizione, ma correndo così la top ten al Tour non è un’utopia (e una tappa potrebbe arrivare)

BRAZ AFONSO 6 Solo due anni fa correva in una Continental francese, ora è il più competitivo di una Groupama in difficoltà che ne mette quattro in fuga, ma che arriva solo con lui davanti a giocarsela. Bel corridore, attaccante, completo, lo rivedremo davanti.

WELLENS/MCNULTY 5 La coppia UAE Team Emirates fa paura, ma si fa sorprendere. Non corrono al 100% da compagni di squadra con lo stesso obiettivo, forse troppo abituati di recente a spendersi per le cause altrui. Per gli altri, però una buona notizia: non vincono sempre gli emiratini di Pogačar.

ITALIA E FRANCIA 4 La media tra il 5 ai francesi e il 3 agli italiani. Una volta, quando andavano in fuga, facevano paura e spesso incetta di tappe, oggi sono entrambe a quota zero. la Francia, almeno si consola, numericamente, con tanti corridori che alla fine possono giocarsela, l’Italia, invece, tolti quei due, tre corridori ormai noti – e qui al Tour ci dovevano essere Ciccone e Fortunato – è sparita dall’élite dei fugaioli, né a parte Frigo, sembrano essercene all’orizzonte. Ci stiamo abituando da troppi anni a questa mediocrità.

LIDL-TREK 3 Lasciano da solo Pedersen davanti con 60 corridori in fuga in una giornata adattissima anche a Simmons e Vacek e poi si ritrovano nel finale a tirare il gruppo per non far guadagnare troppi minuti a Pidcock, possibile rivale in classifica di Skjelmose e Ayuso. Doveva essere la loro giornata, lo è stata, ma in negativo

GREGOIRE 2 Oggi per la rubrica “che fine ha fatto?” Parliamo del campione nazionale francese. Tappa adattissima che, visti anche i nomi che hanno tenuto le ruote dei migliori in salita, compreso il compagno di squadra Braz Afonso, fa aumentare il rammarico. È giovane e si rifarà, ma anche questo Tour, come quello dello scorso anno, si fa ogni giorno più complicato. Che soffra la pressione?

HIRSCHI E ALAPHILIPPE 1 Mesti, si infilano nella fuga, ma senza ottenere nulla. Alaphilippe si stacca subito in salita, Hirschi ci prova pure, ma via via che i chilometri e le pendenze si accumulano, il suo livello scende. Se il primo ha la scusa dell’età e del logorio, il secondo è un mistero che potrebbe risolvere solo Indiana Jones.

Privacy Preference Center