PUBBLICO 10 Voto massimo al colpo d’occhio, alla correttezza, al tifo sfegatato, alla cornice favolosa sui Vosgi. Complice una bella giornata, non caldissima come nei giorni scorsi, il week end, le ferie, eccetera, è stata la tappa migliore finora per quello che si è visto a bordo strada, con quelle distese di persone a seguire la corsa come fosse la gradinata di uno stadio.

CARAPAZ E TOBIAS JOHANNESSEN 9 Ma anche Healy e Anders Johannessen, ovvero, rispettivamente, compagno di squadra e compagno di squadra ma anche gemello. Fondamentali per portare più in là possibile la fuga (con dentro anche Valentin Paret-peintre e Rubio). EF Education EasyPost e Uno-X Mobility in missione e sarebbe bastato veramente poco per vedere loro due giocarsi la tappa. Ripresi nel finale, non fosse stato per la l’ossssiva mania del controllo degli UAE, tutto il giorno, e per il ritmo (un po’ fine a se stesso, ma poi ci arrivo) tenuto da Kuss prima e poi da Vingegaard, sulla salita finale, l’arrivo sarebbe stato roba per loro e ci saremmo emozionati di più – almeno io. Da oggi, però, nuove possibilità per entrambi.

POGAČAR 8 Aggiorniamo: venticinquesima vittoria al Tour, quarta in questa edizione. Lascia la squadra a controllare la tappa, poi fa sfogare Vingegaard e, infine, quando la stanchezza è uno stato che avvolge corpo e anima dei suoi avversari, lui scatta, fa il vuoto, se ne va, vince. Quasi in scioltezza e con un ghigno di soddisfazione. Imbattibile, non è una novità, quest’anno, rispetto allo scorso pare pure più famelico – se è possibile definire così un cannibale.

SEIXAS 7 Punto in meno perché forse abbiamo capito com’è fatto: uno che più che aizzare le folle, calcola. Si spiega così il costante marcamento ai suoi avversari per il podio, per un mantra ormai chiaro: non si spreca un briciolo di energia in più del dovuto e si punta al podio. Tuttavia, la sua solidità fa sognare i francesi, uno di questo genere non può che essere destinato a vincere tutto in futuro. E intanto, va pure a vestire la maglia bianca. Diamante.

V. PARET-PEINTRE 7 Tiene viva la speranza perché Pogačar non vinca (anche) la maglia a pois (già conquistata tre volte) e che i francesi inseguono dal 2019 ( con Bardet che completò il tris, 2017 Barguil, 2018 Alaphilippe). Perché il suo desiderio si avveri, però, deve sperare magari di aggiungere, all’accumulo dei punti durante la tappa, un successo anche al traguardo, magari già da oggi dove per il vincitore sono 20 e fanno tanta differenza.

DEL TORO 6 Dopo aver sofferto il giorno di riposo, rischiando forse di buttare via la possibilità di salire sul podio, ieri si riprende, crescendo nel finale di tappa, chilometro dopo chilometro – aiutato in parte anche dal capitano, in maglia gialla, che inizialmente, vedendolo un po’ in difficoltà, non affonda il colpo quando potrebbe – e vincendo persino la volata per il secondo posto che gli dà qualche secondo di abbuono. Oggi, deve provarci in qualche modo, sperando di guadagnare il più possibile dagli avversari che, presumibilmente, martedì gli staranno davanti a cronometro.

PIDCOCK 6 Ancora all’attacco, ma è un nulla di fatto. In realtà di energie non ne spreca molte, ma la sua azione risulta fine a se stessa. Perde tante posizioni in classifica, ma al momento è solidissimo in top ten (nono con quasi otto minuti sull’undicesimo, in pratica il bonus guadagnato con la fuga di venerdì).

VINGEGAARD 6 Di incoraggiamento, anche se non si è ben capito a cosa volesse portare la sua azione. Forse a far vedere a se stesso che ancora c’è, ma l’impressione, come l’altro giorno, è che la forma sia in calando come dimostrato dalla sua versione gatto di marmo, di nuovo, al traguardo, quando, a causa dello sprint, perde diversi secondi da Del toro e Seixas. Difficile che si possa inventare qualcosa, salvo cambi di marcia repentini da oggi in poi, al momento difficili da immaginare.

EVENEPOEL 5 Si salva, ok. Gestisce come può, bravissimo, ma non può pensare di salire sul podio arrancando, rispetto ai suoi avversari diretti, non appena le cose si fanno sul serio. Nella tappa di oggi avrà un mirino enorme sulla schiena. Sarà, probabilmente, per i corridori che vogliono fare secondo o terzo a fine Tour, l’avversario principale da far saltare in aria sulla dura salita finale, considerando il possibile bonus del belga martedì a cronometro.

LIPOWITZ 5 Non entusiasma per nulla. Non si può nemmeno chiamare attacco quel timido tentativo a inizio salita nel finale. Poi si difende finendo per farsi pure riprendere da Evenepoel. Il suo attacco al podio passerà dalla tappa di oggi e dalla crono di martedì, poi capiremo se il terzo posto del 2025 sarà un caso isolato.

AYUSO 4 Lo avevamo immaginato. Non appena abbiamo letto le sue parole: “per la lotta al podio vedo, oltre a me, Del Toro e Seixas”, ignorando i due avversari della Red Bull, abbiamo subito pensato che il karma avrebbe riportato l’equilibrio, sfavorendolo alla prima occasione buona. E così è stato: indovinate un po’? Si fa staccare da Seixas e Del Toro, arrivando al traguardo proprio con il duo Red Bull. Più che le gambe, con il giovane spagnolo, che perde per pochi secondi pure la maglia bianca, può la lingua.

MARTINEZ E SKJELMOSE 2 La giornata li sfavorisce e, pur blindando abbondantemente la top ten, danno l’addio alla lotta per il podio. Ci piacciono di più, entrambi, in un’altra versione, quella degli attaccanti, ma potreste biasimare la loro voglia di provare a chiudere nei dieci un Tour de France?

BERNAL 0 Le fatiche del Giro presentano il conto e la top ten – salvo ritiri o crolli di qualcuno tra quelli davanti – è una chimera. Anzi, da oggi dovrà guardarsi dietro da diversi corridori, ma a sto punto sarebbe più interessante vederlo in fuga (come per altro accaduto ieri) per provare a vincere una tappa e salvare il bilancio sin qui negativo di tutta la Netcompany INEOS.

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