PHILIPSEN 10 A lui, alla squadra, a uno straordinario pesce pilota di nome van der Poel che, come già accaduto in passato, al Tour migliora di giorno in giorno e non mi stupirei di vederlo alla’attacco, così giusto per fare un buon allnemanto, nelle prossime due tappe e poi provare a vincere a Parigi – dove sarà il favorito numero uno, o numero due, dipende dalla maglia gialla che decide di fare. Philipsen finalizza, all’ultima giornata buona per le sue caratteristiche, il grande lavoro di taglia e ricuci che la sua squadra ha messo in atto in una giornata completamente pazza fatta di fughe e controfughe e in cui, alla fine, o meglio, all’inzio del terzo atto, va via la prevista azione con dentro (quasi) tutti i velocisti. Coglie il successo numero undici al Tour (mica poco), in una tappa che aveva le caratteristiche di quelle semiclassiche del Belgio che tanto gli piacciono. Ora, con soli sette punti di distacco da Pedersen, può giocarsi anche la maglia verde finale. Tour, all’improvviso in attivo per gli Alpecin con due successi di tappa ottenuti dai due capitani e una giornata come quella di ieri di assoluto strapotere e in cui vanno citati pure Planckaert e Verstrynge.
STUYVEN 9 Da un Jasper all’altro. Come già accaduto al Giro, ma anche al Tour in altre circostanze, arriva a tanto così dalla vittoria che ne avrebbe suggellato un lungo periodo in cui sta dimostrando di essere tra i più forti uomini-squadra del gruppo. Perché se Magnier e Merlier escono dai due grandi giri sin qui disputati con tre successi a testa, buona parte di merito va anche a lui. Prova l’attacco a più di venti chilometri dall’arrivo e per un po’ sembra pure farcela. Quando è stato ripreso nel finale ci si è spezzato il cuore.
JEGAT 8 La combinazione della cassaforte in cui mette dentro la sua seconda top ten di fila al Tour è fatta di fughe anche nelle tappe meno adatte e dalla gestione degli sforzi di cui è capace nelle giornate più difficili. Lettura della gara paranormale: la sua intuizione lo porta, senza doversi dannare troppo l’anima, a cementificare, con oltre dieci minuti di vantaggio sull’undicesimo posto, il suo nono. Ora potrà sedersi in bicicletta con molta meno ansia alla vigilia del trittico alpino che deciderà il Tour de France. Dovrà solo arrivare a Parigi.
PEDERSEN 7 Tappa che alla fine rischia di essere dolceamara, ma uno come lui ci diverte sempre. Prendo in prestito le parole di Marco Castro: La Danimarca non è un Paese di sterminata grandezza, ma ci sarà pure un po’ di spazio per erigere una statua di Mads Pedersen. Esaltante per ¾ di tappa, dopo aver preso i 25 punti dello sprint intermedio e averci provato ancora e ancora, nel finale ha le polveri bagnate e ora arriva alle ultime tappe con un vantaggio striminzito su Philipsen. In ogni caso scommetterei su di lui.
SCHMID 7 Dopo la vittoria a Belfort è ancora una volta protagonista. Secondo di tappa, seppure con ampio distacco da Philipsen, Mauro Schmid si conferma in questo 2026 tra i corridori più forti su un certo tipo di percorsi. Ormai lo abbiamo capito: fugaiolo di grande qualità, resistente anche in salita, che può sfruttare anche uno spunto veloce capace di dargli ancora tante soddisfazioni in carriera.
HEALY 6 Finalmente pimpante seppure non su un percorso adattissimo alle sue caratteristiche. Riuscirà, lui o la sua squadra, sempre molto attiva, ma al momento inconcludente, a sbloccarsi da qui a domenica?
HAGENES 6 Appena ha avuto via libera ha mostrato quanto di buono potrà dare alla sua squadra in giornate di questo genere. Una sorta di Pedersen o van der Poel, per piglio e caratteristiche, al momento è lontanissimo da quello status (e sempre lo sarà, siamo d’accordo), ma che saprà togliersi tantissime soddisfazioni in carriera. Mi aspetto da lui un grande finale di stagione.
LIDL TREK 5 Pedersen perde diversi punti per la maglia verde, Simmons e Gee rincorrono tutti e forse nel finale in uno di quei tentativi si poteva azzardare l’affondo. Ne escono battuti e con il clamoroso rischio di uscire sconfitti dalla lotta per la maglia verde fin qui indossata con merito. (Spoiler: non accadrà, ma Philipsen darà più di un pensiero)
TARLING 5 La media tra il voto 8 per la condizione cercata e finalmente arrivata quasi all’improvviso e ieri messa in mostra per tutta la tappa e il 2 per quel finale abbastanza insensato dove, invece di tenersi buono per una sparata o lo sprint (il corridore è pure veloce, soprattutto al termine di giornate in cui si raschia il barile), decide di tenere altissimo il ritmo mettendo in fila il gruppo come se in squadra con lui ci fossero contemporaneamente Philipsen, Kooij e Pedersen. Va beh, è giovanissimo e si rifarà.
GIRMAY 2 Davanti c’erano tutti i velocisti più attesi tranne lui che si stacca subito nelle prime (folli) fasi di corsa e alla fine brucia l’ultima occasione di giocarsi una tappa a questo Tour 2026.
FRANCESI 1 Ancora a secco di successi tappa, e per i padroni casa a zero vittorie non succede dal 1999, ma è già accaduto negli anni 2000 che si salvassero in corner in una delle ultime tappe: nel 2011 e nel 2013 con Rolland e poi Riblon sull’Alpe d’Huez, tappe 19 e 18 rispettivamente (e l’Alpe d’Huez sarà protagonista di questo fine settimana, più volte); Bardet nel 2016 (tappa 19 a Sant Gervais Mont Blanc); nel 2022 tappa 19 con Laporte a Cahors e lo scorso anno, tappa 2016, con V. Paret Peintre sul Mont Ventoux. Ieri Russo, sesto, migliore all’arrivo, e da oggi ci sono tre tappe che stuzzicano i corridori di casa, i quali, però avranno una bella batteria di rivali pronti a dargli ancora dispiaceri.
ITALIANI 0 Come le vittorie a questo Tour, ma non solo. Come i corridori in una fuga di una cinquantina di corridori. Come le azioni promosse nelle giornate di ieri. Nessun lampo, salvo qualcosina da parte di Ganna. Restiamo aggrappati alla top 13 in classifica di Davide Piganzoli. Disastro annunciato, ma forse non così.





