POGAČAR 10 Non ci sono ulteriori parole da spendere, lo facciamo da anni e aggiungere altro sarebbe solo un inutile esercizio di stile. In questo Tour ha ulteriormente umiliato la concorrenza riscrivendo, anche ieri sull’Alpe d’Huez, il significato di strapotere, con una delle sue azioni più memorabili che si vanno ad aggiungere ad almeno una mezza dozzina di altre imprese che non dimenticheremo e ci faranno dire che abbiamo vissuto nella sua epoca. Ci facciamo aiutare dai primi numeri più interessanti, quanto banali: record di scalata della mitica vetta alpina (35’26’’, contro il precedente 36’50 di Pantani nel 1995), centoventiseiesima vittoria in carriera, ventiseiesima al Tour, quinta stagionale alla Grande Boucle, nome che verrà aggiunto a uno dei tornanti della salita, per me si fermerà qui nel conto dei successi per questa stagione (al Tour!) e oggi lascerà la fuga, poi a Parigi, mi espongo, vincerà qualcun altro.

ARMIRAIL 9 Dopo lo sloveno campione di tutto, il gregarione francese della Visma è, senza ombra di dubbio, l’altro migliore in campo. Ha tirato tutta la tappa portando a rimorchio una quarantina di corridori (gli hanno dato una mano Jorgenson, Foss, Healy, Baudin e Quinn, voto 7 a tutti e cinque) in salita, pianura e discesa. Se la fuga ha avuto più di qualche speranza di arrivare, gran parte del merito è suo. Un altro paio di Tour ad aiutare i prossimi capitani se li è conquistati di diritto.

CARAPAZ 8 Che spettacolo di corridore. Non ha mai mollato pur sapendo che da dietro Pogačar rientrava salendo come una moto, anzi più delle moto. Si è innervosito con Martinez e come risposta continuava a scattare: ne avrà fatti a decine di quegli attacchi. E ognuno era più bello dell’altro. Ripreso, ha provato a resistere, ma alla maglia gialla non resiste nessuno figurati lui che era in fuga dal giorno prima. In un colpo solo, però, sale all’ottavo posto in classifica, prende la maglia a pois di un solo punto su Pogačar strappandola a colui che sembrava potesse indossarla a fine giornata, stavolta come legittimo proprietario, Valentin Paret-Peintre.

SKJELMOSE 8 Un Tour de France quasi di nascosto, crescendo tappa dopo tappa e che lo porta, alla vigilia delle ultime due frazioni, al sesto posto. Solido in salita, in piena lotta per la quinta posizione, alzi la mano chi se lo immaginava così alto a questo punto del Tour.

PEDERSEN 8 Andando ancora all’attacco, aiutato da Vacek, Simmons e Gee, Mads Pedersen, altro corridore spettacolare che uscirà da questo Tour con uno status ancora maggiore di quello conquistato in questi anni, blinda in maniera quasi definitiva la maglia verde. Siamo sollevati per lui.

MARTINEZ 7 Eppure pensavo che in casa Bahrain quello forte per la classifica generale fosse Tiberi: non potevo leggerla peggio. Eppure pensavo che il piccolo francese fosse troppo leggero per fare alta classifica in una corsa massacrante sotto tanti aspetti come il Tour, mi cospargo il capo di cenere, perché Lenny Martinez, a due giorni dalla fine, è quinto, dopo aver scelto la tappa giusta, il momento giusto, la giornata ideale per consacrarsi andando a scavalcare i due corridori della Lidl. Due voti in meno per un atteggiamento che ha infastidito, e non poco, Kuss e soprattutto Carapaz con i quali è andato vicinissimo a giocarsi una tappa che si sarebbe ricordato per tutta la vita. Ma c’è ancora oggi, se ne avrà, anche se immaginiamo come il suo obiettivo sarà difendersi da Skjelmose, dietro di soli nove secondi. Tra lui e Seixas la Francia sta divinamente quando si parla di classifica generale.

DEL TORO 7 Sgombera il campo da ogni dubbio sulla sua salute staccando nel finale Paul Seixas – ora dietro a 24’’ – facendo un altro passetto verso il podio finale. A nemmeno 23 anni, li compirà a novembre, Isaac Del Toro è a due giorni dal suo primo podio al Tour da mettere vicino a quello conquistato al Giro nel 2025. Il futuro nei grandi giri è (anche) suo e in futuro ci aspettano grandi sfide tra lui e Seixas che potrebbero diventare i Pogacar-Vingegaard del prossimo lustro.

EVENEPOEL 6 Un venerdì sull’Alpe d’Huez di ordinaria amministrazione per lui che ha dimostrato, in questo Tour, di essere a puntino anche in salita. Non prova nemmeno a seguire Pogačar, non avrebbe senso, non deve dannarsi per distaccare gli altri uomini di classifica, rischia di tamponare una moto, ma si riprende subito e fra due giorni potrebbe festeggiare il suo migliore risultato in carriera in una grande corsa a tappe dopo la vittoria alla Vuelta del 2022. Secondo posto in classifica: il miglior risultato possibile quando in gara c’è Lui.

SEIXAS 5 Attenzione, voto da prendere con le pinze e anche breve annuncio per chi potrebbe sentirsi irritato: non è un voto globale al Tour di un ragazzo di 19 anni (perché a fine gara meriterà un bel 10) che contro corridori di questo livello forse chiuderà al quarto posto la sua prima grande corsa a tappe, quando c’è gente più grande di lui che ancora milita nelle categorie inferiori, ma è riferito alla giornata di ieri, grazie alla quale ho trovato la risposta ai miei perché dei giorni scorsi: non attacca in quanto le energie sono al lumicino anche per lui. Però ci crediamo: che possa provarci oggi in una giornata dal profilo terribile? D’altronde Del Toro, al terzo posto, è a soli 24’’ davanti…

V. PARET PEINTRE 5 Carapaz al contrario. Si scanna sui primi GPM e poi si lascia sfilare un po’ troppo presto tenendo a mente la presenza dei punti disponibili l’indomani. In un colpo solo, però, si fa superare in classifica dei GPM da Carapaz e Pogačar e oggi potrebbe dare il via, tra Croix de Fer, Telegraphe e Galibier a una sfida appassionante contro il corridore ecuadoriano della EF.

ITALIANI IN FUGA 4 Ci siamo scaldati per aver visto ben tre italiani davanti in fuga, ma poi man mano che aumentavano chilometri e difficoltà loro si staccavano, e le nostre flebili speranze di vederli protagonisti andavano a farsi benedire. Prima Tiberi, Tour incomprensibile, poi poco dopo Piganzoli, stanco anche per le fatiche del Giro e infine Cattaneo, utile come testa di ponte per capitan Remco. Non è la nostra corsa, non è il nostro momento, ma serve qualcosa che lo cambi perché il movimento italiano ha imboccato una brutta strada…

VOISARD E VAN WILDER 2 Il loro Tour anonimo prosegue, in classifica generale, rispettivamente con un undicesimo e dodicesimo posto che potrebbe dare qualcosa in futuro in termine di carriera, ma che scalda pochissimo gli animi. Seppure, ieri, Voisard in fuga ha provato ad andare, staccandosi abbastanza presto. Per entrambi un tentativo in una gara meno esigente a livello di concorrenza come il Giro potrebbe essere un’idea per il futuro.

AYUSO 0 Di nuovo, alla voce sconfitto di giornata, troviamo lo spagnolo della Lidl-Trek che a 24 anni peggiora di stagione in stagione e a questo Tour di tappa in tappa. Chiuderà con uno scialbo settimo posto (ma senza i ritiri di Lipowitz e Vingegaard sarebbe stato nono), scialbo per lui che a 19 anni saliva sul podio alla Vuelta e ora pare un gamberetto. Forse, in futuro, un’idea potrebbe essere quella di iniziare a lasciar perdere la classifica generale e diventare un cacciatore di tappe.

Privacy Preference Center