DEL TORO 10 Chi guarda il dito penserà alla concessione del suo capitano – che, invece di superarlo, lo spinge fin sul traguardo urlandogli “vai! vai! – ma sulla luna viene proiettata l’immagine di quell’ultima curva con la quale Del Toro supera Skjelmose, scava un piccolo solco sugli altri e va a vincere. Se molti chilometri più a nord arriva una vittoria di un predestinato che ci manda in brodo di giuggiole, più a sud in Spagna, godiamo per il successo di un corridore che è soltanto all’inizio del suo viaggio. E fanno due successi di tappa tra Giro e Tour distanziando gli avversari in una curva in discesa.
TARRAGONA 9 Ho visto, soprattutto al Tour, posti decisamente brutti da cui hanno preso il via alcune tappe. Tarragona non fa parte di quella categoria, anzi, si sposta nell’insieme delle partenze più belle mai viste.
UAE TEAM EMIRATES 8 Sono un problema, grosso, per tutte le altre. Non che ci fossero molti dubbi, ma il modo con cui controllano e selezionano il gruppo con McNulty e Yates, la doppietta sul traguardo, la confidenza tra Pogačar e Del Toro sanciscono la loro superiorità.
FUGGITIVI 7 Li citiamo, sono i primi del Tour 2026: Frank van den Broek, il primo a mollare in preda ai crampi dopo aver concluso il Giro in terzultima posizione con una spalla malridotta; Felix Engelhardt, che di recente ha vinto il campionato nazionale tedesco, che da quando si è fatto i baffi ha iniziato ad andare forte come da under 23; Alex Molenaar, nederlandese di Barcelona, gioca in casa e porta la Caja Rural, al primo Tour della sua storia, sul podio, vestendo la maglia a pois. Menzione anche per Baptiste Vistroffer, il più atteso tra i fugaioli. Primo a scattare, viene ripreso. Poi quando vanno via i tre ci riprova, ma non rientra e si rialza. Lo rivedremo, magari già oggi.
JOHANNESSEN 7 In una tappa in cui i big si marcano, rendendo la giornata più soporifera del previsto, vittime del caldo asfissiante e del ritmo dell’UAE, il più forte dei due gemelli della Uno-X Mobility è l’unico a provare qualcosa, conquista qualche punto al GPM e chiude sesto all’arrivo.
VINGEGAARD 6 Non ha la scaltrezza del duo UAE, né l’esplosività che da un po’ di stagioni pervade i muscoli di Evenepoel, nemmeno, a tratti, una bellissima faccia, ma nonostante tutto, in una giornata non troppo felice per i suoi (eufemismo: voto 3 alla Visma che vede Joregnson e Kuss saltare completamente e Piganzoli perdere un minuto), chiude quarto, difende la gialla, lascia per strada solo i secondi di abbuono e resta lì, in attesa delle giornate di alta montagna, a lui più congeniali.
EVENEPOEL E SEIXAS 5 Remco chiude terzo di tappa, forse sembrerò ingeneroso, ma ieri era una tappa per lui, invece resta a guardare, prende un buco, lo ricuce. Forse poteva provarci un po’ prima, avrebbe forse raccolto di più. Addirittura vincere. Paul, invece, continua a litigare con il Tour. Problemi meccanici, inseguimenti, mancanza di comunicazione: rimane intruppato dietro mentre Benoot, suo compagno di squadra, si mette a fare il ritmo nel finale. Il suo Tour passa anche da queste piccole incertezze.
TIBERI 4 Uno dei più grandi enigmi del nuovo millennio. Che fine ha fatto quel corridore che puntava ai podi nei grandi giri, che a inizio stagione vinceva in salita una tappa all’UAE contro avversari che ora al Tour sembrano appartenere a un’altra categoria? E perché andare in Francia invece di provare una corsa più semplice sotto diversi aspetti come il Giro d’Italia?
LIPOWITZ 3 Vero che non sono questi i suoi arrivi. Vero che lui è un diesel che ha bisogno delle montagne, di sforzi duraturi, ma intanto in due giorni il distacco dalla maglia gialla è di 45”, dal suo compagno di squadra Evenepoel, 30”.
PUNCHEUR 2 Ritmo alto, ma costante, davanti restano quasi solo uomini di classifica, ma qualcosa in più da corridori come van der Poel o Grégoire era lecito aspettarsi.
JEGAT E VAUQUELIN 1 Lo scorso anno in top ten, ma quest’anno la condizione è lontana per vari motivi. In classifica sono già distanti, ma il loro Tour si può ricostruire, alla grande, con le fughe.
REGIA 0 Perché il modo con cui dimostrano che il capitalismo liberale ha trionfato su tutto è puro accanimento. Serviva davvero, mentre molti da casa soffrivano il caldo e una tappa soporifera, inquadrare in continuazione le meravigliose spiagge catalane?



