POGACAR 10 Ogni gara, ogni vittoria, ogni anno che passa, i suoi avversari sperano di vederlo calare e questo non solo non molla di un centimetro, anzi, sembra andare sempre più forte. In primavera è fiammingo, d’estate è un camoscio che pare uscito da una storia di Tank Girl. Con i razzi nella gambe. Certo, un arrivo come quello di ieri è disegnato su di lui, strappo per gente esplosiva dopo una giornata tirata e dopo una trenata del fido Del Toro: cosa poteva chiedere di più? La ventiduesima in carriera al Tour arriva in una giornata caldissima (che lui un tempo soffriva) e per distacco in volata, contro il meglio in circolazione. Gli altri (avversari, tifosi, commentatori) lo sanno, lo conoscono, ma sono comunque spaventati perché il Tour rischia di essere già finito con lui in giallo al terzo giorno.

DEL TORO 9 Un voto in meno rispetto al giorno prima perché non vince, ma si sacrifica lanciando lo sprint del suo capitano, facendo saltare per aria ciò che restava del gruppo sullo strappo finale, mietendo vittime sulla sua strada, chiudendo in scia a tutti i pretendenti al podio. A cui si candida senza indugi.

TIFOSI 9 Sull’ultimo GPM non dovevano essere presenti su invito (non ordine) di organizzazione e prefetto eppure non solo c’erano, ma un gruppo di loro, numeroso, misto di francesi, baschi, catalani, norvegesi, danesi hanno riportato sulle strade del Tour la Viking Row, ovvero la celebrazione dei tifosi della Norvegia che poche ore prima mandavano a casa il Brasile nel Mondiale di calcio (sì quello della farsa Trump-Infantino e della squalifica cancellata all’attaccante degli States. Poi stanotte è andata come doveva andare).

SEIXAS 8 Eccolo il giovane Paolino francese che mette il muso fuori e pure davanti. Chiude quarto, dietro Pogi, Vingo e Carapaz dopo due giornate difficili, su un arrivo per lui, ma anche per tanti altri che gli finiscono dietro. Le rose come lui fioriscono anche in una giornata in cui il caldo brucia come non mai.

FUGGITIVI 7 Senza nominarli tutti, scegliamo di citare Van Mechelen, Prodhomme, Vercher, Garcia Pierna e Baudin, quelli della fuga nella fuga che resistono più di tutti. In particolare Baudin, ultimo a mollare, che va a vestire la maglia a pois (tra gli obiettivi minimi della sua squadra la Ef EasyPost). Baudin, affetto dalla sindrome ciclistica della botte piena e della moglie ubriaca. Ovvero quei corridori che vanno in fuga nonostante siano molto vicini in classifica e vorrebbero magari conquistare la maglia gialla, lottare per la vittoria di tappa, ma alla fine come risultato ottengono che la fuga non va da nessuna parte perché, comunque, sono vicini in classifica e non si sa mai.

CARAPAZ 7 Resta il rammarico per i tanti secondi persi nella cronosquadre, dove per altro la sua squadra arrivava con buone credenziali, ma in due giorni si butta in volata e si piazza, ieri addirittura terzo. Risale sette posizioni in classifica, e ora lo attendiamo alle vere salite che ci diranno fino a dove si potrà spingere questo corridore che rinasce tutte le volte che sembra sul punto di mollare.

AYUSO E LIPOWITZ 6 Lo spagnolo della Lidl-Trek continua a flirtare con le posizioni di avanguardia (12° e 10°), dice che senza il problema meccanico di Skjelmose nella cronosquadre avrebbe lottato per la vittoria, ma a me sembra che abbia smarrito l’esplosività di un tempo o forse, mi correggo, sono gli altri che vanno fortissimo. Lipowitz cresce come da copione rispetto ai due giorni precedenti e per la prima volta chiude davanti a Evenepoel in una sfida che terrà banco da qui a Parigi e che potrebbe pure valere un posto sul podio.

VISMA 5 Ancora brutte notizie per la squadra che nella crono d’apertura ci aveva lasciati a bocca aperta e che invece dal giorno seguente perde pezzi. Ieri pure una caduta che ha coinvolto Armirail e Affini, mentre Jorgenson è una pallida copia di ciò che ammiriamo durante la stagione, Kuss e Piganzoli soffrono e Vingegaard nulla può contro le volate di Pogačar. Mezzo voto in più per aver perso la maglia gialla lasciando agli altri le incombenze di rito.

EVENEPOEL 4 Sarà il caldo? Non lo so, cerco sempre una giustificazione quando parlo di lui. L’altro ieri pareva pronto per vincere, ieri, invece, si è staccato sul forcing di Del Toro ancora prima della volata finale di Pogačar. Con lui non sai mai da che parte guardare e se fa fatica qui, oggi, non oso immaginare quando inizieranno le vere salite, domani.

UIJTDEBROEKS 3 Vale un po’ il discorso fatto per Tiberi, anzi sono sempre di più i parallelismi. Entrambi considerati dei predestinati dopo aver fatto grandi cose nelle categorie giovanili. Entrambi accostati a illustri corridori come Evenepoel, il belga, a Nibali, l’italiano. Entrambi cresciuti con calma e con il Giro del 2024 come spartiacque. Uijtdbroeks ci arrivava dall’ottavo posto della Vuelta l’anno prima, al Giro e si deve ritirare quando era in piena lotta per un posto nei primi 5 e per la maglia bianca. Tiberi, invece lo chiudeva 5°. Per entrambi la Vuelta 2023 (il belga), e il Giro 2024 (l’italiano) restano i migliori risultati in una carriera che ora va avanti tra alti (pochi) e diversi sfondoni a cominciare da questo Tour che avrebbe dovuto rilanciarli e invece li vede ammalati, fiacchi, in difficoltà.

PIDCOCK 2 Vale in parte il discorso fatto per Evenepoel con l’aggravante che ancora più del belga è adatto a finali del genere. Se non riesce a giocarsela in un arrivo così (non dico battere Pogačar, ma un podio di tappa), mi chiedo: fino a dove potrà arrivare quando inizieranno le salite più lunghe? Magari in un mondo che va alla rovescia lo treoveremo più forti lì.

IL CALVARIO 0 Il calvario non è solo una delle salite affrontate nella tappa di ieri ma è quello che sta vivendo il povero De Lie, ammalato dalla vigilia, si stacca subito anche ieri, resiste quanto può ancora con l’aiuto di Veistroffer (voto 10), ma sta troppo male, fa fatica a respirare. Meglio che si sia fermato. Ma ora basta, va aiutato, c’è da capire cos’ha, non buttatelo di nuovo nella mischia in qualche gara fra pochi giorni.

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