POGACAR 10 Che gli vuoi dire? Vero è che l’egemonia si fa affascinando e non annoiando, ma se lui va così troppo più forte degli altri che dovrebbe fare? Frenare? Chiude a doppia mandata il Tour dopo 6 giorni, (cito il saggio: Il tour più breve della storia), alla prima vera salita stacca tutti, conservando il vantaggio in discesa e ampliandolo sul lungo falsopiano finale. Poco più di due settimane al quinto Tour, come i mostri sacri dell’albo d’oro. Tra 12 successi di tappa raggiungerebbe Cavendish, il recordman assoluto di successi di giornata. Forse (!) non ci riuscirà quest’anno, mancano 14 tappe, la matematica non lo condanna, ma ha ancora tre o quattro edizioni per provarci.
SEIXAS 9 Che gli vuoi dire? Parte seconda. Ha 19 anni e in sostanza ieri vanno più forte di lui soltanto Pogačar e Vingegaard. Non i primi due che passano, anzi, quelli che stanno facendo la storia del Tour di questi anni e che prima o poi batterà, ne siamo certi. Sembra soffrire parecchio, soprattutto inizialmente, la sua prima grande salita al Tour, ma in realtà si gestisce e si salva alla stragrande. Un giorno tutto questo sarà suo.
LOTTA PER IL PODIO 8 Da Del Toro terzo (voto 9, tappa di altissimo livello la sua), a Skjelmose nono, c’è un minuto e mezzo e dentro tutta una serie di bei corridori tra loro differenti, a tratti all’opposto, per talento, facce, background, caratteristiche. Oltre ai già citati Del Toro, Seixas e Ayuso, ecco presenti Evenepoel, Lipowitz (lo vorrei vedere alle prese con i tapponi anni ‘90, con sette otto, ore in bici, un dislivello assurdo, 5 o 6 colli da scalare, per me andrebbe ancora più forte), Martinez e Skjelmose. Ci sarà qualcosa da guardare nelle prossime salite.
EVENEPOEL 7 Molti lo davano per spacciato, forse non sarà quello che pensavamo potesse diventare, ma il Pogagaard è di un altro livello per tutti. La sua lotta al podio è sicuramente uno dei motivi di maggiore interesse da qui a Parigi, sempre che non salti sulla prossima salita, insieme alle sue dichiarazioni post tappa così lontane dall’appiattimento generale e dalla retorica del volemose bene e che continuano a regalare storie, titoli, gioie per gli amanti del caos e dell’imprevisto.
LENNY MARTINEZ VS VALENTIN PARET PEINTRE 7 Al termine della giornata di ieri Tadej Pogačar veste la maglia a pois, che indosserà oggi in corsa Vingegaard, ma la sfida tra i due pesi piuma di Francia potrebbe scaldare le prossime tappe di montagna per andare a caccia del simbolo dle primato dei GPM. Lenny, però, sarà controllato, perché ieri è andato forte forte in salita e al momento si gioca il podio. Valentin, invece, è fuori classifica e avrà molta più libertà. Vedremo, ma intanto ci appassioniamo, come ai tempi di Barguil, Bardet e Pinot.
BERNAL 6 Encomiabile quasi commovente, Eganito è in piena lotta per il decimo posto, con quella che ormai è diventata la sua dote migliore: la regolarità. Nettamente il migliore dei suoi in una giornata che vede saltare completamente per aria Arensman (che come nel 2025 proverà a vincere in fuga), il campione nazionale colombiano resta affidabile come ai vecchi tempi in cui si giocava le corse a tappe, ma con tanta gente (almeno 9 per il momento) che va più forte di lui in salita.
SKJELMOSE 6 Sottovalutatissimo, quasi nell’ombra, eppure il magrissimo danese anche quest’anno è lì a tenere botta e giocarsi un piazzamento nei dieci in una grande corsa a tappe. Sa vincere, sa attaccare, sa tenere duro: cosa deve fare di più per farsi apprezzare?
O’CONNOR 6 Voto al coraggio per quell’attacco del tutto inutile prima dell’Aspin. Prove generali per una fuga più importante da settimana prossima in avanti.
AYUSO 5 Ok, è arrivato assieme a Evenepoel, Seixas, Del Toro eccetera, gente premiata quasi col massimo dei voti e allora perché questa disaprità? Perché per quello mostrato in passato, per quello che dice e vorrebbe, ce lo immaginavamo a un livello più alto. Rimandato alla prossima salita dove lo aspettiamo staccare qualcuno di quelli con cui è arrivato.
JOHANNESSEN 4 Tobias Halland è la delusione di giornata (insieme a Carapaz, voto 3, finito poco più indietro), il norvegese prende una bella batosta e probabilmente dice addio ai sogni di top 5. Il Tour è lungo e lui, per caratteristiche, ci proverà anche da lontano. Sempre che lo lascino andare. Tutto questo mentre il fratello Anders contribuiva alla caduta della maglia gialla Traeen arrivato al traguardo stordito e malconcio e oggi non ripartirà.
VINGEGAARD 3 i numeri diranno che non è mai andato così forte, ma in rapporto agli avversari la tappa di ieri è una delle peggiori prestazioni del danese al Tour. Corsa alla maglia gialla già finita e ora gli tocca pure guardare con apprensione dietro. Troppo brutto per essere reale sia lui, che in generale la sua squadra, che manda all’attacco Campenaerts non si è ben capito con quale intento, ma che si salva comunque con Kuss (7) che chiude poco dietro al suo capitano e Piganzoli (6) che si stacca presto ma non naufraga. Jorgenson (1), invece, disarmante in caduta libera.
CHI HA MANDATO AL TOUR TIBERI 2 Resta per me una questione, di cui si discuteva già quest’inverno: se un corridore deve cercare di rilanciarsi, per quale motivo lo mandi al macello nella corsa più dura al mondo?
REGOLA SULLA POSIZIONE IN BICI 1 Davvero Huub Artz ha ricevuto un avvertimento mentre era in fuga per una posizione ritenuta irregolare da parte della giuria? Per favore…
TEAM RADIO 0 Oppure 10. Meravigliose quanto inutili, però almeno riempiono il momento. Illuminante quello della Decathlon: non dovete mai perdere di vista Pogi e Vingo, se state con loro due, non sbagliate e tutto andrà bene. Divertente quello della Bahrain che per provare la radio e i riflessi di Lenny Martinez si inventa un attacco al km 0 di Pogačar. Attaccherà poco dopo.


