Tra il 1803 e il 1805, Napoleone Bonaparte radunò la sua Grande Armée a Boulogne-sur-Mer, una cittadina francese costruita dai romani nel punto più stretto del Canale della Manica. Il suo intento era di realizzare, al momento opportuno, la sua impresa più ambiziosa: invadere la Gran Bretagna. Non ci riuscì mai. Dopo oltre due anni di attesa spostò l’esercitò altrove, e il suo grande sogno tramontò. Restò comunque un monumento, a pochi chilometri dalla cittadina costiera, “La colonna della Grande Armata” un siluro di marmo alto 50 metri con una statua del generale in cima.

La seconda tappa del Tour de France arriva proprio a Boulogne-sur-Mer, dopo 209 km dalla partenza di Lauwin-Planque. La frazione più lunga di tutta la Grande Boucle 2025. Pioggia e vento fin dall’inizio, per una giornata che – sia dal punto di vista climatico che del percorso – aveva il sapore di una classica da campagna del Nord.

La prima avanguardia a muoversi è stato un gruppetto formato da Yevgeniy Fedorov, Bruno Armirail, Brent Van Moer e Andreas Leknessund. I quattro hanno cavalcato di comune accordo per oltre 150 chilometri, ma la loro era solo una ricognizione topografica, a caccia di gloria effimera, in attesa che arrivasse la truppa vera e propria a giocarsi la vittoria.

Infatti, la loro scappatella terminava presto, perché il gruppo già si preparava agli ultimi 30 chilometri decisivi, quando i corridori avrebbero dovuto affrontare in rapida successione tre muri dalle fattezze ardennesi.

Prima la Côte du Haut Pichot, 1,1 chilometri al 9.4%.
La prende in testa Van Aert, la finisce davanti Wellens, con i capitani già tutti lì dietro pronti alla battaglia decisiva. Poi, a meno di 10 km dal traguardo, la salita più dura di giornata, Saint-Étienne-au-Mont, un chilometro al 10,6 di media con punte al 15%.

Fa il ritmo Tiesj Benoot, ma nel finale di una tappa che arriva un posto del genere, con una storia del genere, non c’è spazio per i comprimari, si devono muovere i generali. E allora a metà dello strappo eccoli lì, seppur per una breve attimo, per la prima volta tutti assieme, i Fab Four di questo Tour: van der Poel con a ruota Pogačar, Vingegaard ed Evenepoel. A quel punto la miccia è innescata per il gran finale con la Côte d’Outreau, un muro di 800 metri all’8.8% che termina a poco più di cinque chilometri dal traguardo.

Vingegaard attende lo scollinamento per attaccare, ma Evenepoel risponde e assieme a lui Pogačar, van der Poel e quello che è rimasto del gruppo (non molto).

Kévin Vauquelin tra l’ultima salita e il tratto pianeggiante che precede l’arrivo ci prova una, due, tre volte. Lui che ha vinto la seconda tappa l’anno del Tour 2024 con arrivo a Bologna e vorrebbe a tutti i costi ripetersi nella Bologna francese. Se ci riuscisse in casa Arkéa-B&B Hotels magari non gli erigerebbero proprio una colonna di marmo con una statua annessa, ma poco ci mancherebbe.
Ma una tappa così, con un arrivo in posto del genere, non può essere giornata da comprimari.
A riprova di questa tesi nell’ultimo chilometro si rivede in testa anche Alaphilippe, content de te revoir, Loulou.

Una delle frasi celebri di Napoleone era “On s’engage, et puis on voit”, che tradotto significa qualcosa come: “Ci impegniamo, e poi si vede”.

Un modo per dire che al di là della tattica, della strategia, le battaglie si vincono con il colpo d’occhio giusto al momento giusto.
E uno che quel colpo d’occhio ce l’ha sempre avuto (oltre a delle gambe eccezionali, certo, ma anche Napoleone aveva i cannoni) è Mathieu van der Poel.

Prende la volata in testa con il campione del mondo alla ruota, come al Fiandre del 2022, decide i tempi e modi dello sprint, legge in anticipo le mosse degli avversari, e quando parte non c’è niente da fare, anche se ti chiami Pogačar, 2°, o Vingegaard, 3°.

L’ultima vittoria al Tour de France il fuoriclasse, il divino Mathieu l’aveva ottenuta nel 2021 sul Mûr-de-Bretagne, anche quella volta alla seconda tappa, anche quella volta indossando la maglia gialla.

Una tappa così, con un arrivo in posto del genere, non poteva essere giornata da comprimari. E se il podio di oggi è faccenda più che ragguardevole, è bene strofinarsi gli occhi guardando la classifica generale che recita: primo Mathieu van der Poel, secondo a 4’’ Tadej Pogačar e terzo a 6’’ Jonas Vingegaard.

Sembra di essere dentro questo spettacolo già da una vita, eppure siamo solo alla seconda tappa.

Se oggi la Grand Armée du Tour de France è arrivata a Boulogne-sur-Mer, dove Napoleone sognò per anni d’invadere la Gran Bretagna, il traguardo di domani è atteso in altro luogo che di grandi battaglie se ne intende: Dunkerque.

Foto: Poci’s Pix

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