Quando Alessia Vigilia è scattata, insieme ad un’altra manciata di atlete, nelle prime fasi di gara del Giro dell’Emilia, in fondo, è stato tutto come sempre. Il tema principale, il sottofondo, era che la fuga sarebbe stata ripresa e, ancor prima, che, alla fine, a questo Giro dell’Emilia mancavano molte delle principali protagoniste del nostro ciclismo. Non così diversa la reazione quando Alessia Vigilia, a trenta chilometri dall’arrivo, è andata in fuga dalla fuga, in solitaria. Eravamo in corsa, fra le ammiraglie di testa, e abbiamo osservato attentamente quel che accadeva.
Dopo i primi istanti, in cui, giustamente, si cercava di capire quali fossero le reali condizioni di Vigilia, se quell’attacco fosse un fuoco di paglia oppure una scintilla destinata ad accendere una giornata autunnale già sin troppo calda, qualcuno, capendo che il margine si sarebbe presto fatto incolmabile e che le doti di passista-scalatrice della bolzanina sarebbero state quel che serviva per andare all’arrivo, iniziava a chiedere ai colleghi direttori sportivi di organizzare una rotazione in testa al gruppetto in fuga per limitare il vantaggio, «altrimenti va al traguardo». Sarà per la stanchezza, sarà perché ormai la fuga durava da tanti chilometri, quell’appello non è stato accolto o non ha potuto essere accolto. Alessia Vigilia ha incrementato il proprio vantaggio e ben presto è stato chiaro che l’avrebbero rivista dopo la fettuccia bianca dell’arrivo in vetta a San Luca.

Nel vocabolario del ciclismo azioni così possono definirsi imprese. Intanto perché quando la fuga arriva al traguardo, partendo da lontano, l’epica di questo sport si risveglia, qualche volta si esagera anche, siamo d’accordo, ma così è. Poi perché la fuga dalla fuga e la solitudine di chi sceglie di andare da solo è, forse, l’ingrediente più romantico per chi parla di donne e uomini in bicicletta e di biciclette. Ma, quando è una ciclista come Vigilia a portare a termine qualcosa di simile, c’è anche di più e quel più sta proprio nell’atleta che lo compie. Non è un’atleta di cui si parla molto Vigilia. E non è un’atleta che parla molto. Al termine della prova, giù da San Luca, l’abbiamo incontrata e ci ha detto solo: «Sono senza telefono, chi mi cerca mi darà per dispersa. Sto pensando all’Europeo». Pochi fronzoli, poco spazio per sedersi sugli allori, per la vanità della vittoria, che pur ci starebbe. Il pensiero a chi ha scritto un messaggio a cui ancora non ha risposto, e al passo seguente, allo sforzo seguente, al lavoro del giorno dopo. E il suo lavoro all’Europeo, nel corso della Mixed Relay, l’hanno visto tutti. Non ha cambiato il suo modo di vedere il ciclismo il tre ottobre, Vigilia. Così è sempre stata. Poi certe volte arrivano i risultati e certe volte bisogna lavorare duro, in silenzio, quasi invisibili. Ma non è importante quanto se ne parla, è importante quel che si fa. Vigilia vuol dire questo. Oltre ad attesa di cose belle, la notte che precede Natale, ad esempio.
Pochi giorno dopo, martedì sei ottobre, a Varese, la lunga strada verso la vittoria si è conclusa nel modo migliore possibile per Eleonora Camilla Gasparrini. L’ultima volta era successo un anno fa o poco più, in Germania, Women’s Cycling Grand Prix Stuttgart and Region, ma questa volta è diverso, per il valore del successo alla Tre Valli Varesine, e non solo. Ha fatto un’annata da incorniciare Gasparrini, anche se il successo è arrivato solo in uno degli ultimi balli. A marzo aveva aggiunto un tassello importante al proprio palmares con il podio alla Sanremo Women, dietro a Lotte Kopecky e Noemi Rüegg. Da lì una sfilza di piazzamenti, tra cui citiamo quello al Campionato del Mondo di Montréal, dodicesima dopo essersi messa a disposizione della capitana, Elisa Longo Borghini. Noi la ricordiamo, in particolare, in una telefonata di ormai sei anni fa, dopo il successo all’Europeo nella categoria junior. Ci aveva detto di aver messo la maglia conquistata sul letto, in camera, e di tornare di tanto in tanto lì, con una scusa, solo per guardarla. Era il periodo immediatamente successivo al primo lockdown per la pandemia da Covid19 e tornare a correre le sembrava la cosa più importante perché, diceva, in fondo, a mancarci sono sempre le sensazioni che abbiamo provato. Così ha dedicato la vittoria a David Facciano, suo massaggiatore in UAE Team Limad scomparso pochi giorni fa. Perché cambiano tante cose e la strada verso la vittoria talvolta è più lunga, ma quelle importanti restano sempre le stesse.