Il cielo di Bilbao era impazzito il 14 agosto, come a prendere a schiaffi chiunque vi si trovasse sotto: pioggia fitta, vento, nuvole nere e sole. Bruno Ferraro era lì per partire per la Transibérica, gara di ultracycling attraverso la penisola iberica. Qualche mese prima, Bruno si era rotto la clavicola cadendo in bicicletta e, quel giorno, si accontentava di partire perché aveva temuto di non arrivare proprio sotto le bizze di quel cielo che fissa l’oceano.

La partenza è alle ventuno nella piazza del museo Guggenheim. Ad attendere gli iscritti circa tremila chilometri. Al dislivello si prova a non pensare, fa quasi paura. «Mi è sempre piaciuto guardarmi attorno – racconta Bruno – e non ci ho mai rinunciato anche quando ho gareggiato. Credo sia uno spreco, se si ha la fortuna di pedalare». Così di Bilbao ritorna subito la parte vecchia della città e il fiume che l’attraversa. Di ogni passaggio in un luogo, Bruno ha custodito qualcosa in più della fatica.

 

Devono trascorrere ben ventidue ore per arrivare al Mont Caro, a sud della Catalogna. «La vegetazione si dirada e l’ossigeno viene meno. La cima è a 1.441 metri, ma potresti pensare di essere a oltre duemila metri». Fa caldo e le falesie che si stagliano ai fianchi di Ferraro accrescono la sensazione di soffocamento. La scelta, però, è chiara: «Ho deciso che non mi sarei mai fermato a dormire prima di una salita. Meglio partire in pianura al mattino e faticare di più la sera». A Ordesa, la luce del tramonto rimpalla sui minerali delle rocce e confonde. «L’ultimo tratto era su terra, ghiaia. Ricordava il Colle delle Finestre. L’aria era quella dei Pirenei, le gambe iniziavano a chiedere tregua».

Il Deserto di Bardenas Reales arriva a mezzogiorno del giorno seguente. «In Spagna l’escursione termica è molto elevata. Di notte si sta bene e al mattino l’afa è tollerabile, qualche tempo dopo sarebbe stato impossibile pedalare in mezzo a quelle guglie di sabbia e argilla che ti seccano la gola solo a guardarle». Dopo Albarracìn, “un borgo toscano trapiantato in Spagna”, Bruno arriva alla Sierra De Guadarrama. «Avevo prenotato una camera a Segovia: sono arrivato dopo la mezzanotte e sette ore a pedalare all’insù, dovevo dormire. Prima di ripartire ho fatto un giro nel centro di Segovia, circa venti minuti». Verso il confine portoghese, si sale a Peña de Francia. «Sembrava il Mont Ventoux. C’era solo la luna a rischiarare i contorni di un monastero in cima. Pedalare di notte è una scoperta».
Bruno fa rifornimento dalle stazioni di servizio e dai benzinai, solo tramezzini: per un giorno ne servono quattro. «Bastava il sapore del formaggio di capra per darmi coraggio o il profumo dei pomodori accanto alla fesa di tacchino per risollevarmi il morale. In avventure di questo tipo scopri che basta ben poco». Da lì non manca molto. El Morredero “è un trampolino pronto per lanciare una navicella nello spazio”, la salita più dura che Ferraro abbia mai visto. «Rampe da togliere il fiato e pochi tornanti. Ho abbassato la testa per non vedere. Dall’altro versante, le ombre delle pale eoliche che si accostavano alla luna sembravano quasi la sceneggiatura di un film di fantascienza».

I laghi di Covadonga, in Asturia, sono l’ultimo sforzo, prima di tornare a scendere verso Bilbao. «Il primo cartello lo si vede a ottanta chilometri dalla città: è un’illusione. I continui saliscendi sono velenosissimi. Ero quarto, dietro di me c’era Simon de Schutter ma ormai non poteva più riprendermi. Non mi sembrava vero». Sono passati più di sette giorni, è domenica 22 agosto. A vincere è Ulrich Bartholomos, un ragazzo che sorride anche quando è stremato.

C’è una morale particolare in questi uomini della fatica. Justinas Leveika, lituano, arriva terzo e a Bruno dice subito che senza quelle due ore di sonno in più lo avrebbe ripreso. «Gli ho detto che rispetto la fatica e che non lo avrei mai superato a così poco dal traguardo. Mi sarei accostato al suo fanalino e saremmo arrivati assieme. Terzo o quarto non cambia nulla, il rispetto, invece, fa sempre la differenza».
Bruno, stasera, atterrerà in Italia e tornerà a guardarsi in giro, con calma, serenità, cercando di ricordare ogni dettaglio. In fondo, è questo a contare.

Foto: Transiberica