L’idea dell’incarico a Marco Velo, per quanto riguarda la guida in veste di Commissario Tecnico della Nazionale Italiana femminile di ciclismo su strada, è nata quasi come uno scherzo, dopo i Mondiali di Zurigo e l’annuncio di abbandono di Paolo Sangalli che, ora, è in ammiraglia di Lidl-Trek. Quella sera, a cena, diverse ragazze hanno detto a Velo che sarebbe stato lui ad avere tutti i numeri per rivestire un incarico così importante. L’avevano conosciuto bene in veste di CT del settore cronometro e non avevano dubbi. A tavola, c’era il Presidente della Federazione Ciclistica italiana, il team manager e diversi organi della federazione stessa: hanno ascoltato, ci hanno riflettuto e, alla vigilia del consiglio, gli hanno comunicato che la scelta era ricaduta proprio sulla sua persona: «Fa piacere che qualcuno ti chiami a svolgere un ruolo così importante, ma, dopo la felicità, arriva tutta la responsabilità. Sono sincero: non conosco così bene questo mondo e vi sono diverse dinamiche che ancora mi sfuggono, per questo ho chiesto a tutte le società di avere pazienza, di affiancarmi, di aiutarmi. Qualcosa di simile ho chiesto alle atlete: decido io, i ruoli devono essere chiari, tuttavia non mi metterò mai su un piedistallo e so di dover imparare molto, quindi ascolto. Sia chiaro, non c’è un’enorme differenza con il mondo maschile, però alcune varianti ci sono e io le sto scoprendo. Per questo cerco di andare quanto più possibile a vedere le gare, anche e soprattutto quelle giovanili, non coperte da dirette televisive. Certo, le competizioni in quell’età hanno percorsi pianeggianti e di sicuro non offrono molte indicazioni per il prossimo Mondiale ed il prossimo Europeo. Ma io ho bisogno di conoscere le atlete e chi le gestisce, quindi mi metto in auto e vado sul terreno di corsa. Anche ora sto per partire». In quest’ottica, considera prezioso anche il proprio ruolo da direttore di corsa per le gare RCS, perché nessuno può godere di una visuale migliore di quella offerta dall’auto della direzione di gara.

LE DIFFERENZE
Racconta Marco Velo di avere la netta sensazione che le atlete donne abbiano necessità di un maggiore confronto e una maggiore presenza del Commissario Tecnico rispetto agli atleti uomini e questo, aggiunge, crede dipenda anche dal fatto che la nazionale sia, forse, più importante per il loro percorso che per quello dei colleghi. Le donne sono generalmente più sul focus e con una maggiore capacità di concentrazione: «Mi è capitato, con i ragazzi, di dire cose differenti in riunioni differenti. Bene, con le donne non è possibile: ricordano molto bene quello che hai affermato e, giustamente, se cambi idea sono le prime a fartelo notare. Non c’è modo di fare scivolare via la precedente affermazione. Lo considero un pregio, però devo imparare a soppesare quel che dico, a non sbilanciarmi troppo e troppo in anticipo». Il dialogo sarà un pilastro della gestione Velo, perché, sottolinea, le atlete devono sentirsi coinvolte, devono capire che si va in quella direzione e lo si fa assieme, senza che nulla sia calato dall’alto. Così, Marco Velo coinvolgerà in misura sempre maggiore Elisabetta Borgia, psicologa dello sport: «Da un lato, Elisabetta aiuterà me a comunicare correttamente, dall’altro sosterrà le ragazze nell’assorbimento di queste comunicazioni nella migliore maniera possibile. Abbiamo un punto a nostro favore: le donne accettano questo tipo di confronto, anzi lo cercano, anche per stemperare la pressione, al contrario degli uomini che, sbagliando, tendono a voler fare tutto da soli». Le comunicazioni più difficoltose sono quelle che riguardano le scelte: «Dire a una ragazza che la si convocherà è facilissimo, è quel che tutti vorremmo. Difficile è il contrario, perché, a questi livelli, non ci sono differenze abissali e chi resta a casa ha spesso valori simili a chi parte per un Mondiale o un’Olimpiade. Sapete quanto ho riflettuto prima di “escludere” Vittoria Guazzini dalla cronometro olimpica? La meritava esattamente come Elisa Longo Borghini, è stato solo un fatto legato alla tipologia di percorso. Poi ha vinto l’oro in pista, però scegliere è complesso. Non mi spaventa, ma mi fa pensare».

2024 UCI Road World Championships Zurich – Team Time Trial Mixed Relay – Zurich – Zurich 53,7 km – 24/09/2024 – Edoardo Affini (ITA) – Mattia Cattaneo (ITA) – Filippo Ganna (ITA) – Elisa Longo Borghini (ITA) – Marco Velo – Soraya Paladin (ITA) – Gaia Realini (ITA) – photo Luis Angel Gomez/SprintCyclingAgency©2024

IL MODELLO JULIO VELASCO E L’EGOISMO DEGLI ATLETI
Se dovesse chiedere un consiglio a qualcuno, al di fuori dell’universo ciclismo, Marco Velo vorrebbe parlare con Julio Velasco. Ha seguito molte sue conferenze, desidererebbe incontrarlo per un confronto faccia a faccia e i suoi insegnamenti se li è appuntati, soprattutto per la capacità di rendere di facile comprensione concetti complessi e di interfacciarsi con i diversi caratteri e le differenti sensibilità umane: «Noi abbiamo a che fare con persone e non possiamo prescindere da questo dato: qualcuno desidera una spinta, con qualcuno è bene avere un approccio più ruvido, altri cercano empatia. Qualcuno vuole una pacca sulla spalla di incoraggiamento, altri non sanno cosa farsene. Se non differenziamo l’approccio a seconda dell’atleta che abbiamo davanti non stiamo facendo un buon lavoro». A fronte di tutte queste caratteristiche e sfumature, una base comune c’è: l’atleta è, quasi per dna, tendenzialmente egoista ed è un bene che lo sia, perché l’egoismo sostiene nel raggiungimento dei risultati. Un CT non può esserlo perché non può basarsi unicamente sulla propria persona, bensì deve tenere assieme una squadra e uno staff tecnico: «Succede che un ciclista o una ciclista ci chiedano perché, magari, abbiamo prenotato i voli da Bergamo invece che da Linate che è più vicino a casa loro. Ci sta. E io lo spiego: perché non sei da solo e bisogna accordare le esigenze di tutti. Quelle, ad esempio, di chi verrà a recuperarti in aeroporto e non deve essere obbligato a fare dieci volte avanti e indietro perché tu sia comodo. Le atlete e gli atleti sono molto intelligenti e capiscono benissimo, ma devono essere messi di fronte a queste cose visto che fanno parte del loro lavoro. Qualcuno, invece, le omette. Sono cresciuto con Ferretti, Fusi, Martini e loro ci dicevano tutto. Poi nel ciclismo sono passato dall’essere l’ultimo uomo di Marco Pantani in salita, all’ultimo vagone del treno di Alessandro Petacchi in volata, ho lavorato dalla parte degli organizzatori, dei direttori di gara e dei tecnici. Ho 28 Giri d’Italia all’attivo ed in ognuno ho imparato qualcosa. Come? A forza di cambiare e di guardare il mio lavoro da un’altra prospettiva. Vorrei che le mie atlete facessero questo, mentre io continuo ad imparare». Dice che dei campioni si ha assoluto bisogno in ogni squadra e lui non è mai stato un campione, ma un regista, un uomo che cercava di tenere assieme la squadra affinché suonasse la musica migliore. Forse anche per questo sente di poter fare bene: «Anche nel calcio, i grandi allenatori non sono quasi mai stati dei grandi campioni. Credo sia perché al campione riesce tutto più facile. Spesso non ha necessità di guardare ogni sfumatura, perché ha un talento fuori dal comune. Chi quel talento non lo ha, invece, deve lavorare ancora di più per fare risultato. Bene, quel lavoro ti permette di capire meglio gli altri e un CT deve capire gli altri».

National Championships Italy Women 2025 Road Race – Darfo Boario Terme – Darfo Boario Terme 130,5 km – 28/06/2025 – Monica Trinca Colonel (ITA – Liv AlUla Jayco) – photo Tommaso Pelagalli/SprintCyclingAgency©2025

FACCIAMO I NOMI

Facciamo i nomi, sì, è proprio questo l’invito che rivolgiamo a Marco Velo che, su nostro suggerimento, prova a lasciarci un pensiero su alcuni nomi di punta del gruppo azzurro.

Elisa Longo Borghini: «Si tratta dell’atleta con la “a” maiuscola, dotata di determinazione, costanza, capacità di soffrire e convinzione che è raro vedere. Sono recentemente stato ospite al ritiro dell’UAE-ADQ ed ho seguito un allenamento di sei ore. Bene, le atlete hanno affrontato il Sella, il Gardena, il Falzarego, il Pordoi e, per finire, il San Pellegrino, per un totale di 4000 metri di dislivello. Longo Borghini doveva provare il ritmo gara quel giorno e li ha percorsi a tutta, dietro moto: era impressionante da vedere. I risultati che ha conquistato li merita tutti, non c’è nulla di casuale, tutto frutto di lavoro, impegno e professionalità massima».

Elena Cecchini: «Non ho fatto nomi prima, ma Elena è una delle atlete che più mi ha aiutato e mi sta aiutando in questo inizio di percorso. Mi riconosco tanto in lei anche come atleta: dall’essere capitana al mettersi a disposizione, in maniera totale. Quando devo fare le convocazioni, ho dei punti fermi: bene, Cecchini è un punto fermo, una sicurezza, per fiducia, lealtà, sincerità. Un’ottima regista, che devo ringraziare e che la squadra deve ringraziare».

Silvia Persico: «Parliamo di un cavallo pazzo, dobbiamo saperlo. Silvia ha una potenzialità importante a livello atletico, a cui si aggiunge la positività che è in grado di portare in un team, perché è una ragazza solare, positiva. Se viene supportata in modo corretto, credo sia l’atleta in grado di far fare la differenza alla squadra e a chi la affianca. Elisa Longo Borghini l’ha capito bene e punta tanto sulla sua collaborazione».

Erica Magnaldi: «Erica è maggiormente introversa, ma è una professionista sempre sul pezzo, completamente dedita al ciclismo. Credo sia in crescita, costante, e le auguro di proseguire questa crescita. Mi pare, tuttavia, a tratti intimorita, bloccata non da una mancanza di gambe, ma di convinzione di poter fare qualcosa in più per il timore di sbagliare. Penso che questo gradino sia da superare, anche a costo di sbagliare e di saltare, perché solo chi non prova non sbaglia».

Elisa Balsamo: «Una purosangue. Quando è nella posizione giusta sbaglia pochissimo. Elisa ha migliorato anche la propria tenuta in salita e ciò la rende ancora più temibile per le avversarie. Devo valutare bene il percorso dell’Europeo perché potrebbe essere troppo duro, ma una cosa è certa: appena ci sarà la possibilità e il tracciato lo permetterà Balsamo sarà convocata. Il Ct scommette su di lei e scommettere su atlete come Elisa significa vincere in scioltezza».

Marta Cavalli: «Ci scambiamo diversi messaggi, parliamo spesso, e la mia massima attenzione è quella di non stressarla, di non crearle pressioni. Sa che non aspetto altro che un segnale che mi faccia dire che Marta Cavalli è tornata quella che ho sempre conosciuto. Mi aspetto tanto da lei per affidarle nuovamente la nazionale. Il Giro d’Italia Women che inizierà tra pochi giorni potrebbe essere un’occasione. Vedremo».

Monica Trinca Colonel:«Dall’inizio dell’anno non sbaglia un colpo, è sempre davanti. Non è molto tempo dal suo ritorno in sella ad una bicicletta da strada. I risultati parlano per lei, basti vedere il secondo posto al Campionato Italiano dietro ad una strepitosa Elisa Longo Borghini. Mi piace molto il suo modo di muoversi in gruppo ed il suo atteggiamento in corsa. Se continua così, a breve parleremo di lei come di uno dei fari del ciclismo internazionale».

Gaia Realini: «Gaia è stata una mia scommessa nella mixed relay ed è stata una scommessa vinta, anche se la medaglia ci è sfuggita per pochi secondi e mi è spiaciuto molto perché le atlete se la meritavano. Quel giorno ha dimostrato di essere stata fondamentale per la squadra e per la prestazione di quella cronometro. Ad oggi, però, ho un punto di domanda che vorrei sciogliere. C’è qualcosa che non va e anche Realini sta cercando di capire quale sia il problema. I risultati di questa prima parte di stagione non rispecchiano l’atleta che Gaia è. La considero importante per il gruppo azzurro, anche per l’allegria e la positività che la accompagnano. Fa gruppo, crea armonia e con queste doti si combattono pure le corazzate, anche a fronte di un gap fisico».

Vittoria Guazzini: «Riassumerei tutto nella constatazione del fatto che non vedo l’ora di lavorare con Vittoria. Altro cavallo pazzo che difficilmente fallisce il traguardo che si pone. Talento puro e cristallino. Vale lo stesso discorso di Balsamo: aspetto solo percorsi adatti per convocarla. Si tratta di un’atleta fondamentale. Purtroppo la caduta al Campionato Italiano le impedirà di essere presente al Giro d’Italia: stava andando davvero forte, sono molto dispiaciuto».

Letizia Borghesi:«Credo sia un’ottima atleta. Ha dimostrato di avere i numeri per stare con le migliori su tutti i terreni. La prima parte di stagione ha portato ottimi risultati e le auguro che nella seconda parte di annata possa fare lo stesso, perché ne ha le possibilità».

Chiara Consonni: «La ritengo un patrimonio del nostro ciclismo. Tanto folle quanto brava, se ben coordinata può battere chiunque in volata. Ha fatto un passo importante, intraprendendo una nuova avventura con una nuova squadra, la CANYON//SRAM zondacrypto. Ha bisogno di supporto e fiducia per raggiungere risultati importanti e spero possa trovarla in questo percorso. Anche per lei penso che il Giro sia un passo importante: l’anno scorso portò a casa una prestazione notevole, spero quest’anno possa ripetersi. Sarebbe importante».

LE GIOVANI DI OGGI, LA LEALTÀ E L’ERRORE
Le nuove generazioni sono il nucleo centrale nel lavoro di Marco Velo, per questo si reca sempre più spesso ad assistere alle corse per cui non sono previste dirette televisive. Dice che, a livello generale, tutti i giovani di oggi sono maggiormente preparati rispetto a quanto lo fossero ai suoi tempi, che non sono nemmeno passati da tanto, considerando che ha solo 51 anni. Il merito è anche della tecnologia che se da un lato impedisce di socializzare, se non attraverso lo schermo di un telefono, ed isola, dall’altro è una fonte di conoscenza e di approfondimento: «Prima di parlare ad una giovane atleta, oggi, bisogna essere certi di conoscere ogni dettaglio, perché lei sicuramente lo conosce. Forse ci concede un errore, non di più. Poi l’abbiamo persa, non si fiderà più, non ci seguirà più. Ecco, la fiducia si perde velocemente se si viene traditi: questo vale anche per il CT. Chiedo, anzi, pretendo lealtà: non può esistere che un’atleta menta sulla propria condizione per vestire la maglia azzurra, per un vanto personale. Basta una volta, una volta sola per spazzare via la fiducia. Sono professioniste e non succede, ma è bene ribadirlo, in quanto è un pilastro di questo rapporto professionale». Il resto rientra nel campo dell’errore e Marco Velo si sofferma volentieri sul concetto di errore: «L’errore non è e non deve essere qualcosa con un’accezione negativa. Ovvio che tutti preferiremmo non sbagliare, la realtà però impone l’errore per apprendere. Certi errori sono essenziali, vanno commessi. L’importante è come si reagisce all’errore, penso alle atlete e anche a chi lavora con loro. Il trauma non sta nell’errore ma in come si fa vivere l’errore. Attraverso l’analisi si può migliorare e cercare di non commettere più lo stesso sbaglio. Non sempre ci si riesce, però il tentativo deve essere quello. Il resto non conta».

Strade Bianche 2023 – 17th Edition Siena – Siena 184 km – 04/03/2023 – Marco Velo (RCS) – photo Roberto Bettini/SprintCyclingAgency©2023

OCCHI SU MONDIALI ED EUROPEI
Se si parla di Nazionale, automaticamente si parla anche di Mondiali ed Europei: i primi piatti per la maglia azzurra, utilizzando una metafora culinaria. Velo ritiene duro sia il percorso del Mondiale di Kigali che quello dell’Europeo di Drôme-Ardèche 2025. Forse il Campionato del Mondo, analizzato nel dettaglio, ha un dislivello inferiore rispetto al dichiarato, ma, comunque, intorno ai 2800 metri, non indifferente. «Abbiamo l’ossatura per affrontare una prova di questo tipo, semmai servirebbe qualche gara in più, ma questo è un altro discorso. Le corazzate sono sempre quelle, Olanda e Belgio su tutte, noi però sappiamo come affrontarle». La questione sollevata da Velo è differente e riguarda l’opportunità di due prove così difficili con un così breve stacco temporale: «Certo, le nazionali potranno dare spazio ad altre atlete, tuttavia, per quanto ci riguarda, cambierò qualcosa ma non più di tanto. Il rischio è che le prove vengano conquistate dalla stessa atleta e la maglia di Campionessa europea non sia praticamente mai indossata. Non so, credo si potesse fare qualcosa di diverso».

IL RAPPORTO CON LE SOCIETÀ
Non è facile, ad avviso di Marco Velo, rapportarsi con tutte le società e, contemporaneamente, è essenziale. Da parte sua, tiene a fare una precisazione: «Dico sempre che sono a disposizione, perché interpreto il mio ruolo come un servizio. Per carattere, però, sono introverso e, probabilmente, questo non facilità i rapporti, qualche volta è anche la mia figura a frenare le società, però la mia porta è sempre aperta. Vorrei ribadirlo. Ci sono società con cui mi sento due volte a settimana, mi fa solo piacere, vorrei che tutti i rapporti fossero così. Per me è importante ed è importante anche per le atlete, le nostre azzurre».

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