Quando il Tour de France arriva di sabato, le aziende sono chiuse ed i tir sono parcheggiati nei loro cortili, direzione strada, come se ci fosse qualcuno a bordo a guardare la corsa. Cercare l’ombra accanto ad un cimitero e lasciarsi andare a qualche grido, a qualche urlo, ai colori assenti in quel luogo, si può fare se il Tour arriva di sabato, o, forse, anche in qualunque altro giorno, ma oggi è sabato e l’abbiamo visto oggi. Non è blasfemo. Se il Tour arriva di sabato, si vedono a bordo dei campi bruciati dalla siccità anziane signore con vestiti a balze, capelli fissati dalla lacca, un ventaglio e scarpe da ginnastica per correre a recuperare qualche borraccia. Se il Tour arriva di sabato, tra Périgueux e Bergerac, si parla di funghi, tartufi, noci e castagne, perché da queste parti sembrano più buone che altrove, in Francia. Si prende uno spaventapasseri e lo si mette a cavallo di una bicicletta. Si sale, con tutta la famiglia, su una balla di fieno per guardare meglio. Si va nella Dordogna in barchetta e si saluta l’elicottero delle riprese che ha appena inquadrato l’ennesimo castello. Si può andare al mercato a cercare le albicocche, quelle che “non si trovano più buone da nessuna parte”. Si monta una tenda in mezzo ad una rotonda e si sventolano bandiere di ogni dipartimento, ma anche di Australia, Inghilterra e Spagna. Se il Tour arriva di sabato a Bergerac, ci sono più persone accanto alla statua di Cyrano de Bergerac, a scattare foto e a meravigliarsi per quanto sia effettivamente grande e grosso quel naso.
Quel naso era la ferita di Cyrano, poeta e spadaccino, quella per cui non riuscì a trovare il coraggio di dichiararsi a Rossana e, per lei, scriveva e consegnava lettere firmate da Cristiano. Pare ciascuno ne abbia una o almeno una di quelle ferite. Rossana si innamorò delle sue poesie più che di Cristiano per scoprire troppo tardi che l’interiorità che amava era, in realtà, quella di Cyrano, quando Cristiano era già morto in guerra e Cyrano stava morendo, vittima di un’imboscata. La confessione di Cyrano non sarà una vera e propria confessione, piuttosto la recita a memoria di una lettera che non doveva nemmeno essere sua ma di Cristiano. Non si può conoscere così bene quel che non ci appartiene veramente. Solo così Rossana sa. La differenza tra ciò che che si vede e quel che si ha dentro e che muove vale per Cyrano, vale per gli uomini e vale per i ciclisti. Per Liam Slock, ad esempio.
Slock, che oggi va in fuga con Guernalec e Otruba, quasi un mese fa ha vinto a Gippingen. Una vittoria particolare, non c’è che dire; con caduta finale, proprio sulla linea. Quel successo, il suo primo, è per tutti soprattutto quella particolarità, quella caduta. Al Tour, Slock è fuggito con dentro qualcosa di simile a ciò che aveva dentro Cyrano, una sorta di amore impossibile, una sorta di rifiuto certo, perché così va la fuga in giorni come quelli tra Périgueux e Bergerac. Quel che si vede è una lotta impari e impossibile, conclusa ai milleduecento metri dal traguardo con il gruppo lanciato a tutta e Slock ormai finito, rassegnato. Quel che non si vede, ma nel ciclismo si percepisce, è la voglia di Slock, le sue poesie scritte e regalate ad altri. I fuggitivi sono, in fondo, dei moderni Cyrano de Bergerac che recitano a memoria il loro essere, il loro sentire, anche se nei risultati di tappa non compaiono quasi mai. E questo sabato bruciato non fa eccezione.
Sarà un’altra volata, più tecnica di ieri, è vero, ma con risultato identico: Tim Merlier davanti a tutti, anche se nessuno, ma proprio nessuno, ha capito da dove arrivasse, dove fosse fino a qualche secondo prima di manifestarsi impetuoso e superare i rivali a doppia velocità. Ci sarebbe spazio per parlare del soprannome Mago che gli si addice particolarmente, ma già lo abbiamo fatto. Allora parliamo di una sorta di capacità da rabdomante nell’avvertire gli spazi di una volata, “come i cani sentono i terremoti e gli innamorati la forza degli occhi”. Solo così è possibile ritrovarsi primi senza che alcuno apparentemente abbia capito da dove si arriva e come ci si riesce. Eppure quando il Tour arriva di sabato sono sempre di più le persone a vederlo: sulla strada o davanti al televisore, anche se, in Francia, luglio è mese di ferie. Due vittorie in due giorni per Merlier che, ieri, si era augurato che un vecchio signore che accompagnava lui ed il fratello alle gare, da ragazzini, potesse aver visto la sua volata, in quanto gravemente malato. Non sappiamo come stia, ma, chissà, potrebbe averla vista oggi. Potrebbe succedere anche questo, quando il Tour passa di sabato.