Sosteneva un docente universitario e ricercatore australiano, in visita al lago Lemano per studiarne i segreti, che prendendo un bicchiere d’acqua e osservandolo non succedesse, poi, granchè, se, invece, si prendono in considerazione grandi corpi fluidi, come ad esempio gli oceani, ci sono le maree, i venti, possono verificarsi le tempeste e, comunque, c’è sempre tutta l’attività biologica. Il lago Lemano è un grande lago, non certo un oceano, ma, fatta eccezione per le maree, è simile ad un piccolo oceano, spiegava. Eppure, ad una vista distratta o solo molto lontana, sempre di acqua contenuta in un bacino o in un qualcosa di simile ad un contenitore si tratta: per il bicchiere, per l’oceano, il mare o il lago. Nel giorno in cui il Tour de France si affaccia alla terza settimana, dopo il giorno di riposo, con una cronometro particolare, da Évian-les-Bains a Thonon- les-Bains, a tratti poco cronometro a causa della salita iniziale che toglie dal prospetto dei favoriti alcuni fra gli specialisti, la Grande Boucle tocca il lago Lemano. Lo fa al modo delle corse che arrivano, portano una festa provvisoria, coprono malinconie e tristezze e poi ripartono. Ma lo fa. Solo che ad una corsa in bicicletta non è permesso di andare a fondo nelle città come ad uno studioso quando, per esempio, approccia un lago, perché scappa altrove. La sua è una ricerca differente, le sue profondità sono differenti.

Chissà se qualcuno ha mai pensato a quanto, in fondo, anche una cronometro vista da fuori possa sembrare un bicchiere d’acqua in cui non succede poi granchè. Da dentro, invece, dove non c’è più la cronometro in generale ma il singolo atleta e quella singola bicicletta, sia più simile ad un oceano o ad un lago, ad un luogo di acque che si muovono, si rimescolano, vanno a riva, vanno a largo. Ad un luogo in cui soffiano i venti, quelli dei pensieri, e in cui anche il corpo, apparentemente immobile in quella posizione aerodinamica e sempre più futuristica, si modifica sottomesso alla legge dello sforzo. Un ricercatore che studiasse Remco Evenepoel in questo sforzo troverebbe pensieri bellissimi ed a tratti brutti. Perché, ci dice chi corre, anche nella migliore cronometro della tua vita, anche in quella in cui il mondo scorre più veloce che mai, almeno un pensiero brutto accade. Le profondità di un atleta al massimo della fatica sono il punto più scuro delle acque cristalline. Troverebbe un corpo che suda, che, alla fine, ha male, ma si trova nel suo posto. I dati di Remco Evenepoel a cronometro raccontano questo, qualcosa che rasenta la perfezione. Anche quando le cose non vanno, le cronometro, difficilmente, le perde. Figuriamoci dopo una vittoria come quella di Plateau de Solaison. Ha raccontato di aver avuto anche la sensazione di dover rallentare, tanto i dati erano buoni. Al traguardo era tranquillo, aspettava, senza maree interiori ed esteriori. Ma al lago, l’abbiamo detto, le maree non ci sono.

Tadej Pogačar ha sempre più in mano il Tour, è vero. Ha perso 28″ da Evenepoel, mantiene oltre quattro minuti e mezzo di vantaggio ed ha tutte le montagne che stanno per arrivare ad attenderlo. Visto da fuori, Pogačar è il lago prima che un ricercatore ne analizzi la varietà. Visto da fuori, Pogačar è quel bicchiere colmo d’acqua in cui non succede nulla. Un tiranno che deve solo arrivare a Parigi, giocare più o meno, a seconda della volontà o dell’umore, con il gruppo, e gestire quel che ha già fatto. Non nascondiamoci: quei ventotto secondi non cambieranno il Tour, sarebbe un bel gioco, ma solo un gioco crederci. Però abbiamo visto lo sloveno serio, quasi innervosito, forse deluso, forse affaticato nelle fasi immediatamente successive all’arrivo. Non è il caso di pontificare, ma la forza di Coriolis, quella che fa sì che le acque tendano a muoversi in movimenti concentrici se turbate, agisce anche su di lui, perché anche i laghi ne sono soggetti e perché qualunque ciclista ne è soggetto.

Mattia Cattaneo, invece, sarebbe un lago più piccolo, nello studio di quel ricercatore, dalla grande varietà, dalle profondità importanti, in una zona però in cui di laghi ce ne sono molti. Forse in una zona in cui non lontano c’è l’oceano. Ha messo su strada una prova notevole, Cattaneo. Ha concluso sesto, a poco più di un minuto e mezzo da Evenepoel ed a poco meno di un minuto e mezzo da Pogačar, anche meglio di Filippo Ganna che, comunque, aveva più volte detto non essere questa la cronometro per lui. Eppure di Cattaneo parleranno in pochi. Stretto tra la lotta di classifica, tra Evenepoel che vince e tra Lipowitz che cade in curva, si fa male, si ritira e, dice Evenepoel, mancherà nell’ultima settimana. Mattia Cattaneo resterà l’ottimo gregario capace di numeri simili dal cilindro. Ed evviva che ci siano corridori come Cattaneo anche se, poi, si studiano altri laghi, perché più grandi, più di nome o più importanti nel momento specifico. Del resto, pure i laghi spesso sono chiamati con il nome della città che li ospita, che li ha vicino, pur se sono entità autonome, pur se hanno o dovrebbero avere un loro nome. Ma il lago Lemano no, potrebbe essere il lago di Ginevra ma resta il lago Lemano.

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