Quando Mathieu van der Poel decide di sporcarsi, il ciclocross cambia. Non è più sport: è una dimostrazione di forza. Fango, sabbia, erba, neve non fa differenza. Quando lui si scalda, il resto evapora. Corre quando vuole, quanto vuole, vince come vuole: ogni volta che appare catalizza e ricorda a tutti che il cross, senza di lui, è un’altra cosa.

Eli Iserbyt si ritira a 28 anni. Un corpo che si spezza, l’arteria iliaca, nemico del ciclista, lo condanna, un talento che ha mantenuto a sprazzi a causa anche del livello degli avversari. In bici pareva un folletto fastidioso che ti saltava addosso anche quando non ne avevi voglia. La sua uscita di scena l’hanno definita straziante.

Wout van Aert aggiunge un altro infortunio alla collezione, come se il destino si divertisse a ricordargli che la grandezza è un debito che si paga caro. Moderno Prometeo.

L’Italia, intanto, smette di aspettare: Filippo Grigolini, Patrick Pezzo Rosola, Giorgia Pellizotti, (under 19) e Mattia Agostinacchio (tra under 23 ed élite) crescono con la sfrontatezza dei più grandi. Promettono, manterranno? Diversi indizi che vanno verso una direzione. L’Italia ci sarà.

L’Italia c’è anche con Sara Casasola al vertice dell’élite femminile, una manciata di podi, sta benissimo in mezzo alle neerlandesi.

E poi c’è Thibau Nys, sospeso tra eredità e ambizione. Sei vittorie in stagione compreso il titolo nazionale e il podio all’Europeo dietro Aerts. Tutti lo guardano, tutti lo aspettano. Ma la domanda vera è un’altra: avrà il coraggio di diventare qualcosa che non assomigli a nessuno?

Lucinda Brand non ha avuto bisogno di indizi, né di promettere e mantenere: lei c’è già perché ha imposto la sua legge. Una stagione feroce, chirurgica, costruendo la sua ennesima annata vincente con la tenacia, arma più affilata del talento puro. Tredici vittorie di fila dopo l’Europeo perso: ha preso il suo caos interiore e l’ha messo in riga.

Si è corso, finalmente a Terralba, in Sardegna, la prova di Coppa del Mondo. Scenario incantevole, con il suo borgo di pescatori. Televisivo si sarebbe detto una volta. Peccato per gli assenti: riuscirà chi governa questo sport a livello mondiale a tutelare gli organizzatori che hanno messo in piedi uno splendido spot per questa disciplina?

Fem van Empel si ferma, e il movimento trattiene il fiato. Non per cosa saranno i risultati, ma per ciò che significa quando una campionessa così giovane decide di tirare il freno. «Il mio corpo e la mia mente hanno dato un segnale molto chiaro. Al momento mi mancano quella motivazione e quel piacere che il ciclismo mi ha dato per anni», ha detto e dopo essersi fermata una volta e averci ripensato, ora il suo addio pare più definitivo. Rispetto.