Michele Scarponi amava la Liegi Bastogne Liegi e avrebbe voluto vincerla. Proprio qualche sera fa, Alessandra Giardini, nostra collega, ci ha raccontato della prima Liegi di “Scarpa”. Era curioso di correrla, voleva capire, scoprire, sempre con quell’aria scanzonata che, in realtà, nascondeva un’interiorità piena di cose e di idee. Alessandra ha telefonato a Michele la sera di quella Liegi:
“Allora, Michele, com’è andata?”
E lui: “È bellissima. Mi sembrava di essere a Filottrano. Sì, con tutti quei su e giù mi sentivo proprio a casa mia”
Che storia, Scarpa. Il 23 aprile del 2017, però, a Liegi, non c’eri. Te n’eri andato da casa la mattina del sabato, sceso in garage a prendere la bicicletta in silenzio, senza far rumore, per non disturbare nessuno, per non svegliare nessuno. L’avevi presa ed eri andato a lavorare, felice perché pochi giorni prima eri anche tornato a vincere al Tour of the Alps e ci voleva e la volevi quella vittoria. Eri felice pure perché avevi parlato con il CT della nazionale, Davide Cassani, e ti aveva chiesto di correre ancora, pensando ai prossimi Campionati del Mondo. O, forse, eri felice perché da queste parti è necessario cercare di esserlo per andare avanti. A Liegi non c’eri perché ti avevano portato via a pochi metri da casa, quel sabato mattina. Ucciso dalla violenza stradale di cui parla tuo fratello Marco.
A Liegi, probabilmente, quel giorno, nessuno aveva più il coraggio o la forza di aspettare qualcosa, sebbene tutti, inconsciamente, lo stessimo facendo. Qualche giorno prima, Alejandro Valverde aveva centrato il successo alla Freccia Vallone ed in molti si chiedevano se sarebbe riuscito, per l’ennesima volta, a fare doppietta. Se lo chiedevano fino a quel sabato mattina poi non era più così importante. Valverde ci è riuscito: è scattato ai 400 metri dal traguardo, si è riportato su Daniel Martin. Ha vinto, ha indicato il cielo, ha pianto e ha detto poche parole: “Scarponi… Michele era un mio amico autentico. I premi di questa vittoria sono per lui e per la sua famiglia. Ci mancherà. A me ed a tutto il mondo del ciclismo”. Tutti pensavano a te. E sembrava davvero di essere a Filottrano. Avevi ragione. Anche questa volta.