Noi sogniamo come i Giri d’Italia che abbiamo visto o, forse, abbiamo visto così quei Giri d’Italia proprio perché, per tante cose che avevamo intorno, dentro o fuori, sognavamo in un certo modo. Una volta, diceva qualcuno, sognavamo in modo diverso, poi, di Giro d’Italia in Giro d’Italia, quella capacità ce la siamo portati addosso , mentre giravamo, magari solo attraverso uno schermo, anzi, un tubo catodico, perché abbiamo imparato lì a sognare guardando i ciclisti, e, oggi, mentre le nuvole di un temporale appena passato si riflettono nello schermo di un computer portatile su cui iniziamo a battere, siamo qui a pensare che, in fondo, i nostri sogni si sviluppano ancora da quelli di tanti anni fa, quando abbiamo incontrato il Giro. Erano diversi i nomi dei corridori, diversi i colori, gli sponsor, che nemmeno sapevamo cosa fosse una pubblicità ma quei nomi li ricordiamo ancora tutti, diversa persino la luce di quel maggio, ma il nostro immaginario, la nostra immaginazione in tema di biciclette e corridori l’abbiamo costruita lì e, ieri sera, pensando che stava per partire il Giro, abbiamo pensato a quel ricordo, qualcosa di lontano ma mai così lontano.
Anche la Bulgaria è lontana ma non così lontana. E attraversando i luoghi di questa prima tappa, ci si accorge davvero di come un Giro d’Italia segni l’immaginazione. Prendete quei fenicotteri, nell’acqua. Vicino a Nessebar hanno creato un’installazione nei campi, con tanti fenicotteri di cartone, per averli più vicini, per averli dove di solito non si trovano. Oppure il Castello di Ravadinovo, con quelle pietre che cambiano colore con la luce del giorno. Ci si passa e non ci si fanno tante domande, poi si legge la storia, si viene a sapere che, in fondo, fu l’idea di un bambino, con una vanga e una pala, tanti anni fa, e allora sì che ci si chiedono molte cose. Si scopre che da queste parti si costruiscono sculture di sabbia e i campi di colza, da lontano, paiono i girasoli che ci verranno incontro a luglio, al Tour. E la lavanda, di quella se ne trova più qui che in Provenza, anche se pare assurdo. In chi avrà visto oggi per la prima volta il Giro, ci sarà tutto questo, sempre, quando parlerà della festa di maggio. Sarà nostalgia o, forse, solo passato che si è vissuto. La prima volta.
Quella di Matteo Malucelli è proprio oggi. Lui che qui c’era già stato, ma non era al Giro. Anzi, al Giro aveva proprio smesso di credere perché ha trentadue anni e per il Giro non era mai partito. Questa volta l’hanno convocato e lui sostiene che sia merito di quel giorno in cui ha battuto Milan, all’Alula Tour. Lo sostiene con semplicità, emozionato. Se si sogna come i propri Giri D’Italia, Malucelli sogna come questa terra, di bellezza e di contrasti. Sperava che questo posto potesse portargli fortuna, come i luoghi in cui si è già stati ed è successo qualcosa di bello. In letteratura si sostiene che siano inabitabili. Nel gruppo la pensano diversamente: per un ciclista non è inabitabile nemmeno la strada in cui si è rotto tutto, spera solo di passarci e andare altrove. In fuga. Storia di Manuele Tarozzi e Diego Pablo Sevilla, i primi avanguardisti di questo 2026. L’avanguardia ovvero colui che grida un’idea spesso incomprensibile. I fuggiaschi sono sempre stati così e non cambieranno mai, anche nei sogni nuovi.
Quelli di Paul Magnier che, stasera, lascerà sulla propria poltrona, in camera, adagiata una maglia rosa, la sua maglia rosa. Sarà “l’altro Paul” in Francia, perché pensano a Seixas, ma fa niente. Il nome è una convenzione. Magnier è il vincitore della prima tappa del Giro e questo vale più di tutto, si capisce dalla sua felicità. Ha vinto quando i treni si sono sfaldati nel caos della volata e una caduta ha bloccato mezzo gruppo. Ha vinto quando il sogno di Milan si è frantumato: un sogno nemmeno così piccolo ma quando vanno in frantumi i sogni non fanno distinzioni. L’ultimo francese in rosa era stato Bruno Armirail che con Magnier non c’entra nulla. Per ruolo, per caratteristiche, per età. Persino per Giri d’Italia corsi o sognati, però un ciclista in maglia rosa è prima di tutto un ciclista in maglia rosa. Quello che c’è sotto, dentro, intorno, si scopre dopo, talvolta quando il Giro è già ripartito. Sarà che una volta sognavamo in modo diverso poi è arrivato il Giro.