Guardate questa foto. ⬇️

Tiesj Benoot ha appena vinto la sua prima corsa da professionista. Ed è una gara che conta tanto, perché negli anni la Strade Bianche ha guadagnato prestigio e importanza. Quello che gli manca, non avendo una storia di molte edizioni alle spalle, lo recupera con un’epica che contraddistingue il suo percorso, e con quella la totale imprevedibilità con cui può vincere un puncheur da classiche vallonate, un passista da pavé, ma anche uno scalatore da grande giro.
Dicevamo della foto: Benoot ha appena vinto la Strade Bianche, ma la prima sensazione che appare sul volto è la fatica. Non la felicità, ma la fatica di aver concluso uno dei giorni più difficili della sua carriera, battendo avversari di assoluto livello e arrivando da solo al traguardo. Guardate il suo volto, completamente coperto dal fango che si è alzato dagli undici settori di sterrato per appoggiarsi sulle guance, sulla fronte, sulle labbra. Fango che ti entra in bocca, che se ti schizza negli occhi neanche ci vedi. Nei giorni precedenti alla corsa aveva piovuto praticamente sempre, e le strade bianche si erano trasformate in un pantano. Fango che i ciclisti, le moto e le auto che ti precedono ti alzano addosso, sporcandoti dal casco alla punta delle scarpe. È il cerone che i nostri attori, i ciclisti al via, hanno dovuto indossare per prendere parte alla dodicesima edizione delle Strade Bianche.

La loro iniziativa sembra quella decisiva, con il vantaggio sul gruppo dei migliori che sale fino a due minuti. A trenta chilometri dall’arrivo attacca Tiesj Benoot, e con lui rimane solo Serry. Il giovane della Lotto rimane in compagnia del connazionale per un po’, e poi si riporta in solitaria sulla coppia di testa. Sono stanchissimi tutti e tre, dopo una giornata epica e con una gara aperta a settanta chilometri dal traguardo. Eppure Benoot sembra avere ancora energia, e attacca nuovamente sull’ultimo settore di strade bianche, Le Tolfe. Si alza sui pedali, accelera. Anche Van Aert e Bardet si alzano sui pedali, ma non riescono a seguirlo. È qua che si decide la corsa, perché i due non rivedranno più Benoot fino al podio di Siena.

L’edizione del 2018 rimane una delle più epiche della Strade Bianche, con quel clima gelido che rendeva il tre marzo una giornata, e una corsa, da vera classica del nord. Dei 146 partenti, solo in 53 arrivano al traguardo entro il tempo massimo. Roglic arriva quarantottesimo, tre secondi prima di Gaviria. L’ultimo arrivato è Sepp Kuss. Boasson Hagen arriva fuori tempo massimo, mentre Stuyven e Nibali – che due settimane dopo vincerà la Sanremo – sono tra i tanti ritirati. Una giornata così dura che Van Aert prima si ferma e poi cade sul muro di via Santa Caterina. Dopo il traguardo si stende a terra a Piazza del Campo. Col volto pieno di fango, come tutti gli altri arrivati del tre marzo.