Non sempre un soprannome rispecchia perfettamente, quasi visivamente, le caratteristiche di chi lo porta, lo indossa come un abito che, di frequente, si sostituisce anche al nome. A volte, però. accade, e il caso di Tim Merlier è proprio questo. Nato a Wortegem-Petegem, il 30 ottobre del 1993, per tutti è “Il Mago”. La sua magia è la volata, la sua grande specialità, il primo piatto, il talento originale, la dote, l’istinto che ha dentro. Una magia è qualcosa che, sull’orlo dell’irrazionale, dall’inaspettato, dell’impossibile, almeno nella realtà degli esseri umani, trasforma o modifica il circostante. Alla magia credono i bambini, non più gli adulti che la spostano nell’universo dell’immaginazione. Osservare Tim Merlier in volata è quanto di più simile ad una magia. Trova spazi che i più non vedono oppure in cui, pur vedendoli, non hanno il coraggio, la prontezza, la lucidità di intrufolarsi, in quell’esercizio folle e caotico che è uno sprint di gruppo. Rimonta posizioni con una facilità di raro pregio e vince. Il 15 aprile del 2026 ha vinto la Ronde van Limburg davanti a Fernando Gaviria e Floris van Tricht: guardare quelle immagini è come osservare un prestigiatore. Il Mago Merlier si esibisce così ed in questo modo ha già conquistato tre tappe al Tour de France, quattro al Giro d’Italia, tre Scheldeprijs, tre Nokere Koerse, sette frazioni all’UAE Tour e tre alla Parigi Nizza, oltre a tutto il resto.

Ha trentatré anni, ha tempo per fare meglio ed è nella piena maturità atletica. Eppure Tim Merlier non è partito dalle volate. Sia chiaro: in termini di velocità e spunto se l’è sempre cavata, ma velocista, forse, lo è diventato con il tempo. I suoi inizi hanno poco a che fare con il biliardo dell’asfalto liscio che ora domina, bensì con la terra ed il fango del ciclocross. Quando era più giovane correva assieme a Wout van Aert e pare che i due condividano un’amicizia profonda. Dalle parole di van Aert si scopre molto del carattere di Merlier. Un ragazzo semplice, tranquillo, che, fino a qualche tempo fa, nonostante il suo nome di ciclista stesse iniziando a farsi strada tra i grandi del ciclismo, appena poteva si recava nel bar gestito dalla madre, proprio nel paese in cui è nato, e cercava in tutti i modi di rendersi utile, dando una mano. Allo stesso modo ha sempre fatto in corsa, capitano capace di lavorare per i propri compagni, di sacrificarsi. Tranquillo nel privato e tranquillo sul lavoro, quasi inscalfibile, e le cose non sono sempre andate bene per lui, però ha continuato e, così facendo, le ha aggiustate. In questo periodo, nel 2019, era senza squadra, ad esempio. Non ha saltato un giorno di allenamento e, al ritorno nel plotone, ha pure vinto. All’inizio era tutto una novità, una sorpresa, ora dovrebbe essersi abituato, invece non c’è mai nulla di scontato in quel che fa ed in quel che ottiene. Sì, Tim Merlier è un mago, uno di quelli che conosce ogni trucco dei propri giochi ma, quando li rivede e capisce di cosa è stato capace, resta ancora a bocca aperta.

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