Era il 12 aprile, mancavano 120 chilometri al traguardo e la Parigi-Roubaix era una corsa in sospeso. Sarà vero che, da quando nel ciclismo sono arrivati certi talenti, non ci sono più chilometri vuoti, vani, utili solo a spostarsi da un punto all’altro. Ogni chilometro, invece, conta i metri, conta i centimetri e la distrazione non perdona, porta via, come sempre e di più. È un ciclismo che richiede a chi osserva la stessa attenzione di chi corre, perché il rischio di perdersi qualcosa può essere ovunque. Riguardare è un doppiaggio che ha perso sincronia, ciascuno ha voglia di essere il primo a sapere, a conoscere, a “provare”. A voltarsi e gridare quel che è accaduto. Sarà pur vero, dicevamo tutto questo, ma in quella domenica di aprile, il ciclismo aveva rimesso tutto in discussione perché figlio della strada, delle biciclette e degli esseri umani. Di discussioni, in realtà, quando corre Tadej Pogačar ce ne sono poche, anche se quel giorno, ad essere sinceri, ha raccontato una storia diversa e più umana che mai. Una foratura alla ruota anteriore, poi una alla ruota posteriore e l’impossibilità di continuare hanno reso precario l’equilibrio del cAmpione del Mondo e solo l’assistenza neutrale Shimano, intervenendo e fornendo una bicicletta allo sloveno per proseguire, ha permesso di annullare lo standby. Di quella bicicletta si è parlato molto e, forse, come inseguitori in una giornata da Tour de France, quelle “appiccicose di caucciù”, il rischio è la “fringale”, la crisi di fame: dimenticarsi il nutrimento pur di non perdere la ruota davanti. Fuor di metafora, dietro a quella bicicletta, che pare scontata e non lo è, c’è una storia che non si narra quasi mai nei dettagli. E scappa via, come una bicicletta con cui fare un tratto di strada e mettersi al sicuro dal tempo e dall’avversario che se ne va.
Si è spiegato che, è vero, quelle dell’assistenza sono biciclette relativamente “vecchie”, termine da prendere con le pinze, perché parliamo comunque di modernità. Il fatto deriva esclusivamente dalla necessità di avere telai con reggisella telescopico. In questo modo gli atleti hanno la possibilità di regolare l’altezza della sella comodamente dal manubrio, senza doversi per forza fermare ad eseguire l’operazione. In questo senso si parla di modelli non più nuovissimi: il piantone ha una forma rotonda, obbligatoria per un reggisella di quel tipo, e difficilmente riscontrabile nella nuova produzione. Sulla stessa linea si potrebbe inserire la particolarità dei cavi dei freni a vista, una rarità ormai. Tutte le biciclette Shimano sono state riverniciate, al fine di garantire anche da un punto di vista di marchio la neutralità, ma provengono tutte dallo stesso fornitore e sono bici di alta qualità. Sull’ammiraglia dell’assistenza tecnica Shimano ne sono posizionate sette: misure differenti per ciascuna e ben cinque tipologie di pedali diversi. Lo scambio dei meccanici Shimano con le squadre è costante, soprattutto prima delle gare, quando vengono comunicate le misure dei pedali ed i vari sistemi di trasmissione. In una recente intervista, è stato specificato che si segnala anche il verso in cui inserire la brugola per operare sul mezzo. Il concetto di assistenza è questo. Poi ogni chilometro conta e nel ciclismo, da sempre, i capovolgimenti sono all’ordine del metro, prima ancora che del chilometro. Poi alla Roubaix, Wout van Aert ha superato Tadej Pogačar e ha fatto felici molti, anche coloro che per lo sloveno hanno un debole. Ma quell’assistenza, quella bicicletta sono parte di quell’universo in mutamento, anche se non se ne parla, in preda a tutto quel che accade.