Il primo Campionato del Mondo di Everesting si è svolto sabato 20 settembre in Sicilia, accanto alle nere pendici del vulcano Etna, in un’atmosfera surreale. Se il nostro dovere è dare la notizia, la notizia è questa. Ma crediamo ci sia qualcosa in più in questa storia. Il fatto che oltre cento ciclisti abbiano viaggiato da sedici diverse nazioni per raggiungere quel luogo e impegnarsi per la prima volta in una sfida per l’iride è l’ennesima dimostrazione di quanto il ciclismo sia in grado di inventare, di ampliare orizzonti che, solo un tempo, nemmeno tanti anni fa, non erano nemmeno immaginabili, pur scrutando ogni dettaglio in lontananza. Accade così con una bicicletta: qualcuno, magari un giovane o una giovane, ma non necessariamente, un giorno prova a fare qualcosa di strano, di mai fatto prima. Può essere che gli riesca subito, può essere che servano anni prima che gli riesca davvero, ma non conta, ne parla ad altri, ad altre e una scintilla di curiosità si instilla per quella apparente fantasia sghemba su due ruote. Così più persone provano, alcune ce la fanno, altre no, sino al giorno in cui quella bizzarra idea diventa qualcosa di ufficiale, di riconosciuto, forse un Mondiale. Ma non è questo il punto e non è detto che accada. Provate a pensare a quanti siano i nuovi utilizzi della bicicletta. Il meccanismo è sempre lo stesso, nel tempo, però, gli uomini hanno visto altre sfumature: il dovere, il viaggio, la competizione, il divertimento puro, l’equilibrio e così via. 

L’Everesting era nato dal basso, dal basso si era sviluppato, non per la maglia con l’iride, ma per spirito di invenzione, di scoperta, di esplorazione, per il tentativo di avvicinarsi al limite e di vedere fino a che punto la straordinaria macchina denominata corpo umano possa arrivare. Un fenomeno globale, partito da un assunto: provare a scalare i metri di altitudine dell’Everest. Un numero magico, un numero enorme per qualunque montagna: 8848 metri. Per questo motivo l’Everesting si svolge ripetendo più volte la stessa salita sino a che il computo totale dei metri conquistati non raggiunge quella cifra. In Sicilia, al Campionato del Mondo, sono servite sette ascese al paese di Linguaglossa e ben 277 chilometri per fare l’impresa: il nome scritto nell’albo d’oro, fra gli uomini, è quello del canadese Jack Burke che ha completato il tentativo in 7 ore e 30 minuti. Fra le donne, invece, a vincere è stata Illi Gardner con un tempo di 8 ore, 28 minuti e 40 secondi. Soli 16 partecipanti hanno portato a termine la sfida del Full Everesting, molti altri partecipanti hanno scelto formati differenti, più brevi anche se ufficialmente riconosciuti: Half Everesting e Quarter Everesting.
 
Resistenza, l’Everesting è prima di tutto questo. Così non sembra un caso che a primeggiare sia stato Burke, un uomo che a resistere ha imparato ben prima di affrontare gli 8848 metri: voleva diventare ciclista professionista, ci è riuscito, ma una serie di avversità gli ha impedito di proseguire sulla strada che aveva scelto, così è arrivato a cimentarsi nelle prove di ultra endurance ed il risultato l’abbiamo visto tutti. Ma non c’è solo la resistenza, al traguardo, infatti, il primo aspetto su cui Burke si è soffermato è stata la complicità creatasi con gli altri ciclisti che salivano o scendevano dall’Etna. Ha parlato di divertimento in tutte quelle ore in sella, come la fatica venisse dopo, come la fatica fosse un contorno oltre ad essere la protagonista. Non solo chi ha vinto ma anche chi ha partecipato Victor Asenov, ad esempio, bulgaro, non vedente, in tandem con la sua guida, oppure Leonard Borgmann, solo ventiduenne, a cimentarsi in una prova di solito destinata a ciclisti esperti che sanno gestirsi sui lunghi sforzi, ma anche Gemma Rosell e Karen McDonald, che hanno portato storie di resistenza e di ispirazione. Il campionato del Mondo di Everesting è andato in archivio e c’è una frontiera in più, da attraversare, al vento, in bicicletta

Privacy Preference Center