Sono da poco passate le 18:30, quando componiamo il numero di telefono di Elisa Longo Borghini. Solo qualche istante prima, un messaggio: «Chiama quando vuoi, ci sono». I nostri bagagli sono disfatti e riposti perché per qualche tempo non ripartiremo, le sue valigie, invece, stanno per riempirsi nuovamente. Si parte mercoledì per il Tour de France Femmes. É stata una lunga giornata di interviste e video call per la campionessa di Ornavasso, la nostra è giunta all’ultimo e credevamo di doverla rimandare al suo arrivo in Francia. Invece, Elisa da Ornavasso ha fatto come sul Monte Nerone, al Giro d’Italia Women, ha anticipato i tempi e ci siamo ritrovati in testa, alla sua ruota:  «I giorni prima di una gara a tappe sono sempre frenetici, tra i massaggi e tutte le operazioni preliminari. Parliamo con calma, parliamo adesso». Parliamo, parliamo e iniziamo riavvolgendo il nastro di tante cose che, in corsa, ci eravamo detti a metà oppure che proprio non avevamo avuto modo di dirci perché la strada aspettava il gruppo e non c’era tempo. 

MA COSA SIAMO QUA A FARE? 

«Partiamo da molto lontano: noi siamo cicliste e una ciclista vuole andare forte, vuole vedere i numeri, i tempi e avere belle sensazioni. Quando, però, si pianifica qualcosa, è necessario un periodo di scarico per avere poi la possibilità di tornare a caricare, a fare allenamenti duri e a mettere in cascina quella preparazione che servirà per raggiungere il traguardo, o almeno per provarci. A Burgos, ero arrivata dopo una settimana in cui non avevo quasi toccato la bicicletta, ero anche stata malaticcia. Non voglio dire che quella trasferta fosse andata male, ma non era nemmeno andata come avrei voluto. Sono approdata al San Pellegrino in Alpe, in ritiro per il Giro d’Italia Women, sentendo che mi mancava qualcosa. Non mi piace girarci attorno: mi mancavano dei watt. Sono una persona precisa: mi chiedo molto e non mi perdono quasi nulla. Quei watt in meno, giorno dopo giorno, avevano sempre un peso maggiore». 

Paolo Slongo, il preparatore di Longo Borghini, è con lei in quel periodo. Arriva il momento di un test, quello del lattato. I risultati non piacciono per nulla a Elisa Longo Borghini che perde le staffe, sbotta: «Ma cosa siamo qua a fare?”. Dice solo questo, prende e se ne va. A tavola non guarda nemmeno negli occhi Slongo, non lo saluta al termine del pranzo, va in camera, chiude la porta e attende l’uscita del pomeriggio. «Ero arrabbiata, ero molto arrabbiata e il destinatario di quella rabbia era proprio Paolo Slongo: non so far finta di niente e non ho fatto finta di niente. Paolo parla poco, quasi quanto me, ma nota ogni particolare e quel giorno aveva capito benissimo cosa stava succedendo, anche perché non avevo fatto nulla per nasconderlo. Pochi minuti e qualcuno ha bussato alla mia porta». Era proprio Paolo Slongo. 

«Paolo, mi spieghi cosa stiamo facendo? Cosa parto a fare per il Giro se non vado avanti nemmeno con le spinte?»
«Si tratta di un processo. Tu devi credere nel processo: quel che sta accadendo è normale. Fidati di me: io credo nel lavoro che stiamo facendo»
«Io, invece, no. Mi spiace dirtelo: salivo a piedi oggi. Tutta questa fatica non ha senso, non porta da nessuna parte. Il resto sono storie»
«Ascolta, te lo dico chiaramente: scommetto una mano. Anzi, mi taglio una mano se al Giro non farai una bella prestazione»
«La perdi la mano, non scommettere. Diventi Capitan Uncino, non ti conviene»

La mezza battuta, in realtà, ha il compito di sciogliere la tensione che si annida da troppo tempo in Elisa. In quel momento, riesce a lasciarsi andare, a piangere. Un pianto contenuto, ma un pianto. Slongo non la ferma: «Finalmente ti liberi. Non piangi mai, invece serve anche piangere. Ricordatelo. E ricordati pure la scommessa, perché non la rinnego”. Ogni tanto, durante il Giro, quando le cose hanno iniziato a funzionare al meglio, Slongo si avvicinava a Longo Borghini e le mostrava la mano: «Guarda qui; la mano è ancora attaccata al mio polso e ci resterà». Così fino all’ultimo giorno, all’ultima sera, quella di domenica tredici luglio, mentre la squadra sta festeggiando la vittoria del Giro e Slongo e la moglie arrivano da Elisa con un regalo e un biglietto. «Ho aperto il pacchetto e letto il pensiero. C’era disegnata la mano di Paolo e la scritta: “Come vedi, me la sono tenuta”. Sì, la mano di Slongo è ancora in suo possesso». 

UN RISPETTO RELIGIOSO PER LA FATICA

Se dobbiamo pensare a una giornata in cui Elisa Longo Borghini non ci è sembrata quella di sempre, pensiamo al traguardo di Terre Roveresche. Quel pomeriggio avremmo voluto chiederle qualcosa dell’attacco sferrato a Reusser, ai meno dieci chilometri dal traguardo. Non l’abbiamo fatto vedendola delusa, pensierosa. Abbiamo rimandato la domanda: «Non era solo un’impressione: mi sentivo profondamente stupida in quegli istanti. Volevamo mandare all’attacco Silvia Persico per mettere pressione alla Movistar, in realtà sono state loro a mandare in fuga Liane Lippert ed a neutralizzare la corsa, di fatto. Ma c’era di più: ci era sfuggita Pauliena Rooijakkers. Il giorno prima avevamo fatto il diavolo a quattro per distanziarla, poi l’abbiamo lasciata andare per sbadataggine. La cosa più grave è che nemmeno io me ne ero accorta». 

Longo Borghini smette di parlare qualche istante, deglutisce, poi riprende, cambiando tono: dopo i fatti, c’è la riflessione. «Sai il punto qual è? Ho un rispetto religioso per la fatica. In qualunque ambito, in qualunque mestiere. La conosco troppo bene per non comprenderla e rispettarla. Rispetto la mia, rispetto quella altrui e rispetto all’ennesima potenza quella che fa chi sta lavorando per me. L’unico modo che ho per ricompensare il lavoro altrui è portare a casa un risultato, fare qualcosa di buono: la mia responsabilità è, prima di tutto, questa. Avevo l’impressione di aver buttato via tutto il lavoro del giorno prima e non me lo perdonavo. In più, anche io ero scattata a vuoto e Marlen Reusser non mi aveva lasciato un centimetro. Una giornata inutile, ma nel ciclismo le giornate inutili pesano comunque sulle gambe. I quindici secondi della cronometro inaugurale li avevo calcolati. Mi davano fastidio gli abbuoni, perché sapevo che Marlen era più veloce di me ed a Trento si è visto. Non pensavo di rivincere il Giro, non era questa la questione. Sarei stata contenta del podio, ma buttare via il lavoro altrui mi spaventa, mi logora. Le sensazioni dopo una tappa così non me le aspettavo proprio. Ho chiesto scusa a tutti, alle mie compagne in primis». 

Sarà una lunga serata ed un dialogo profondo tra Longo Borghini e Nicolas Marche, il direttore sportivo di UAE Adq. La convinzione finale? Non si è guadagnato nulla, ma nemmeno si è perso. E Rooijakkers pagherà la fatica della fuga.

Giro d’Italia Women 2025 – 36th Edition – 8th stage Forli – Imola 134 Km – 13/07/2025 – Elisa Longo Borghini (ITA – UAE Team ADQ) – photo Rafa Gomez/SprintCyclingAgency©2025

SENTIVO CHE STAVA PER SUCCEDERE QUALCOSA DI STRANO, FORSE DI BELLO

«Quando faccio le cose ignoranti, mi sento bene. La mattina di Monte Nerone ridevo e scherzavo per dissacrare il momento. Ero concentrata, tesa, pensierosa, non preoccupata. Assomiglia a quando fai un esame all’università, se non sei preparata temi che ti venga chiesto proprio quello che non sai. Io avevo studiato anche i numeri delle pagine del libro, pure i trafiletti che tutti tralasciano, per cui non avevo nulla da temere. E, poi, non so perché, ma avvertivo che sarebbe successo qualcosa di strano, forse di bello, e di solito quando ho questa percezione ci azzecco. Non fosse successo, però, non sarebbe crollato il mondo. Dovremmo ricordarci più spesso che non decidiamo le sorti dell’universo, non salviamo vite, corriamo solo in bicicletta ed il mondo va avanti anche se i nostri piani non si realizzano». Elisa Longo Borghini parla del balletto improvvisato durante la nostra intervista a Silvia Persico, proprio quella mattinata, ma non solo di quello. Parla in generale di un modo di vedere la corsa ed il ciclismo. Crede che il suo ciclismo somigli alla giornata di Monselice, a quella foto con tutta la squadra davanti e le altre atlete ad inseguire, la più bella del Giro, a suo avviso, all’essere “gasate” al traguardo. Piuttosto che al momento in cui ha chiesto a Silvia Persico di mettersi a tirare, a venti chilometri dall’arrivo della tappa di Monte Nerone, e Persico l’ha fatto ancora prima che potesse finire la frase. Nella testa di Longo Borghini, in quegli ultimi chilometri, solo un pensiero, ripetuto come un mantra: «Voglio vincere, voglio vincere, voglio vincere». E poco dopo: «Voglio proprio vedere se mi vengono a riprendere». Non l’hanno ripresa ed il finale lo sappiamo tutti.

Giro d’Italia Women 2025 – 36th Edition – 8th stage Forli – Imola 134 Km – 13/07/2025 – Marlen Reusser (SUI – Movistar Team) – Elisa Longo Borghini (ITA – UAE Team ADQ) – photo Alessandro Perrone/SprintCyclingAgency©2025

ABBIAMO “STALKERATO” I PINGUINI TATTICI NUCLEARI

Povero il manager dei Pinguini Tattici Nucleari, dice Elisa Longo Borghini. Non sa contare il numero di telefonate che avrà ricevuto da parte sua e della squadra, tuttavia sono state molte. Della promessa di assistere ad un loro concerto in caso di podio al Giro vi avevamo già detto, però ci sono delle novità. Non sono previsti a breve dei concerti dei Pinguini Tattici Nucleari e questo è un problema non da poco per mantenere fede alla promessa. «Ah, guarda, io non desisto di sicuro. Non credo che il loro manager si aspettasse tutte le telefonate che gli abbiamo fatto. Ho anche scritto ai Pinguini via social, ma al momento non mi hanno risposto. Abbiamo vagliato pure altre possibilità; un evento privato o, perché no, la possibilità di incontrarli nel backstage se dovessero partecipare ad un Festival o qualcosa di simile. Chissà, magari qualcosa si sbloccherà. Di sicuro, se siamo state capaci di arrivare al manager…» Interrompiamo Longo Borghini per una domanda. 

«Quindi non era una battuta, li avete proprio cercati parecchie volte…»
«No, aspetta. Quello è un concetto sorpassato. Noi li abbiamo proprio stalkerati. Non confondiamo i piani. Bisogna essere precisi in queste cose. Dai, Pinguini, fateci due accordi».

Giro d’Italia Women 2025 – 36th Edition – 7th stage Fermignano – Monte Nerone 150 Km – 12/07/2025 – Elisa Longo Borghini (ITA – UAE Team ADQ) – photo Alessandro Perrone/SprintCyclingAgency©2025

 
LA DOPPIETTA DI GIRELLI IN AEROPORTO E UN RAMMARICO

Quando Nadia Battocletti, in un’intervista a L’Ultimo Uomo, ha menzionato Longo Borghini come una delle sportive a cui si ispira, la Campionessa italiana se ne è sentita orgogliosa. Conosce Battocletti, si sono incontrate ad alcune premiazioni.

Longo Borghini non ha grandi idoli nello sport, anzi non ne ha proprio. Però a Battocletti si ispira, ne segue il percorso, spera nelle sue vittorie e da ragazzina avrebbe voluto correre a piedi. L’orgoglio era duplice, perché accanto a lei, Battocletti aveva menzionato Sofia Goggia e Federica Brignone, due atlete che spera di poter vedere personalmente in azione alle Olimpiadi. Che apprezza attraverso le gesta e sa quanto stiano facendo per lo sport italiano. Altre sportive, invece, proprio non le conosce.

Elisa Longo Borghini era in aeroporto a Barcellona, al ritiro bagagli, quando Cristiana Girelli ha segnato la doppietta che ha permesso alla Nazionale Italiana femminile di approdare alla semifinale degli Europei di calcio. Confessa Longo Borghini di non aver mai seguito il calcio, neppure di averci giocato in cortile da ragazzina, altrettanto sinceramente rivela che, se non fosse stato per quel televisore in aeroporto, non l’avrebbe mai scoperto. Si è informata su quando si giocheranno le prossime partite, ha cercato la storia di Cristiana Girelli, l’ha letta e ce ne parla. 

Si torna, pensando a questo episodio, ai giorni immediatamente successivi al Giro d’Italia Women e allo spazio che il Giro ha avuto, per esempio, nei telegiornali: «Non mi piace lamentarmi e non lo farò mai. Anzi, ribadisco il fatto che, a mio avviso, la direzione intrapresa nel racconto è quella giusta. Sono rammaricata? Sì, lo sono. Sarebbe stato giusto che si parlasse anche del Giro nei telegiornali? Credo di sì. Non parlo per me, perché la mia quotidianità non cambia. Penso, però, che dare spazio, il giusto spazio, anche al ciclismo femminile, potrebbe modificarla per diverse squadre più piccole che, non nascondiamoci, rischiano la chiusura. Se in un aeroporto non ci fosse Longo Borghini, ma qualcuno potenzialmente interessato ad investire? Potrebbe cambiare la storia di tante persone. Altrimenti che senso hanno tutte quelle analisi dettagliate in cui si constata la crisi del ciclismo italiano? Lasciamo stare il genere, per un attimo, ma un’italiana ha vinto il Giro d’Italia. Un Giro d’Italia con una start list di primo livello. Come parliamo della crisi, non dovremmo parlare anche di questo? Non c’entra Elisa Longo Borghini, c’entrano troppe altre persone».

Giro d’Italia Women 2025 – 36th Edition – 8th stage Forli – Imola 134 Km – 13/07/2025 – Elisa Longo Borghini (ITA – UAE Team ADQ) – photo Alessandro Perrone/SprintCyclingAgency©2025

IN FRANCIA NON MI PERMETTERANNO DI MUOVERE UN DITO 

Ce lo aveva detto a Imola, durante i festeggiamenti per il Giro: «Non scherziamo, al Tour vado solo per le tappe». Ride quando le ripetiamo la domanda: «No, tu non hai capito: più mi avvicino al Tour e più sono convinta di pensare solo alle singole frazioni. Anche se temo che potrei restare fregata”. Il Tour de France Femmes, prosegue Longo Borghini, non ha la lunghezza di quello maschile: ventuno tappe permettono una maggiore possibilità di inventiva per chi vuole uscire di classifica e, per esempio, andare in fuga. L’ironia è la cifra di Elisa Longo Borghini: «Credo Pauline Ferrand Prevot non si fiderebbe se le dicessi: “Dai, lasciami andare in fuga oggi, tanto domani mi stacco”. A parte gli scherzi, dovrò sempre stare pronta e provare ad avere più gamba delle altre per vincere». Il circoletto rosso è sulla frazione di Chambery e su altre tappe mosse, mentre Longo Borghini non ha preso in considerazione quelle più toste, per donne di classifica: «Dovrei prendere venti minuti il giorno prima per avere speranze, dopo aver vinto il Giro. E comunque mi si attaccherebbero subito alla ruota». 

Nella lotta per la classifica, i nomi sono principalmente tre: «Demi Vollering, per cui sarà il principale obiettivo stagionale, dichiarato apertamente, Kasia Niewiadoma, che è sempre lì, l’anno scorso ha fatto una bella corsa ed è una garanzia, minimo da podio, a mio avviso, e Pauline Ferrand Prevot. Lei non ha corso, è stata in ritiro, ma so per certo che è in ottima condizione di forma e potrà dare del filo da torcere a Vollering. Mi sbilancio: la vedo vincente». E Longo Borghini? «Fate finta che non ci sia, fidatevi di me. Voglio stare tranquilla. Silenzio». 

LA CAREZZA DELLA RITA E LA FESTA DEL REMO

La sera del quattordici luglio, quando Elisa Longo Borghini è scesa in paese con la sua bicicletta rosa, c’erano tante persone ad aspettarla, per salutarla. La prima signora ad andarle incontro è stata Rita. Anzi, per tutti ad Ornavasso, e soprattutto per Elisa, “la Rita”. La Rita le si è avvicinata con la delicatezza che l’ha sempre contraddistinta e le ha fatto una carezza sulla guancia, come fosse una nipote al ritorno da un lungo viaggio. Una di quelle carezze che non parlano ma dicono tutto. Rita ed Elisa non hanno alcun rapporto di parentela, ma questo non fa differenza per il bene e loro si vogliono un gran bene. «Quella carezza te l’aspetti dalla Rita, perché la Rita è così, è speciale. É un gesto dei suoi, uno di quelli che fanno bene ad Elisa, ben prima che a Longo Borghini». Quando Elisa, in bicicletta, pedala da casa sua verso casa dei genitori, passa sempre davanti alla casa della Rita e, visto che la sua finestra è al piano terra, bastano due colpetti sul vetro per salutarla: «Dico solo “Ciao Rita” e vado. Basta questo, non servono grandi discorsi». 

Già, nemmeno la Rita ha mai fatto grandi discorsi. Lei c’era, lei c’è. La Rita è una di quelle persone che fanno attenzione alle presenze e a ciò che serve, a ciò che aiuta, soprattutto nei momenti più difficili, quando non è necessario nemmeno dirle nulla e lei arriva. Conosce Guidina e Ferdinando, i genitori di Elisa e Paolo, da trent’anni, e conosce Elisa da quando era una bambina. Poi, nel tempo, Elisa è diventata una campionessa e tutti parlano di lei. Ma per la Rita non fa differenza. Quando la vede, al ritorno da una corsa, le accarezza ancora la guancia come in quei tempi. 

Qualche passo, qualche pedalata, e si arriva al cortile preparato “dal Remo”. Il Remo è il vicino di casa di Elisa e Jacopo ed è tanto diverso dalla Rita, unico a suo modo. Ha messo festoni e palloncini rosa ovunque. Il Remo lo si sente da lontano quando è felice per una vittoria di Elisa, le va incontro e: «Deh, ma cosa hai fatto? Ma quanto vai forte? Ma sei incredibile, sei un fenomeno. Grande!». La voce del Remo è casa come le carezze della Rita ed Elisa Longo Borghini sorride quando ci ripensa. Si sente fortunata e mentre tutti ad Ornavasso sono orgogliosi di lei, lei è orgogliosa di ogni piccolo pezzetto di quel paese. Felice di essere nata lì e di aver scelto di restare lì. Nel proprio paese. 
Casa è dove si può spegnere il cellulare, lasciarlo da parte per qualche ora, preparare una tavolata con la famiglia: i genitori, i nipoti, il fratello e la sua famiglia. Sono stati a tavola e hanno parlato, si sono raccontati le storie del Giro e, forse, soprattutto le storie di casa. E il resto distante, là fuori, oltre le montagne. 

Giro d’Italia Women 2025 – 36th Edition – 8th stage Forli – Imola 134 Km – 13/07/2025 – Elisa Longo Borghini (ITA – UAE Team ADQ) – Jacopo Mosca (ITA – Lidl – Trek) – photo Rafa Gomez/SprintCyclingAgency©2025

NON SONO UN PERSONAGGIO, SONO ELISA 

Al Giro, ma non solo al Giro, Longo Borghini ce lo ha detto: “Anche se parlo poco, spero la gente possa interessarsi a me come persona, non come campionessa”. Quel “anche se parlo poco” è un suo modo di raccontare un’indole. Quasi se ne scusasse. Anche questo è rimasto in sospeso dal Giro. 

«Non è che me ne scusi. Più che altro, certe volte, ho il timore di non essere compresa, di sembrare diversa da quel che sono. Forse, in questo, rientra anche la richiesta che molte volte mi è stata fatta di raccontarmi più come personaggio. In fondo sono una ciclista e, siccome sono conosciuta, la spinta, ogni tanto, è a raccontare la mia quotidianità da ciclista. Per esempio sui social, nelle storie. Sia chiaro: è un mondo che rispetto e, dirò di più, ammiro chi è capace di raccontarsi bene via social. Io non ne sono capace. Ci ho provato, ma non ci riesco. Faccio un post, lo pubblico, lo riguardo e mi dico: “Ma io non sono questa”. Allora, mi chiedo: che senso ha? Perché dovrei farlo? Ho smesso così. Certo che ho foto dei miei allenamenti: qualche volta me le faccio da sola, spesso è Jacopo a farmele. Ma non le pubblichiamo. Sai perché? Perché siamo sempre distanti, io da una parte, lui dall’altra, e quelle foto le riguarda quando sono via e gli manco. Questo succede alle persone, i personaggi non hanno questo problema. Io non sono un personaggio, sono Elisa e voglio restare Elisa. Il resto lo rispetto, ma non mi appartiene»

Giro d’Italia Women 2025 – 36th Edition – 7th stage Fermignano – Monte Nerone 150 Km – 12/07/2025 – Elisa Longo Borghini (ITA – UAE Team ADQ) – photo Alessandro Perrone/SprintCyclingAgency©2025

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