Il Giro è finito. L’ha vinto Simon Yates, davanti a Isaac Del Toro e Richard Carapaz. Ad un certo punto si era convinto che il Giro non fosse affar suo, invece no. Il Giro è finito. A Roma, l’ultima volata l’ha vinta Olav Kooij, su Kaden Groves e Matteo Moschetti. Il Giro è finito, ma ritornerà.
Stanche sono le gambe, stanchi sono i pensieri, stanchi sono i bagagli aperti e richiusi ogni mattina ed ogni sera nell’ultimo mese, stanchi sono i meccanici e le loro albe buie, nei cortili degli alberghi, con un faro acceso, sotto l’ultima luna o sotto la pioggia. Stanche sono pure le biciclette, i cavalli dei ciclisti: alcune non sono nemmeno arrivate fin qui, alcune sono state sistemate, aggiustate, cambiate, medicate. Stanchi sono i ciclisti che domani non partiranno e, se lo faranno, sarà solo per tornare a casa. Stanco è il sole che tramonta su Roma e sul «biondo Tevere» nel primo giorno di giugno, nell’ultimo del Giro che arriva a sera. Stanche sono le voci, stanche le tastiere e le penne, stanchi siamo anche noi, ma questo non conta. Stanchi sono tutti coloro a cui il Giro, in un modo o nell’altro, è appartenuto per tre settimane, anche qualcosa in più, perché non è una gita, il Giro, sebbene sia un viaggio e un bel viaggio. Ma ritornerà.
Stanchi sono gli eroi, come i direttori sportivi Visma Lease a Bike hanno chiamato ieri Wout van Aert, perché non sono eroi, ma uomini o ragazzi. Non sono eroi, sono professionisti che cercano di fare al meglio il proprio lavoro. Stanche sono le ferite, le cicatrici, i punti. Nascosti sotto un cerotto quelli di Josef Černý, se li porta dietro dalla tappa e dalla pioggia di Napoli, e pedala, continua a pedalare. Ha attaccato anche oggi ed è stato l’ultimo ad essere ripreso dal gruppo, già involato verso la volata. Stanche sono le ossa, quelle rotte, quelle doloranti, quelle di Gianmarco Garofoli, che sopra quelle ossa è caduto di nuovo e di nuovo è ripartito. Stanchi sono i dottori delle squadre e le loro mani a curare. Stanchi sono i cuochi e le loro mani a preparare. Stanchi sono i direttori sportivi e le loro mani a guidare e supportare. Tutto si ferma, ma ritornerà.
Stanchi sono i gregari la cui parola d’ordine è essere pronti, anche a fine Giro, anche quando gli altri si distraggono, si rilassano. Si tratta di una sorta di missione, portare in giro il gruppo, portare il proprio ultimo uomo in volata. Così si è chiuso il Giro di tanti, forse soprattutto quello di Edoardo Affini e Wout van Aert. Così era iniziato il Giro di tanti, forse soprattutto quello di Jacopo Mosca che, ieri, è andato in fuga, ed è andato in fuga per lavorare per i propri compagni. Stanco è Jacopo Mosca ed il suo cognome è sull’asfalto di una salita di alta montagna. Stanco è il primo, e tutto sappiamo chi è, stanco è l’ultimo e la classifica al contrario non la guarda quasi nessuno, invece conta anche sapere l’ultimo. Non perché è arrivato ultimo, ma perché è arrivato, nel giorno in cui il Giro finisce. Ma ritornerà.
Stanca è persino la lavagna su cui ogni giorno sono stati scritti i distacchi tra fuga e gruppo. Oggi c’è scritto “grazie”, in tre lingue. Stanco è chi si è preso ogni giorno sulle spalle le transenne per posarle e raccoglierle. Stanchi sono anche i sogni, da continuare a crescere, stanche le speranze e stanche persino le delusioni. Stanco è Egan Bernal, ma felice perché è ancora un ciclista e stanchi ma felici è tutta un’altra storia. Soprattutto ora che il Giro che ci è appartenuto per tre settimane finisce. E già ciascuno pensa che ritornerà, quando tornerà maggio.
Scriveva Alfonso Gatto: «Da giorni e giorni il Giro ormai mi appartiene, è un poco anche mio, lo difendo. Oggi la nostra effimera famiglia andrà dispersa, ci lasceremo in fretta, ma noi che per l’Italia ci incontravamo per salutarci con grandi gesti tutte le volte che ci incontravamo, così come fanno le navi sul mare, perderemo la nostra aria ciondolona di mozzi che non sanno dove passare la giornata di libera uscita…» Così è successo poco fa, un’altra volta e tutti, stanchi, hanno pensato che ora potrà esserci una giornata di mare, di montagna, forse solo di casa. E tutti, pur se stanchi, hanno pensato che questa strana abitudine mancherà. Ma ritornerà, è uno puntuale il nostro caro vecchio Giro.