Correre a testa in giù: il racconto del Tour of Southland 2023
Nel vecchio continente i mesi autunnali sono sinonimo di ciclocross e ciclismo su pista, ma dall’altra parte del mondo, dove in questo periodo le temperature sorridono all’attività su strada, la stagione è appena entrata nel vivo. Infatti, nella regione più meridionale della Nuova Zelanda si è appena conclusa la sessantasettesima edizione di una delle corse più belle del calendario non-UCI e non solo: il Tour of Southland.
Dal 1956, a cavallo tra ottobre e novembre, nella regione neozelandese del Southland, si snoda una gara ciclistica di più giorni tra i fiordi, i laghi e le aspre montagne del Te Wahipounamu - il più grande parco nazionale della Nuova Zelanda - e le strade cittadine di Invercargill - capoluogo della regione -, considerata dai locals come il Tour de France neozelandese: il Tour of Southland. Nell’albo d’oro della corsa, dove le Croci del Sud appaiono a perdita d’occhio, si susseguono nomi di maggiore e minore fama: da pionieri del pedale māori in Europa come Warwick Dalton e Tino Tabak, il primo modesto pistard ed il secondo addirittura campione nazionale neerlandese nel 1972 (Tabak godeva infatti della doppia cittadinanza essendo nato proprio in Olanda), a vecchie e nuove conoscenze del Pro Tour e del World Tour come James Oram, Aaron Gate, James Piccoli, Michael Vink e Josh Burnett, passando per lo straordinario Brian Fowler, plurivittorioso con otto successi tra anni ‘80 e ‘90 che però non trovò grande fortuna in Europa. Dalton e Tabak, ormai più di sessant’anni fa, hanno aperto la strada ai Kiwis nel ciclismo europeo, che nella stagione appena conclusasi erano ben diciassette a livello World Tour (sei nel Women’s World Tour e undici in quello maschile) e diciannove a livello Pro Continental, di cui sedici tra le file della Bolton Equities Black Spoke, la prima - e, vista la sua imminente chiusura, speriamo non l’ultima - compagine professionistica neozelandese.

Quest’anno ha corso con la maglia giallo-viola dei neozelandesi anche il campione uscente del Tour of Southland 2022, ovvero il ventitreenne Josh Burnett, il quale alla terza uscita da pro’ aveva già centrato il successo, vincendo la tappa regina della New Zealand Cycle Classic. Tuttavia lo scorso 29 ottobre Burnett non era presente al Queen’s Park di Invercargill per difendere il titolo, lasciando il trono del Southland a nuovi pretendenti. La prima delle sei giornate di gara consisteva in un cronoprologo a squadre di 4,2 chilometri, seguito da uno dei più classici Criterium oceanici. La prima semitappa di giornata ha visto prevalere i body, chiaramente ispirati alle fantasie anni ‘90 della Mapei, della Quality Food Services Southland di Boris Clark, uno dei favoriti in ottica classifica generale, il quale però è riuscito a racimolare solo una manciata di secondi sui suoi principali rivali. Nel pomeriggio, invece, ad imporsi è stato il classe 2005 James Gardner, fresco vincitore del Tour of Southland Juniors ad inizio ottobre con quasi cinque minuti di vantaggio sul primo inseguitore, ovvero Carter Guichard del vivaio dell’AG2R. Il diciottenne di Dunedin è evaso dal gruppo con un’azione da finisseur al suono della campana, quando mancavano poco più di quattro chilometri alla conclusione, ed è riuscito a contenere la rimonta del gruppo fino alla volata finale grazie alle sue doti da pistard ed a una posizione super aerodinamica per un ragazzo di oltre un metro e novanta. Gardner ha quindi anticipato sul traguardo un altro pistard della nazionale neozelandese, Nicholas Kergozou, che grazie agli abbuoni ha vestito la maglia arancione di leader della classifica generale.
Il menù della seconda tappa in linea presentava vari settori di gravel, molti dei quali in salita, che hanno premiato l’australiano Samuel Jenner, il quale sulla salitella sterrata di Glenure Hill si è lanciato in una fuga solitaria di poco più di dieci chilometri. Dopo un lungo braccio di ferro, Jenner ha avuto la meglio sugli inseguitori, anticipando per un solo secondo un gruppo di una ventina di elementi sul traguardo di Lumsden. Grazie al secondo posto di giornata e al tesoretto guadagnato nella cronosquadre, Regan Gough ha strappato la maglia di leader a Kergozou, suo compagno di nazionale di ciclismo su pista. Dopo due colpi di mano nelle prime due frazioni, la terza tappa, da Riverton a Te Anau, si è finalmente conclusa in volata, con Zakk Patterson che ha bissato il successo dello scorso anno ottenuto proprio sul traguardo di Te Anau.

Il giorno seguente la carovana al seguito del Tour of Southland è ripartita alla volta di Queenstown, da dove ha inizio l’ascesa più dura di tutta la gara: quella alla stazione sciistica di The Remarkables. La salita, che domina la città e i fiordi del Lago Wakatipo ai suoi piedi, misura 7 chilometri e presenta quasi 600 metri di dislivello e quest’anno ha sorriso all’azione della fuga, da cui è emerso Eliot Crowther. Crowther, un ragazzino di 36 anni che il primo Tour of Southland lo ha corso nel 2005, dopo il traguardo ha affermato: “Questa è, secondo me, la miglior corsa dilettantistica del mondo. In che altro luogo puoi correre a questo livello senza essere un pro’?”. La salita tuttavia non è terminata con la tappa di The Remarkables, infatti nella frazione successiva i corridori hanno scalato Bluff Hill, un vero e proprio trampolino nebbioso verso il Mar di Tasmania, dove nel 2020 ha vinto l’allora campione del mondo di corsa a punti, e oggi professionista con la Israel Premier-Tech, Corbin Strong. Ad imporsi in cima a Bluff Hill è stata una certezza del ciclismo locale neozelandese, ovvero l’inglese Dan Gardner, che da due anni a questa parte vive in terra māori. Il britannico della PRV - Pista Corsa ha preceduto sul traguardo il gruppo inseguitore guidato da Craig Oliver e Hayden Strong - fratello maggiore di Corbin -, ottenendo la testa della classifica a generale con 35” di vantaggio su Arthur Meyer, 43” su Joseph Cooper, 51” sullo stesso Oliver e 56” su Boris Clark.
Nella sesta tappa, i principali avversari di Gardner hanno fatto temere il peggio alla maglia arancio, che tuttavia, dopo una frazione di attacchi e contrattacchi corsa a 47 chilometri orari di media, è riuscito a chiudere con il gruppo dei big, a 20” dal vincitore di giornata Kane Richardson. L’ultima giornata di gare, proprio come la prima, presentava due appuntamenti decisivi per chiudere i giochi della classifica generale: una cronometro individuale di 13 chilometri al mattino e un’ultima tappa pianeggiante verso Invercargill nel pomeriggio. Nella prima semitappa, le lancette del cronometro hanno sorriso al biker Ben Oliver, il quale per qualche centesimo ha ottenuto la vittoria sull’esperto Joseph Oliver, che però è balzato in seconda piazza in classifica generale a soli 15” da Gardner. Nell’ultima semitappa, tuttavia, la squadra della maglia arancione, composta da soli giovani di Auckland e Cambridge oltre all’esperto britannico, è riuscita a tenere chiusa la corsa fino alla volata conclusiva, vinta da Kergozou su Josh Rivett e sull’argento mondiale dello scratch Kazushige Kuboki, regalando così la classifica generale al suo capitano. Assieme a Gardner sono saliti sul podio finale Joseph Cooper (Central Benchmakers - Willbike) e Boris Clarke (Quality Food Services Southland).
“Fino all’ultima pedalata non credevamo che sarebbe potuto succedere. Sono molto felice e fiero e grato verso i miei compagni, lo staff, tutta la mia famiglia e i miei amici. Qualche anno fa lavoravo in un negozio di biciclette quando Tim, il proprietario di PRV (lo sponsor della squadra di Gardner, ndr), mi ha proposto di fare da chioccia a questi giovani ragazzi e alla fine si è tutto capovolto e loro hanno aiutato me”. Ha commentato il neo campione del Tour of Southland, che tra poco si ricongiungerà con la sua fidanzata, l’ex ciclista Kate Wightman, nel cammino del Te Araroa Trail per raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro uterino. Il Te Araroa Trail è un percorso escursionistico di 3000 chilometri che taglia in due la Nuova Zelanda, dal punto più settentrionale dell’Isola del Nord - Capo Reinga - al punto più meridionale del Paese, ovvero Bluff Hill, dove Dan Gardner ha appena conquistato il successo più importante della sua carriera e presto farà ritorno assieme alla sua dolce metà.
A cura di Tommaso Fontana.
Questionario cicloproustiano di Federica Venturelli
Il tratto principale del tuo carattere?
La determinazione
Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?
La simpatia
Qual è la qualità che apprezzi in una donna?
La sincerità
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
La lealtà
Il tuo peggior difetto?
La pignoleria
Il tuo hobby o passatempo preferito?
La lettura
Cosa sogni per la tua felicità?
Vincere un Campionato del Mondo élite
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?
Dover abbandonare il ciclismo a causa di un infortunio
Cosa vorresti essere?
Ciò che sono, sono soddisfatta di quello che ho
In che paese/nazione vorresti vivere?
In Italia
Il tuo colore preferito?
Verde
Il tuo animale preferito?
Il pinguino
Il tuo scrittore preferito?
Non saprei scegliere tra Gianrico Carofiglio, Dan Brown e Giacomo Leopardi
Il tuo film preferito?
Nickname: enigmista
Il tuo musicista o gruppo preferito?
Pinguini Tattici Nucleari
Il tuo corridore preferito?
Mathieu van der Poel
Un eroe nella tua vita reale?
Giovanni Falcone
Una tua eroina nella vita reale?
Mary Wollstonecraft
Il tuo nome preferito?
Ilaria
Cosa detesti?
La vanità
Un personaggio della storia che odi più di tutti?
Bruto
L’impresa storica che ammiri di più?
La circumnavigazione del globo
L’impresa ciclistica che ricordi di più?
Vittoria di van der Poel all'Amstel Gold Race 2019
Da quale corsa non vorresti mai ritirarti?
Parigi-Roubaix
Un dono che vorresti avere?
Essere brava a cantare
Come ti senti attualmente?
Stressata
Lascia scritto il tuo motto della vita
“Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorioso porto” (Dante, canto XV Inferno)
Il questionario cicloproustiano di Daniel Skerl
Qual è Il tratto principale del tuo carattere?
Vivacità e loquacità.
Quale è la qualità che apprezzi in un uomo?
Simpaticità, estroversione e onestà.
Quale è la qualità che apprezzi in una donna?
Se ci piacciamo reciprocamente.
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
Il tempo che passano insieme a me.
Il tuo peggior difetto?
La pigrizia.
Il tuo hobby o passatempo preferito?
Il motorsport.
Cosa sogni per la tua felicità?
Una famiglia felice.
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?
Se mi nasce un figlio disabile.
Cosa vorresti essere?
Un figlio che ha reso i propri genitori orgogliosi e un padre ammirato dai propri figli.
In che paese/nazione vorresti vivere?
Opicina.
Il tuo colore preferito?
Rosso.
Il tuo animale preferito?
Il gatto.
Il tuo film preferito?
Cars (il primo).
Il tuo corridore preferito?
Nairo Quintana.
Un eroe nella tua vita reale?
Mio papà.
Una tua eroina nella vita reale?
Mia mamma.
Il tuo nome preferito?
Daniel.
Cosa detesti?
Se non posso fare ciò che vorrei e/o mi piacerebbe.
Un personaggio della storia che odi più di tutti?
Josef Mengele.
L’impresa storica che ammiri di più?
L’invenzione del motore a scoppio.
L’impresa ciclistica che ricordi di più?
Froome Giro 2018.
Da quale corsa non vorresti mai ritirarti?
Milano - Sanremo.
Un dono che vorresti avere?
Non lo so.
Come ti senti attualmente?
Parzialmente realizzato.
Lascia scritto il tuo motto della vita.
In life you make decisions and you don’t look back.
Il questionario cicloproustiano di Elena Bissolati
Il tratto principale del tuo carattere?
Testarda, determinata
Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?
Simpatia, essere premuroso e socievole
Qual è la qualità che apprezzi in una donna?
Personalità, semplicità
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
Stima, rispetto e pazzia
Il tuo peggior difetto?
Impulsiva, a volte impaziente
Il tuo hobby o passatempo preferito?
Ascoltare musica, disegnare, uscire con amici, guardare film/serie tv
Cosa sogni per la tua felicità?
Di non aver rimpianti e di godermi ogni cosa che faccio con serenità
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?
Per scaramanzia meglio non pensarci
Cosa vorresti essere?
Un animale
In che paese/nazione vorresti vivere?
Sono tradizionalista, mi piace il paese in cui vivo
Il tuo colore preferito?
Verde
Il tuo animale preferito?
La pantera
Il tuo scrittore preferito?
Non ne ho uno preferito, mi piace leggere thriller/gialli, narrativa/suspense
Il tuo film preferito?
Ce ne sono tanti... The others, Miglio Verde, Genio ribelle, Sette anime ed i "fantasy" come Harry Potter, La bussola d'oro, I pirati dei caraibi...e, come serie tv, Stranger Things
Il tuo musicista o gruppo preferito?
Linkin Park
Il tuo corridore preferito?
Kristina Vogel
Un eroe nella tua vita reale?
Mio papà e mio fratello
Una tua eroina nella vita reale?
Mamma
Il tuo nome preferito?
Marco
Cosa detesti?
La falsità e l'incoerenza
Un personaggio della storia che odi più di tutti?
Hitler
L’impresa storica che ammiri di più?
Il diritto al voto delle donne
L’impresa ciclistica che ricordi di più?
Europei e mondiali in pista
Da quale corsa non vorresti mai ritirarti?
Da quella che devo ancora fare
Un dono che vorresti avere?
L'invisibilità
Come ti senti attualmente?
Serena
Lascia scritto il tuo motto della vita
Tutto arriva al momento giusto. Sii paziente
Il questionario cicloproustiano di Sofia Bertizzolo
Il tratto principale del tuo carattere?
Decisione
Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?
Intraprendenza
Qual è la qualità che apprezzi in una donna?
Praticità
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
Sincerità
Il tuo peggior difetto?
Schiettezza
Il tuo hobby o passatempo preferito?
Curare il verde
Cosa sogni per la tua felicità?
La salute fisica e mentale delle persone a cui voglio bene
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?
La morte
Cosa vorresti essere?
Un gabbiano per volare sul mare
In che paese/nazione vorresti vivere?
Italia
Il tuo colore preferito?
Rosso
Il tuo animale preferito?
Leone
Il tuo scrittore preferito?
Non ne ho uno in particolare
Il tuo film preferito?
Il ciclone
Il tuo musicista o gruppo preferito?
Maneskin
Il tuo corridore preferito?
Non ne ho uno
Un eroe nella tua vita reale?
Nonno Vittorio
Una tua eroina nella vita reale?
La mia prima allenatrice donna, Fabiana
Il tuo nome preferito?
Eros
Cosa detesti?
Le persone indecise e il sushi
L’impresa storica che ammiri di più?
La Resistenza partigiana della Seconda Guerra Mondiale
L’impresa ciclistica che ricordi di più?
Annemiek Van Vleuten che vince la "Course" con una rimonta incredibile su Van der Breggen. Mi sembra che fosse il 2018
Da quale corsa non vorresti mai ritirarti?
Tutte le corse in cui vesto la maglia azzurra
Un dono che vorresti avere?
Essere sorda a comando per non sentire certi commenti infelici sulle donne
Come ti senti attualmente?
Libera e leggera
Lascia scritto il tuo motto della vita
L'esperienza conta più della grammatica
Si sta come d'autunno sui tornanti
Contributo di Michele Merelli
Per la mia famiglia, bici è sinonimo di vacanza. E’ occasione di ritrovarsi. Sì, perché, lavorando in pizzeria, Ferragosto, Natale e Pasqua non possono essere giorni di ferie. Così, da più di 10 anni, che io fossi in Olanda per studio o che mio fratello fosse impegnato in qualche gara ciclistica in giro per l'Italia, la bici con le sue ruote tornavano periodicamente a riunirci.
Spesso la tappa della nostra riunione era il Nord. Le classiche di primavera: “La Liegi” e “Il Fiandre”. Vacanze piene di difficoltà altimetriche, di muri in sanpietrini, alleggeriti da birre d’abazia e stroopwaffle. Alleggeriti dal pubblico che, 24 ore prima del passaggio “dei pro”, saluta da fuori casa gli amatori, supportandoli e, se fa freddo, magari offrendo caffè caldo. La loro passione, segnalata dalle bandiere col leone belga delle Fiandre, è indescrivibile. Così come è indescrivibile la macchina di turismo e di bellezza che nasce intorno a giornate come il giro delle Fiandre. L’ultima volta che ci siamo stati, mio fratello scherzava: “Sarebbe bello avere quella casa lì, con la terrazza sul Koppenberg”.
La nostra terrazza a Orezzo dà su Passo Ganda. Da qualche anno, la salita è stata introdotta come tassello fondamentale del Lombardia. La quinta, autunnale, non a caso spesso un po’ dimenticata Classica Monumento. Sancisce la fine della stagione ciclista. Quest’anno, sancisce la fine della carriera di un grande ciclista, Thibaut Pinot. Il terrazzo di Ganda è dove il collettivo artistico belga PNCHR ha deciso di rendere omaggio all’atleta, dipingendo per terra quello che ho subito associato ad un “piccolo Bansky per la Valseriana”.
Ma spesso in Italia i sogni durano meno di 24 ore. Non aspettano “i pro”. Con il tramonto del giorno, la dimostrazione di quanto non sappiamo valorizzare la nostra bellezza (e quella che dall’estero vengono a promuovere): la faccia di Pinot vandalizzata insieme ad altre scritte che aspettavano il Lombardia.
La meraviglia dell’essere al centro del mondo ciclistico è stata così sostituita da amarezza e delusione. “La street art è anche questo”, mi han risposto i ragazzi del collettivo su Instagram. Sì, è anche questo, ma non deve per forza essere questo.
Tanti i temi che si potrebbero aprire dopo quanto è successo: sulla cultura dell’andare in bici e del farlo in modo sicuro, sul valore ecologico, sociale e di salute che questo sport può dare. Tanti gli insegnamenti che può darci il Belgio, a riguardo.
Ma è la stessa bicicletta ad insegnare a pedalare e “fare sito”, spezzando parole e pensieri (e un po’ di rabbia) a colpi di costanti pedalate. Domani – in via del tutto eccezionale – anche a forza di sospiri d’attesa, di urla di supporto e di pa’ e strinù.
Il questionario cicloproustiano di Claudia Cretti
Il tratto principale del tuo carattere?
Sono una ragazza simpatica, sempre pronta ad una battuta e socievole
Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?
Degli uomini non considero molto la bellezza ma la capacità di ragionare e nel modo in cui usa la testa
Qual è la qualità che apprezzi in una donna?
Delle donne noto subito se c'è una forte intesa
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
La qualità migliore dei miei amici è quella di essermi stati vicino nei momenti più bui della mia vita e anche quelli di gioia e soddisfazione
Il tuo peggior difetto?
Si nota sia dal volto che da come parlo quando mi arrabbio
Il tuo hobby o passatempo preferito?
Amo leggere e ascoltare la musica, quando ho l'occasione mi piace andare nei musei e a volte ad un concerto
Cosa sogni per la tua felicità?
Dimostrare il mio valore e la mia forza nelle gare più importanti all'estero e viaggiare per conoscere la storia e la cultura delle persone fuori dall'Italia
Quale sarebbe per te la più grande disgrazia?
La scomparsa di una tra le persone a cui tengo molto
Cosa vorresti essere?
La sportiva più conosciuta in Italia
In che paese/nazione vorresti vivere?
Vorrei abitare o in Belgio o in Olanda: due paesi in cui rispettano ogni ciclista, pensano che il ciclismo sia lo sport migliore al mondo e utilizzano la bici sia per andare al lavoro, che per la spesa o per portare i nipoti /figli a scuola
Il tuo colore preferito?
Blu/fucsia
Il tuo animale preferito?
Cane, ti accompagna sempre
Il tuo scrittore preferito?
Ken Follet
Il tuo film preferito?
Ne ho visti molti, uno più bello dell'altro; forse uno tra i migliori è "La casa degli spiriti"
Il tuo musicista o gruppo preferito?
Vasco Rossi è il mio preferito, ma ascolto anche diversi generi: AC/DC, Beatles, Billie Eilish, Meduza
Il tuo corridore preferito?
Marco Pantani, ho iniziato ad andare in bici vedendolo alzare le braccia dopo gli arrivi con salite dure
Un eroe nella tua vita reale?
Giuseppe un poliziotto che ha contribuito a salvarmi la vita, rischiando la sua
Il tuo nome preferito?
Celeste
Cosa detesti?
Chi insulta e alcuni tipi di cibo
Un personaggio della storia che odi più di tutti?
Hitler
L'impresa storica che ammiri di più?
Nascita dei libri stampati: Gutenberg
L'impresa ciclistica che ricordi di più?
La mia vittoria agli Europei in pista a soltanto 17 anni
Da quale corsa non vorresti mai ritirarti?
Dai mondiali. Si finiscono sia nel bene che nel male
Un dono che vorresti avere?
Capire bene le persone con cui parlo e che frequento
Come ti senti attualmente?
Felice dei miei risultati, ma pronta ad alzare l'asticella per puntare più in alto l'anno prossimo
Lascia scritto il motto della tua vita?
Ad maiora
Il questionario cicloproustiano di Elisa Longo Borghini
Il tratto principale del tuo carattere?
Determinazione.
Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?
Onestà.
Qual è la qualità che apprezzi in una donna?
Onestà.
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
La loro capacità di farmi sorridere e di farmi stare bene.
Il tuo peggior difetto?
Ho la memoria troppo lunga.
Il tuo hobby o passatempo preferito?
Leggere. Ma anche "fare niente", perché adesso a tutti piace dire che hanno mille hobby. A me piace anche riposare.
Cosa sogni per la tua felicità?
Avere l'orto.
Quale sarebbe, per te, la più grande disgrazia?
Perdere la memoria.
Cosa vorresti essere?
Il vento.
In che paese/nazione vorresti vivere?
Norvegia
Il tuo colore preferito?
Blu elettrico.
Il tuo animale preferito?
Il cane e l'asino.
Il tuo scrittore preferito?
Carlos Ruiz Zafón
Il tuo film preferito?
City of angels
Il tuo musicista o gruppo preferito?
Imagine Dragons / The Coldplay
Il tuo corridore preferito?
Mr G! Thomas!
Un eroe nella tua vita reale?
Mio papà.
Una tua eroina nella vita reale?
Rita Levi- Montalcini
Il tuo nome preferito?
Alessandro
Cosa detesti?
L'ananas sulla pizza
Un personaggio della storia che odi più di tutti?
Gavrilo Princip, anche se la Prima Guerra Mondiale sarebbe iniziata lo stesso.
L’impresa storica che ammiri di più?
La Resistenza.
L’impresa ciclistica che ricordi di più?
Chris Froome sul Colle delle finestre, Giro 2018
Da quale corsa non vorresti mai ritirarti?
Tour de France
Un dono che vorresti avere?
Un figlio, in futuro.
Come ti senti attualmente?
Assonnata.
Lascia scritto il tuo motto della vita
"Non maledire il buio, accendi una candela!"
Dugnad, renne, corridori e sorrisi: la magia di un viaggio in Norvegia
Racconto e foto di Federico Guido
18 agosto 2017. Dopo aver trascorso le ultime ore più per aria, tra decolli e atterraggi, che coi piedi sulla terraferma, col terzo volo di giornata atterriamo delicatamente sulla pista dell’aeroporto di Tromsø, località dalla quale, stando al programma dell’agenzia di viaggio, inizieranno i nostri nove giorni alla scoperta delle Isole Lofoten e del Finnmark. Nell’attesa di espletare le solite pratiche burocratiche per il ritiro delle auto a noleggio, decido di fare due passi fuori dall’aeroporto dove, subito dopo il contorno definito dei monti e l’azzurro acceso del cielo, il mio sguardo viene attirato da un cartello giallo con una grossa freccia nera al centro appeso a un palo a qualche decina di metri da me. Un presentimento mi dice di averne già visti di simili da qualche parte e, avvicinandomi di qualche passo, i miei sospetti vengono confermati: è uno dei classici cartelli direzionali che gli organizzatori delle corse di ciclismo dispongono lungo il tragitto per indicare la via a corridori e mezzi al seguito. Incuriosito, decido di coprire la distanza che mi separa dal parallelepipedo di cartone e poco dopo, mettendo a fuoco l’inequivocabile dicitura riportatavi, diventa chiaro per quale manifestazione fosse stato sistemato lì quel cartello: Arctic Race of Norway. Senza che lo abbia chiesto, la mia memoria si affretta a riaprire un paio di files e, in men che non si dica, mi proietta davanti agli occhi le immagini dell’azione vincente di Gianni Moscon dell’anno prima e quelle, molto più fresche, del transito del gruppo vicino ad un aeroporto che, alzando nuovamente gli occhi e sommando gli addendi, realizzo essere quello che mi ha permesso poco fa di sbarcare a 69° 40’ di latitudine Nord. “Che peccato”, penso tra me, “sarebbe stato entusiasmante capitare quassù con la corsa ancora nei paraggi: chissà che spettacolo dev’essere seguire per più giorni un evento simile in un contesto ambientale del genere, così esigente e affascinante...”.
17 agosto 2023. Sto atterrando ad Alta e, mentre vengo rapito dalle chiazze cristalline dell’acqua nel fiordo sottostante, quell’episodio riaffiora nella mia testa. Sei anni dopo, l’interrogativo che mi ero posto fuori dall’aeroporto di Tromsø sta per trovare risposta. Alta, infatti, è sede del traguardo della prima tappa della decima, storica edizione dell’Arctic Race of Norway e da qui, per i prossimi tre giorni, partirò per toccare con mano l’atmosfera dell’evento, capire dal vivo dove risieda il suo fascino e, più in generale, assorbire appieno tutto ciò che questo potrà regalarmi.
22 agosto 2023. Quella del plateau di Sennalandet, passaggio obbligato per raggiungere via terra le isole di Kvaløya e Magerøya e, volendo, spingersi anche più in là verso Vadsø, Vardø e Kirkenes ai confini nord-occidentali della Norvegia, è una vastità che incanta, aspra, immobile, silenziosa, una vastità che lascia senza parole e che viene naturale, quando si transita da queste parti, riempire in qualche modo. Se gli occhi, da par loro, possono trovare occupazione contemplando gli spazi vuoti e cercando, ora a sinistra ora a destra, nuovi punti su cui fissarsi, la mente è inevitabile che prenda un’altra strada e inizi a vagare libera perdendosi tra riflessioni, istantanee e constatazioni di vario tipo. Le mie, tornando verso Alta, hanno tutte come oggetto quello che ho vissuto nelle giornate spese nella scia dell’Arctic Race of Norway, una manifestazione e un’esperienza che, per tutta la bellezza che mi è stata riversata negli occhi e nel cuore in 96 ore, non posso che definire che con un solo (ma abbastanza esemplificativo) termine: meravigliose. Meravigliosa è innanzitutto la cornice ambientale che, è proprio il caso di dirlo, ospita la corsa e non il contrario. Un esempio? Le numerose volte in cui ci siamo trovati a fermare l’auto di fronte al transito, isolato o in gruppo, sulla sede stradale dei tanti esemplari di renna che popolano questo angolo di Norvegia: sono loro qui, con il loro ritmo e le loro imprevedibili marce alla ricerca del miglior angolo in cui brucare, a dettar legge e a obbligare autisti e ciclisti ad adeguarsi prestando, sul mare, sulle montagne e a volte anche nei centri urbani, le attenzioni del caso.
Anche per questi incontri ravvicinati dell’animale tipo, si è portati a muoversi con rispetto e una leggera forma di timore all’interno di questo scenario che ti incanta, ti rapisce e ti stravolge a tal punto da farti dimenticare facilmente il motivo della tua presenza qui, ovvero una corsa di ciclismo. Percorrendo in lungo e in largo le strade del Finnmark nei giorni di gara, abbiamo visto giornalisti, soigneur, tifosi e persone dell’organizzazione non restare indifferenti di fronte agli spettacoli paesaggistici di quest’angolo di Norvegia e fermarsi per imprimere, nelle loro retine o nelle fotocamere dei loro cellulari, la bellezza di ciò che gli si parava davanti. Che si trattasse della sinuosità e dell’alternanza di spiagge sabbiose e ripide salite della Route 889, di altopiani brulli con le sembianze di passi alpini, del suggestivo avvicinamento a Nordkapp e dal susseguirsi di insenature e penisole attorno a esso, di un arcobaleno spuntato all’improvviso, di scogliere smussate dall’implacabile vento artico, di graziose e variopinte casette in legno dislocate nei punti più inospitali della costa, dell’odore di conifere miscelato all’aria salina del mare o semplicemente di quella natura rude e dai tratti quasi primordiali che non può non smuovere qualcosa dentro, in tanti tra corridori, addetti ai lavori e appassionati non hanno saputo resistere e sono rimasti stregati dal contesto scenografico in cui si è svolta l’ARN 2023 apprezzando oltremodo la scelta degli organizzatori di riportare la corsa in queste zone cinque anni dopo l’ultima volta.
Da Alta a Capo Nord, passando per Kvalsund e Hammerfest, ad impressionare positivamente tuttavia non sono stati solamente i panorami e le perle naturalistiche disseminate lungo il percorso di gara ma anche, se non soprattutto, il calore e la vicinanza espressi dalla gente del posto. Per quattro giorni, lungo le strade e i paesi interessati dal passaggio della corsa, abbiamo visto anziani, giovani, donne e intere famiglie mobilitarsi e spendersi nei modi più disparati per accogliere al meglio l’evento: c’era chi adornava con una sequela di bandierine il recinto di casa, chi dipingeva le proprie biciclette per poi disporle a bordo strada, chi costruiva simpatici fantocci, chi addobbava pali della luce e trattori con ruote e bici di seconda mano, chi offriva un (apprezzatissimo) bicchiere di caffe, chi organizzava balli, chi sorvegliava e incoraggiava i bambini nei piccoli circuiti cittadini allestiti appositamente per loro. Tale moltitudine di gesti e iniziative, sintomo di grande attaccamento all’evento, non poteva passare sottotraccia e, venendo dall’esterno, ci ha stupito a tal punto da chiedere in giro spiegazioni a riguardo. “È lo spirito del dugnad”, ci ha detto decisa una delle ragazze dello shop ufficiale della corsa ad Alta in attesa della conclusione della prima tappa. “Non è semplice da spiegare, è qualcosa di tipicamente norvegese: in pratica le persone si impegnano, su base volontaria, a fare qualcosa per il bene della comunità, in questo caso rendere una manifestazione sportiva ancora più grande di quello che è”. Da queste parole capisco, e capirò ancora di più una volta terminata la manifestazione, che l’Arctic Race rappresenta per le persone del posto “molto più che una semplice gara di ciclismo” (non a caso, uno degli slogan della corsa): sebbene a tutti gli effetti si tratti di un evento passeggero, anche se solo per qualche ora l’ARN è come se diventasse un gioiello di loro proprietà da lucidare, esibire e mettere in bella mostra, un diamante caduto sulla strada in grado di riflettere la bellezza del loro territorio, un prezioso da custodire con fierezza e contagioso entusiasmo. Un’autorevole conferma in questo senso ci è stata data, scendendo dalla ventosa collina di Havøysund (teatro della vittoria di Stephen Williams grazie alla quale il britannico della Israel-Premier Tech è andato poi a ipotecare il successo finale per 1” su Christian Scaroni), da Thor Hushovd, uno che, prima di diventarne ambassador, all’Arctic Race of Norway ha scritto pagine importanti. “Siamo in un posto in Europa e nel mondo dove non ci sono molti eventi sportivi” afferma il campione del mondo di Melbourne 2010. “Per questo, quando ne capita uno da queste parti, la gente se ne appropria e ne va molto orgogliosa. Il ragionamento che fanno è “Non possiamo dare per scontata la presenza di questo evento, dobbiamo dimostrare che la gara merita di venire da noi e quindi ce ne prenderemo cura”. Ecco perché si vedono le persone fare così tante cose”. Ed ecco perché chiunque, dai corridori ai ragazzi della carovana pubblicitaria fino a noi giornalisti, abbia incrociato anche fugacemente lo sguardo delle persone a bordo strada ha ricevuto sempre in cambio festosi saluti e, soprattutto, meravigliosi sorrisi, di quelli che ti rimangono dentro, che ti scaldano l’anima e che ti abbracciano, sorrisi che ti fanno venir voglia di contraccambiare con altrettanto calore e che portano a chiederti “Perché? Cosa ho fatto per meritarmi tutto questo affetto?”.
A questa domanda purtroppo, come sempre accade quando ci si interroga sulla natura di gesti spontanei e genuini prodotti da quella sfuggente forza che è la sensibilità umana, non ho trovato risposta. A quella invece che mi ero fatto quel pomeriggio di sei anni fa fuori dall’aeroporto di Tromsø su come dovesse essere vivere en plein air e non davanti a uno schermo una corsa come l’ARN, ora posso rispondere usando sinteticamente un solo aggettivo. Sì, l’avrete capito, è proprio quello, lo stesso che può descrivere come sia stato vedere un’aquila di mare librarsi in cielo a pochi metri di distanza, sentire il ritmico tambureggiare dei tifosi sui cartelloni pubblicitari ad ogni arrivo di tappa, trovare conforto in un kanelbulle e un the caldo dopo esser stati presi letteralmente a schiaffi da raffiche taglienti, contemplare i giochi di luce al tramonto sugli irregolari profili delle isole di Måsøya e Hjelmsøya, osservare i corridori giungere e poi essere premiati a pochi metri dall’iconico Globo di Capo Nord con alle spalle nulla se non chilometri di grigio mare: semplicemente meraviglioso.
Il questionario cicloproustiano di Elena Pirrone
Il tratto principale del tuo carattere?
La testardaggine
Qual è la qualità che apprezzi in un uomo?
L'onestà
Qual è la qualità che apprezzi in una donna?
La lealtà
Cosa apprezzi di più dei tuoi amici?
Il fatto che ci siano sempre
Il tuo peggior difetto?
La testardaggine
Il tuo hobby o passatempo preferito?
La lettura
Cosa sogni per la tua felicità?
Poter realizzare tutti i miei sogni
In che paese/nazione vorresti vivere?
Mi piace il mio paese, quindi dico Italia, senza dubbi
Il tuo colore preferito?
Azzurro
Il tuo animale preferito?
L'orso
Il tuo scrittore preferito?
In realtà non ne ho uno in particolare
Il tuo film preferito?
Anche qui non riesco ad individuarne uno in particolare
Un eroe nella tua vita reale?
Mio papà
Una tua eroina nella vita reale?
Mia mamma, sennò si offende -ride divertita- scherzo
Il tuo nome preferito?
Elena
Cosa detesti?
Le bugie
Un dono che vorresti avere?
Saper leggere nella mente delle persone
Come ti senti attualmente?
Bene
Lascia scritto il tuo motto della vita
Crederci sempre