Le gare che portano alla Settimana Santa del ciclismo hanno, nuovamente, evidenziato le differenze che intercorrono al momento tra alcuni corridori e il resto del gruppo. Quando manca Pogačar, van der Poel ha una superiorità così grande su tutti gli altri che involarsi in fuga (prima con Pedersen e Ganna e poi da solo) e andare a conquistare l’E3 Harelbeke diventa una sorta di formalità contro la quale avrebbe potuto soltanto mettersi quell’errore in una rotonda nel finale, uno sketch che si ripete quasi a ogni sua vittoria.

Se ne erano andati via in tre: con il neerlandese, il danese e l’italiano, erano presenti i temerari Casper Pedersen e Aimée De Gendt, all’attacco da qualche chilometro, ripresi poco dopo il Taaienberg e che avrebbero tenuto duro per un bel po’ fino a ottenere piazzamenti finali di prestigio. Van der Poel finisce così per dominare quello che un tempo veniva chiamato “il piccolo Giro delle Fiandre” dopo aver resistito sul Taaienberg proprio all’attacco dell’ex campione del mondo; dopo aver staccato Ganna sulle primissime rampe dell’Oude Kwaremont e poi lasciato sul posto Pedersen poco prima di arrivare al piccolo paesello che si trova in cima.

Se mancano Pogačar e van der Poel la parte del leone spetta a Pedersen che alla Gand-Wevelgem si sciroppa una cinquantina di chilometri di fuga solitaria. Sembrava una follia e lo è stata, in effetti, coronata con il terzo successo nella prestigiosa classica belga. Roba da più grandi della storia.

Al Fiandre potrebbe non bastare. Immaginiamo il danese all’attacco che proverà a rendere una corsa, già dura di per sé, una prova di resistenza e lui su questo tipo di sforzi ha pochi rivali al mondo. Anzi ne ha due che gli sono superiori. Da escludere un tentativo solitario, ma magari di un gruppetto promosso dal leader della Lidl, sì. Le questioni sono: se parte Pedersen, UAE e Alpecin, a differenza di quello che si è visto alla Gand, pochezza di avversari, va detto, avranno gli uomini necessari per tenerlo a tiro e lasciarlo cuocere? La risposta è quasi certamente sì. In alternativa Pogačar e van der Poel potrebbero seguire la sua ruota e ne potrebbe venire fuori qualcosa da ricordare.

Altro spunto dalle prime corse in Belgio ce lo dà la Visma. Squadra troppo brutta per essere vera rispetto al passato. La mia teoria è che la vecchia guardia sia un po’ cotta e Wout van Aert è l’emblema di queste difficoltà. Ciò che accade alla Dwars door Vlaanderen entra di diritto tra i più memorabili disastri di squadra. Ho ancora speranze di vedere van Aert competere con i migliori, e magari senza crampi nel finale, attendiamo le due prossime domeniche per tirare le somme. Jorgenson sta bene, invece, e si vede, ma gli manca qualcosa per giocarsela con i tre (quattro se ci aggiungiamo Ganna) e poi ha un solo modo per vincere a queste latitudini: arrivare da solo e mi pare complicato possa farlo. Benoot e van Baarle sono apparsi una falsa copia di loro stessi, tra malanni, infortuni navigano in cattive condizioni o comunque non ai livelli delle ultime stagioni, seppure entrambi a Waregem hanno dato qualche segnale incoraggiante di ripresa e solitamente Benoot è un altro corridore che più corre e più va forte e ama le corse selettive. Peccato per Kooij, invece, che sugli inutili sterrati della Gent-Wevelgem era rimasto a ruota agevolmente di Pedersen ma una brutta caduta, con frattura della clavicola, lo ha messo fuori gioco.

Due parole anche sulla Red Bull: squadra che al momento pare fatta di molti gregari di qualità – su tutti i gemelli van Dijk – ma poca concretezza da parte delle punte. Pithie, per la verità, sta crescendo, ma cade sempre e troppo; Lazkano, invece, finora non è pervenuto a causa di una serie di malanni come ha raccontato uno dei suoi diesse, Haussler, ai microfoni di Daniel Benson.

Per chiudere mi sposto in Catalogna, Volta Catalunya. Dopo le giornate di Brennan, di cui ho parlato ampiamente, è il turno di Roglič che vince attaccando da una distanza per lui inusuale (20 km circa dall’arrivo) conquistando l’ennesima corsa a tappe della sua carriera. Siamo nell’epoca in cui viviamo uno dei migliori corridori della storia – Pogačar – uno dei migliori cacciatori di classiche di sempre – van der Poel – e visto che ci piace (?) fare confronti e classifiche penso che Roglič possa essere definito uno dei migliori di sempre – o comunque dell’epoca recente -quando si tratta di corse a tappe. Gli manca solo il Tour e forse quel treno è passato 4 stagioni fa, ma non importa. Ha battuto il rivale Ayuso, andato in difficoltà in maniera non del tutto sorprendente l’ultimo giorno. Lo spagnolo ha dimostrato qualche limite quando passano le giornate di corsa. Si era già visto lo scorso anno al Romandia.

Pensando al Giro: se due settimane fa la bilancia pendeva nei confronti dello spagnolo, oggi lo sloveno ha recuperato diversi punti di distacco finendo per affiancarlo, anzi, visto il risultato in Catalogna, pure superarlo e dargli qualche secondo decisivo.