Tempo fa scrissi qui parlando di ciclismo francese e a proposito di Seixas:

Chi, invece, al Tour de France ci penserà (non subito) e dovrà resistere (già ora) alle pressioni che hanno schiacciato decine di corridori prima di lui è Paul Seixas. Tempo fa – perdonate il momento autoreferenziale – mi è stato chiesto se ed eventualmente chi, nella generazione futura di corridori, avrei visto capace di avvicinarsi a ciò che stiamo vedendo e vivendo, robe da Tadej, Remco, Mathieu, Jonas, eccetera, per capirci.  Fui lapidario nella risposta. Sì, ce n’è uno: Paul Seixas. Classe 2006 (destinata a diventare una delle annate più forti della storia del ciclismo) il francese della Decathlon, a soli 19 anni, sta scrivendo brevi pensieri sulla precocità in questo sport.

Mi aspettavo tanto, ma non subito così e adesso, e al termine di una stagione che per lui è stata già particolare per il doppio salto di categoria e (abbastanza*) dispendiosa: nel momento in cui scrivo sono 37 giorni di gare, oltre 5.000 chilometri e ben 3 vittorie, tutte all’Avenir, due tappe e la classifica finale, quindi tecnicamente ancora a quota a zero tra i professionisti, ma se non sarà questa la stagione del primo successo, arriverà presto, già a inizio 2026: dategli una mezza salitella e saprà come fare.

Non sembra aver pagato minimamente il passaggio che lo ha portato da essere un apprendista, uno juniores, fino a diventare un precoce professionista e come lui, a memoria mi viene in mente solo un altro corridore capace da subito di imporsi in tal senso, Remco Evenepoel, e ha fatto scalpore come domenica sulle strade che avrebbero assegnato il titolo continentale il giovane francese è stato a lungo a ruota proprio del belga, mentre Pogačar se ne andava via. Siamo, giusto ribadirlo, anche se ormai lo si è detto e scritto in ogni modo, al cospetto di uno di quei corridori che vincerà tante corse importanti e pronto, probabilmente a raccogliere l’eredità, di certi grandi nomi usciti in questi anni. La parte da evidenziare maggiormente, però, sta nel come abbia già bruciato le tappe –  è un settembre 2006. Già nelle sue prime gare, UAE Tour, poi ritiratosi a seguito di una caduta, teneva le ruote dei migliori, a parte il migliore, quello lì. Al Tour of the Alps ha rischiato di vincere la sua prima corsa da professionista, lasciando il successo in una tappa a Nicholas Prodhomme, compagno di squadra; al Delfinato arriva ottavo, parliamo di una delle brevi corse a tappe più prestigiose e impegnative, per percorso, nomi al via, importanza, del calendario e in quel momento lì, mentre lo vedevamo tagliare il traguardo in salita davanti a corridori di alto livello, esperti, con già risultati di peso alle spalle, abbiamo intuito come quel qualcosa di grande che sembrava covare in maglia Decathlon sarebbe potuto diventare realtà.

Tra Mondiale ed Europeo ci siamo tolti ogni dubbio: a Kigali ha attaccato, ha provato a resistere poi ha un po’ pagato la distanza ma ha chiuso 13°, risultato di enorme spessore. In Francia, Campionato Continentale, ha sorpreso tutti salendo sul podio, bronzo, proprio come lo scorso anno tra gli juniores.  Si è meravigliato anche lui di ciò che è successo: «Tutto ciò è pazzesco: se qualcuno domenica mattina me lo avesse detto lo avrei preso per pazzo. Non avevo nemmeno le scarpe per salire sul podio e partecipare al cerimoniale (salirà sul podio con le scarpette usate in corsa NdA) e invece mi sono ritrovato di fianco a Tadej e Remco a fine corsa e in gara con le migliori gambe mai avute nella mia vita». Ha sorpreso, in parte, pure la sua squadra: «Puntavamo tutto su Grégoire e Sivakov, ma poi ci si riamo trovati con Seixas davanti» ha detto Vocekler, che poi ha parlato di come il ragazzo abbia la tranquillità di quei campioni che faranno la differenza, anche se detto da uno nervoso e nevrotico come T-Blanc potrebbe non fare troppo testo. «Mi impressiona per il suo carisma naturale – ha aggiunto il ct transalpino – per la sua spensieratezza unito a un fare sin troppo rilassato che potrebbe passare per nonchalance, ma in realtà è uno iper professionale. Lasciamolo crescere in pace, però, perché bisogna rendersi conto che ha solo 19 anni e intorno a lui facciamo un sacco di rumore». Pure troppo, pare che in una corsa disputata in Francia qualche settimana fa la squadra abbia dovuto transennare la zona del bus perché presa d’assalto da tifosi in ansia di vedere da vicino “Colui che…”

Di Seixas dicono anche come, tuttavia, abbia la testa ancora di un ragazzino (meno male!) che a volte pare un po’ perso, ma quando è in corsa non sbaglia un colpo. «Quando ci hanno raggiunti ho visto tre corridori avere un passo devastante, migliore di tutti gli altri, due di questi erano Tadej e Remco, il terzo era Paul», ha raccontato Prodhomme, suo compagno di squadra in Decathlon, che ha beneficiato mesi fa proprio dell’aiuto del suo compagno di squadra per vincere la prima corsa tra i professionisti, ed è stato, domenica scorsa, uno dei protagonisti della fuga che ha caratterizzato il Campionato Europeo.

Elenco dei corridori capaci di partire vincendo il Lunigiana e mettendo vicino anche successi nelle corse a tappe tra Under 23/dilettanti e poi grandi giri. Per Martinez e Seixas al momento è ancora presto, poi chissà…

Il diciannovenne – da poco, li ha compiuto il 24 settembre in piena rassegna iridata dove, come al campionato europeo, era il più giovane corridore al via –  è stato l’unico a resistere al primo attacco di Evenepoel, lui oltre a Pogačar, si intende, ma di lui ormai non c’è altro da dire. Nel finale ha dato il via a un bel duello con Scaroni, staccandolo nel finale e forse dandoci i minuti più interessanti in assoluto tra mondiale ed europeo, un po’ di incertezza e un po’ di pathos.

Ha vinto “solo” l’Avenir (con due tappe) quest’anno e l’ultimo vincitore del Tour dei piccoli ad aver poi conquistato quello dei grandi è stato proprio un certo Pogačar, prima di lui Bernal. Tra i francesi l’ultimo a vincere Avenir e Tour è stato Fignon ma erano altri tempi e l’Avenir un’altra corsa, tanto che Fignon lo vinse ben quattro anni dopo il Tour; mentre tra quelli che hanno vinto l’Avenir e poi non si sono imposti troviamo, tra gli altri, Gaudu e Barguil. Seixas brilla di un’altra luce rispetto ai due citati.

Da junior ha mostrato le sue potenzialità vincendo il Lunigiana e insieme all’italiano Finn, al danese Withen Philipsen e allo spagnolo Alvarez rappresenta il meglio di una classe (quella 2006) che ha qualcosa di speciale. Da Under 23 ha vinto l’Avenirs: olo Pogačar ha messo insieme queste due corse e Pogačar da professionista ha aggiunto robe così importanti che non serve nemmeno stare qui ad elencare. A qualcuno non piace il termine predestinato, ma non saprei come meglio definire un corridore come Seixas.

*ha corso molto meno non solo dei professionisti ma anche di altri suoi coetanei che hanno disputato la stagione tra gli Under 23, ma ha comunque messo assieme UAE Tour, Tour of The Alps, Delfinato, Avenir, mondiali, tre prove, le due a cronometro e quella in linea, e l’Europeo in linea e chiuderà la stagione domenica con Il Lombardia. «Abbiamo voluto mettere qualità senza aumentare il suo carico di gare – ha raccontato Jean-Baptiste Quiclet, uno dei capo allenatori della Decathlon – come primo approccio tra i grandi, procedendo inizialmente con un’intensità misurata con gare di un giorno e poi crescere gradualmente – TotA, Delfinato e poi Avenir. Con lui ci stiamo prendendo il tempo per fare le cose per bene...». Per il momento il piano sta riuscendo.

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