«I saxes spingevano a fondo come ciclisti gregari in fuga e la canzone andava avanti sempre più affondata nell’aria» ma qui non c’è alcuna balera e nessuno sa se conoscono Boogie e hanno mai sentito la voce di Paolo Conte. Lui e lei chissà dove saranno, chissà su quale musica balleranno e se sapranno ancora a memoria dove vogliono arrivare. La canzone, però, è affondata nell’aria anche da queste parti, tra Valona e Valona, un biglietto di andata e ritorno, di distese azzurre e verdi terre, perché dall’alto, in Albania, si vede il mare e, oggi che è domenica, pure il Giro.

Ed i ciclisti spingono davvero come sassofoni, sin da quando la bandierina sventola e si parte di una partenza bruciante. Ciclisti gregari – e non solo – in fuga: Joshua Tarling, dopo la cronometro di ieri ha battuto il ferro finché era caldo, ha “battuto” le gambe finché avevano forza, Lorenzo Germani, Mark Donovan e Chris Hamilton, in prima istanza. Poi Alessandro Tonelli, ciclista che studiava ingegneria, e Dries De Bondt, che perdono l’attimo ma non l’idea e spingono talmente a fondo da rientrare. Le gambe ricordano e fanno male, per Tonelli, poi, è la seconda fuga in tre giorni di Giro, di cui una cronometro, ma domani c’è il giorno di riposo e, comunque, quelli come lui il sassofono potrebbero suonarlo realmente e non fanno altro che spingere aspettando il giorno, quello giusto.

L’aria è quella di una ribellione, di anarchia, o, forse, sono solo le leggi della natura. Le capre sfuggono da un campo, invadono la strada, si trema, tutti tremano, perché può succedere qualunque cosa quando un ciclista a tutta velocità incontra un corpo in movimento ed è solo perché non è successo nulla se possiamo permetterci di scriverne così. Una capra balza sulla strada, salta su un prato e raggiunge una roccia, il gruppo frena. Quello è il suo richiamo. Il richiamo di un ciclista è l’istinto del momento, un guizzo, un soffio di vento e andare via. La musica è possibile grazie all’aria, pure i ciclisti sono possibili grazie al vento o almeno così ci viene da credere.

E nel vento spingono, affondano, non solo i corridori in fuga, anche i gregari nel plotone che, in giorni così, è plotone d’esecuzione con nel pugno la sorte di pochi disobbedienti o sognatori: Lorenzo Fortunato e Pello Bilbao, ad esempio.

Wout van Aert è in fondo al gruppo e non sembra lui. Friedrich Hölderlin scriveva che è là dove c’è il pericolo che esiste pure la salvezza o per quanto la sua possibilità. Sarà perché è lì che cresce l’immaginazione, quando immaginare è l’unico infinito possibile, una volta finito il resto. Mads Pedersen, invece, è davanti e sembra proprio lui, quello che abbiamo conosciuto questa primavera ed in questo inizio Giro d’Italia. Aveva scommesso un taglio di capelli particolare con Jacopo Mosca, prima dell’inizio di questo Giro, non sappiamo se abbia scommesso altro ieri sera, ma di certo ora è il gruppo a suonare il sassofono in un pomeriggio di tarda primavera e ad affondare questa canzone nell’aria.

Sembrava dovesse scoppiare il mondo all’inizio, alla fine, invece, è stata una nuova volata, un ballo a due mentre tanti altri ballano. Un Boogie, forse, e chi non ha ascoltato Paolo Conte rimedi presto. Non finisce più la volata di Pedersen e Corbin Strong recupera, recupera, recupera ancora, ma la ruota davanti non gliela mette. L’orchestra, il gruppo dietro di loro, si dondola davvero come una palma di fronte ad un mare venerato e la canzone dice e non dice. Sì, Pedersen torna in maglia rosa, Roglič se ne disfa, almeno per il momento ed aveva detto di volersi godere la frazione senza pensare ad altro, ma niente più di questo, almeno per ora.

Il Giro d’Italia torna in Italia tra stasera e domani e martedì riparte da Alberobello, il paese dei trulli, del Bosco Selva e delle orecchiette fatte a mano. Ma per alcune ore, soprattutto il paese del Giro, in cui sta già sorgendo una città diversa e temporanea, e di un’altra canzone. Emil Cioran scriveva che, forse, si poteva fare a meno di frequentare anche Platone perché ci sono già i sassofoni a farci intravedere un altro mondo. E poi i ciclisti e poi questa carovana che è già ripartita.

Foto: SprintCyclingAgency

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